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Laddove scorre il Fiume Azzurro...

Giornata storica per il tennis italiano a Shanghai: per la prima volta due nostri rappresentanti insieme nei quarti in un Masters 1000 sul veloce

di Angelo Mancuso | 10 ottobre 2019

Ma non eravamo un popolo di terraioli, di tennisti che servono benino, ma non troppo? Magari un po' pigri e inclini al lamento? Matteo Berrettini e Fabio Fognini stanno disintegrando luoghi comuni e bla, bla, bla. E non solo i soli: la lista è lunga a cominciare da Lorenzo Sonego, per arrivare ai giovanissimi Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Per la prima volta abbiamo due rappresentanti contemporaneamente nei quarti in un Masters 1000 sul veloce. La terza in assoluto dopo Monte Carlo 2019 (sempre Fognini e Lorenzo Sonego) e Amburgo 2005 (Andreas Seppi e Filippo Volandri) sulla terra rossa. Accade a Shanghai, laddove scorre il Fiume Azzurro (mai nome più beneaugurante), il più lungo dell'Asia e il terzo del mondo per lunghezza dopo il Rio delle Amazzoni e il Nilo. L'Italtennis ha vissuto l'ennesima giornata storica di una stagione da incorniciare. Prima la vittoria del ligure sull'esplosivo Khachanov (63 75) servita per colazione, poi il bis del romano sul regolarista Bautista-Agut (76 64) mentre nel Belpaese si cominciava ad armeggiare negli uffici. Scherzi del fuso orario... Entrambi restano in corsa per le Atp Finals di Londra, il torneo riservato ai migliori 8 dell'anno. Un testa a testa entusiasmante.

MATTEO: PRESENTE E FUTURO

Berrettini è diventato un giocatore moderno, capace di vincere dovunque: era convinto che la sua miglior superficie fosse la terra rossa, ma ha raggiunto gli ottavi sull’erba di Wimbledon e la semifinale sul cemento degli US Open in una stagione in cui ha vinto due tornei, uno sulla terra (Budapest) e l'altro sui prati (Stoccarda). Ora ecco i quarti a Shanghai. "E' incredibile il lavoro che ha fatto, ci ha messo tutta l’energia possibile - racconta il suo coach Vincenzo Santopadre - prova a spingersi sempre oltre i suoi limiti, a migliorarsi". Erano due le priorità: correggere il modo di stare in campo del ragazzone romano, spingendolo più vicino alla riga di fondo, e lavorare sulla prevenzione degli infortuni, vizio di un fisico massiccio, per rendere quei 196 cm di altezza un punto di forza. Servizio e diritto devastanti da uno-due, rovescio enormemente migliorato. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dopo la splendida semifinale agli US Open i complimenti più belli glieli ha fatti Nadal: "E' giovane, diventerà grande. E' già fortissimo, uno dei migliori del circuito". Ha solo 23 e margini di crescita inesplorati.

FABIO: IL CLICK GIUSTO

Il talento, quello vero, è dono di pochi eletti. Così come l'anarchia intesa come qualità, come capacità di inventare, di stupire e sorprendere, ma talvolta anche di distruggere e di distruggersi. Potrebbe vincere di più? Certo. Ma a guardare sempre ciò che non ha fatto si rischia di dimenticare il valore di ciò che ha fatto e potrà ancora fare. Lo scorso giugno è diventato il terzo italiano dell'era open ad entrare nella top ten. In passato erano stati due i giocatori italiani a raggiungere tale traguardo da quando è stata istituito il ranking ATP nel 1973: Adriano Panatta e Corrado Barazzutti. In fondo è normale che a 32 anni si facciano meno stupidaggini che a 20. Nel frattempo si è sposato con Flavia Pennetta (era l'11 giugno 2016), nel maggio 2017 è nato il primogenito Federico ed è in arrivo una bimba. Se è vero che la paternità fa bene ai tennisti, lui ne è la prova evidente. La chiave era tutta nella sua testa: il click giusto è arrivato a Monte Carlo, a un passo da casa, in uno stadio da paradiso tra cielo e mare. Passione e resurrezione, senza voler essere blasfemi visto che ricorreva la Pasqua. Il 21 aprile 2019 è diventata una data storica per il tennis italiano perché un azzurro è tornato a trionfare in un torneo importante, il primo Masters 1000 da quando nel 1990 è stata istituita la categoria.

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