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Il coraggio di Sara: “Voglio vincere le mie paure”

La Errani si racconta in una lunga intervista sul sito spagnolo puntodebreak.com nel momento più delicato della carriera: “Due anni di calvario mi hanno lasciato dentro sensazioni con cui è dura convivere. Il ritiro? Il pensiero mi é passato per la testa, subito accantonato. Desidero superare tutto questo e tornare a stare bene in campo”

di Gianluca Strocchi | 03 ottobre 2019

Una battaglia prima di tutto contro se stessa e le sue paure. E’ quella che sta combattendo Sara Errani in questa seconda parte di carriera. Lei che è arrivata a giocarsi il titolo del Roland Garros, fermandosi solo di fronte a Maria Sharapova, e al numero 5 della classifica mondiale, oggi è al 239° posto del ranking Wta, a 32 anni, costretta a disputare i tornei del circuito ITF per tentare di risalire la china. E’ naturale che, dopo aver vissuto le due facce della stessa medaglia, ora cammini, colpisca e rifletta in maniera differente. Soprattutto dopo aver dovuto fare i conti con una squalifica per doping, una sanzione che l’ha allontanata dal tennis (quello che più ama fare nella vita) seminando il dubbio su una brillante carriera nell’elite mondiale. Ora dietro quel suo sguardo luminoso ci sono tante sfumature diverse: dolore, speranza, rabbia, orgoglio, umiltà. Stati d’animo che la romagnola ha lasciato trapelare in una lunga intervista a 360 gradi concessa a Valencia al giornalista spagnolo Fernando Murciego e pubblicata sul sito puntodebreak.com . Un’intervista della quale proponiamo alcuni passaggi salienti, riportando in fondo il link per consultare l’articolo integrale.

Desidero tornare ad essere quella che ero. Quando mi parlano di finale del Grande Slam mi sembra siano passati mille anni, come se quello che ho fatto l’avesse fatto un’altra persona e non io – ammette Sara -. Desidero concentrarmi sulle cose giuste che devo fare, anche se durante le partite mi succedono cose strane, cose che non mi sono mai capitate in passato. Che tipo di cose? La testa, é come se andasse per i fatti suoi. Sono sensazioni delicate, a volte non facili da gestire. L’ideale sarebbe non sentire la pressione, soprattutto nel mio caso. In questo momento sono molto indietro,  mentalmente è una cosa complicata e difficile da spiegare. Io sento la pressione. Essendo stata dove sono stata, ho ricordi di quando scendevo in campo e tutto mi riusciva bene, alla perfezione. Ora quando scendi in campo e non riesci a fare quello che facevi prima, ti brucia dentro. Sei più nervoso, desideri giocare meglio, ti domandi come sia possibile sbagliare così tante palle che prima non sbagliavi, però devo essere cosciente di quello che sono e di quello che ho a disposizione in questo momento.  Devo salire ancora molti gradini per tornare dov'ero. La fiducia si recupera vincendo partite, e per vincerle devi giocarle e giocarle bene, e ora mi manca anche condizione fisica. Prima giocavo mille partite senza problemi, era come se mettessi il pilota automatico e andavo. Devo recuperare queste sensazioni, di divertirsi giocando”.

“Paure dentro dopo due anni di calvario”

Nel corso dell’intervista, stimolata dalle domande del cronista, Sara ripercorre quanto accaduto dopo la positività al Letrozolo al controllo antidoping del febbraio 2017. “Tutto quello che mi è successo negli ultimi due anni è stata una follia. La squalifica, il dover star ferma senza giocare, poi giocare aspettando una risposta… è stato un calvario che non augurerei mai a nessuno. Ho vissuto momenti che non si possono spiegare, e questo mi ha lasciato qualcosa dentro, mi ha lasciato sensazioni con le quali non é facile convivere. Ho iniziato a provare paura, situazioni nuove che non sapevo come risolvere. Però sono qui, provando con tutta me stessa a superarle”.
Immaginati di giocare ogni settimana - aggiunge -, aspettando una risposta dal TAS. E questa risposta non arriva mai. Hanno rinviato la loro decisione al mese seguente sette volte, mentre io continuavo a giocare. Sono cose extrasportive che ti rubano la concentrazione, perdi la testa, ti senti indifesa senza possibilità di fare niente. Poi, dopo oltre sei mesi giocando in queste condizioni, ti dicono che ti aggiungono altri 8 mesi di squalifica. Una follia. Trattata come una delinquente”.

