<![CDATA[ News della Federazione Italiana Tennis ]]> Mon, 20 Feb 2017 17:59:24 UTC <![CDATA[ WTA DUBAI SU SUPERTENNIS - Wozniacki avanti. VandeWeghe-Riske live ora ]]> Con Serena ancora ferma ai box per recuperar le fatiche del 23esimo Slam conquistato a Melbourne, la prima testa di serie è la tedesca Angelique Kerber, numero 2 del ranking Wta ma protagonista di un avvio di stagione tutt'altro che esaltante. Dietro di lei la trionfatrice di Doha, la ceca Karolina Pliskova, numero 3 del ranking mondiale, la slovacca Dominika Cibulkova, numero 5 Wta, e la polacca Agnieszka Radwanska, numero 6 del ranking, a segno nell'edizione del 2012. Le prime otto teste di serie esordiranno direttamente al secondo turno.
Nel seeding anche la finalista di Doha, Caroline Wozniacki (n. 10), numero 15 del ranking e vincitrice dell'edizione del 2011, che ha esordito in modo positivo regolando per 62 75 la russa Darya Kasatkina, numero 32 Wta. Eliminata al debutto invece l'olandese Kiki Bertens, numero 23 Wta e 13esima testa di serie, rimontata dalla statunitense Christina McHale, numero 44 Wta, che si è imposta per 67(5) 63 64.
Assenti invece le campionesse delle ultime quattro edizioni: Errani (2016), Halep (2015), Venus Williams (2014 ma anche 2009 e 2010) e Kvitova (2013)

Già fuori Roberta Vinci, l'unica azzurra in gara. La tennista tarantina (che sabato ha compiuto 34 anni), numero 25 della classifica mondiale e sedicesima testa di serie, ha ceduto domenica all'esordio per 36 75 63, dopo quasi due ore di partita, alla mancina ceca Kristyna Pliskova, numero 58 Wta (sorella gemella della top-player Karolina, vincitrice a Doha, che era in tribuna ad applaudirla).

RISULTATI LUNEDI' - Primo turno: (10) Wozniacki (DEN) b. Kasatkina (RUS) 62 75, McHale (USA) b. (13) Bertens 67(5) 63 64, Mladenovic (FRA) b. Siniakova (CZE) 63 63, Puig (PUR) b. Shvedova (KAZ) 63 46 64, (q) Mertens (BEL) b. Pironkova (BUL) 63 62, Bellis (USA) b. (17) Putintseva (KAZ) 61 75, (wc) Peng (CHN) b. Tsurenko (UKR) 61 61, Ka.Bondarenko (UKR) b. (q) Sabalenka (BLR) 46 64 3, Konjuh (CRO) b. Zhang (CHN) 60 61, Doi (JPN) b. Brengle (USA) 62 67(4) 63, Davis (USA) b. (LL) Minella (LUX) 26 62 61.

“SuperTennis”, la tv della Fit, trasmette in diretta ed esclusiva il torneo Wta di Dubai. Questa la programmazione:
lunedì 20 febbraio - LIVE
- alle ore 08.00
Puig (PUR) b. Shvedova (KAZ) 63 46 64
a seguire
Peng (CHN) b. Tsurenko (UKR) 61 61
a seguire
Mladenovic (FRA) b. Siniakova (CZE) 63 63
- alle ore 12,30
Konjuh (CRO) b. Zhang (CHN) 60 61
- alle ore 16.00
Wozniacki (DEN) b. Kasatkina (RUS) 62 75
- alle ore 18.00
Riske (USA) c. VandeWeghe (USA)

martedì 21 febbraio - LIVE alle ore 08.00, alle ore 10.00, alle ore 12.00, alle ore 16.00 ed alle ore 18.00
mercoledì 22 febbraio - LIVE alle ore 08.00, alle ore 10.00, alle ore 12.00, alle ore 16.00 ed alle ore 18.00
giovedì 23 febbraio - LIVE alle ore 11.00, alle ore 13.00, alle ore 16.00 ed alle ore 18.00
venerdì 24 febbraio - LIVE alle ore 14.00 ed alle ore 16.00 (semifinali)
sabato 25 febbraio - LIVE alle ore 16.00 (finale)


