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Noi pronti e sicuri, grazie al Governo

Il tennis italiano uscirà dalla quarantena due mesi dopo esserci entrato. Per ricostruire in toto il mondo di prima resta ancora tanto da fare, ma questo passo, il primo, era forse il più difficile. La FIT ha già predisposto alcuni strumenti che sosterranno il suo popolo nella lunga e complessa marcia che ci attende

di Giancarlo Baccini | 26 aprile 2020

Giorno più giorno meno, il tennis italiano uscirà dunque dalla quarantena due mesi dopo esserci entrato, vale a dire all’indomani dell’ultimo atto ufficiale del 2020, la vittoria degli azzurri in Coppa Davis contro la Corea del Sud a Cagliari.

Due mesi… Nel mondo normale, quello nel quale vivevamo prima, un periodo di questa durata si sarebbe meritato l’avverbio “appena”. Nel mondo del Covid-19, invece, questi due mesi non soltanto sono apparsi equivalenti a un’eternità nella nostra percezione soggettiva ma hanno prodotto danni oggettivi quali nessun altro evento avrebbe potuto causare in così poco tempo.

La pandemia ha colpito lo sport più duramente di molti altri settori di attività, impattando in maniera devastante su un mondo che, specie nel nostro Paese, vive di associazionismo, di volontariato, di attaccamento ai valori etici sui quali è fondato e soprattutto di sacrifici. Decine di milioni di persone che di punto in bianco hanno visto crollare le fondamenta delle attività che svolgevano e farsi oscuro e angoscioso l’orizzonte del futuro.

Adesso il virus rallenta ma per molte, troppe, di queste persone l’orizzonte è ancora buio, perché i meccanismi del contagio non consentono di mettersi del tutto alle spalle il pericolo. Noi del tennis, invece, siamo più fortunati. Lo sport che amiamo, infatti, non è soltanto il più adatto ad essere praticato ad ogni età e a tenere in salute il nostro corpo e la nostra mente: è anche intrinsecamente il più sicuro grazie al fatto che chi lo gioca deve restarsene per regolamento lontano dall’avversario. Ritoccandone i rituali con qualche accorgimento di buon senso, insomma, possiamo dire che è a prova di contagio.

Ora che questa peculiarità è stata ufficialmente riconosciuta, è doveroso, da parte dell’intero movimento tennistico nazionale, ringraziare il Governo per aver condiviso le indicazioni e le rassicurazioni che la FIT, nell’ambito di un corretto rapporto istituzionale, aveva a suo tempo fornito al Ministro dello Sport Spatafora.

Mentre la luce dei riflettori mediatici si rivelava irresistibile nell’attirare le falene, anche le più illustri, soltanto sulla sfarfallante ribalta del dibattito calcistico (“Serie A sì o Serie A no?”), chi lavorava restandosene zitto ma presentando dati e programmi a chi di dovere, è riuscito a contribuire alla decisione di evitare la facile tentazione di sottrarsi a ogni responsabilità trattando tutti gli sport alla stessa maniera, senza prenderne in considerazione le caratteristiche. E’ anche grazie a questo contributo che la gente – la nostra e quella che per non restare ancora sul divano di casa volesse venire ad assaggiare i piaceri del tennis – avrà finalmente la possibilità di tornare a tutelare la propria salute e a ritrovare un po’ di normalità.

Per ricostruire in toto il mondo di prima resta ancora tanto da fare, certo. Ma questo passo, il primo, era forse il più difficile. La FIT ha già predisposto alcuni strumenti che sosterranno il suo popolo nella lunga e complessa marcia che ci attende. Adesso laviamoci bene le mani e riscaldiamoci i muscoli. Poi ci daremo dentro con la passione di sempre.
Buon tennis a tutti!


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