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Vanni e il segreto della resilienza

“Lucone” ha alle spalle una storia tennistica a dir poco irripetibile segnata da un inizio tardivo e un successivo prosieguo di carriera intervallato da rallentamenti di vario genere, fra cui diversi infortuni e scelte personali inevitabili

di Luca Fiorino | 02 febbraio 2020

Per molte persone la felicità risiede sul gradino immediatamente più in alto rispetto a quello su cui ci si è fermati. Spontaneo e disponibile con tutti, esempio di tenacia e perseveranza, Luca Vanni è una mosca bianca all’interno di uno sciame di ipocrisia che vola verso la stessa direzione. “Lucone” ha alle sue spalle una storia tennistica a dir poco irripetibile segnata da un inizio tardivo (a 16 anni era un 4.3, ndr) e un successivo prosieguo di carriera intervallato da rallentamenti di vario genere fra cui infortuni disparati e scelte personali inevitabili.

“È stato il mio numero 100 al mondo preferito”, si legge ogni tanto sui social. Il bello di Vanni è proprio questo: essere stato in grado di non dividere mai l’opinione pubblica e mettere tutti d’accordo. “Sento da sempre l’affetto della gente - rivela il toscano -. Sono una persona genuina e naturale che non si nasconde mai dietro a un dito. Mi considero un libro aperto attraverso cui è facile leggere sin dalle prime pagine il mio umore - prosegue -. Ho sempre agito per il mio bene e quello degli altri dando valore alle cose e senza dimenticare mai da dove sono venuto e tutte le difficoltà economiche a cui ho dovuto far fronte. Mi sento vicino alla gente, ed è anche per questo motivo che Luca è rimasto tale e quale a com’era dieci anni fa”.

Dopo aver concluso la stagione degnamente con una buona semifinale ad Ortisei, Vanni è ripartito nel 2020 con qualche battuta d’arresto di troppo a causa di una off season ridotta. “Dispiace sempre perdere - ammette l’italiano -. Ho giocato fino al 10 dicembre le competizione a squadre e ho dovuto necessariamente accorciare la preparazione invernale. Ho sulle gambe soltanto un mese di allenamenti ed è normale a questo punto della stagione avere un piccolo ritardo di condizione. Come va il ginocchio destro? Continuo a convivere col dolore sebbene sia meno intenso rispetto al recente passato. Hai presente una macchina a cui cambi la cinghia di distribuzione ogni tot km? Ecco, l’auto (il suo fisico, ndr) è ancora usurata e gli altri pezzi sono sempre datati. La vittoria, alla fine, è l’unica medicina che allevia il dolore”.

Simbolo di resilenza

Nessun torneo giovanile giocato, un’esplosione tardiva e molto difficile da pronosticare date le premesse. Una rincorsa folle verso la top 100 iniziata anni e anni fa a bordo della sua amata Fiat Bravo e in giro per tornei Futures. “La mia Bravina (così la chiama Vanni, ndr) ce l’ho ancora ed è arrivata a 354.000 km. È ancora marciante - confessa Luca - e non ho intenzione di disfarmene”.

Una consapevolezza maturata attraverso il lavoro ed il sacrificio, vittoria dopo vittoria, torneo dopo torneo, mettendosi alle spalle infortuni di vario tipo che avrebbero tagliato le gambe a tanti, meno che a lui. “Non ho mai mollato davanti alle difficoltà - afferma il toscano -. Mi sono sempre rimboccato le maniche e ho provato a trovare le motivazioni e gli stimoli necessari per proseguire e dare il meglio di me. Rimpianti? Forse potessi tornare indietro mi gestirei come ho fatto dai 29 anni in poi. In realtà non è che sia maturato tardi per mancanza di voglia o perché avessi uno stile di vita inadatto per fare l’atleta. Semplicemente non ero ancora maturato tennisticamente, non me ne posso fare una colpa. Non mi è mai saltato in mente di far tardi a un allenamento per andare in discoteca o far tardi la sera. Tutto sommato non ho alcun tipo di rimorso. Del resto, non sarei la persona che sono oggi se volessi cancellare il mio trascorso di vita. Il traguardo della top 100? Una bella soddisfazione. A livello estetico avrei preferito le due cifre ma meglio 100 che 101. In quel caso sì che avrei rosicato (sorride, ndr)”.

