<![CDATA[ News della Federazione Italiana Tennis ]]> Mon, 22 Dec 2014 19:27:46 UTC <![CDATA[ IL FILM DEL 2014 – MARZO - Flavia conquista la California ]]> Ci riesce sconfiggendo, con partite memorabili, la fresca campionessa di Melbourne Li Na e la numero 2 del tabellone, Agnieszka Radwanska. Non le basterà per tornare tra le prime dieci del mondo, ma è più che sufficiente per farla entrare ancora più in profondità nella leggenda, a 32 anni compiuti.

Sul versante maschile, dopo la parentesi furoreggiante di febbraio, ad Indian Wells Fabio Fognini non riesce ad incidere, ma la sua presenza nel box di Flavia per tutto il torneo femminile dà il via alle chiacchiere su quella che nei mesi seguenti si confermerà essere la nuova coppia numero 1 del tennis italiano. Il torneo si chiude con la rivincita tra Novak Djokovic e Roger Federer: a due settimane dalla sfida di Dubai, è Nole a sorridere conquistando una finale decisa al tiebreak del terzo set.

Tutti insieme appassionatamente, i migliori tennisti e tenniste del mondo si spostano in Florida. A Key Biscayne si svolge la seconda ed ultima tappa della tanto anomala quanto tradizionale “march madness” tennistica: a stretto giro di posta, due Masters 1000 e due Premier Mandatory in formato combined.
Il torneo maschile vede Novak Djokovic centrare il suo quarto titolo a Crandon Park, completando la sua seconda doppietta Indian Wells/Miami. Questa volta, a cedergli in finale, c'è Rafael Nadal: il maiorchino non riesce ad opporre resistenza, in un match a senso unico.
Il tabellone femminile torna invece ad essere appannaggio della sovrana: Serena Williams sconfigge Li Na in finale, iniziando a ristabilire le gerarchie. Rimarrà anche l'ultima finale della carriera della tennista cinese.



Circuito femminile – Titoli

Pennetta (Indian Wells), Serena Williams (Miami)


Circuito maschile – Titoli

Djokovic (Indian Wells, Miami) ]]>
Mon, 22 Dec 2014 07:15:56 UTC
<![CDATA[ DIECI RICORDI SOTTO L’ALBERO - La top-10 2014: imprese, ritiri e resurrezioni ]]>
STAN(DING) OVATION
Stan Wawrinka ha aperto la strada. Se escludiamo lo Us Open di Del Potro, i Fab Four monopolizzavano gli Slam da nove anni. Il trionfo dello svizzero in Australia ha fatto capire che la dittatura poteva trasformarsi in democrazia. E il resto della stagione, in effetti, ha dimostrato che i primi non sono così irraggiungibili. Per la prima volta abbiamo avuto la sensazione che gli inseguitori non partissero già battuti. Il cambiamento, mentale ancor prima che tecnico, è arrivato grazie all’impresa di Stan. Un’impresa giunta nel migliore dei modi: con il gioco. Ha costruito un tennis da Re attorno a un rovescio da Imperatore. E se qualcuno obietta che Nadal aveva la bua alla schiena durante la finale, è opportuno ricordare che nei quarti lo svizzero aveva frantumato un Djokovic che sembrava imbattibile. E ha messo fine alla sua striscia di semifinali consecutive in uno Slam. Federer gli doveva una birra. Ha fatto di più, perdendo da Stan la finale di Monte Carlo.

FLAVIA REGINA DEL DESERTO
Il torneo di Indian Wells ha un solo problema: si gioca troppo lontano dall’Italia. E le 8-9 ore di fuso orario impediscono di godercelo appeno. Ma da quando Mister Larry Allison, patron di Oracle, lo ha scelto come giocattolo personale, è diventato il torneo più importante dopo gli Slam. Lo dicono le cifre, dalla grandezza del campo centrale (il secondo più grande del mondo) ai montepremi bulimici. Per questo, il trionfo di Flavia è di quelli che si ricorderanno per sempre. E’ il più importante per una tennista italiana, secondo soltanto allo strepitoso Roland Garros della Schiavone. Una vittoria resa ancora più bella dal vissuto di Flavia, che 12 mesi prima aveva ancora un polso sfilacciato. E’ maturata nel modo più bello: l’azzurra è stata più forte delle terrificanti folate di vento contro la Townsend, ha annientato la classe di Na Li e avrebbe battuto la Radwanska anche se la polacca fosse stata al 100%. Al netto del piccolo colpo di fortuna, la brindisina continua ad essere in credito con la sorte. Ma almeno, nel suo album dei ricordi, ci sarà una splendida foto con lei, la coppa, la bandiera italiana, le palme e il deserto. Come una regina.

