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Appello presidente FIN: “Associazioni sportive muoiono: salviamole”

In un’intervista al Giornale Paolo Barelli, numero uno della Federazione italiana nuoto, la più vincente a livello internazionale, lancia un grido d’allarme: “Dobbiamo proteggere le società sportive: l’emergenza le sta distruggendo”. “Servono crediti a tasso zero in 10 anni e 200 milioni a fondo perduto”.

20 aprile 2020

La verità è che molte norme di sicurezza e contenimento resteranno in piedi fino a che non ci sarà il vaccino. E questo potrebbe significare la morte dello sport in Italia».

Sono le prime parole allarmate di Paolo Barelli, presidente delle Federazione Italiana Nuoto, la Federazione che più di ogni altra ci porta medagli olimpiche, titoli mondiali ed europei, nell’intervista pubblicata oggi da “il Giornale” a firma di Benny Casadei Lucchi.

Un intervento significativo il suo (è anche presidente della Lega europea del nuoto e deputato di Forza Italia) che descrive uno scenario che richiede interventi tempestivi e decisi.

«La cautela dettata dagli esperti va seguita, ma come per tutte le altre attività produttive, se non si interviene a livello economico e con una visione aperta, basata più sulla prevenzione che su norme che limitino solo la frequenza nei luoghi, è chiaro che palestre, piscine e centri sportivi rischieranno a breve di chiudere».

La sua preoccupazione non è rivolta solo allo sport di vertice.

Si discute tanto di sport agonistico, ma proviamo un attimo a parlare di semplice attività motoria. Che poi vuol dire salute. Potrebbe sparire. Per questo in settimana abbiamo presentato un ordine del giorno nell'ambito della legge olimpica per Milano-Cortina che vincola il governo a fare in modo che nell'organizzazione dei Giochi siano realizzati dei risparmi da destinare alle associazioni sportive e allo sport di base».

Secondo lui i 600euro per i collaboratori sportivi e la cassa integrazione per i lavoratori dipendenti in ambito sportivo non bastano.

«II ministro Spadafora si sta battendo per lo sport di base ma è ancora troppo poco, serve un intervento deciso del governo. Pensando in positivo, e cioè che fra qualche mese gli impianti possano riaprire, la verità è che per allora rischieremo di trovarli falliti. Bisogna poter accedere al credito sportivo però con tempistiche di restituzione diverse, 5 anni sono troppo poco; e, soprattutto, sono necessarie risorse a fondo perduto, un'iniezione economica come sta avvenendo in altri Paesi d'Europa».

Bisogna salvare le associazioni sportive che in Italia anima, corpo e motore del movimento sportivo, di base e di vertice.

«Qui lo sport poggia esclusivamente sulle spalle delle associazioni sportive – insiste Barelli - e gli impianti, anche quelli pubblici, non sono gestiti dai Comuni perché non avrebbero i soldi per poterlo fare. Cosa che invece accade altrove in Europa. Ecco perché dico che se queste strutture dovessero fallire, con esse morirebbero l'attività motoria e lo sport, compreso quello agonistico...”

“La Pellegrini, Paltrinieri, il Settebello, Tortu e gli altri nascono dalle società sportive, non nascono dai camp universitari o da altre istituzioni pubbliche come avviene oltre confine. Quanti impianti sportivi gestisce il Comune di Roma? Nessuno. Quanti quello di Parigi? Molti, se non tutti. Tornando a noi, penso agli anziani, alla loro attività motoria, anch'essa viene da sempre garantita presso le strutture private. E per questo parlo di un'emergenza che riguarda tutti. Movimento vuol dire salute, e salute significa gravare meno sulla spesa sanitaria».

Barelli fa anche una stima di quanto servirebbe per un sostegno concreto.

«A breve è prevista un'erogazione al credito sportivo di 100 milioni. È troppo poco. Servirebbero il triplo, il quadruplo. E da non restituire in cinque anni, ma almeno nel doppio del tempo. E servirebbero risorse a fondo perduto. Però al momento nulla. Come Forza Italia ho presentato un emendamento al Cura Italia assieme al collega Marin per destinare 200 milioni a fondo perduto allo sport dilettantistico e che garantisca un credito d'imposta del 60% per le locazioni di impianti privati. E stiamo chiedendo l'introduzione, appunto, dei voucher, oltre alla rateizzazione dei canoni, lo slittamento delle bollette e la cassa integrazione fino ad ottobre».

 

Qui il testo integrale dell’intervista pubblicata oggi da il Giornale

Il momento è molto delicato anche dal punto di vista della gestione politica dello sport e il presidente della Fin ha le idee chiare in questo senso.

«Penso che il nostro sia un Paese di esagerazioni e di strumentalizzazioni. È evidente che il pallone stia in cima ai pensieri dei cittadini e trovo normale che se ne parli così tanto. Ma il calcio risolva dentro casa sua i propri problemi. Non credo sia opportuno entrare a gamba tesa come ha fatto il presidente del Coni Malagò, anche perché vorrei ricordare che molta confusione, al tempo, è stata creata pure da lui con un commissariamento della Federazione calcio molto improbabile. Io non accetterei che la Figc si mettesse a parlare di quel che deve fare il nuoto. Il calcio tornerà, cosi come gli altri sport, quando il governo darà il via prima agli allenamenti e poi alle partite. Gravina, come noi, auspica che ciò avvenga al più presto ma sa che le norme sanitarie non le fa lui... I meccanismi interni legati ai diritti tv o quando finire o non finire il campionato sono problema del calcio e non devono esserci interventi dall'esterno».

E parlando delle iniziative e del ruolo del Presidente del Coni afferma: «Ha voce in capitolo parlando di sport ma dire se un campionato debba essere chiuso adesso o prorogato questo fa parte dell'autonomia di una federazione. Non si può invocare l'autonomia solo quando ci pare... Piuttosto, parlando di federazioni, vorrei che il governo, Sport e Salute e magari anche il Coni s'interessassero a come possono andare avanti le Federazioni virtuose, che fin qui non sono gravate sulle casse altrui, ma che oggi per via dell'emergenza virus si ritrovano con il 20-30% in meno di entrate mentre devono preparare gli azzurri per le olimpiadi. Mi spiego meglio: Federica Pellegrini è vero che vive di fianco a un centro federale, ma la Federazione nuoto è in grado a maggio, se si riprendono gli allenamenti, di riaprire solo per 3 o 4 atleti l'impianto di Verona che costa ogni giorno 5000 euro, senza che il pubblico pagante lo possa utilizzare? Per cui mi piacerebbe che il presidente del Coni, che ha direttamente delle responsabilità sulla preparazione olimpica, chiamasse le Federazioni che hanno atleti in aria olimpica e dicesse 'scusate, ma come cacchio riprenderete gli allenamenti, come pensate di farcela?' Tanto più che gli atleti rivali, in alcuni Paesi, penso alla Svezia, hanno interrotto meno la preparazione mentre i nostri sono fermi da un paio di mesi; e per quanto lo resteranno ancora? Anche per questo abbiamo dato il via a un comitato scientifico con dentro virologi e professori igienisti per dare un supporto al governo nello stabilire nuovi protocolli per l'utilizzo degli impianti che siano congrui per i campioni e anche per gli utenti comuni».

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