-

Italia regina in Winter Cup Under 12: “Un successo che parte da lontano”

Il capitano azzurro Luca Sbrascini analizza il trionfo del team tricolore: “Abbiamo dimostrato di essere competitivi a livello europeo anche quest’anno, merito di un lavoro cominciato anni fa che sta portando risultati sia in termini quantitativi che qualitativi”. I profili dei protagonisti: Vito Darderi, Raffaele Ciurnelli e Noah Canonico

di Luca Fiorino | 18 febbraio 2020

Un trionfo inseguito da tempo frutto di lavoro, passione, ricerca e progettualità. Dopo esser rimasta a bocca asciutta nelle ultime due finali disputate, lo scorso weekend l’Italia ha finalmente spezzato l’incantesimo conquistando a pieni voti la nona edizione della Winter Cup Under 12.
La squadra azzurra, capitanata da Luca Sbrascini, ha mostrato grandi qualità e un ottimo affiatamento sin dalle prime fasi eliminatorie del girone con sede a Tallinn. Sul veloce indoor di Veska, in Repubblica Ceca, i giovani azzurrini (Vito Darderi, Raffaele Ciurnelli e Noah Canonico) si sono poi fatti valere completando l’opera nella fase finale con un percorso netto: vittorie su Bulgaria ai quarti di finale, Olanda in semifinale e la Slovenia all’atto conclusivo. Un’emozione unica per tutti i ragazzi presenti all’evento, all’interno di un contesto stimolante e amichevole nel quale apprendimento, aggregazione e divertimento costituiscono da sempre i principi fondanti. Quando l’opportunità incontra la preparazione, il successo è nascosto dietro l’angolo.

Italgas è team sponsor della nazionale italiana di Coppa Davis

I SEGRETI DEL SUCCESSO

Un progetto che parte da lontano, a prescindere dalle vittorie ottenute sul campo con l’obiettivo principale di creare atleti di qualità. Lo Junior Club Italia è infatti la strategia dell’attività tecnica e organizzativa della Federtennis volta a far crescere i ragazzi in un ambiente sano tra educazione e cultura sportiva. 

“È un lavoro cominciato anni fa con Michelangelo Dell’Edera fautore di questo progetto - dichiara il capitano Sbrascini -. Un sistema didattico invidiato oggi da diverse nazioni dalla grande tradizione che sta portando risultati sia in termini quantitativi che qualitativi. Si inizia dall’ampia base delle scuole tennis, si passa attraverso i centri di aggregazione provinciale e dai centri di allenamento periferico under 14 fino alle attività del professionismo. Un movimento sensazionale che abbraccia i maestri dei ragazzi e i loro genitori in un’armonia legata non solo all’aspetto tecnico ma anche fisico, alimentare e mentale. Il tutto racchiuso in una rete capillare particolarmente estesa per non perder d’occhio nessuno fra i nostri talenti. Un ringraziamento doveroso va ai genitori e ai maestri prima di tutto. Senza l’impegno e la fiducia reciproca non sarebbe possibile realizzare tutto questo”.

LA SODDISFAZIONE DEL CAPITANO

Difficile nascondere l’entusiasmo dopo questo splendido traguardo raggiunto. "Abbiamo dimostrato di essere competitivi a livello europeo anche quest’anno - sottolinea Luca Sbrascini -. Al di là del risultato sono felice di aver accompagnato i ragazzi in questa esperienza e di averli visti felici e soddisfatti per tutta l’intera trasferta. Il mio compito è quello di proteggerli quanto possibile e di essere un educatore in toto, facendo loro presente che all’estero è fondamentale sapersi adattare a contesti differenti e parlare un’altra lingua quando serve”. 

Un percorso guidato, all’insegna della disciplina e delle prime esperienze. “La maglia azzurra è pesante, responsabilizza e fa crescere in fretta dal punto di vista tecnico e umano - continua Sbrascini -. Bisogna tener presente che parliamo di bambini e che non è facile gestirli e tenere a bada le loro emozioni infantili. Ciò che provo a fare è tirar fuori il meglio da questi ragazzi trovando la strada più opportuna per ciascuno di loro”.
Un arricchimento per i bambini che non si focalizza soltanto sul campo da tennis. “Conversare, interagire con altri ragazzi, socializzare e apprendere cose nuove venendo a contatto con culture e realtà diverse. Questo è il mio scopo oltre a quello prettamente tecnico - chiosa il capitano della rappresentativa azzurra -. Non è un ruolo così agevole ma mi ripaga appieno di tutti gli sforzi profusi”.

PROFILI GIOCATORI

 

VITO DARDERI

Innate doti da lottatore e una spiccata capacità d’apprendimento. Vito Darderi, fratello più piccolo della promessa juniores Luciano, è stato uno dei protagonisti principali nel corso della manifestazione. Negli ultimi mesi è stato affidato alle mani esperte di Mauro Ricevuti con la piena approvazione del papà, attento nel seguire costantemente la crescita del figlio passo dopo passo. Vito, che si divide durante l’anno tra Mar Del Plata e Roma, ha affrontato da solo un viaggio di 14 ore in aereo dall’Argentina pur di giungere a destinazione ed esser pronto all’avventura. Giocatore solido, bambino intelligente e grinta da vendere. Malgrado sia abituato a giocare prevalentemente sulla terra, il piccolo tennista marchigiano d’adozione ha sciorinato un tennis di ottima qualità anche sul duro regolando in più di un’occasione i propri avversari senza conceder loro neanche un solo game nell’arco di tutto il match.

RAFFAELE CIURNELLI

Alto, esplosivo e con una buona completezza di gioco complessiva. Nato in provincia di Orvieto ma cresciuto tennisticamente al CT Giotto di Arezzo, Raffaele Ciurnelli ha impressionato già da piccolissimo nelle sue prime esperienze al Lemon Bowl. È seguito con grande attenzione dal maestro Alessandro Caneschi, il quale si confronta spesso con il capitano della selezione azzurra Luca Sbrascini, che ha modo di monitorarlo costantemente una volta al mese. Nonostante sia chiaramente ancora in fase di sviluppo, Raffaele dispone già di un’ottima meccanica col servizio e di colpi penetranti e ficcanti da fondocampo attraverso cui impone il proprio gioco. Uno stile di gioco divertente e votato all’attacco, che ha fatto le fortune della squadra azzurra in particolar modo in doppio, vera e propria arma vincente nella Winter Cup 2020. A Tallinn, in occasione della fase a gironi, ha preso per la seconda volta in vita sua l’aereo. Prime esperienze di tennis internazionale e di vita a tutto tondo.

NOAH CANONICO

Volenteroso, caparbio e sempre pronto ad ascoltare per imparare e migliorarsi. Le origini del suo nome sono strettamente legate al tennis: doveva inizialmente chiamarsi Yannick in onore di Noah poi per uno strano scherzo del destino i genitori hanno ripiegato direttamente sul cognome del fuoriclasse transalpino. Nato in Valle d’Aosta, Canonico si è trasferito con la mamma a Bordighera nell’Accademia di Piatti per iniziare il proprio percorso formativo in una delle scuole più ambite d’Italia. Seguito dal maestro Francesco De Laurentis, Noah ha conquistato il match di singolare in finale contro lo sloveno Luka Petrovic in meno di un’ora portando a casa un successo prezioso. Il lavoro su di lui è basato su un’attività juniores ridotta e un processo di maturazione improntato maggiormente sulla crescita tecnica e umana.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi