<![CDATA[ News della Federazione Italiana Tennis ]]> Thu, 30 Oct 2014 16:39:09 UTC <![CDATA[ TOURNAMENT OF CHAMPIONS SOFIA - Pennetta-Muguruza; alle 16.45 su SuperTennis ]]> Martedì scorso la Pennetta, una delle otto partecipanti al Tournament of Champions di Sofia (ha ricevuto una wild card) ha sconfitto nel primo incontro della fase a gironi la francese Alizé Cornet con un netto 61 62 in un’ora e 11 minuti.

Soprannominato “Masters B”, il torneo vede al via otto partecipanti. Sono le sei giocatrici di migliore classifica che state capaci di vincere almeno un torneo WTA International durante la stagione appena conclusa, più due wild card scelte dalla WTA stessa. Il montepremi sarà di 750.000 dollari.
Le prime due teste di serie sono la russa Ekaterina Makarova e la slovacca Dominika Cibulkova, che guidano rispettivamente i gironi Serdika e Sredets. Flavia Pennetta, testa di serie numero 3, è capitata nel primo in compagnia della francese Alizè Cornet e della spagnola Garbine Muguruza.
Il girone Sredets è invece composto, oltre che dalla Cibulkova, dalla tedesca Andrea Petkovic, dalla spagnola Carla Suarez Navarro e dalla giocatrice di casa Tsvetana Pironkova.

SuperTennis, la tv della FIT, trasmette in diretta il torneo. Questa la programmazione:
giovedì 30 ottobre: dalle ore 17 Pennetta c. Muguruza
venerdì 31 ottobre: match Pennetta
sabato 1 novembre: semifinali dalle ore 16
domenica 2 novembre: finale dalle ore 17


ORARIO DI GIOCO

martedì 28 ottobre
Cibulkova (SVK) b. Pironkova (BUL) 63 76(6)
Suarez Navarro (ESP) b. Petkovic (GER) 64 60
Pennetta (ITA) B. Cornet (FRA) 61 62

mercoledì 29 ottobre
Petkovic (GER) b. Pironkova (BUL) 75 62
Muguruza (ESP) b. Makarova (BUL) 62 61
Cibulkova (SVK) b. Suarez Navarro (ESP) 75 64

giovedì 30 ottobre, dalle ore 16.45 italiane
Pennetta (ITA) c. Muguruza (ESP)
Makarova (RUS) c. Cornet (FRA)
Cibulkova (SVK) c. Petkovic (GER)

LA FORMULA: E' identica a quella dei WTA Championships. Nella fase a gruppi, da martedì 28 ottobre a venerdì 31, ogni giocatrice affronta le altre tre del proprio girone. Le prime due di ogni raggruppamento sono promosse alle semifinali: la prima del girone A sfida la seconda del girone B, e viceversa. In caso di parità tra due o più giocatrici alla fine della fase a gironi, contano nell'ordine: numero di vittorie, numero di match giocati, scontro diretto, percentuale set vinti, percentuale game vinti.

GRUPPI E CLASSIFICHE:

Gruppo Serdika – match vinti/persi (set vinti/persi)
. Flavia Pennetta (ITA) 1/0 (2/0)
. Garbine Muguruza (ESP) 1/0 (2/0)
. Ekaterina Makarova (RUS) 0/1 (0/2)
. Alizè Cornet (FRA) 0/1 (0/2)

Gruppo Sredets – match vinti/persi (set vinti/persi)
. Dominika Cibulkova (SVK) 2/0 (4/0)
. Carla Suarez Navarro (ESP) 1/0 (2/0)
. Andrea Petkovic (GER) 1/1 (2/2)
. Tsvetana Pironkova (BUL) 0/2 (0/4) ]]>
Wed, 29 Oct 2014 23:50:54 UTC
<![CDATA[ MASTERS 1000 PARIGI BERCY - Murray strappa il biglietto per Londra ]]> Quello contro Grisha è stato un match a senso unico, una vittoria che ha avuto tutte le sembianze di una rivalsa per la sconfitta – durissima – che il bellone di Haskovo gli aveva inflitto a Wimbledon. Questa vittoria ora garantisce a Murray di poter prendere nuovamente l'Eurostar che collega Parigi a Londra, con l'idea di poter competere nuovamente di fronte al pubblico di casa – ammesso che si possa definire tale una platea che non ha mai adottato lo scozzese fino in fondo. Certo è che Andy arriverà a Londra con il morale ben più in alto rispetto a fine giugno: è reduce da tre titoli (Shenzhen, Vienna e Valencia) e il tennis che ha mostrato da settembre in avanti è il migliore che si sia visto uscirgli dalla racchetta da quando ha conquistato Wimbledon. Sarà la sua settima partecipazione consecutiva alla kermesse di fine anno.
La sconfitta, per Dimitrov, significa invece stagione conclusa.

