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Scuole tennis, i 10 anni del Grand Prix: "Innovazione decisiva"

A partire dal 2012, le scuole italiane vengono classificate in cinque categorie diverse, attraverso le quali si possono muovere a seconda dei progressi compiuti nelle competenze degli insegnanti e nella qualità delle strutture. Un sistema meritocratico che premia i luoghi di allenamento dei ragazzi

15 gennaio 2022

Michelangelo dell'Edera, direttore dell'Istituto di Formazione 'Roberto Lombardi'

Michelangelo dell'Edera, direttore dell'Istituto di Formazione 'Roberto Lombardi'

Basic, Club, Standard, Super, Top. Dal 2012, queste cinque tipologie di scuole tennis rappresentano i cinque gradini attraverso i quali i circoli italiani si possono muovere, a seconda dei mezzi e delle competenze che possono vantare. 

Nel momento in cui vengono rilasciati i ranking di inizio 2022, relativi al lavoro svolto nel 2021, il direttore dell'ISF Roberto Lombardi, Michelangelo Dell'Edera, coglie l'occasione per fare il punto su un sistema che compie i suoi primi dieci anni e che si è rivelato determinante nella crescita complessiva del movimento tricolore, dalle radici al vertice.

Prima di tutto – spiega Dell'Edera – è importante far notare come queste graduatorie vengono determinate: i criteri utilizzati riguardano le competenze degli insegnanti e la bontà delle strutture. Quello compiuto negli ultimi dieci anni è stato un percorso fondamentale perché ha fatto crescere la qualità di entrambi. Fino a far ricadere questi vantaggi molto in alto, rendendoli ben visibili nella quantità dei protagonisti italiani di vertice, non solo tra i pro ma anche tra gli junior. Questo processo di ristrutturazione, che in sostanza ha creato delle vere e proprie scuole di formazione, è stato inoltre multidisciplinare e multisportivo: ha coinvolto tennis, padel, beach tennis. E ha prodotto miglioramenti nella componente tecnica, in quella tattica, in quella fisica e in quella mentale”.

La ristrutturazione andata in scena per mano della Federazione nell'ultimo decennio è stata ancora più importante perché con il 'Grand Prix' si è capito come determinare gli sforzi che il club compie nella proposta didattica, a prescindere dal tesseramento dei ragazzi. Un metodo di valutazione diverso rispetto a quello del Trofeo Fit, che valuta i campionati a squadre e quindi il tesseramento dei giocatori.

Il Grand Prix valuta il circolo di allenamento e le sue metodologie – prosegue Dell'Edera – oltre a verificare quanti bambini vengono convocati nei centri periferici under 14 e 16, oppure a Formia e a Tirrenia. In questo caso non prendiamo in considerazione il tesseramento bensì la provenienza, con i nostri tecnici che vanno nei circoli periodicamente e li conoscono alla perfezione, fino a saperne tracciare un quadro chiaro ed esaustivo”. 

Un ranking che riguarda esclusivamente i giovani. “Non andiamo oltre i 20 anni, perché fino a quel punto riusciamo a monitorare l'attività di base dei circoli, poi diventa più complesso. Ai raduni tecnici di una decina di anni fa arrivavano i soliti maestri dei soliti circoli. Nell'ultima decade abbiamo visto più di seicento scuole che producono ragazzini di qualità. Ma ne abbiamo oltre 1800 in tutto lo Stivale, quindi abbiamo margine per crescere: immaginiamo se anche un solo atleta di buon livello uscisse da ogni scuola...”. 

Il sistema sta pensando a curare più la qualità che la quantità. “E i premi, come le posizioni in classifica, vanno a compensare i sacrifici che i dirigenti fanno investendo sulla crescita dei giovani. Anche i circoli piccoli si stanno strutturando per potersi specializzare. Oggi si rendono conto che è importante curare al meglio ciò che è nelle loro corde. Mentre un circolo grande può essere strutturato più facilmente anche per l'alto livello”.

Michelangelo Dell'Edera, direttore dell'Istituto Superiore di Formazione R. Lombardi

Il vero obiettivo è premiare non solo gli sforzi, ma anche la gestione: per esempio, sarà premiato il circolo che mette non cinque bambini per campo bensì quattro, tre o due. Abbiamo messo in competizione i club per creare i presupposti che facciano in modo di poter passare da una scuola a un'altra nel corso degli anni. Quindi di alzare i parametri per crescere in graduatoria. Una club school, per esempio, cercherà piano piano di strutturarsi per innalzare la sua competenza.

“Tra le componenti che valutano la qualità delle scuole e assegnano il premio – conclude Dell'Edera – c'è anche la partecipazione ai progetti federali, come il Fit Junior Program. Poi, una scuola che punta in alto dovrebbe dotarsi di una struttura con almeno due superfici di gioco. Fino a ieri in Italia si giocava quasi solo su terra, oggi c'è finalmente una consistente presenza di campi in duro, come richiede l'approccio al mondo dei professionisti, che sugli hardcourt assegna circa l'80 per cento dei punti. Ci vorrebbe poi sempre, possibilmente, un campo coperto per dare continuità, con insegnanti con competenze specifiche e tanta passione".

"Oltre a tutte le figure professionali necessarie al di là dei maestri, quindi preparatori fisici, mental coach e tutti coloro che possono contribuire a far crescere una struttura. Prendiamo per esempio coach Tartarini, che nasce da una club school con Lorenzo Musetti e poi ha avviato un percorso che lo ha portato fino al mondo dei pro. I nostri insegnanti girano il mondo con circa 200 allievi impegnati tra gli Under 18: così, il sistema nazionale si confronta con quello internazionale, innalzando il livello delle esperienze dei tecnici. Fino a dieci anni fa andavamo all'estero per copiare, oggi andiamo per essere protagonisti e affinare le nostre conoscenze”.

 

I RANKING DEL GRAND PRIX SCUOLE TENNIS 2021

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