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mar 19
PER MIAMI PARTE UNA NUOVA ERA
Hard Rock Stadium: 30 campi e tanti altri servizi
L'Hard Rock Stadium di Miami (foto Getty Images)
“Quando la gente arriverà qui, capirà che evento straordinario stiamo creando”. Così parlava il direttore del Miami Open, James Blake, mentre si stavano completando i lavori per l'inizio di una nuova era. Non si giocherà più a Crandon Park come dal 1987, ma all'Hard Rock Stadium, dove giocano i Miami Dolphins, franchigia storica del campionato di football americano. Trenta campi, di cui 11 per gli allenamenti, in gran parte costruiti nel vecchio parcheggio sud dello stadio, disegnano il futuro di uno dei tornei più importanti della stagione dopo gli Slam. Il centrale, da 14 mila posti, è dentro lo stadio, fra le due linee da 30 yard.




L'impianto, costruito nel 1987 e costantemente ammodernato, dopo l'ultimo rinnovamento targato HOK e costato quasi mezzo miliardo di dollari fra 2015 e 2016, mantiene le storiche rampe circolari d'accesso. Quattro pennoni angolari caratterizzano la copertura rettangolare dello stadio nel quale si sono innestate anche nuove porzioni in vetro. Il centrale utilizza la tribuna sud, destinata ai clienti premium, e ne aggiunge di modulari sugli altri tre lati. Strutture che poi saranno smontate e conservate nella pancia dello stadio per essere rimontate l'anno successivo dopo l'ultima partita casalinga dei Dolphins. La vera sfida arriverà l'anno prossimo, perché l'Hard Rock è stato già selezionato per ospitare, per la sesta volta nella sua storia, il Superbowl, la finale per il titolo NFL che è diventato negli anni un mega-evento glamour che attira le superstar del pop per il concerto dell'intervallo. Si giocherà il 2 febbraio, e gli organizzatori avranno solo sei settimane per metter su il Centrale.

Il patron dei Dolphins, Stephen Ross, ha spinto per ospitare il torneo e mantenerlo a Miami dopo l'infruttuoso esito di una battaglia legale lunga cinque anni per l'ammodernamento di Crandon Park. Ha anche ottenuto, riferiva tempo fa il Miami Herald, un contributo di un paio di milioni per aver mantenuto l'evento in città. Il progetto di rinnovamento del vecchio impianto nell'isolotto di Key Biscayne è stato bloccato dalla famiglia Matheson, vecchi proprietari della zona che in base a un accordo del 1993 mantengono potere decisionale su ogni modifica dell'area. Possono infatti nominare due membri nel comitato dei quattro che approva o respinge ogni progetto sull'isola. L'ostruzionismo di Bruce Matheson ha bloccato l'iniziativa che pure i cittadini avevano mostrato di gradire: il 70% aveva infatti votato sì alle modifiche in un precedente referendum.

A Crandon Park, di fatto un'antica discarica dopo il ponte che porta all’isolotto di Key Biscayne, Butch Buchholz immaginò la sede del suo ‘Wimbledon d’inverno’, un grande torneo prima degli Slam estivi. Crandon Park diventa il teatro dell'evento dalla terza edizione, nel 1987. Non c'è ancora un Centrale permanente, i lavori iniziano nel 1992 ma l’Uragano Andrew e la Tempesta del secolo del 1993 rimandano i piani. Il primo incontro nel nuovo stadio si gioca l'11 marzo 1994, Karin Kschwendt batte Kathy Rinaldi-Stunkel 6-3 6-4. Crandon Park ha visto il primo Federer-Nadal della storia del tennis, nel 2004, e la prima chiamata di Hawk Eye nel 2006: Jamea Jackson perde il primo duello con la macchina nel match contro Ashley Harkleroad.

Il torneo perde qualcosa in termini di fascino paesaggistico, ma il salto di qualità in termini di strutture e di potenziale esperienza per i giocatori è evidente. La nuova sede prevede due palestre, di cui una al coperto, spogliatoi decisamente più grandi e una players lounge grande il triplo della precedente. Ai giocatori e relativi ospiti è riservata anche l'area del parcheggio nord (900 posti), destinata durante le partite dei Dolphins agli spettatori VIP che possono arrivare e ripartire attraverso una corsia dedicata sopraelevata che porta direttamente all'imbocco dell'autostrada.

Oltre al centrale, la nuova sede prevede un Grand Stand da 5000 posti, il campo 1 da 3000 e il campo 2 da 1500 spettatori. L'intento complessivo non si limita al tennis. La volontà di creare nuovi prodotti e nuove esperienze, che porta al coinvolgimento di chef e artisti per accompagnare la fruizione dell'evento nello spirito di una città cosmopolita e multiforme, apre a una sinergia più ampia. È sempre più chiaro il piano di Ross di trasformare l'Hard Rock Stadium in una struttura che viva tutto l'anno. Infatti ha già ospitato il college football, amichevoli di calcio (ci ha giocato anche la Juve contro il PSG un paio di estati fa) e una lunga serie di concerti: il prossimo agosto torneranno ad esibirsi qui i Rolling Stones.

Naturalmente, ha detto Blake, per questa prima edizione ci saranno molti addetti in più per aiutare i tifosi. “A Crandon Park, le persone sapevano dove andare, conoscevano il posto. Ora anche i giocatori rischiano di perdersi tra lo spogliatoio e la lounge. Ma vogliamo da loro, e dagli spettatori, tutti gli input possibili per migliorare. Non abbiamo restrizioni. Non abbiamo limiti”. È il business, bellezza. The show must go on.



di Alessandro Mastroluca