SINGOLARE
Mon, 20 Feb 2017 16:48:34 UTC
<![CDATA[ QUANDO UN CICLO FINISCE... - La storia insegna che ci vuole tempo ]]> A guidare la transizione resta Sara Errani, il cui attaccamento ai colori azzurri è emerso nello sfortunato weekend di Forlì, dove è rimasta in campo nonostante fosse chiaramente menomata. Un attaccamento che le costerà la partecipazione al Premier Five di Dubai, oltre a un brutto scivolone in classifica. Il ciclo è terminato, ma è normale che sia così. Nello sport italiano abbiamo vissuto diverse situazioni del genere: nello sci abbiamo avuto la “Valanga Azzurra” negli anni 70, poi c'è voluto un decennio affinché comparisse un certo Alberto Tomba. Anche la “Generazione di Fenomeni” della pallavolo, i ragazzi di Julio Velasco, non sempre hanno avuto eredi della stessa qualità. Per non parlare dei tanti cicli delle squadre di calcio, nati, vissuti e poi tramontati. Ci sarebbero decine di esempi. Anche se non è facile, bisogna accettare il fatto che la ricostruzione richiede sempre tempo. Lacrime e sangue. Il fenomeno non si limita all'Italia, ma è valido in tutto il mondo. Succede anche nel tennis, tra le donne, e in Fed Cup. Ripercorrendo la storia della manifestazione, abbiamo trovato cinque casi di cicli vincenti che non si sono ripetuti, o che hanno avuto bisogno di anni per ricrearsi. Quando termina un ciclo, bisogna avere la capacità di ringraziare per quello che è stato, accettarlo, e rimboccarsi le maniche per ritrovare competitività. Ma ci vuole tempo e pazienza. Come ha detto il presidente Angelo Binaghi dopo Forlì, la situazione attuale è simile a quella che avevamo vissuto tra gli uomini nel 2003-2004. Dopo qualche anno, nel settore maschile le cose sono decisamente migliorate, con quattro piazzamenti nei quarti nelle ultime cinque edizioni della Coppa Davis. Ma vediamo cosa ci ha insegnato la storia della Fed Cup.

AUSTRALIA 1964-1974
Mentre la Davis è nata nel 1900, la Fed Cup ha vissuto la sua prima edizione nel 1963. La prima grande dinastia è stata quella australiana: le “cangurotte” hanno vinto sette delle prime dodici edizioni. Di quegli anni si ricorda soprattutto l'Australia al maschile, quella dei mitici allievi di Harry Hopman, ma anche le donne non scherzavano. La principale artefice di quei successi fu Margaret Court. Insieme a lei Kerry Melville, a cui si sarebbe aggiunta qualche anno dopo Evonne Goolagong, tra i più grandi sportivi aborigeni di sempre. L'Australia seppe resistere al passaggio tra epoca dilettantistica ed era open, conquistando il suo ultimo titolo nel 1974 proprio in Italia, al Tennis Club Napoli, quando Goolangong, Dianne Fromholtz e Janet Young superarono gli Stati Uniti di una giovanissima Chris Evert. Ancora oggi resta l'ultimo successo in Fed Cup dell'Australia, che in campo femminile ha faticato a restare competitiva anche a livello individuale. Ci sono stati periodi in cui la lo loro numero 1 si chiamava Wendy Turnbull, o magari Alicia Molik. Non è un caso che siano rimaste per oltre 30 anni senza vincere uno Slam. Quando Samantha Stosur ha vinto lo Us Open 2011, erano trascorsi trentuno anni dall'ultimo titolo della Goolagong. Ancora oggi sono in difficoltà, al punto da essersi affidati a diverse giocatrici naturalizzate: la più forte è Daria Gavrilova, ma ci sono state anche Jarmila Gajdosova e le sorelle Rodionova.