FOGNINI CI RIPORTA IN ALTO
Le difficoltà della seconda parte della stagione non cancellano i primi mesi di Fabio Fognini. Le statistiche ricordano il successo a Vina del Mar, ma fino ad aprile non ha sbagliato un torneo. Finale a Buenos Aires, ottavi in Australia, a Indian Wells, a Miami. Ma i capolavori li ha fatti in Davis. A Mar del Plata ha disintegrato l’Argentina, poi a Napoli è stato più forte di un problema fisico e ha dato una lezione a Andy Murray, riportando l’Italia in semifinale dopo 16 anni. In quei quattro mesi ha persino inventato un colpo “alla Fognini”: il dritto incrociato in corsa, tanto prevedibile quando imprendibile. Quando glielo vedremo rigiocare, allora saremo certi che Fabio è tornato quello di inizio 2014, quando valeva ampiamente i migliori. Oggi è ancora numero 20 ATP (non succedeva dai tempi della TV in bianco e nero che un italiano non chiudesse due stagioni di fila tra i primi 20) e, smaltito il periodo di assestamento, è pronto a ripartire.

175.978 BUONI MOTIVI
Gli Internazionali BNL d’Italia hanno vissuto un’edizione straordinaria. Sul piano tecnico non si poteva chiedere di meglio, con la finale tra i primi due di allora (Djokovic e Nadal) e una splendida Errani finalista tra le donne, ma è stato un trionfo organizzativo. A un certo punto, sembrava che il Foro Italico potesse esplodere da quanto era grande l’entusiasmo del pubblico. Mercoledì 14 maggio, oltre trentamila persone (30.026) hanno varcato i cancelli. Uno spettacolo nello spettacolo. Ciò che piace, del pubblico del Foro Italico, è il mix tra passione e competenza. I ragazzini sono pronti ad aspettare ore per lo scarabocchio di un idolo, mentre gli adulti sanno apprezzare la qualità del gioco, che fosse Federer sul centrale o Golubev-Youzhny su un campo secondario. La battaglia (seria) ai bagarini e all’eccesso dei biglietti omaggio ha regalato un salto di qualità “culturale” al torneo.

L’IMPERATORE DELLA TERRA
Dopo un 2013 trionfale, Rafael Nadal è stato perseguitato dagli infortuni. Prima la schiena, poi il polso, infine l’appendicite, gli hanno impedito di lottare per il numero 1. Ma sulla terra battuta è sempre il più forte. Quando è piombato 5-2 al terzo nella finale del Roland Garros contro Novak Djokovic, il serbo si è voltato verso il suo clan con aria spiritata. Come a dire: “Questo qui non è un essere umano”. In effetti, vincere per nove volte lo stesso titolo del Grande Slam è clamoroso, irripetibile. E pensare che arrivava dalla stagione “rossa” meno vincente di sempre. Djokovic lo aveva battuto a Roma, era carico come non mai. Parigi è l’unico Slam che gli manca, lo voleva a tutti i costi. Ma un Nadal in salute, sulla terra e al meglio dei cinque set, è imbattibile. E pensare che durante il torneo aveva sentito un po’ di dolore alla schiena. Zio Toni l’ha ignorato, sapeva che era l’unico modo per non concedergli alibi. E il nipote lo ha ripagato, parlandogli fitto fitto dopo il matchpoint. “Ci vuole un’ambulanza per portarmi via” gli avrebbe detto. Pochi minuti dopo, Bjorn Borg gli ha consegnato il trofeo. Ma sapeva di stargli passando qualcosa di più importante: lo scettro del più grande di sempre sulla terra battuta.

