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A bocca aperta leggendo Nick

Dispiacere e amarezza per un’intervista di Nicola Pietrangeli al “Corriere della Sera”. Per la FIT quelli trascorsi da marzo ad oggi sono stati mesi infernali

di | 23 maggio 2020

Nicola Pietrangeli

Grazie al cielo la vita sta finalmente ricominciando, e per vita intendo una certa normalità nelle cose che possiamo (con prudenza) fare senza rischiare la pelle per il coronavirus. Fra queste cose ci sono il Tennis e i suoi cugini Padel e Beach Tennis, privi di pericolosità grazie al distanziamento che impongono per regolamento a chi li pratica.

E’ legittimo sperare che questo ritorno al passato preluda all’imminente ripresa dell’attività agonistica non soltanto nazionale ma anche di quella, più complessa, di livello mondiale, inclusi gli Internazionali BNL d’Italia, che potrebbero essere recuperati a settembre.

Per la FIT, e in particolare per il suo Presidente Angelo Binaghi, quelli trascorsi da marzo ad oggi sono stati mesi infernali, nel corso dei quali è stato necessario occuparsi di mille problematiche diverse, a cominciare da quella più critica di tutte: come salvare la federazione che più di ogni altra vive delle risorse che riesce a generare in totale autonomia (l’87 per cento del totale) da un lockdown che, prevedibilmente, potrebbe finire almeno col dimezzarle, con mancati ricavi per circa 30 milioni di euro. E allo stesso tempo dare un minimo di supporto alle società sportive affiliate per evitare che debbano a loro volta chiudere i battenti (già stanziati 3 milioni).

Per centrare questi due obiettivi prioritari (senza Circoli non c’è la FIT, senza la FIT non c’è il tennis, senza il tennis non c’è chi campa grazie al tennis), è stato a suo tempo chiesto a quanti operano nell’orbita della FIT di accettare di sacrificarsi almeno fino a che tutto il resto del movimento – circoli, giocatori, insegnanti, ecc - fosse a sua volta rimasto a stecchetto. Per cui costi degli organi federali azzerati; riduzione dello stipendio di chi avrebbe comunque dovuto continuare a lavorare; ferie e cassa integrazione per tutti gli altri dipendenti; sospensione dei contratti dei 300 collaboratori esterni del Gruppo FIT; chiusura o sospensione di numerose attività collaterali. Il tutto, ribadisco, anche nell’interesse strategico finale degli stessi sacrificandi.

 

E’ stato dunque con dispiacere e amarezza che stamattina, nell’imminenza di un Consiglio Federale che proprio di riaperture e prospettive di rilancio doveva occuparsi, noi consiglieri abbiamo letto un’intervista di Nicola Pietrangeli al “Corriere della Sera” i cui contenuti erano un po’ brutalmente riassunti nel titolo: “Io maltrattato senza rispetto”.

“Senza rispetto”, in soldoni, perché la sua collaborazione è stata temporaneamente sospesa. “Hanno trattato pochi altri come me: Barazzutti, Palmieri”. Quando in realtà, come dicevamo, i contratti di collaborazione sospesi sono circa 300, tutti.

“Senza rispetto”, perché “la FIT è ricca”. E poco conta che, quando lo aveva preavvertito del provvedimento, Binaghi gli avesse spiegato che la ricchezza della FIT, nascendo da come essa ha saputo costruire un sistema che, in tempi normali, produce ricavi, svanisce nel momento in cui sul mondo si abbatte una disgrazia come quella del coronavirus, perché in tempi di lockdown a pagare di più non sono quelli che vivono di assistenzialismo ma quelli che la propria ricchezza se la costruiscono col lavoro.

“Senza rispetto”, perché “nemmeno lo straccio di una telefonata”. E qui quelli di noi che in questi mesi ci avevano di tanto in tanto parlato sono rimasti a bocca aperta.

“Senza rispetto”, perché “Il 15 giugno a Todi ci saranno i Campionati italiani e non mi hanno neppure invitato”. E qui a bocca aperta ci sono rimasti anche tutti gli altri, perché di fare gli Assoluti a Todi lo dovevamo decidere proprio oggi. (E soltanto più tardi abbiamo in effetti deciso che, se il Governo autorizzerà le competizioni sportive, gli Assoluti ci saranno davvero. Il 22 giugno…). Come facevamo a invitare qualcuno (ammesso che Nick debba essere invitato, visto che ogni circolo italiano è casa sua) a un evento che era soltanto un’ipotesi?

Insomma, anche se Nick lo conosciamo tutti (io da 50 anni, e vi giuro che fra tutti i grandi campioni di ogni sport che ho conosciuto e frequentato in vita mia, lui è uno di quelli a cui voglio più bene e stimo di più), ci siamo rimasti davvero male, perché lui, oggi, non è soltanto l’”Ambasciatore” al quale da vent’anni (rimuovendo l’ostracismo decretatogli dagli ex presidenti Galgani e Ricci Bitti) abbiamo affidato con orgoglio il compito di essere rappresentati in giro per il mondo e per il Paese, ma è l’icona vivente del tennis italiano. In quanto conclamatamente tale, davamo per scontato che il benessere del tennis italiano gli stesse a cuore più del suo.

Mistero… Che non sarebbe tale soltanto se Nick si fosse fatto strumentalizzare da qualcuno che il tennis italiano non lo ama quanto sarebbe tenuto a fare. L’esperienza mi ha insegnato che tutto è possibile, a questo mondo, e che non sempre le persone sono quel che sembrano. Però Nick è Nick, non è possibile che sia davvero successo qualcosa del genere.


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