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Lorenzi si rimette in gioco, per tornare in alto

Fresco di collaborazione con l'accademia di Riccardo Piatti, a quasi 38 anni il senese punta deciso a ritrovare i top-100 grazie a un nuovo equilibrio nella preparazione atletica: “Continuando a sottopormi a carichi di lavoro pesantissimi, non riuscivo più a recuperare”

10 agosto 2019

Guai a darlo per finito. Tra quattro mesi, Paolo Lorenzi compirà 38 anni ma non ne vuole sapere di alzare bandiera bianca. Anzi, uscito dai top-100 ATP dopo anni di gioiosa permanenza, ha tutta l'intenzione di tornarci e togliersi ancora belle soddisfazioni. Lo sta dimostrando in modo chiaro nel Challenger di Manerbio - Trofeo Dimmidisì (46.600€, terra), dove aveva giocato soltanto una volta, nel 2004 (nell'edizione in cui ci fu Novak Djokovic). In campo ha confermato una volta di più di possedere un attaccamento incredibile alla partita, una generosità che dovrebbe essere – davvero – un esempio per tutti, i giovani in primis. Dopo la rimonta al secondo turno contro il tedesco Peter Torebko, il toscano – prima testa di serie - ha piazzato una doppietta vincente venerdì, assicurandosi così un posto nelle semifinali. Quella contro il francese Doumbia è stata la sua 402esima vittoria nel circuito Challenger, ad appena 21 lunghezze del leader all-time Ruben Ramirez Hidalgo. A volte l'età sembra farsi sentire, ma partite come questa sono fondamentali per acquisire fiducia, soprattutto quando si stanno provando nuovi meccanismi.

Nuova base a Bordighera

Da qualche settimana, infatti, Lorenzi è entrato nel team di Riccardo Piatti a Bordighera. “Ad aprile ho terminato il rapporto con il coach argentino Walter Grinovero – racconta Paolo – dopodiché sono stato un paio di mesi da solo. A Wimbledon ho parlato con Max Sartori ed è emersa la possibilità di andare a Bordighera, anche perché vivo negli Stati Uniti e avevo bisogno di un appoggio qui in Italia. Ho trascorso una settimana al Centro e c'era Andrea Volpini, l'attuale coach di Sinner, poi c'era la disponibilità di Brandi e ho iniziato con lui. Abbiamo fatto Perugia e Umago: Manerbio è il terzo torneo insieme”.

“Nel 2019 ho vinto meno di quanto aspettassi”

Numero 152 nella Race, la classifica stagionale, il senese è rimasto grossomodo sui livelli dell'anno scorso, ma non gli basta. “Se devo essere sincero, non sono soddisfatto. Speravo – e spero – di fare meglio. Il ranking non è male, ma vorrei comunque tornare tra i top-100. L'anno scorso avevo avuto qualche problema fisico, mentre quest'anno non ce ne sono stati. Semplicemente, ho vinto meno di quanto mi aspettassi. Ma con un esempio come Roger Federer tra i coetanei, senza scomodare il 40enne Ivo Karlovic, “Paolino” ritiene di poter fare qualcosa di importante, magari calibrando diversamente la preparazione atletica.

Preparazione atletica calibrata all’età

Ha sempre lavorato moltissimo, ma a quasi 38 anni il fisico non può essere quello di dieci anni fa. “Fino a qualche mese fa continuavo a provare ad andare a 300 all'ora, ma il fisico non rispondeva più - dice Lorenzi – adesso, con il preparatore atletico, stiamo cercando un nuovo equilibrio. Qualcosa è già cambiato: prima viaggiavo, arrivavo al circolo e mi allenavo subito. Adesso passo prima in hotel, mi riposo, e solo dopo mi alleno. In effetti è stato il mio problema più grande: ero abituato a carichi di lavoro altissimi, ma mi sono reso conto che quando li facevo non ero più in grado di recuperare”. Con questa nuova consapevolezza, Lorenzi prova a rilanciarsi. Lo spirito è sempre lo stesso: indomito e coraggioso.

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