URAGANO KYRGIOS
Quando Rafael Nadal si è preso la rivincita su Lukas Rosol, che un paio d’anni fa lo aveva battuto a Wimbledon, si pensava che potesse arrivare in fondo. Ma non aveva fatto i conti con l’uragano di Canberra, aria da spaccone e tennis devastante. Secondo alcuni, ha la potenzialità per dominare il tennis per una decina d’anni. Non sappiamo se sarà così. Di certo, prima ha cancellato 9 matchpoint a un attonito Gasquet (record stagionale), poi sul Centre Court ha mostrato il carattere dei grandi. Bim, bum, bam, Nadal ridotto a comparsa e irriso da un colpo sotto le gambe, fronte alla rete. Nick ha chiuso con un ace, ridando gloria agli australiani che avevano dimenticato certe sensazioni. Non aveva più energie e si è arreso a Raonic, ma quel giorno è nata una stella. Siamo pronti a scommetterci.

FEDERER NON SALE SULL’OTTOVOLANTE
La finale di Wimbledon è stata il match dell’anno. Di più: è stata una delle cinque più belle nella storia dei Championships. Merito di Novak Djokovic e Roger Federer. Il risultato più giusto sarebbe stato il pareggio, ma il tennis è bello anche perchè manca l’X in schedina. Contro un Djokovic al top delle energie psicofisiche, Federer ha giocato una partita eccezionale per qualità e coraggio, mostrando una condizione atletica quasi paranormale per un 33enne. Sotto due set e uno e 5-2 nel quarto, ha vinto cinque giochi di fila che lo hanno portato a un set dall’ottavo Wimbledon, come non è mai riuscito a nessuno. Ha avuto una palla break sul 3-3 del quinto, ma Nole l’ha giocata da campione. E alla fine ha vinto lui, presentandosi al matrimonio (celebrato pochi giorni dopo) con il settimo Slam in tasca. “Grazie per avermi fatto vincere” ha sibilato durante la premiazione. Se Federer avesse vinto, oltre a scatenare un merchandasing già pronto a celebrare il 18esimo Slam, probabilmente avrebbe chiuso l’anno al numero 1.

BAMBOLINA BOUCHARD CORRE SUI PRATI
Non ce ne vogliano Serena Williams e le altre vincitrici Slam, ma il nome nuovo del 2014 è stata Eugenie Bouchard. La canadese ha tutto per piacere: alta, bella, bionda, viso da bambolina di porcellana. E, dettaglio che non guasta, vince. Dopo le semifinali in Australia e a Parigi (con annessa polemica con la Sharapova), a Wimbledon ha azzeccato due settimane d’oro. Convinta e sicura di sè, pensava di vincere. Invece la Kvitova l’ha sculacciata in due set e la seconda parte dell’anno non è stata un granchè. Subito fuori a Montreal, non si è mantenuta sui livelli di inizio stagione. Con personalità, è corsa ai ripari e ha detto addio a coach Nick Saviano. Già che c’era, è entrata sotto l’ala protettiva di IMG che le ha fatto firmare anche un contratto come modella. Non ama la Sharapova (una foto scattata alla vigilia della WTA Finals ha immortalato l’assenza di...’rapporti diplomatici’), ma dovrà prendere esempio dalla russa per la capacità di combinare tennis ed extra-tennis. Dovesse farcela, resterà a lungo tra le migliori.

IL RITIRO DI NA LI
Il palmares della cinese, tutto sommato, non lascia a bocca aperta. Ha vinto due Slam, ok, ma poco altro. Un totale di nove tornei e tante sconfitte inattese. Ma è stata (e resta) un personaggio fondamentale nella storia del gioco. Ha fatto scoprire il tennis a un miliardo di cinesi, che fino a qualche anno fa pensavano che la racchetta servisse solo per il ping pong. La sua ribellione allo statalismo cinese, che usurpava i prize money agli sportivi, ne ha fatto un simbolo di libertà. Anche per questo, forse, la Nike le ha concesso di mettere un badge pubblicitario sulla divisa da gioco (nemmeno Federer e Nadal hanno questo privilegio). Ha iniziato alla grande, vincendo un Australian Open che sarà ricordato per lo spassoso discorso post-vittoria. Poi il fisico ha iniziato a presentare il conto. Dopo la sconfitta a Wimbledon si è presa due mesi per riflettere, poi ha capito di non avere più benzina. Il 19 settembre ha annunciato il ritiro, evitando di giocare i tornei di Wuhan e Pechino. Il primo, nella sua città natale, era stato organizzato apposta per lei. Na Li c’è andata lo stesso, ma anzichè tirare dritti e rovesci, ha dispensato lacrime.

