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Red Bull Finals: Dalla Valle sfida Rune, il nuovo fenomeno del tennis

Rune, sedicenne danese, è il numero 1 junior. Ha vinto il Roland Garros e le Junior Finals ITF. Ammira Cristiano Ronaldo e i film di James Bond. Si è allenato con Tsitsipas e Djokovic. L'anno scorso al torneo Red Bull a Milano c'era anche Jannik Sinner: è una porta verso grandi traguardi.

di Alessandro Mastroluca | 08 novembre 2019

Se non fosse un tennista, Holger Vitus Nodskov Rune si immagine come James Bond. Con un nome che sembra perfetto per un romanzo di spie e una qualche somiglianza con Daniel Craig, l'ultimo 007 al cinema, il sedicenne danese vincitore del Roland Garros e delle ITF Junior Finals è atteso come uno dei grandi fenomeni del tennis che verrà. A Milano, sabato alle 18, Rune sfiderà Enrico Dalla Valle nella finale delle Red Bull Next Gen Finals all'Allianz Cloud, gustoso anticipo della finale delle Next Gen Atp Finals in programma alle 21. L'anno scorso tra i partecipanti al torneo, organizzato sempre in concomitanza con le Next Gen Finals, c'era anche Jannik Sinner che dodici mesi dopo è diventato il più giovane top 100 del ranking ATP. L'evento griffato Red Bull, che si gioca con le stesse regole delle Next Gen ATP Finals compresi i set corti, è un'occasione per vedere giovani talenti destinati a diventare campioni. Perché Milano è da sempre proiettata al futuro.

In semifinale, Dalla Valle ha dominato il belga Zizou Bergs, ventenne tra i primi 500 della classifica ATP, 4-3 4-2 4-1. Rune ha invece superato in cinque set lo spagnolo Nicolas Alvarez Varona, il tennista più giovane ad aver mai conquistato un punto ATP, 2-4 4-0 4-3 0-4 4-2.

Il ravennate Dalla Valle, ha scritto il nostro Lorenzo Andreoli, “dopo oltre sette anni trascorsi al Centro Tecnico Federale di Tirrenia, ha scelto di cambiare affidandosi al team di Riccardo Piatti. In meno di tre mesi ha vinto quattro titoli ITF. “Ora ho voglia di godermi al massimo questi momenti e di mettermi in gioco. A mio avviso non c’è un’età giusta per esplodere, ognuno ha il proprio percorso ed io sono del tutto convinto del mio” ha spiegato.

 

Di fronte avrà l'attuale numero 1 del mondo junior. un giocatore con un percorso decisamente diverso. Rune ha cominciato a giocare a tennis insieme a sua sorella Alma. Come tanti bambini, ha provato anche con il calcio ma a sette anni sceglie di abbandonare il pallone. Ha già capito che lo sport di squadra non fa per lui. “Non posso sentirmi giù se i miei compagni di squadra fanno qualcosa di sbagliato o giocano male. Il tennis mi piace per questo: se vinci, è per merito tuo, se perdi è per colpa tua. Preferisco fare le cose da solo” ha detto in un'intervista per il sito dell'ITF durante le ITF Junior Finals, il Masters per i migliori under 18 del circuito, che ha vinto in finale sul francese Herbert Mayot.

“So come si vince” ha aggiunto, e senza che in questa dichiarazione pomposa ci sia un'aria eccessiva di superbia. Quest'anno ha dimostrato una certa mentalità vincente. Al Roland Garros si è allenato anche con Stefanos Tsitsipas, ha fatto esperienza e ha festeggiato il titolo dopo una finale non semplice, interrotta per la pioggia dopo che aveva mancato due match point al servizio. Situazioni che avrebbero destabilizzato giocatori anche molto più esperti di lui.

 

Rune, che gioca un tennis aggressivo e ha infatti sottolineato come il suo errore principale sui match point di quella finale sia stato proprio un eccesso di prudenza, non nasconde le ambizioni. A Parigi, dice, vuole alzare la Coppa dei Moschettieri. E magari arrivare a vincere tutti gli Slam e le Olimpiadi almeno una volta.

 

Ha già assaggiato il tennis professionistico. Ha giocato in Coppa Davis per la Danimarca contro la Turchia e ha avuto modo di allenarsi all'accademia Mouratoglou anche con Novak Djokovic nel 2018, al ritorno in campo del serbo dopo l'infortunio al gomito. “E' stato uno dei momenti più influenti della mia carriera” ha detto Rune, “vedere i grandi campioni allenarsi è un'ispirazione unica. È affascinante vedere quello che fanno anche prima e dopo l'allenamento. Sono sempre tanto professionali”.

 

Sta lavorando anche con un mental coach, perché la condizione fisica e mentale, spiega, si debono allenare come il gioco. “Voglio passare anche attraverso il dolore per arrivare dove voglio” promette. È sicuro, racconta, di poter raggiungere tutti gli obiettivi che si è dato. “Finora è sempre andata così” ammette. Non stupisce, visto l'approccio, che Rune sia stato un grande ammiratore di Cristiano Ronaldo e del Real Madrid che l'ha visto protagonista prima del trasferimento alla Juventus. Non vede l'ora che esca il prossimo titolo della saga di James Bond, il venticinquesimo della serie dell'agente 007: No time to die, girato tra la Norvegia e i Sassi di Matera. No, non è tempo per morire. È tempo di sognare, perché i sogni aiutano a vivere e a giocare meglio. È tempo di ammirare un atteso campione degli anni che verranno. Per poter dire “quella volta a Milano io c'ero”.

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