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Champagne? No, Nero d'Avola. Caruso per la prima volta nei top 100!

Il 26enne siciliano ha centrato per la prima volta il traguardo grazie al titolo conquistatto nel challenger di Barcellona. E con lui gli italiani nei primi 100 da questa settimana diventano 8: un record

di Angelo Mancuso | 07 ottobre 2019

Un volantino trovato per caso che lo invitava a provare una lezione di tennis per bambini. La carriera di Salvatore Caruso è cominciata così, per caso, quando aveva appena cinque anni e mezzo. Non fosse stato per quell'offerta oggi avremmo un laureato in più e un tennista italiano in meno nei top 100, traguardo tagliato per la prima volta grazie al successo nel ricco challenger di Barcellona: n.98 per la precisione. E con lui i rappresentanti azzurri nei primi 100 da questa settimana diventano 8: un record. Quel ragazzino siciliano nato e cresciuto ad Avola, paesino di trentamila anime nel siracusano noto per il pregiatissimo vino, convinse, anzi costrinse, suo padre ad accompagnarlo e fu come una folgorazione. "Avola alta, diciamo noi in paese. In realtà è una collina di 600 metri", racconta. La racchetta non l'ha mollata più ed eccolo Sembra una favola, ma è tutto vero. Altroché. E non è un caso, perché il suo 2019 è da incorniciare: la vittoria su Goffin a Phoenix, il terzo turno al Roland Garros dove ha sfidato il numero uno Djokovic sul nuovo "Philippe Chatrier", uno degli stadi da tennis più belli e grandi del mondo, dopo essere partito dalle qualificazioni, la prima semifinale nel circuito maggiore a Umago. "Uno degli obiettivi è entrare tra i primi 100", aveva quasi sussurrato all'ombra della Tour Eiffel quando dopo una carriera da mediano, ode alla fatica di Ligabue, i riflettori si erano acceso su di lui. Detto, fatto. "Una grande soddisfazione, un premio al lavoro e ai sacrifici, alla voglia di non darsi per vinto, alla capacità di non scoraggiarmi quando le cose non filavano per il verso giusto - dice - sono più maturo, lo vedo da come sto gestendo questa stagione, la finale a Barcellona o l'exploit di Parigi. Lo scorso anno probabilmente sarei morto di paura. Ora ho capito che è solo una partita di tennis". Magari ci è arrivato un po' tardi, a 26 anni, ma lui, siciliano fiero delle sue radici, non ha rimpianti.

GLI INIZI

"Ho cominciato a giocare nella mia Avola con il maestro Maurizio Cusumano - racconta - d'accordo con i miei genitori ho frequentato il liceo scientifico pubblico fino alla maturità. Scuola al mattino, il tennis al pomeriggio e i compiti a casa da fare. Il patto era che dopo aver conseguito il diploma mi avrebbero aiutato e sostenuto nella scelta di provare a sfondare nel tennis, perché se non fossi riuscito a sfondare, a diventare un giocatore di buon livello, il pezzo di carta poteva servire. Mio padre Enzo ha un negozio storico di abbigliamento e intimo nel centro di Avola, era del nonno di mio nonno, ecc. Mia madre Lina è insegnante al liceo. Tante volte, da ragazzino, mi sono domandato se quel foglio non fosse una maledizione, una condanna. Ora ho capito, sono più sereno. Se oggi sono quel che sono lo devo ai miei genitori e alle scelte fatte e sono contento così. I miei genitori mi hanno indicato la via senza mai forzarmi, sono stati eccezionali". Ha una sorella maggiore, Rossella, che vive e lavora a Milano: "Ci sentiamo quasi tutti i giorni quando sono in giro per tornei", dice. E un fratello minore, Antonio: "Ha finito il liceo e sta provando anche lui con il tennis. Vediamo cosa succede".

PASSIONE E LAVORO

Quel tennis che per lui è diventato un lavoro, oltre che una passione. "E' sempre stato il mio chiodo fisso. Quando ho capito che poteva diventare il mio futuro? Non c'è stato un momento preciso. Dopo il liceo mi ero iscritto all'Università del Foro Italico, avevo pure pagato le tasse. E' stato tutto graduale". Come la sua crescita tennistica, lenta ma continua, un passo alla volta. E finalmente i conti tornano, compresi quelli economici. "Per fortuna i miei genitori mi hanno insegnato che il denaro è importante, ma gli va dato il giusto peso. E comunque li reinvestirò nella mia carriera". Una grande soddisfazione per un ragazzo umile e educato, che si fa apprezzare non solo per il suo tennis, ma anche per una genuinità rara in questo ambiente. Qualità forgiate insieme al suo coach e mentore Paolo Cannova, 44 anni, colui che lo assiste sin dai primi passi nel mondo dei professionisti. Dopo un periodo da allenatore e sparring nel circuito Wta, ha deciso di scommettere su Caruso, siciliano come lui, quando aveva solo 17 anni. "Se mi ha chiesto l'aumento? Gli devo almeno un paio di palazzi... Ha visto prima di tutti in me delle qualità. Ancora devo capire quali, ma le ha viste... Battute a parte, abbiamo lavorato tanto e ci meritiamo questo successo, nei momenti più difficili, quando i risultati non arrivano, siamo sempre stati costruttivi nel capire cosa mi mancava".

VIETATO FERMARSI

"Il primo obiettivo era entrare fra i primi 100 - sottolinea - ma non è che ora mi fermo o mi accontento. Non devo e non voglio pormi limiti". Un po' come nel 2018 al Roland Garros un altro tennista figlio della Sicilia, Cecchinato, arrivato sino in semifinale. "Con Marco siamo amici. Una volta il mio sogno era diventare il tennista siciliano più forte della storia. Dopo quel che ha combinato nel 2018 la vedo un po' dura...". Ha un tennis abbastanza completo, forse solo un po' leggerino. "Sono un giocatore abbastanza versatile che sa adattarsi a tutte le superfici pur essendo cresciuto sulla terra rossa. Il mio diritto è piatto, ci abbiamo lavorato tanto e mi piace, se posso, prendere il tempo agli avversari. E corro tanto". Scaramantico (durante un torneo no tocca mai la barba), ma non solo: "Il mio peggior difetto da siciliano? Amo troppo i dolci, mia madre fa il latte di mandorle più buono del mondo. Il difetto? Sono una testa dura,. E anche un po' rosicone...".

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