Chi arriverà a Londra con qualche pensiero in più sarà invece Stanislas Wawrinka. Lo svizzero attraverserà la Manica a breve, essendo incappato ancora una volta in un'eliminazione precoce. Stan ha ceduto per 67 75 76 al sudafricano Kevin Anderson, dopo aver sciupato la possibilità di servire per il match sul 5-4 del terzo set. Ora gli toccherà, per la dodicesima (!) volta, la sua nemesi Tomas Berdych. Il ceco ha battuto il lungagnone di Johannesburg per undici volte in altrettanti precedenti: dovesse riuscirci di nuovo, diventerebbe il sesto qualificato per Londra.

Dagli US Open, Wawrinka ha collezionato appena due vittorie; la sua ultima vittoria su di un Top10 risale addirittura a Monte Carlo. La sua seconda partecipazione a Londra, dove peraltro difende la semifinale dello scorso anno, non è nemmeno l'ultimo impegno di una stagione gloriosa ma anche massacrante. Il campione in carica degli Australian Open sarà infatti al fianco di Roger Federer a Lille, dove la Svizzera cercherà di vincere la sua prima Coppa Davis. Questo Wawrinka potrebbe non bastare.
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Thu, 30 Oct 2014 16:28:56 UTC
<![CDATA[ LA STELLA DI PORTO RICO - Monica Puig all’arrembaggio ]]> Monica Puig ha già conosciuto la popolarità che sfocia nel divismo: lo scorso anno, quando ha raggiunto gli ottavi di finale a Wimbledon ha ricevuto una chiamata dal governatore del suo paese. E quando è tornata a San Juan le hanno presentato proprio Ricky Martin. Per tante ragazzine sarebbe un sogno, per lei è stato un incontro di routine. Non deve essere facile rappresentare un’isola di 4 milioni di abitanti in cerca di un’identità, magari un mito a cui aggrapparsi. Bisogna avere la forza di non farsi travolgere dalle aspettative. Sembra che Monica ce l’abbia: lo ha mostrato la scorsa settimana a Singapore, dove ha vinto la prima edizione del WTA Rising Star Invitational, uno dei tanti eventi collaterali delle WTA Finals. Un mini-torneo a quattro giocatrici, due provenienti dall’area Asia-Pacifico, due dal resto del mondo. Requisiti? Avere meno di 23 anni. Per essere invitate, tuttavia, bisognava raccogliere i voti dei fans in giro per il mondo. Non è difficile immaginare che i portoricani si siano messi d’impegno, come un televoto in TV, e l’abbiano spinta a Singapore quasi di peso. Oltre a lei c’erano Zarina Diyas, Shelby Rogers e Saisai Zheng, battuta in finale. “Siamo buone amiche, ci conosciamo sin dai tempi junior. Non avevamo mai giocato contro, l’unico scontro diretto risaliva alle Olimpiadi giovanili...proprio a Singapore. Si vede che era nel nostro destino”. Forte dell’immensa popolarità nel suo paese, la Puig ha gestito con agio i 10.000 spettatori del Singapore Indoor Stadium e si è presa un titolo più simbolico che altro. Zero punti WTA e 20.000 dollari non sono un granchè, soprattutto per una ragazza che ha già firmato un importante contratto con American Express. La famosa carta di credito ha tappezzato di cartelloni con la sua immagine l’area attorno a Flushing Meadows, convinta di fare breccia sugli ispanici. Ed erano tantissimi. I portoricani hanno fatto a gara con i dominicani (tifosi di Victor Estrella) a chi faceva più baccano. La sfida è finita in parità, ma la Puig ha ben altre prospettive. Ha appena compiuto 21 anni e quel numero 61 in classifica stride con le sue qualità e, soprattutto, con le sue ambizioni. A inizio 2013, quando il mondo si era accorto di lei, la sparò grossa: “Vorrei chiudere l’anno tra le top-20, datemi pure della pazza”. E’ arrivata in 41esima posizione, poi si è incagliata. Il 2014 è stato un anno difficile, faticoso. “Lo definirei di transizione. Ho cambiato due volte il coach, ma adesso mi trovo nella situazione ideale. Ho trovato stabilità e nel 2015 farò un salto di qualità. Mi sento pronta per trasferire in partita quello che ho imparato in allenamento”. Monica ha iniziato la stagione con il coach belga Alain De Vos, con cui lavorava sin dai 15 anni di età. Dopo l’Australian Open il rapporto si è esaurito e ha tentato con Antonio Van Grichen, ex mentore di Victoria Azarenka. Il progetto è franato dopo un paio di mesi. Adesso, al suo angolo, siede l’esperto Ricardo Sanchez: una garanzia. Fu lui a portare Jelena Jankovic al numero 1 WTA.

