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Azzurrini in Australia, un bilancio in chiaroscuro

“Si poteva fare meglio, ma i ragazzi hanno imparato molto”. Per il Tecnico Federale Giancarlo Palumbo la trasferta degli azzurrini in Australia è stata comunque proficua

di Roberto Commentucci | 31 gennaio 2020

“Va chiarita preliminarmente una cosa: la partecipazione al circuito juniores, come del resto tutte le gare giovanili, costituisce uno strumento di crescita e di verifica del livello, più che un obiettivo di risultato”. Questa la sintesi del Tecnico Federale Giancarlo Palumbo, Responsabile del Settore Under 18, all’indomani di un Australian Open Junior che nonostante la numerosità del nostro plotone (ben 12 atleti al via tra main draw e qualificazioni) ha visto una sola presenza azzurra al terzo turno (la trentina Delai) in un evento che nelle precedenti edizioni ci aveva abituati decisamente meglio, con la semifinale centrata da Cocciaretto nel 2018 e la vittoria di Lorenzo Musetti lo scorso anno. “Certo, vincere è bello, ma quello che conta davvero, a questa età, è la formazione e la costruzione dei ragazzi. Da questo punto di vista, sono pienamente soddisfatto”.

Ma cosa ci ha detto, complessivamente, la spedizione australiana?

Ci ha detto tante cose diverse: ogni ragazzo è diverso, e per ognuno di loro ci sono da fare considerazioni diverse” risponde Palumbo. “In generale, si è in parte verificato quello che temevo: mentre nel torneo di preparazione a Traralgon i nostri ragazzi si sono espressi al meglio (due finali in singolo, una vittoria nel doppio maschile, una finale nel doppio femminile, e tanti ottimi piazzamenti) a Melbourne, nello Slam, con la presenza dei media, dei team dei giocatori professionisti, di tanti addetti ai lavori, la pressione è inevitabilmente salita e non tutti sono riusciti a gestirla al meglio. Ma del resto, questo è uno dei motivi per cui siamo venuti qui e in generale uno degli obiettivi principali dell’attività junior: imparare a convivere con certe sensazioni.

Giancarlo, scendendo nel dettaglio come hai visto i ragazzi? Iniziamo dai maschi.

Una cosa che ho visto è che dobbiamo sicuramente lavorare meglio sui colpi di inizio gioco: le sconfitte di Nardi (contro il lettone Ozolins) e di Cobolli (contro l’ungherese Fajta) sono arrivate contro due giocatori molto potenti, che hanno servito e risposto meglio – a tratti molto meglio – dei nostri: entrambi i match si sono decisi su pochissimi punti, con i nostri, che pure hanno qualità tecniche eccellenti e un bagaglio di soluzioni completo, che non sono riusciti a essere competitivi nei games di risposta, mentre gli avversari hanno prontamente sfruttato le occasioni avute sul servizio dei nostri giocatori, che sono stati meno incisivi su questo fondamentale. Sulla battuta dobbiamo sicuramente migliorare. E non vale solo per Nardi e Cobolli, ma per tutti.

E poi?

In altri casi, vedi Vincent Ruggeri e Maestrelli, vi sono molti margini di crescita nell’atteggiamento in campo: entrambi avevano partite alla loro portata sul piano tecnico, ma, complice anche la tensione di cui parlavo prima, non si sono espressi al meglio, giocando troppo contratti e non sfruttando appieno le loro armi. Stiamo parlando di giocatori che hanno qualità sia tecniche che fisiche importanti e che possono giocare un tennis più aggressivo.”

Uno che ha ben impressionato per il gioco espresso è Matteo Gigante, forse il meno esperto a questi livelli.

Gigante negli anni scorsi era molto più indietro degli altri coetanei, soprattutto a livello fisico, ma è cresciuto tantissimo nell’ultimo anno.” Ci conferma Palumbo. “Mancino, ha la palla che esce veloce e si muove molto bene. Nel suo match di secondo turno ha giocato un gran primo set contro il ceko Svircina, ma ha poi pagato la scarsa abitudine a questi match. Crescerà, così come cresceranno Tabacco, Grammaticopolo e Rottoli, a cui questa esperienza sarà molto utile”.

Ecco, dimmi di Rottoli: ha giocato un gran primo turno, eliminando Von Der Schulenburg, uno dei favoriti...

Si, ha fatto una gran bella partita, esprimendo il 100%. E’ un giocatore molto tecnico, e a dispetto del fisico minuto ha una palla veloce. Nel secondo turno invece non ha espresso lo stesso livello: deve maturare anche sul piano della crescita personale, oltre che su quello fisico”.

Passiamo alle ragazze.

“Beh, su Pigato non c’è molto da dire: ha avuto un sorteggio beffardo, sia a Traralgon, sia a Melbourne, trovandosi ad affrontare la Kudermetova, una delle giocatrici più forti in gara, che la sovrastava sul piano fisico. Ma Lisa ha mezzi importanti e ottima attitudine, è una 2003, può migliorare tanto.”

E veniamo a Melania Delai, che a conti fatti è stata la migliore dei nostri.

Melania ha messo in campo tutto quello che aveva: a Traralgon causa pioggia ha giocato 7 match in due giorni e a Melbourne ha lottato per quasi 3 ore nel terzo turno, prima di cedere, nonostante un infortunio muscolare alla gamba sinistra. Ha dimostrato grande cuore e notevoli qualità fisiche.”

Come e dove può migliorare Melania, secondo te?

“Deve trovare il coraggio di giocare più aggressiva, più dentro al campo, soprattutto nei momenti importanti. Tende a fare troppo affidamento sulle sue qualità di corsa e di difesa, che sono sicuramente sopra la media, ma deve capire che ad alto livello giocare troppo fuori dal campo non paga. Anche perché quando spinge, quando prende l’iniziativa, ha dimostrato di avere numeri importanti. Melania è la classica contrattaccante, è in grado di girare a suo favore l’inerzia dello scambio e possiede ottime soluzioni anche in fase offensiva, a partire dalla prima palla di servizio, che è già buona. Però spesso inizia i match un po' troppo passiva e inizia a far valere le sue doti solo quando va sotto nel punteggio. Deve riguardarsi le sue partite e ripartire da lì: il suo staff ne è pienamente consapevole”.

In conclusione, cosa ti lascia questa trasferta?

Credo che si sia trattato di un momento di crescita importante per tutti i ragazzi, anche se speravamo di fare meglio come risultati: sul piano del comportamento sono stati tutti magnifici, affiatati, disciplinati, corretti. Vorrei menzionare anche Matilde Mariani e Sofia Rocchetti: avevano una classifica più bassa e si sono fermate nelle qualificazioni, ma erano alla loro prima esperienza di questo tipo, hanno buone qualità e trarranno grandi benefici da questa esperienza.

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