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Berrettini e le emozioni del primo Slam da top ten

Matteo è a Melbourne già da una decina di giorni: per lui i prossimi Australian Open saranno il primo Major che affronterà da top ten. "Sto sempre meglio, sia sul piano fisico sia su quello mentale, e mi sento pronto. Per completare la preparazione giocherò a Kooyong mercoledì contro Anderson e giovedì probabilmente contro Tsitsipas”

di | 14 gennaio 2020

Matteo Berrettini

Matteo Berrettini

Sabato ha saggiato la "Margaret Court Arena" con Travaglia, domenica la "Melbourne Arena" con lo slovacco Martin e nella mattinata di lunedì anche la "Rod Laver Arena", scambiando per due ore con Dimitrov nel derby tra i due semifinalisti degli ultimi Us Open. Un climax che ricorda l’ascesa fisica, mentale e tecnica vissuta da Matteo Berrettini in un 2019 da sogno, iniziato con un titolo sulla terra rossa, proseguito con un acuto sull’erba e culminato nella final four dell’ultimo Slam stagionale, con l’ingresso tra i top 10 e la ciliegina del best ranking. Quello che - numeri alla mano - è il miglior tennista italiano degli ultimi quattro decenni è arrivato in Australia il primo giorno del 2020 da numero 8 del mondo e fresco dei galloni di "most improved player" della passata stagione.

“A fine 2018 ero andato a Londra per seguire un corso organizzato dall’ATP e mai avrei pensato di ritrovarmi dopo un anno con i big alle Finals. Per cui mi sembra strano dire che faccio parte del gruppo dei migliori del mondo, ma è quel che racconta la classifica”. Martedì, prima di salire ancora di livello allenandosi proprio contro quel Monfils battuto a New York e che gli ha conteso fino alla fine l’ultimo badge per Londra, Berrettini ha sistemato la sveglia prima del solito e si è presentato col borsone in spalla a Federation square, nel centro di Melbourne, per raccontarsi ai microfoni della Radio-TV australiana SBS, concedendo un’ora del suo tempo alle curiosità degli italiani d’Australia.

Matteo Berrettini

"A parte ricevere richieste per interviste radiofoniche ad orari improbabili" - ha scherzato - "anche da top 10 continuo a vivere la mia vita di tennista con lo stesso atteggiamento, la stessa adrenalina e la stessa voglia di fare che ho sempre avuto. L'importante è cercare di rimanere con i piedi per terra e continuare a lavorare come abbiamo fatto per arrivare fin qui". Matteo ogni tanto parla al plurale, perché non dimentica mai l’apporto - dentro e fuori dal campo - di Vincenzo Santopadre, cui riconosce molti meriti, compreso quello di non fargli mai venir meno la passione per questo sport.

Matteo Berrettini con Vincenzo Santopadre

“Vincenzo mi ha sempre messo in guardia dal rischio di arrovellarmi" - spiega Berrettini, che si definisce un ragazzo riflessivo, qualche volta anche troppo - . "E una delle svolte dell’anno scorso è avvenuta proprio quando ho cominciato a vivere tutto con maggior leggerezza e ho trovato l'equilibrio tra istinto e ragionamento, tra l'essere presente e l'essere pesante. Il mio coach dice sempre che vedere il bicchiere sempre mezzo pieno serve per allenare una mentalità vincente e che finché l’approccio è positivo le fondamenta sono buone”.

Atterrato nel giorno in cui il cielo di Melbourne era coperto da una coltre di fumo, il 23enne romano si è lasciato alle spalle quegli acciacchi che in via cautelare l’hanno tenuto lontano dall’Atp Cup e sta lavorando per ritrovare la forma e le sensazioni giuste a 55 giorni dall’ultimo match, quello di Coppa Davis contro Fritz. “Sto sempre meglio, sia sul piano fisico sia su quello mentale, e mi sento pronto per affrontare il primo major da top 10. Per completare la preparazione giocherò a Kooyong mercoledì contro Kevin Anderson e giovedì, probabilmente, contro Tsitsipas”.

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