Un database di ricordi

Sono passati quasi cinque anni dall’exploit di San Paolo del Brasile. Un torneo indimenticabile nel quale Luca Vanni superò brillantemente le qualificazioni per poi raggiungere l’atto conclusivo del torneo sudamericano andando ad un passo dal titolo contro Pablo Cuevas. “Lucone” riavvolge il nastro dei ricordi con una facilità disarmante come un computer che in un click ricerca dal suo archivio ogni singolo numero. “Ricordo tutto fin troppo bene anche se spesso parto dal finale amaro di quella settimana e non dall’inizio - svela Lucone -. È vero, sarà mancata la ciliegina sulla torta ma tendo a consolarmi dando un’occhiata alle partite precedenti vinte partendo sotto nel punteggio. C’è tuttora un vivo dispiacere ma non mi pento di nulla. So perfettamente ogni avversario battuto, il punteggio e il turno anche delle qualificazioni - confessa Vanni -. Ricordo che nel primo turno del tabellone cadetto giocai così male contro un ragazzo brasiliano dagli occhi da orientale numero 867 al mondo (Alexandre Tsuchiya, ndr) che comprai due racchette per la partita dopo. Dopodiché mi ero promesso che se fossi entrato in main draw avrei fatto la scorta e così andò a finire. Tornai la settimana successiva in Europa con tre racchette nuove e un’emozione nel cuore immensa malgrado la sconfitta al tie-break del terzo set in finale”.

Matrimonio all'orizzonte

La vita può essere capita solo all'indietro ma va vissuta in avanti malgrado gli ostacoli di tutti i giorni. Con questa mentalità, Luca Vanni approccia al futuro con una grande novità pronta a stravolgere - in senso positivo, si intende - tutti i suoi piani. “Dopo 11 anni di fidanzamento e due anni di convivenza con Francesca sono felice di annunciare che ci sposeremo a giugno. Bambino in cantiere? Penso ogni tanto alla vita da papà ma ancora non è in programma - ammette Vanni -. Non credo cambierà qualcosa nella mia professione perché ancora oggi, nonostante i miei acciacchi fisici, mi sento a tutti gli effetti un giocatore. Il tennis, ne sono certo, sarà sempre un elemento fondamentale nella mia vita. Un domani da coach? Al momento penso più al presente e meno a quel che sarà il futuro. Se dovessi sbilanciarmi mi vedo più papà che non allenatore nell’immediato futuro (sorride, ndr). Premesso questo, Fabio Gorietti in passato a Foligno e il mio coach attuale Giovanni Galuppo così come Antonio Parri al Tennis Club Sinalunga mi hanno dato tanto umanamente e professionalmente. Un domani confesso che mi piacerebbe, non so in che termini e soprattutto quando, trasmettere questi valori e tutto il mio vissuto sui campi da tennis. Oggi gioco per entrare negli Slam e mantenere accesa la fiamma che brucia dentro di me cercando di alimentarla giorno dopo giorno. Le motivazioni ci sono, anche se lo stato d’animo di noi tennisti è maledettamente influenzato dai risultati”.

Prossimi appuntamenti

I prossimi impegni ai quali prenderà parte Luca Vanni saranno i Challenger di Cherbourg e Bergamo. “Vado a giocare sul cemento indoor e non sul veloce (ridacchia, ndr). Le superfici rapide sono un’altra cosa, adesso sono più lente della terra all’aperto e non posso esser affatto definiti tali. Su questi legni che rivestono il terreno di gioco con più strati di resina si potrebbe scambiare per ore e ore. In più, almeno per il sottoscritto, sono decisamente più traumatici fisicamente dei campi in cemento tradizionali. Le persone richiedono lo spettacolo con match ricchi di scambi e recuperi ma così è decisamente troppo”.

“Se hai un sogno, lo devi proteggere”, recitava Will Smith in un famoso film. Un sogno da custodire e inseguire tralasciando numeri, chiacchiere e soldi perché in fondo il suo segreto è semplice: è veramente ricco soltanto colui che possiede il cuore di una persona amata. E in questo, ancora una volta, da "Lucone" c’è solo da imparare e prender nota.

Commenti

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sanfra
02 febbraio 2020

Grande Lucone. Io ti seguo sempre