STATI UNITI 1976 – 1982
Nel 1975, la Fed Cup andò alla Cecoslovacchia di una giovanissima Martina Navratilova. Ma poi Martina scappò negli States...e la Cecoslovacchia tornò nei ranghi. E così gli Stati Uniti colsero ben sette titoli consecutivi tra il 1976 e il 1982. Un dominio dovuto soprattutto a Chris Evert, vera e propria mattatrice del periodo. Con lei, l'ultima Billie Jean King e le meteore Tracy Austin e Andrea Jaeger. Finita l'epoca d'oro, hanno avuto bisogno di mettere in campo Martina Navratilova per tornare a vincere. Molti ricordano l'emotiva finale del 1986, quando Martina rimise piede a Praga, a dieci anni dalla sua clamorosa fuga. Dopo sette vittorie consecutive, gli States si sono aggiudicati “soltanto” sei trofei negli ultimi 35 anni e non vincono più dal 2000. Per un paese con le loro possibilità, è un vero fallimento. Per anni hanno mascherato le difficoltà con alcune grandi giocatrici (su tutte le sorelle Williams), ma soltanto adesso sembra emergere un movimento fatto di giovani interessanti e un buon mix di qualità e quantità.

CECOSLOVACCHIA 1983 – 1988
E' il caso più interessante, perché un secondo ciclo (ancora in corso) è rinato a oltre 20 anni di distanza dal primo. Messa in archivio l'uscita di scena della Navratilova, dalle parti di Praga si sono riorganizzati e hanno trovato due immense giocatrici come Hana Mandlikova ed Helena Sukova. Quest'ultima, nel 1984, impedì alla Navratilova di centrare il Grand Slam. In sette edizioni ottennero quattro vittorie e una finale. Al successo del 1998, tra l'altro, prese parte una giovanissima Jana Novotna. Dopo il ritiro di Mandlikova e Sukova, sarebbe rimasta l'unica ceca di un certo livello (la scissione con la Slovacchia risale al 1993) prima che arrivasse la generazione attuale, capace di vincere cinque delle ultime sei edizioni. Ma se prima c'erano soltanto Kvitova e Safarova, con l'occasionale aiuto delle doppiste, l'arrivo di Karolina Pliskova e la crescita di Barbora Strycova fanno pensare che il ciclo attuale possa durare ancora qualche anno.

SPAGNA 1991 – 1998
Mentre tra gli uomini prendeva forma l'Invencible Armada, gli anni 90 hanno regalato immense soddisfazioni alla Spagna in gonnella. Sono bastate due grandi giocatrici per ottenere risultati clamorosi: cinque vittorie e due finali in otto edizioni, con Arantxa Sanchez e Conchita Martinez sempre in prima linea. La loro dedizione alla Fed Cup è stata eccezionale: l'hanno onorata fino a quando sono rimaste competitive, peraltro senza patire conseguenze in ambito individuale. Ma la Spagna è un paese “machista” e non hanno saputo capitalizzare il patrimonio, ritrovandosi all'improvviso senza giocatrici davvero competitive. Dopo la finale del 2000, canto del cigno di Arantxa e Conchita, non hanno più ottenuto nulla salvo l'estemporanea finale del 2008. Con un pizzico di fortuna e un minimo di progettualità, hanno trovato due campionesse come Garbine Muguruza e Carla Suarez Navarro. Ma ci sono voluti quindici anni.

RUSSIA 2004 – 2008
L'Armata Rossa ha letteralmente dominato in Fed Cup tra il 2004 e il 2008, con la sola pausa del 2006 (primo successo italiano). Erano gli anni in cui emersero i frutti delle politiche volute da Boris Eltsin, enorme appassionato di tennis. Tra gli uomini uscirono Kafelnikov e Safin, mentre in campo maschile una serie di campionesse quasi irripetibili. Dinara Safina, Elena Dementieva, Anastasia Myskina e Svetlana Kuznetsova sono state più che sufficienti per non far patire le assenze di Maria Sharapova, mai a suo agio nella competizione. Il fenomeno russo aveva ragioni più sociali che tecniche: con la caduta dell'Unione Sovietica, le giovani ragazze hanno visto nel tennis la possibilità di un riscatto sociale che in molti casi si è concretizzato, anche grazie a ottimi coach e metodologie di allenamento. Le nuove politiche federali, tuttavia, hanno ridimensionato il progetto. Alcune delle migliori giocatrici sono state “vendute” al Kazakhstan, e oggi la Russia non è più quella di 10 anni fa, anche se tra le giovani emerge qualcosa. In questo momento, tuttavia, le migliori russe sono giocatrici non più giovanissime come Kuznetsova, Vesnina e Makarova. Non certo i nomi ideali per aprire un ciclo.

