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Fabbiano alla carica: “So che posso fare grandi cose”

Dopo i successi sui top ten Tsitsipas e Thiem il pugliese si rituffa nel tour per gli ultimi due intensi mesi di stagione: “Il clic è scattato a Eastbourne e ora scendo in campo convinto di giocarmela con chiunque. Guardo con fiducia alla trasferta asiatica, per chiudere in modo positivo il 2019 e meritarmi la convocazione per le Finali Davis”

di Gianluca Strocchi | 17 settembre 2019

Ha affrontato due top ten in questa stagione e in entrambi i casi li ha sconfitti, prima Stefanos Tsitsipas a Wimbledon e poi Dominic Thiem agli US Open. Niente male per chi come Thomas Fabbiano prima dello Slam su erba non aveva ancora vinto contro nessun avversario compreso tra i primi venti del mondo. Si è insomma scoperto a 30 anni uomo da grandi imprese il ragazzo di Puglia, un metro e settanta di tenacia, intelligenza tattica e ambizione.

“Il clic è scattato ad Eastbourne”

Devo riconoscere che il clic dentro è scattato al torneo di Eastbourne, sull’erba, dove ho raggiunto per la prima volta le semifinali a livello Atp – spiega Thomas, attualmente numero 92 Atp, con un best ranking di 70, settimo italiano nella Top 100 mondiale – Ho rischiato di uscire già nelle qualificazioni contro De Schepper ma l’ho portata a casa giocando male, e anche al primo turno contro Ward ho sofferto, vincendo in rimonta. Poi però il mio tennis è cresciuto e mi sono sentito sempre più a mio agio in campo, sia contro Djere che contro Simon, disputando un match praticamente perfetto e annullando un avversario assai temibile che veniva dalla finale al Queen’s. E anche in semifinale contro Querrey ho giocato davvero bene, la differenza in suo favore l’hanno fatta i 30 ace. In quel torneo mi sono come sbloccato in termini di consapevolezza e fiducia nei miei mezzi, raccogliendo i frutti del lavoro svolto nei mesi precedenti a Bordighera con lo staff che mi segue. Quella è stata la chiave per fare bene poi a Wimbledon, dove la vittoria su Tsitsipas mi ha dato una incredibile spinta interiore, per affrontare con convinzione i successivi impegni sulla terra, a Gstaad, Kitzbuhel e Umago, e anche gli US Open, nonostante un sorteggio che poteva inizialmente sembrare proibitivo”.

“Contro Thiem alta intensità, mi brucia la sconfitta con Verdasco a Wimbledon”

Il nome del giocatore di San Giorgio Jonico era stato infatti abbinato a quello di Dominic Thiem, numero 4 del mondo. “Sapevo di potercela fare anche grazie ai risultati che avevo colto in precedenza, mi sentivo particolarmente bene sul piano fisico e come colpi e sono riuscito a giocare un grande match, sempre con un alto livello di intensità. Certo, l’austriaco non era al cento per cento, debilitato dal virus che lo aveva colpito, però non si è battuto da solo. Diciamo che sono stato bravo a farmi trovare pronto per sfruttare l’occasione”, riconosce Fabbiano, poi però al secondo turno stoppato dal kazako Alexander Bublik, che ha rimontato da due set a zero. “Amaro in bocca? Solo per la sconfitta, perché io ho interpretato il match nel modo giusto, aggiudicandomi i primi due set, poi è stato lui a tirare vincenti di continuo, specie con il servizio. Io alla risposta gli lasciavo un pezzettino di campo e lui piazzava puntualmente l’ace, specie sul 30 pari. Si è giocato tutti i bonus in quella partita, perché poi in quella successiva ha perso tre set a zero dando prova una volta di più della sua discontinuità. Ecco perché, sinceramente, mi è bruciata di più la sconfitta a Wimbledon con Verdasco, che con la sua esperienza mi ha sporcato praticamente ogni palla, impedendomi di esprimere il mio tennis”.

“Felice per l’exploit di Berrettini. Il ristoratore tifoso trasmette una carica speciale”

Lo Slam della Grande Mela è stato illuminato dalle imprese di Matteo Berrettini, giunto sino alla semifinale, con tanto di ringraziamenti in mondovisione al super tifoso Giovanni Bartocci, proprietario del ristorante ‘Via della Pace’, diventato un personaggio anche grazie alla tv. “Sono felice per Matteo, che sta proseguendo un percorso iniziato da Seppi, Fognini e Cecchinato, ed è come se nel tennis italiano chi sale in alto facesse da traino per il giocatore successivo. Quanto a Giovanni, le imprese di Berrettini gli hanno dato notorietà, però rivendico di aver scoperto io per primo il suo ristorante all’East Village, già cinque anni fa. Non è vicinissimo all’albergo, serve il taxi per arrivarci, ma ne vale la pena, perché si mangia davvero bene e poi ci si rilassa. E lui, grande tifoso della Lazio e appassionato dei tennisti italiani, infonde un’energia contagiosa. Non è un caso che gli US Open sono lo Slam in cui ho ottenuto i risultati migliori: il merito è un po’ anche della carica speciale che mi ha trasmesso”.

Ora sette settimane per chiudere al meglio la stagione

Dopo qualche settimana di allenamento, tra Liguria (anche a Sanremo con Fognini) e Monte-Carlo (pure con Auger-Aliassime, tra gli altri), Fabbiano è pronto a rituffarsi nel tour per due mesi fondamentali di appuntamenti sul cemento. “Gioco San Pietroburgo e poi tre tornei in Asia, dove al momento sono nelle qualificazioni, Zhuhai, Tokyo e il Masters 1000 di Shanghai. E poi le prove indoor in Europa, per un totale di sei tornei in sette settimane. Ho bisogno di raccogliere ancora qualche punto Atp per garantirmi un posto tra i primi 100 e quindi essere in tabellone poi in Australia. Spero di riuscirci senza dover partecipare a fine stagione a qualche challenger: uno dei principali motivi d’orgoglio è che quest’anno sono riuscito a costruirmi questa importante classifica solo giocando tornei Atp”, sottolinea Thomas, che dalla fine dell'anno scorso lavora a Bordighera con il coach genovese Federico Placidilli, con l'aiuto di Max Sartori. 

Uno dei principali motivi d’orgoglio è che quest’anno sono riuscito a costruirmi questa importante classifica solo giocando tornei Atp, senza challenger

“Davis? Spero di meritare la chiamata di Barazzutti”

Sono consapevole di aver raggiunto un certo livello di maturità: finalmente stanno emergendo le mie qualità e caratteristiche, scendo in campo con la convinzione di potermela giocare con qualunque avversario. Non voglio peccare di superbia, però dentro di me so che posso fare grandi cose e che il meglio deve ancora venire”, afferma senza tanti giri di parole il pugliese. Il quale ha un desiderio per fine novembre: meritarsi la chiamata di capitan Barazzutti per le Finali di Coppa Davis dopo aver preso parte a febbraio alla trasferta in India. “Fosse per me ci andrei anche a piedi, pure se fosse ancora la tradizionale Davis. Sicuramente la nuova formula è un motivo di interesse in più per questa competizione, che racchiude il fascino di difendere i colori del tuo Paese. Il fatto è che ora siamo sette italiani nei primi 100 della classifica mondiale: quasi sicuramente chi si dimostrerà più in forma nella trasferta asiatica sarà poi convocato per Madrid”.

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