Monica sostiene di aver iniziato a giocare per caso. In alcune interviste ha detto di aver seguito le orme del fratello maggiore, in altre racconta che fu la madre a metterle una racchetta in mano. Qualunque sia la verità, il tennis era nel suo destino. Ce l’ha scritto nel nome: quando era nel grembo di mamma Astrid, il 30 aprile 1993, Monica Seles fu vittima del vigliacco accoltellamento di Gunther Parche, il fanatico tifoso di Steffi Graf che voleva eliminare la rivale del suo idolo. La signora Astrid rimase talmente colpita da chiamare sua figlia come la Seles. Nonostante l’investitura materna, la Puig è cresciuta nel mito di Jennifer Capriati, forse perchè la ricorda fisicamente e un po’ anche nel gioco, tipica pressione da fondocampo che si adatta un po’ a tutte le superfici. “Naturalmente mi piace anche Serena Williams e apprezzo i migliori uomini. Oggi faccio il tifo solo per loro, perchè ormai le altre giocatrici sono soltanto rivali”. Sotto la guida di Sanchez si è aggiudicata il primo titolo WTA, a Strasburgo. Ha la Francia nel destino: anche i primi due titoli ITF erano arrivati in Francia (Jouè-les-Tours e Poitiers). Ma guai a mettere in dubbio le sue origini. La tentatizione ci sarebbe: vive e si allena a Miami, l’inglese è la sua prima lingua ed è una fanatica di musica country. “Mi sento portoricana nella mente, nell’anima, nel cuore e nel corpo. Sono orgogliosa di rappresentare il mio paese e quando me lo chiedono dico che sono portoricana al 100%”. Non a caso, tra i ricordi più belli, mette sempre la medaglia d’argento intascata ai Giochi Panamericani. La mamma è portoricana, mentre il padre è cubano. Si sono spostati a Miami quando Monica era piccola a causa del lavoro di lui (è un ingegnere meccanico). Anche il fratello maggiore è uno sportivo: praticava il baseball, poi ha capito che era meglio studiare e ha intascato una borsa di studio per l’Università della Florida Centrale, dove studia ingegneria aeronautica. Ma la stella di famiglia è senza dubbio Monica, soprannominata “Pica”. Da un paio d’anni, su Twitter spadroneggia l’hashtag “Pica Power”. “E’ nato per caso: durante un allenamento, il mio ex coach mi disse che dovevo continuare a spaccare le pietre fino al punto in cui la costruzione sarebbe stata perfetta. In spagnolo, questo gesto si dice “picar”, l’ho abbreviato e ci ho messo “power”. Ha avuto un grande successo e ormai me lo porto appresso”. Il soprannome sarebbe piaciuto anche al suo ex agente Ken Meyerson, che l’aveva notata tanti anni fa e l’aveva aggiunta al team Lagardere. Quello con la Puig fu uno degli ultimi contratti prima di morire prematuramente, ad appena 47 anni. “Per me è sempre emozionante parlare di Ken. Sin dall’inizio mi diceva che sarei stata la sua rockstar. Tutto quello che faccio lo devo a lui. Mi disse che aveva notato in me qualcosa di particolare e che mi avrebbe aiutato. Credo che lo stia facendo ancora oggi”. Era stato lui a consigliarle di non mollare gli studi e ottenere almeno il diploma. Ce l’ha fatta nel 2012, sia pure con molto stress. “Ma per me era una priorità: avevo bisogno di un piano di riserva se qualcosa dovesse andare storto nel tennis”. Per ora i fatti le danno ragione, visto che ha già intascato oltre 800.000 dollari di soli montepremi.