Insomma, quando finisce un'epoca, è normale dover ripartire daccapo. L'importante è gettare una semina positiva, importante. Noi ci stiamo affidando alla credibilità e alla competenza di Tathiana Garbin: un nome, una garanzia. Ma diamole il tempo necessario.
]]>
Mon, 20 Feb 2017 06:49:49 UTC
<![CDATA[ DEL POTRO LANCIA LA SFIDA AI BIG - Nel 2016 li ha battuti: “Ora punto ad avvicinarli” ]]>
UN 2016 DA FAVOLA PER DELPO, BATTENDO TUTTI I BIG - Ora sensazioni e stati d’animo sono assai diversi per il 28enne di Tandil, che nel 2016 ha dimostrato di essere davvero tornato competitivo (adesso è numero 42 del ranking mondiale). Si è messo al collo l’argento alle Olimpiadi di Rio (seconda medaglia ai Giochi dopo il bronzo a Londra 2012), è tornato a vincere un torneo Atp – a Stoccolma, il 19esimo per lui su 27 finali disputate – a quasi tre anni dall'ultimo trofeo messo in bacheca (Sydney 2014), ed è stato determinante nella conquista dell’Insalatiera d’Argento, dopo che la nazionale albiceleste aveva collezionato solo magoni nelle precedenti quattro finali perse. Ma soprattutto Delpo ha battuto tutti gli altri big del circuito, fatta eccezione per Roger Federer, anch’egli a lungo ai box lo scorso anno. Ha sconfitto Novak Djokovic e Rafa Nadal proprio a Rio, ma anche Andy Murray nella semifinale di Davis a Glasgow, e pure Stan Wawrinka a Wimbledon, senza citare gli altri vari top10 messi sotto nel 2016.

“PUNTO A SCALARE LA CLASSIFICA E RIAVVICINARE I TOP PLAYER” - Insomma, può davvero essere la ‘Torre di Tandil’, se la salute lo assiste, la reale alternativa al dominio dei soliti noti. E il primo ad esserne consapevole è proprio lui, che per prepararsi al meglio per un’annata chiave ha deciso anche di allungare la sua off-season rinunciando persino alla trasferta australiana e al primo Slam dell’anno. “È stata una preparazione invernale diversa rispetto a quella passata, perché ero in salute e sapevo l'80% dei tornei che giocherò quest'anno” - ha sottolineato lo stesso ‘Juancio’ alla vigilia di Delray Beach dove debutterà contro Kevin Anderson - “Ho fatto cose nuove, come ad esempio praticare yoga ogni settimana. Mi sento in buona forma per questo torneo e spero di essere al 100% per tutta la stagione. Ho lavorato duro a Tandil e poi ho rifinito la preparazione a Miami, insieme a Daniel Orsanic".
Poi il discorso si sposta in prospettiva. "Sono molto felice di quanto ottenuto lo scorso anno. Nel 2016 ho giocato soltanto 12 tornei e ho finito nella top 40. Il 2017 è una grande sfida perché se potrò giocare 20 tornei, avrò la possibilità di continuare a scalare la classifica e di avvicinarmi quanto più possibile ai top players", ha aggiunto Del Potro, che non giocherà molto nella prima parte di stagione: a marzo sarà al via ad Indian Wells e Miami, per poi attendere fino ad inizio maggio per iniziare la stagione su terra rossa nell'ATP 250 dell'Estoril.

