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Jannik e Matteo delusi ma sereni: “Un ko che servirà”

I due azzurri commentano l’uscita di scena al 2° turno a Melbourne. Sinner: “Fucsovics ha giocato meglio, sono giovane e ho tanto da imparare”. Berrettini: “Ho perso per una palla, riparto dall’essere riuscito a riaprire il match”

di Dario Castaldo - da Melbourne | 22 gennaio 2020

Esiste un rapporto diretto tra delusioni e aspettative. Quelle di Berrettini in questo primo Slam da top 10 erano contenute, per le note ragioni: lo stop forzato, i 60 giorni senza un match ufficiale e la caviglia destra ballerina. Insomma, Matteo sapeva di non potersi fare troppe illusioni. Del resto è vero – come ammesso a caldo – che il suo posto al sole nel tennis mondiale se l’è meritato, ma è altrettanto vero che il cammino del 2019 non è stato in discesa, che il 23enne romano non si è mai potuto permettere il lusso di affrontare un match sapendo di ‘non poter perdere’ e che ognuna delle 43 vittorie nel circuito se l’ è dovuta sudare. E forse – più ancora della condizione atletica e mentale – a Melbourne ha pagato proprio quello, la disabitudine alla lotta.


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Berrettini e le occasioni mancate

Il sorteggio gli era stato talmente amico da aver alimentato l’impressione che la forma si sarebbe potuta trovare strada facendo: un pezzetto contro Harris, un altro contro Sandgren, magari un altro ancora contro Querrey per poi sognare la seconda settimana. Il tabellone sembrava una scala mobile verso la condizione da riguadagnare. Invece dopo la passerella di benvenuto contro la wild card australiana, la testa di serie numero 8 ha salutato gli Australian Open, fermato dal controverso americano (7-6 6-4 4-6 2-6 7-5 in 3 ore e 23’) ma anche un po’ da se stesso. 

Matteo ha giocato bene quando ha inseguito, ma non ha capitalizzato le poche chance che si è procurato quando la contesa si è fatta singolar tenzone. Sul campo intitolato al liquore cinese 1573 (e ormai diventato teatro delle sfide Italia-Usa, da Tiafoe-Seppi dello scorso anno a Fognini-Opelka di ieri), non ha sfruttato due palle break sul 3-3 e un mini-break di vantaggio sul 6-6 nel primo set. Poi, dopo essere riuscito a recuperare da 0-2 a 2 set pari, sul 4-3 in suo favore nel quinto non ha convertito 3 palle break consecutive che lo avrebbero portato a servire per il match. Passato quel treno, Berrettini è tornato ad arrovellarsi sul suo essere poco presente, e ha patito il vento, le occasioni mancate e quel dritto che oggi faceva meno male del solito. E si è fatto travolgere da Sandgren, nonostante lo score finale dica che l’azzurro ha ottenuto 4 punti in più (152-148).

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“Ho perso per una palla, ci può stare”

Mentre l’americano ha poi raccontato di aver lavorato tanto in palestra per rafforzare i deltoidi dopo che il suo sponsor gli aveva mostrato la tenuta che avrebbe indossato in Australia – uno smanicato alla Nadal - Matteo ha scansato con fermezza ogni alibi. E se durante la partita ha accettato di non sentirsi presente, dopo l’eliminazione ha riconosciuto che nonostante la rabbia e la delusione era consapevole che questo torneo sarebbe stato difficile. “Chiedo sempre tanto a me stesso ma mi devo tranquillizzare – ha detto Berrettini - Non troppo perché altrimenti vengono meno gli stimoli. Ho perso per una palla, per cui devo ripartire dal fatto che ero riuscito a rimettere in piedi un match che qualche mese fa non sarei riuscito a riaprire e dal quale devo quindi ricavare aspetti positivi. Guardate Thiem: lo scorso anno ha vissuto la miglior stagione della sua carriera eppure in un paio di Slam ha perso al primo turno. Insomma, una sconfitta del genere ci può stare”. 

Fucsovics stoppa Sinner

A differenza di Berrettini, Sinner non può aggrapparsi alla capacità di riaprire una partita persa. La fiammata di inizio terzo set, quando aveva strappato il servizio a Fucsovics salendo 2-0, è stata immediatamente spenta dal contro-break dell’ungherese.
Per cui a Jannik rimane un’altra consolazione, quella del primo successo in uno Slam, di due test di livello e dei tanti allenamenti coi big.

“Imparerò da questa sconfitta”

Sono molto deluso – riconosce l’altoatesino, anche lui convocato nella sala stampa principale dopo il 6-4 6-4 6-3 incassato sul campo 22 – e anche se ho perso il servizio sempre dalla stessa parte del campo perché non sono stato capace di gestire il vento contrario, non voglio aggrapparmi a scuse: Fucsovics ha giocato semplicemente meglio. Sono giovane e ho ancora tanto da imparare – ha concluso il 18enne, numero 79 del mondo - e in questo senso la trasferta australiana mi ha aiutato perché anche in questa partita ci sono più aspetti positivi che negativi. Questa sconfitta non è la fine del mondo”.

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