FINALMENTE SVIZZERA!
“Eh, però non ha mai vinto la Davis”. Era la critica (legittima) mossa al palmares di Federer, che negli anni più prolifici aveva messo in secondo piano l’Insalatiera. A 32 anni ha siglato un patto d’acciaio con Wawrinka e hanno portato a fondo la missione. Che facessero sul serio si era capito al primo turno, quando sono andati in Serbia subito dopo l’Australian Open. Curiosamente, il match più difficile è stato quello contro il Kazakistan. Sotto 1-2 dopo la seconda giornata, si sono risollevati appena in tempo. Dopo aver battuto un’orgogliosa Italia in semifinale, hanno cucito il weekend perfetto allo Stade Pierre Mauroy di Lille. Federer aveva male alla schiena, la netta sconfitta contro Monfils aveva preoccupato. Ma Wawrinka, superate le scorie del piccolo diverbio di una settimana prima al Masters, gli ha teso la mano nel momento del bisogno. Hanno giocato un doppio perfetto, grazie anche ai consigli del guru David Macpherson (coach dei gemelli Bryan), poi Federer ha sigillato il punto decisivo. Dopo l’ultima smorzata, 26 cantoni sono esplosi di gioia insieme al loro figlio prediletto. Lui ha detto di aver gioito più per i compagni che per se stesso. Di certo non l’ha fatto per i soldi, visto che ha lasciato i premi a Wawrinka, Lammer e Chiudinelli, ma quel buco nel palmares gli dava noia. Una noia che oggi non c’è più. ]]>
Mon, 22 Dec 2014 07:12:06 UTC
<![CDATA[ NADAL PREPARA IL RIENTRO - ”Mi interessa solo essere competitivo” ]]> ”In questo momento della mia carriera l’unica cosa che mi rende veramente felice è poter essere competitivo. Non mi importa essere numero uno, due o tre del ranking. Quando partecipo ad un torneo posso vincere o perdere ma quello che mi interessa è poter competere in buone condizioni contro qualsiasi avversario”. Parola di Rafa Nadal da Manacor. “Volare basso”, almeno in chiave di dichiarazioni, è sempre stata una prerogativa dello spagnolo. Forse anche con un pizzico di scaramanzia in vista dell’imminente rientro nel circuito, l’ennesimo ritorno dopo un infortunio.
Meglio: degli infortuni, se si guarda alla stagione appena conclusa. Schiena, polso, appendicite - senza dimenticare le “solite” ginocchia - ed un 2014 che in pratica si e chiuso con l’uscita di scena negli ottavi di Wimbledon per mano di Kyrgios. Dopo lo Slam londinese è infatti arrivato il problema al polso destro e il 28enne maiorchino, rientrato a fine settembre a Pechino, ha giocato in tutto sette partite in tre tornei (Pechino, Shanghai e Basilea) con un bilancio di quattro vittorie e tre sconfitte (i ko con Klizan, Feliciano Lopez e Coric).
“Prova generale” del rientro sarà la ricca esibizione di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti (1-3 gennaio), giunta alla sua settima edizione, dove Nadal è la seconda testa di serie alle spalle di Djokovic (in campo anche Stanislas Wawrinka, Andy Murray, Jo-Wilfried Tsonga e Gael Monfils): lo spagnolo esordirà il 2 gennaio contro il vincente di Murray-Monfils.
Molto più probante sarà certamente l’Atp di Doha (5-11 gennaio), in Qatar, dove Nole e Rafa saranno ancora le prime due teste di serie e dove lo spagnolo deve difendere il titolo conquistato lo scorso anno.