TANTI TIFOSI IN TUTTO IL MONDO PER IL POTENZIALE ‘QUINTO INCOMODO’ - In Europa tanti appassionati lo attendono con ansia, visto che l’argentino, trionfatore agli US Open 2009, vanta molti tifosi un po’ in tutto il mondo. “Poter contare su questo sostegno significa tanto perché molti giocatori non possono provare questa piacevole sensazione. Quando gioco negli Stati Uniti, in Europa o in Asia, mi sento come se disputassi un torneo a casa perché tanta gente viene ad assistere ai miei incontri. E non si preoccupano del risultato, se cioè vinco o perdo: vogliono vedermi giocare a tennis e questo è davvero importante per me”, conclude Del Potro. Un motivo in più per provare a tornare protagonista, anzi il quinto incomodo dopo che Melbourne ha riportato di moda i Fab Four. ]]>
Mon, 20 Feb 2017 11:35:59 UTC
<![CDATA[ HARRISON TORNA A RUGGIRE - A Memphis il primo titolo dell’ex promessa ]]>
Non a caso, Grisha, David e Ryan hanno chiuso le imprese della loro seconda carriera senza riuscire a trattenere le lacrime davanti agli occhi di tutti. Addirittura, Harrison, mentre la sua gente sugli spalti lo chiamava a gran voce, non riusciva proprio a togliersi di dosso l’asciugamani con cui nascondere la sua più nuda intimità, dopo tante sofferenze. Perché, se è difficile vincere ed arrivare in alto, è ancor più complicato risalire, e figurarsi quant’è dura ripetersi. E, dopo le enormi promesse da junior, ingigantite a dismisura dalla gran cassa dei media Usa, in perenne attesa di un nuovo Sampras o Agassi, quella di Harrison a Memphis è stata davvero un’impresa indimenticabile. 

Ryan, infatti, “nasce” tennista: allenato dai 2 anni da papà Pat ex pro di tornei Challenger e Futures, subito adottato dalla potente e ricca Usta (la federtennis statunitense) con allenamenti doc da Nick Bollettieri e coach di nome come Jay Berger e Brad Gilbert, prima ancora dei 16 anni, nel 2008, era diventato il terzo più giovane del tennis Open (dopo Gasquet e Nadal) a vincere un match del circuito pro dal 1990, riaprendo il filone dei ragazzi prodigio di Michael Chang. Poi però, a dispetto di tante wild card e di un gioco moderno, con il concreto uno-due servizio e dritto, non era riuscito a rispettare le aspettative. E, anzi, si era guadagnato l’etichetta di perdente per via di otto semifinali Atp perse, senza mai riuscire ad assicurarsi almeno l’accesso alla partita decisiva per il titolo. Così, dopo aver toccato il numero 43 del mondo nel 2012, era scivolato fino al 197 nel 2014. Anche se, invece di strapparsi i capelli, era lui che tranquillizzava i critici e gli scettici: “Sono ancora giovane, devo maturare in uno sport dove si matura anche a 30 anni, devo stabilizzarmi in tante cose per poter giocare con la giusta calma e la giusta eccitazione. Devo trovare il mio equilibrio, datemi tempo, ma di certo non sono uno che si accontenta”.  

Per rifarsi fiducia e punti in classifica è transitato per i tornei Challenger, quindi l’anno scorso ha rifatto capolino sulla massima scena, facendosi notare agli Us Open, quand’ha eliminato Milos Raonic, e quest’anno, dopo aver superato le qualificazione ad Auckland e un turno in tabellone a Melbourne, due settimane fa ha vinto il Challenger di Dallas, e quindi, domenica l’Atp di Memphis, riappropriandosi proprio del numero 43 del mondo, la miglior classifica che aveva nel luglio 2012, e proprio nel Tennessee dov’è cresciuto: “Quest’è stato il primo posto dove ho visto un match di tennis professionistico, e la prima volta che ci ho giocato io avrei potuto camminare ovunque con gli occhi chiusi per quanto conosco il circolo. Così, a fine match, ho vissuto fortissime emozioni, perché mi sono ricordato quei viaggi qui con papà che guidava l’auto dalla nostra Shreveport, ho ripensato a tutti i sogni e alle aspirazioni di diventare il massimo che potevo nel tennis. Tornare qui e vincere proprio il mio primo torneo quando avevo pensato che sarebbe stato impossibile vincerne mai uno è stato fantastico".