“Tornare a sentirmi bene dentro il campo”

Al di là della sanzione, un episodio che ha macchiato per sempre l’immagine dell’atleta di Massa Lombarda, come lei stessa riconosce. “Certo, e questo é molto duro da sopportare. Io ho sempre avuto molta paura del doping. Pablo te lo può confermare. Tante volte é capitato che dottori mi abbiano detto di prendere qualche medicina e io di nascosto non le prendevo, perché non mi fidavo e avevo paura potesse succedere qualcosa. Sembra una cavolata, però tu vai a un torneo e apri bottiglie tutto il giorno, non sei mai sicura al 100%...”.

Dopo essersi soffermata sullo speciale rapporto personale con il suo allenatore Pablo Lozano, aver ripercorso la finale di Parigi e i tanti trionfi in doppio con Roberta Vinci, la Errani spiega che cosa la spinge ancora a lottare. “Non lo so, é molto dura a volte. Quello che più mi motiva é il desiderio di tornare a sentirmi bene dentro il campo. Quando hai brutte sensazioni, ti rimane un sapore molto amaro in bocca. Voglio tornare a sentire buone sensazioni. So che il tempo passa, però voglio recuperare queste sensazioni, non mi importa se devo giocare un 25mila, non mi importa se devo giocare tornei piccoli. Ovviamente ho voglia di tornare a giocare match importanti e tornei importanti, però quello che più mi spinge é vedermi di nuovo sul campo a lottare, soffrire, sentirmi competitiva. Essere lì e dare tutto fino alla fine”.

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“Ritirarmi? Il pensiero c’è stato ma subito accantonato”

Inevitabile anche la domanda su un eventuale ritiro, che la romagnola non dribbla affatto. “Sono sincera, alcune volte mi é passato per la testa il pensiero, però ho subito accantonato questa cosa. Ho vissuto momenti difficili, sia fuori che dentro il campo. Sono arrivata a dubitare di me stessa: “sono ancora capace di giocare a tennis?”. Però continuo.  Continuo perché ho voglia, perché desidero farlo, perché ho voglia di recuperare buone sensazioni, e soprattutto perché ho voglia di superare tutto questo. Voglio superare i miei fantasmi, le mie paure personali, cose che non posso lasciare così come sono. Queste sono cose che quando succedono ti fanno pensare al ritiro, ti invitano a smettere, però io voglio superarle. Non vincere partite, ma vincere i miei limiti, che non voglio che siano come sono ora”.

“Quando deciderò, smetterò senza dire niente prima”

Per il momento ‘Sarita’ non riesce ancora ad immaginarsi come sarà il finale della storia. “E’ difficile rispondere, soprattutto capire come. Vedo come la gente si ritira e mi impressiona, quando David Ferrer si é ritirato ho pianto un sacco. Non credo di riuscire a fare come ha fatto lui, di annunciare “fra un anno mi ritiro” e poi di smettere. Non mi piacerebbe essere così al centro dell’attenzione. Poi vai ai tornei e sono tutti lì per te, é una cosa molto bella ma non credo faccia per me. Quando deciderò, smetterò senza dire niente prima. Credo farò così, però non si sa mai. La cosa più importante é sentirmi di nuovo bene in campo, però poi – se mi sentirò di nuovo bene – perché smettere?”.

In ogni caso senza colpo di teatro stile Flavia Pennetta, che si è ritirata vincendo uno Slam. “Questa é una pazzia, quasi impossibile da fare... Immagino che quando arriverà quel giorno lo sentirò. Ora quello che desidero é tornare a divertirmi, gustarmi i momenti e vedere questa volta fin dove riesco ad arrivare. Come se fosse una seconda carriera. Darò il massimo, alla morte, e vedremo dove arriverò. Se riesco a tornare a dare il massimo di me stessa, cosa posso chiedere di più?”, chiude Sara.

L'ARTICOLO INTERVISTA INTEGRALE

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