Ma dove può arrivare la Puig? A parte le dichiarazioni di facciata (“L’anno prossimo vorrei essere a Singapore per giocare il Masters vero e proprio. Mi è sembrato di esser abbastanza vicina al livello delle migliori”), l’impressione è che debba migliorare parecchio. Nove giocatrici più giovani di lei le stanno davanti in classifica. Alcune di loro hanno meno distrazioni. In realtà, ben poche giocatrici sono già finite in copertina su una rivista di costume (le è capitato con “Caras”) e non hanno sulle spalle il peso di una nazione. Per sopportarlo, potrebbero essere importanti i consigli di Gigi Fernandez, la migliore tennista portoricana di sempre, vincitrice di ben 17 Slam in doppio e membro della Hall of Fame. In realtà, la Fernandez ha scelto di rappresentare gli Stati Uniti ma non ha mai reciso il legame con il paese d’origine. Quando la Puig era piccola, le ha anche dato qualche consiglio. “Le ho detto non cercare di imitarmi nè fare paragoni con me. Deve soltanto pensare alla sua strada. Credo che abbia un potenziale da top-20, ma dipende da molte cose. Ad esempio, mi sembra un po’ incerta quando deve chiudere le partite. Se succede qualche volta non è un problema, ma se accade troppo spesso può diventarlo. Tuttavia non ha paura di allenarsi, lavorare duro e prendere dei rischi”. “Allenamento” sarà la parola chiave: Monica ha una pericolosa tendenza a ingrassare. Per sua fortuna ama lavorare e ha uno staff di primo livello: oltre ad avvalersi del coach, è stata inserita nel programma di sviluppo Adidas, con alcune sortite stagionali a Las Vegas dove si allena con guru come Darren Cahill e Gil Reyes. Cahill ha pubblicato su Youtube un filmato in cui “Pica” palleggia disperatamente per due minuti consecutivi contro un perfido sparring partner che la fa correre da tutte le parti. Quel video deve essere il punto di partenza: se riuscirà a tenere questi ritmi, può diventare una grande giocatrice. Altrimenti, le distrazioni possono essere un pericolo. In cuor suo, Pica spera di non rimpiangere la scelta di qualche anno fa, quando ricevette una serie di proposte da vari college americani. Le offrivano di studiare e giocare a livello universitario: Stanford, Georgia, UCLA e altri erano interessati a lei. “Ma per me il tennis era già tutto, così ho deciso di prenderlo ancora più sul serio e intraprendere la carriera professionale”. Forse vuole essere ricordata come l’ultima grande atleta di Porto Rico prima delle probabile annessione agli Stati Uniti, che pare ormai inevitabile visti i risultati degli ultimi referendum. Un motivo in più per continuare a...picar. ]]>
Thu, 30 Oct 2014 06:57:31 UTC
<![CDATA[ ATP CHALLENGER TOUR FINALS - Anche Bolelli in gara a San Paolo ]]>
Tra i qualificati c'è anche Simone Bolelli, ritornato prepotentemente protagonista in questa stagione (l'azzurro è in lizza per il "Comeback Player of the Year Award"). Il 29enne di Budrio ha vinto ben quattro titoli challenger: Bergamo, Vercelli, Tunisi, Oberstaufen (gli ultimi tre consecutivi con una striscia positiva di ben 17 match). Prima del successo di Bergamo dello scorso febbraio il bolognese era numero 321 del ranking mondiale, causa un infortunio al polso con conseguente operazione che lo aveva tenuto fermo per diversi mesi: oggi è a ridosso dei primi settanta (numero 72 Atp). Ma in questo 2014 Simone (capace di arrivare fino al numero 36 del ranking mondiale nel 2009) ha fatto vedere buone cose anche nel circuito maggiore raggiungendo il terzo turno a Wimbledon (stoppato da Nishikori al quinto set) ed il secondo al Roland Garros (battuto da Ferrer), partendo in entrambi i major dalle qualificazioni, mentre agli Us Open ha battuto Pospisil prima di cedere in cinque set a Tommy Robredo.