E’ una vittoria particolarmente dolce per Ryan: quest’anno è il primo professionista ad imporsi sui due circuiti, Challenger e Atp, è imbattuto da 10 partite e 20 set, il primo americano che fa festa dopo Andy Roddick nel 2011, per concludere, soprattutto, la rimonta dal numero 90 del mondo che era a gennaio. Ha vinto Memphis domando i connazionali Querrey e Young, e nella finale col georgiano Nikoloz Basilashvili ha annullato ben 12 palle-break - non male per uno con la fama di perdente - spinto da un ricordo che solo lui e l’avversario potevano forse conoscere: l’unico precedente fra i due coetanei, vinto da Harrison, nelle semifinali del torneo Futures di Shingle Springs, California, avevano 16 anni, e Ryan era un leone non ancora svezzato e ferito dalla foresta del tennis pro. ]]>
Mon, 20 Feb 2017 08:21:17 UTC
<![CDATA[ ATP RIO DE JANEIRO SU SUPERTENNIS - Lorenzi e Fognini al via. Esordio per Cecchinato ]]> Il 35enne senese, numero 40 del ranking mondiale e settima testa di serie, è stato sorteggiato al primo turno contro l’argentino Federico Delbonis, numero 52 Atp: i due si sono affrontati già sei volte e il bilancio è in parità, sul 3-3, con le tre affermazioni di Lorenzi arrivate tutte a livello challenger, tra 2010 e 2011. Il 29enne di Arma di Taggia, numero 45 Atp, ritrova invece dall’altra parte della rete lo spagnolo Tommy Robredo, numero 471 Atp e in gara con il ranking protetto, dal quale pochi giorni fa è stato sconfitto al primo turno del torneo di Buenos Aires (l’iberico è avanti 5 a 4 nei precedenti).
Infine il 24enne palermitano, numero 194 del ranking mondiale, passato attraverso le qualificazioni, debutta nella tarda serata italiana contro l'argentino Nicolas Kicker, numero 123 Atp, pure lui qualificato: tra i due non ci sono precedenti.

Il numero uno del seeding è il giapponese Kei Nishikori, reduce dalla finale di Buenos Aires: il 27enne di Shimane precede, nell'ordine, l'austriaco Dominic Thiem, l'uruguaiano Pablo Cuevas (campione in carica), gli spagnoli Pablo Carreno Busta, Albert Ramos-Vinolas e David Ferrer, Lorenzi ed il portoghese Joao Sousa.

“SuperTennis”, la tv della Fit, trasmette in diretta ed esclusiva il torneo Atp di Rio de Janeiro:
lunedì 20 febbraio - LIVE
- alle ore 20.30
Ruud (NOR) c. Rogerio Dutra Silva (BRA)
- alle ore 23.00
Cuevas (URU) c. De Greef (BEL)

martedì 21 febbraio - LIVE alle ore 01.00, alle ore 20.30 ed alle ore 23.00
mercoledì 22 febbraio - LIVE alle ore 01.00, alle ore 20.30 ed alle ore 23.00
giovedì 23 febbraio - LIVE alle ore 01.00, alle ore 20.30 ed alle ore 23.00
venerdì 24 febbraio - LIVE alle ore 01.00, alle ore 19.00, alle ore 21.00 ed alle ore 23.00
sabato 25 febbraio - LIVE alle ore 01.00, alle ore 21.00 ed alle ore 23.00 (semifinali)
domenica 26 febbraio - LIVE alle ore 21.00 (finale)

-------------------------

RISULTATI
“Rio Open"
ATP World Tour 500
Rio de Janeiro, Brasile
20 - 26 febbraio, 2017
$1.461.560 - terra battuta

SINGOLARE
Primo turno
Fabio Fognini (ITA) c. Tommy Robredo (ESP)
(q) Marco Cecchinato (ITA) c. (q) Nicolas Kicker (ARG)
(7) Paolo Lorenzi (ITA) c. Federico Delbonis (ARG)

DOPPIO
Primo turno
Paolo Lorenzi/Joao Sousa (ITA/POR) c. (q)
Simone Bolelli/Fabio Fognini (ITA) c. Julio Peralta/Horacio Zeballos (CHI/ARG)

QUALIFICAZIONI
Primo turno
(2) Taro Daniel (JPN) b. Federico Gaio (ITA) 61 06 61
Marco Cecchinato (ITA) b. (5) Alessandro Giannessi (ITA) 76(5) 67(4) 63

Turno di qualificazione
Marco Cecchinato (ITA) b. (2) Taro Daniel (JPN) 61 62 ]]>
Mon, 20 Feb 2017 07:32:28 UTC