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set 17
DA DAVIS A DAVIS: “E’ UN’ALTRA VITA”
Shapovalov: dalla squalifica all’esplosione…
Denis Shapovalov in Coppa Davis (foto Itf)
Denis Shapovalov, come la sua amica Sloane Stephens, è uno di quelli che ringraziano il tennis tutte le mattine, alzandosi dal letto. Perché il tennis, dopo averli schiaffeggiati, gli ha letteralmente cambiato la vita, da sette mesi in qua. All’alba del 2017, infatti, il canadese dai boccoli d’oro era un talento bizzoso, come il giovane John McEnroe anni '70, con uno strano gioco, sempre offensivo, a tutto campo, generato da un braccio mancino e e da soluzioni anomale. Perdeva nelle qualificazioni del Challenger di Happy Valley, in Australia, dal numero 324 del mondo, l’inglese Brydan Klein. Del resto, lui era appena il 250 nella scala dei valori Atp Tour. E, dopo quel Challenger, giocava anche Canberra e Maui, meritandosi comunque l’esordio in coppa Davis nel primo turno del Gruppo Mondiale a fine gennaio, ad Ottawa, contro la Gran Bretagna, orfana di Andy Murray, così come fra i suoi mancava il numero 1, Milos Raonic. E, dopo aver perso il singolare contro Evans in tre set, una volta sotto la straordinaria pressione che può soffrire un tennista sul 2-2 del singolare decisivo in casa, per di più sotto per due set a zero (contro Edmund), tirò fuori la parte peggiore dei suoi 17 anni e, per la stizza, scagliò una palla verso la tribuna, colpendo in pieno l’arbitro, il giudice di sedia, Arnaud Gabas. Sfortunatissimo, si meritò la squalifica immediata, una multa di 7000 dollari, e la maglia nera di cattivo ragazzo. Pur sconvolto, fu inutile per lui scusarsi col mondo intero, dall’arbitro che si è dovuto operare per la frattura dell’arcata sopracciliare sinistra, alla squadra, alla nazione. Solo il tennis poteva aiutarlo. E lo ha aiutato.

Motivato più che mai, desideroso di un pronto riscatto, determinato a dimostrare quale fosse la sua vera identità, Shapo ha vinto i Challenger nazionali a Drummondville e poi a Gatineau e, subito dopo, ha perso solo in finale a Guadajara. Così, pian pianino, alternandosi fra il circuito maggiore Atp e quelli minori, ha ritirato fuori la testa, ha ripreso fiducia e considerazione, e si è fatto le ossa. Finché, a luglio, sul cemento dov’è cresciuto, ha fatto Bingo nel Masters 1000 di casa e, dopo aver battuto Del Potro e Nadal, si è arreso solo in semifinale e solo a Sascha Zverev, incantando le folle per il suo spirito guerriero e non per le sue rabbiose reazioni di frustrazione. E, agli Us Open, ha superato le qualificazioni, ha infilato Medvedev della NextGen come lui, Tsonga, ormai della LostGen (i 30enni mai sbocciati davvero) e s’è un po’ esaurito nella rivincita contro quello stesso Edmund col quale aveva pianto lacrime amare dopo l’esordio di Davis di fine gennaio. Costringendolo al ritiro. Anche se così ha esaurito un po’ di brillantezza che gli sarebbe servita per domare anche il regolarista Carreno Busta. Col quale ha comunque perso, solo agli ottavi - il più giovane ad arrivare così lontano a New York addirittura dopo Michael Chang nel 1989 -, e solo con tre tie-break, salendo al numero 51 del mondo.

Da Edmund ad Edmund, sette mesi dopo, è tutta un’altra storia. Grazie, tennis che, a differenza della vita, non subisci mistificazioni e falsità, ma premi solo qualità, risultati ed evidenza: “Il mese di agosto mi ha completamente cambiato la vita, da uno che passava inosservato adesso tutti mi riconoscono per strada e mi chiedono del perché porto un cappellino così piccolo, non so quante volte ho spiegato che ho la testa piccola: non c’è altra spiegazione”. Testa piccola, ma idee chiare: “Ora come ora gioco in modo incredibile, ma non sarà così ogni settimana, sono stato davvero fortunato a giocar bene quando più mi serviva. La maggior lezione che ho appreso è che posso davvero lottare con questi avversari, anche se ho ancora tanto lavoro da fare“. Dalla Davis alla Davis, dal primo turno allo spareggio del Gruppo mondiale, da esordiente a numero 1 della squadra, da Gran Bretagna a India, sempre in casa, Shapovalov ha un’altra cambiale da saldare col destino. Per ripartire in quarta verso i tornei indoor di fine stagione e le Finali NextGen coi primi 8 under 21 del mondo del 7-11 novembre a Milano. Dove è oggi il numero 4 della griglia di partenza.



di Vincenzo Martucci