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Jacopo Berrettini: "Vi racconto mio fratello"

Il 20enne romano punta alle Quali delle Next Gen Finals e intanto ripercorre l'exploit improvviso di Matteo: "Impensabile vederlo già a questo punto. Se si dovesse montare la testa, gliela smonto io..."

di Stefano Izzo | 29 settembre 2019

A novembre 2017 un Matteo Berrettini appena 21enne affrontava, da 122 del mondo e top 15 Under 21, le qualificazioni per le Next Gen Finals. Era il favorito numero 1 ma il suo cammino si interruppe sorprendentemente al debutto davanti a Filippo Baldi. Sono passati due anni ma sembra essere trascorso un secolo. La storia è nota e ha fatto il giro del pianeta tennistico dopo l’ultimo exploit agli Us Open. Berrettini è numero 13 al mondo e al momento virtualmente qualificato per le Atp Finals di Londra. E’ ancora tutta da scrivere, invece, la storia di Berrettini junior, il fratello Jacopo. Quest’anno con ogni probabilità toccherà a lui cimentarsi con la tagliola delle qualificazioni alle Next Gen Finals, in programma dall’1 al 3 novembre allo Sporting Milano 3. “Speriamo innanzitutto di conservare la posizione e di restare negli otto. Sarà un bell’evento, siamo tutti amici, ci conosciamo molto bene e sarebbe molto stimolante per me. E poi vediamo di ribaltare la tradizione di famiglia in questa competizione” esordisce Jacopo, reduce da un malanno alla schiena, che lo ha costretto ad un mese di stop forzato. “Sto recuperando la condizione, devo ritrovare un po’ di feeling soprattutto nella gestione del match e della fatica fisica. E’ stata una stagione di alti e bassi. Ho raggiunto l’apice in primavera nei Challenger di Barletta e Parma e ho disputato un ottimo torneo di pre-quali agli Internazionali d’Italia, conquistando la wild card per le qualificazioni. Ho giocato bene a sprazzi, vinto e lottato partite di buon livello, ma per il salto di qualità vero e proprio devo avere maggior costanza. Ed è su questo aspetto che dovremo lavorare molto con il mio coach Flavio Cipolla”.

UN SUCCESSO IMPROVVISO E INIMMAGINABILE

Il salto di qualità, appunto, concetto che nell’entourage Berrettini non potrà mai descrivere a pieno cosa è scoccato nella carriera di Matteo. “E’ successo qualcosa di impensabile, e lo dico non perché non abbia fiducia in mio fratello. Già nel 2018 mi ero reso conto di quanto fosse salito il suo gioco nei match con Zverev a Roma e Thiem al Roland Garros. La crescita era evidente, ma pensare ad una semifinale Slam e ritrovarlo numero 13 al mondo a soli 23 anni era inimmaginabile. Ed ha ancora molti margini di miglioramento, a questo punto non so dove possa arrivare. Ne abbiamo parlato al suo ritorno a Roma, si fa ancora fatica a realizzare. Ci abbiamo scherzato su e non siamo riusciti a darci una spiegazione di come sia potuto succedere così improvvisamente. Questo ovviamente funge da enorme stimolo anche per me, non perché penso di arrivare a quei livelli, ma magari la Top 100 (adesso è 473 Atp ndr) potrebbe un domani diventare realtà”.

"SE SI MONTA LA TESTA, GLIELA SMONTO IO"

Una crescita tecnica esponenziale, supportata da una solidità mentale, sulla quale Jacopo è pronto a mettere la mano sul fuoco. Non c’è pericolo che Matteo si monti la testa. “Altrimenti gliela smonto io - ride - Ma sono sicuro che non accadrà. Potrà avere una sbandata, qualche passaggio a vuoto, cosa che ci può stare nella vita di uno sportivo. Sotto il profilo mentale è una roccia, una delle qualità migliori di mio fratello è saper tirare fuori il meglio dalle situazioni, anche le più difficili. Ha affrontato periodi critici dovuti agli infortuni e ne è venuto fuori più forte di prima. E’ un ragazzo semplice, circondato da persone altrettante genuine, dalla nostra famiglia ai suoi allenatori. I nostri genitori ci hanno cresciuto con valori importanti e credo che ora siano orgogliosi di noi”.
Si sono parlati e si sono anche allenati insieme nei giorni scorsi i Berrettini’s brothers dopo il sogno a stelle strisce. “L’ho preso un po’ in giro. Gli ho detto che lo vedevo migliorato anche sul rovescio e finalmente non ero costretto a giocargli soltanto sul dritto” scherza Jacopo che a questo punto, però, è orientato a chiedere uno sconto sulla scommessa nata sui campi svariati anni fa su chi avrebbe fatto più strada nel tennis. “Mi sa che mi conviene chiedere un condono”.
E poi c’è un confronto quotidiano, come è normale che sia tra due fratelli. "Videochiamate in cui ci si confronta sui rispettivi match, senza mai però entrare negli aspetti tecnici. Ci supportiamo a vicenda soprattutto per quanto riguarda le emozioni e le difficoltà che ci troviamo ad affrontare in campo. Lui, avendo più esperienza, mi è di grande aiuto”.

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