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Fognini: ecco Sandgren, sognando Federer nei quarti

Ecco chi è il tennista statunitense, l'ostacolo che separa Fabio Fognini dal suo secondo quarto di finale in uno Slam dopo quello raggiunto, e poi non giocato, al Roland Garros del 2011. E con la prospettiva di affrontare poi "King Roger"

di Dario Castaldo - da Melbourne | 25 gennaio 2020

 Due anni fa finì nell’occhio del ciclone perché mentre con la destra schiaffeggiava Chardy, Wawrinka, Marterer e Thiem e si qualificava per i quarti degli Australian Open, con la sinistra intratteneva relazioni a mezzo Twitter con omofobi e teorici della superiorità della razza bianca. E nel tempo libero diffondeva pure fake news sui presunti legami tra Hillary Clinton e il traffico di esseri umani. L’uomo che si frapporrà tra Fabio Fognini e i primi otto di Melbourne Park ha un passato nebuloso, rischiarato da quell’improvviso raggio di sole australiano. Ma la scalata alla seconda settimana dell’Happy Slam del 2018 fu oscurata dalla bufera generata dalle discutibili prese di posizioni su internet e il volto di Tennys Sandgren comparì in prima pagina sui giornali americani (e da quelle parti ce ne vuole, per finire in copertina) per il lato oscuro della sua forza. E qualcuno suggerì che con un nome del genere é inevitabile che in fondo ai cromosomi qualcosa di storto ci sia.

Per la cronaca, Sandgren rigettò tutto. Anzi, nel giorno che precedette il suo quarto australiano contro Chung convocò una conferenza nella quale accusò la stampa americana di cercare il mostro da mettere alla berlina. E lui, che in tutto questo non è neanche un adone, aveva le caratteristiche per ricoprire il ruolo di orco. La verità sulle sue opinione la conosce solo lui, ma alcuni fatti sono inequivocabili. Così come è indiscutibile che a intervalli regolari il 28enne del Tennessee tiri fuori prestazioni che l’hanno portato - 12 mesi fa - a sfiorare i primi 40 del mondo e ad emulare il percorso melbourniano con gli ottavi a Wimbledon 2019. In quel caso a pagare dazio ai suoi improvvisi colpi di genio fu proprio Fognini, che pur non facendo della memoria il suo forte, ricorda ancora bene il passante col quale Tennys ha chiuso l’interminabile tie-break del secondo set. Un rovescio incrociato giocato da Twickenham sul quale il ligure non riuscì ad opporre la racchetta neanche con un tuffo beckeriano.
“Non vale il centesimo posto che occupa adesso - ha spiegato Fabio subito dopo la vittoria contro Pella - e lo ha dimostrato superando nettamente Trungelliti e Querrey e vincendo al quinto contro Matteo. Serve bene, si muove bene, secondo me è un brutto cliente”. Anche se Fabio per primo sa che un conto è giocarsi un ottavo Slam contro un top 10, come gli è accaduto contro Djokovic (Melbourne 2014), Berdych (Melbourne 2018), Cilic (Parigi 2018) o Zverev (Parigi 2019), un altro è vedersela con uno che ha 1.737 punti meno di lui in classifica. E che e un conto è scendere in campo contro Feliciano Lopez e pagare dazio dopo la sbornia nadaliana di New York 2015, un altro è affrontare Sandgren da Gallatin. Il quale, nel suo candore pre-scolastico, ha anche ammesso di essersi sbattuto in palestra durante l’inverno per pompare i muscoli nel momento in cui il suo nuovo sponsor di abbigliamento gli ha presentato delle canotte da Rafa de’ Noantri.

“Questa possibilità è sicuramente più concreta delle precedenti”, ha chiosato Fognini, specificando che il k.o. dell’All England gli è rimasto indigesto, e lasciando intendere che non vede l’ora di prendersi una rivincita. Insomma, sul piano tecnico e delle chance azzurre, il match di domani ricorda l’unico ottavo buono dei sei disputati finora da Fabio, quello del Roland Garros 2011 contro Montanes. Terminò 11-9 per il ligure, che ne uscì talmente logorato da dover rinunciare ad un quarto di finale Slam  - contro Djokovic - che allora era atteso da una vita. Da lui e da tutto il tennis maschile italiano. Adesso che per il movimento azzurro il traguardo di tappa sta diventando una piacevole ricorrenza, è soprattutto Fognini a non vedere l’ora di togliersi quel dente. Fabio, che lunedì scorso era ad un passo dall’eliminazione contro Opelka, domenica chiuderà il programma sulla Melbourne arena affrontando un ottavo Slam da favorito. Per sua stessa ammissione. E dopo avergli regalato la gioia condivisa del titolo di doppio 2015, quello che un tempo era il suo Slam stregato (un misero successo nelle prime sei trasferte down under) rischia improvvisamente di diventare il major fortunato. Anche perché ad attenderlo ai quarti Fabio potrebbe trovare Roger.

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