L’obiettivo dichiarato, però, è quello di essere in piena forma per gli Australian Open di Melbourne (19 gennaio - 1° febbraio): Nadal sta completando la preparazione sul veloce, superficie sulla quale giocherà per tutto il primo mese del 2015. Il maiorchino, attualmente numero tre del ranking mondiale dietro Djokovic e Federer, la scorsa stagione ha disputato soltanto 26 partite sul veloce (bilancio: 20 vittorie e 6 sconfitte). Rafa ha ricominciato ad allenarsi il 1° dicembre dapprima con una certa circospezione e poi a pieno ritmo: “osservata speciale” la schiena, che lo scorso anno gli impedì di giocarsi al meglio le sue chance nella finale degli Aus Open contro Wawrinka, per verificare se il trattamento a base di cellule staminali al quale lo spagnolo si è sottoposto a novembre stia sortendo gli effetti sperati. A fare da “sparring partner” di lusso al detentore di 14 trofei Slam negli ultimi giorni è stato il francese Richard Gasquet, che ha scelto Manacor ed il compagno dei tornei giovanili - presumibilmente su consiglio di coach Sergi Bruguera, spagnolo pure lui - per provare a riscattare un 2014 decisamente negativo. I due, entrambi classe 1986, nati ad appena quindici giorni di distanza (Nadal il 3, Gasquet il 18 giugno), sono amici nonostante i 13 successi di fila di Rafa negli scontri diretti e nonostante Richard non riesca a strappare un set da oltre sei anni (Toronto 2008). A dirla tutta Gasquet ha vinto una sola volta contro Nadal, nel 1999 a “Le Petits As” di Tarbes. Due, se si considera anche il challenger di St. Jean de Luz nel 2003 quando lo spagnolo si ritirò dopo aver perso 62 il primo set. Dopo Coric e Carreno-Busta, Rafa si è dichiarato molto soddisfatto di potersi allenare col suo vecchio amico: ”E’ importante aumentare il ritmo e trovare compagni di allenamento che mi aiutino a farlo: Richard è perfetto”. C’è da augurarsi che valga lo stesso discorso anche per Gasquet.
]]>
Mon, 22 Dec 2014 08:35:03 UTC
<![CDATA[ QUANDO IL GIOCO SI FA DURO … - Milos Raonic è “mister tie-break” ]]>
giocatore tie-break vinti/persi percentuale
Milos Raonic 39 - 13 ( .750)
Richard Gasquet 16 - 6 ( .727)
Fabio Fognini 12 - 5 (.706)
Gael Monfils 14 - 6 (.700)
John Isner 42 - 22 (.656)

Per quanto riguarda Raonic, che in questa stagione ha tirato la bellezza di 1.107 ace, ha vinto al tie-break cinque set di fila nei primi tre turni del torneo di Washington dove poi si è aggiudicato il titolo. Addirittura Isner ha vinto sei tie-break su sette negli undici set disputati per vincere il torneo di Auckland.
]]>
Sun, 21 Dec 2014 07:19:31 UTC
<![CDATA[ BUON COMPLEANNO EVERT - Chris è stata la prima numero uno della Wta ]]> E’ stata la prima numero uno del ranking Wta istituito il 3 novembre 1975 e in 18 anni di carriera, dal 1972 al 1989, la bionda tennista statunitense ha vinto tutto restando in vetta alla classifica mondiale complessivamente per 260 settimane, chiudendo al comando la stagione per 7 volte: 1974, 1975, 1976, 1977, 1978, 1980 e 1981. Vanta 157 titoli, di cui 18 dello Slam come la sua amica e storica rivale Martina Navratilova: 7 Roland Garros, 6 US Open, 3 Wimbledon e 2 Australian Open. Meglio di loro ha fatto solo la tedesca Steffi Graf, con 22 trionfi nei major. Ma la Evert detiene due primati assoluti, sia tra le donne che tra gli uomini, difficilmente battibili: quello delle finali Slam disputate (34) e quello della percentuale di match vinti (1.309 contro 146 persi, l'’89,96%). Una percentuale che sulla terra battuta diventa mostruosa salendo addirittura al 94,55% (382 contro 22). Proprio su questa superficie ha centrato l’incredibile striscia positiva di 125 vittorie consecutive tra il 1974 e il 1979. Insieme alla Navratilova, cui è legata tuttora da una solida amicizia (qualche giorno fa ha fatto da testimone al matrimonio tra Martina e la sua compagna Julia Lemigova), ha dato vita ad una delle più grandi rivalità sportive che si ricordino: hanno giocato contro 80 volte con la Navratilova in vantaggio 43-37.
La Evert ha avuti tre mariti: il collega inglese John Lloyd, lo sciatore americano Andy Mill e il golfista australiano Greg Norman, ma di lei si ricorda anche l’importante love story giovanile con un altro collega, Jimmy Connors. Dopo il ritiro dalle competizioni si è dedicata ad iniziative benefiche (la sua fondazione ha raccolto 25 milioni di dollari per la lotta contro la droga e la tutela dell' infanzia) e ad insegnare ai giovani nella Evert Tennis Academy, fondata nel 1996 a Boca Raton, in Florida. Si cimenta anche come commentatrice televisiva nei principali tornei del circuito. ]]>
Sun, 21 Dec 2014 18:05:59 UTC