Di seguito gli altri qualificati con i titoli challenger vinti nel corso della stagione: il dominicano Victor Estrella Burgos (Pereira, Salinas), l'argentino Diego Schwartzman (Aix-en-Provence, Prague 2I, Campinas, San Juan), l'austriaco Andreas Haider-Maurer (Brasov, Trnava), lo sloveno Blaz Rola (Guangzhou), il brasiliano Joao Sousa (San Paolo), l'altro argentino Maximo Gonzalez (Santos, Blois, Padova).
La wild card è il brasiliano Guilherme Clezar, il più giovane tra i partecipanti con i suoi 21 anni (è anche quello con il ranking più basso, numero 248). ]]>
Thu, 30 Oct 2014 13:02:23 UTC
<![CDATA[ NOLE-ROGER, UNA LOTTA INSPERATA - La caccia del n. 1 infiamma il finale di 2014 ]]> Adesso, con Parigi Bercy e Londra una dietro l'altro, è la semplice realtà dei fatti che fa da ciliegina sulla torta di una stagione che ci ha già regalato moltissime emozioni. Novak Djokovic che lotta con lo svizzero per lo scettro virtuale, ma pesantissimo, del numero uno del mondo: difficile chiedere di meglio al finale di stagione, solitamente privo di grandissime motivazioni per i primissimi della classe.

Roger ha 33 anni. Un anno fa lottava per un posto nelle Finals, dopo la sua peggiore stagione degli ultimi 10 anni. Dodici mesi dopo, pur non avendo aggiunto uno Slam alla sua collezione da 18 pezzi, si ritrova a lottare per l'ennesimo record della sua carriera.
Non fosse abbastanza incredibile la semplice circostanza di rivederlo a competere per la prima piazza mondiale, in quella che dovrebbe essere l'era sempre più duopolizzata da Djokovic e Nadal, c'è anche il fatto che, in caso di successo, distruggerebbe completamente il precedente primato di giocatore più anziano a chiudere l'anno da numero 1. Ivan Lendl e Andre Agassi, gli attuali detentori, avevano 29 anni l'ultima volta che ci sono riusciti.
Certo, Andre conserva lo strepitoso record di più anziano numero 1 di sempre, a 34 anni suonati. Ma chiudere la stagione in prima piazza è cosa diversa.

Ma cosa deve succedere perché ciò accada? Il neo papà Nole, che ha già avuto parole di grande elogio per il suo rivale nella conferenza stampa che ha preceduto il suo debutto nel Masters 1000 di Bercy, dovrà guardarsi le spalle già a Parigi. Nel ranking mondiale il sorpasso non potrà avvenire prima della conclusione delle Finals di Londra, ma nella classifica Race il discorso cambia. I 490 punti di cui si parlava all'inizio sono infatti quelli che, nel conteggio dei risultati dell'anno in corso, separano i due. Ciò significa che, dovesse Roger vincere il torneo senza che Nole riesca a raggiungere la finale, lo svizzero arriverebbe a Londra con la possibilità di fare gara di testa.

Lo scenario più emozionante di tutti è però un altro. Ad essere decisiva potrebbe addirittura essere la finale di Coppa Davis cui Federer e la sua Svizzera prenderanno parte a novembre, in casa dei rivali francesi. Per Roger, potrebbe diventare un appuntamento con il destino: la possibilità di vincere la sua prima insalatiera, conquistando quelli che potrebbero essere i punti decisivi per tornare in vetta al mondo: la finale, per lui, metterà in palio un massimo di 225 punti (75 per ogni singolare più 75 di bonus nel caso vinca entrambi i suoi match – avesse l'occasione di giocarne due).

Di seguito, il punteggio attuale dei due giocatori e come vengono distribuiti i punti ancora in palio da qui a fine stagione.


ATP Race to London:
1. NOVAK DJOKOVIC (SRB) – 9010
2. ROGER FEDERER (SUI) – 8520


PUNTI IN PALIO:

.Masters 1000 Parigi Bercy:
Vittoria – 1000; Finale – 600; Semifinale – 360; Quarti – 180; Ottavi – 90; 2° turno – 45.

.London ATP Finals:
Vittoria in round robin (per match) – 200; Vittoria di semifinale – 400; Vittoria in finale – 500
(chi vince da imbattuto totalizza 1500 punti)
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Tue, 28 Oct 2014 14:48:06 UTC