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Lunedì, 2 Giugno 2008 alle 15:34

L'ULTIMO TANGO A PARIGI

di Giancarlo Baccini
A trent’anni di distanza dall’ultima occhiata dal vero, il visitatore ritrova il Roland Garros insieme scombussolato e identico a se stesso. Il Centrale, ora Philippe Chatrier, è diventato un palazzone ricco di piani, meandri e anfratti ma sempre lì dove troneggiava prima se ne sta. Ci sono alcuni megacampi aggiuntivi e la Piazza dei Moschettieri che allora non c’erano, un sacco di boites e boutiques, un Museo piccolo ma pieno di roba grazie alle tecnologie digitali, un negozio che vende il merchandising del torneo per entrare nel quale bisogna mettersi in fila come giapponesi a Via Condotti, ristoranti, uffici e un tv compound che sembra il paddock di un circuito automobilistico durante un gran premio di F1 degli anni ’80. Un casino pazzesco e nuovo di zecca che ribolle all’interno di mura vecchie ed anguste. E’ come se un gigantesco bambino-demiurgo avesse prepotentemente e crudelmente compresso i pezzi di tre confezioni di mattoncini Lego dentro una sola scatola.
Se non sei un privilegiato o un riccone non riesci praticamente a far altro che muoverti con fatica in mezzo alla gente, meglio se in favore di corrente. Tennis giocato? Se hai fortuna puoi trovare un posticino per ammirare un doppio fra rampanti bambine provenienti dall’ex impero sovietico. E non parliamo di quel che ti costano un panino o un gelato.
Il tennis cresce in tutto il mondo, ma qui la crescita si avverte con più forza e meno soddisfazione, perché il “no” delle autorità parigine a concedere i nuovi spazi disperatamente richiesti dagli organizzatori della Federazione francese ha fatto del Roland Garros una pentola a pressione: alla fine il piatto messo in tavola è ottimo ma il processo di cottura è forzoso e per certi versi anche pericoloso. Qui si sperava nel successo della candidatura a ottenere i Giochi Olimpici del 2012, vinta invece da Londra: se ce l’avesse fatta, la municipalité di Parigi avrebbe concesso al tennis lo spazio vitale di cui ha disperatamente bisogno. Invece… Invece i confini sono rimasti quelli di sempre e l’ottuagenario impianto del Bois de Boulogne è una bolgia dove è difficile persino spostarsi. A parità di spettatori, Wimbledon e Flushing Meadows sono molto più fruibili.
Per noi italiani il pellegrinaggio è comunque istruttivo. Anzi: facendo di necessità virtù, gli amici francesi hanno sviluppato idee e soluzioni che possono essere di utile ispirazione a noi che ci occupiamo del Foro Italico, specie in vista dell’ormai imminente cambiamento di formula, con gli Internazionali d’Italia destinati a diventare un “combined event” nel giro di pochi anni, con tutto ciò che ne conseguirà, a cominciare dalla compressione del torneo dai sedici giorni attuali a una decina.
Dunque un ritorno felice, perdipù condito da tre set di tennis nazional-adrenalinico come quelli giocati dalla Pennetta contro Venus Williams e il primo della Knapp contro la Sharapova. Come dite? Che mi accontento di poco? Magari avete ragione. Ma se mi guardo alle spalle non è che, in questi trent’anni di digiuno, veda di meglio. Anzi…
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roland garros, foro italico
Mercoledì, 14 Maggio 2008 alle 08:37

TELONI

di Giancarlo Baccini
Forse perché c’era poco altro da scrivere, il martedì di pioggia al Foro Italico ha offerto il destro ai sapientoni per l’immancabile giaculatoria su uso e tipologia dei teloni anti-acqua, con affermazioni che vanno dal falso (negazione dell’esistenza dei teloni stessi, che invece erano rimasti stesi sui campi per tutta la notte fra lunedì e martedì) allo sfottò anti-italiano.puro e duro. Roba già vista, sentita e metabolizzata. Ma che stavolta fa addirittura ridere, perché, con tutti gli acquazzoni che sono venuti giù e la pioggia battente che ha colmato gli intervalli fra l’uno e l’altro, ieri neppure nella mitica Wimbledon, la madre di tutti i teloni, si sarebbe giocato un solo punto in più di quelli che si sono giocati a Roma.
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foro italico
Mercoledì, 7 Maggio 2008 alle 20:40

ROMA INGIUSTA CON NADAL

di Giancarlo Baccini
Oggi Roma ha commesso una grossa ingiustizia nei confronti di Rafa Nadal, e francamente mi riesce difficile capirne il motivo (e accettarlo, se fosse vero quello che sospettano i maligni). Nonostante anche dagli spalti fosse evidente ciò che la tv stava chiarendo ai telespettatori – che, cioè, i piedi di Rafa erano in condizioni spaventose, e gli rendevano ogni spostamento non solo dolorosissimo ma anche molto difficoltoso – nonostante tutto ciò, dicevo, il pubblico del Foro Italico si è schierato apertamente in favore di Juan Carlos Ferrero. Ferrero ha, sì, vinto gli Internazionali d’Italia nel 2001, ma non è che questo suo successo avesse fatto breccia nel cuore degli appassionati. Anzi: fino a oggi, siamo sinceri, il bravo Juan Carlos non se l’era quasi mai filato nessuno. Per cui è evidente che il tifo “per” lui era un tifo “contro” Nadal.
Ora, tifare contro Nadal sarebbe iniquo dovunque, visto che Rafa costituisce un esempio non solo di sano agonismo ma anche di esemplare correttezza e di amore per lo sport. Ma tifargli contro qui a Roma è addirittura mostruoso, perché Nadal non è soltanto uno che ha vinto al Foro Italico per tre anni di seguito ma è uno che a questo pubblico ha offerto alcuni fra i momenti più alti e indimenticabili di spettacolo mai visti nel tennis contemporaneo. E, oltretutto, è uno che oggi, viste le sue condizioni di salute, avrebbe potuto decidere di non scendere in campo o di ritirarsi quando il dolore s’era fatto intollerabile. Rafa ha invece deciso di bere fino in fondo il calice della sofferenza per rispetto nei confronti del suo avversario e di quello che giudicava essere il “suo” pubblico. Non è stato ripagato come avrebbe meritato.
Perché? Enzo Ferrari, uno che se ne intendeva, era solito dire che “gli italiani perdonano tutto, tranne il successo”. A dargli retta, il motivo del comportamento del pubblico potrebbe dunque essere stato proprio la voglia di vivere un’edizione degli Internazionali che non avessero un vincitore ancor prima di cominciare. Non la condividerei, una spiegazione del genere, ma potrei anche accettarla. Mi auguro invece che non sia vero quanto qualcuno sospetta: che, cioè, il tifo “contro” Nadal fosse il tifo “per” Federer, e che il tifo “per” Federer fosse non il tifo per il mitico numero 1 del tennis mondiale ma quello per l’amico di Francesco Totti.
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Venerdì, 2 Maggio 2008 alle 18:20

IL SOLITO BATTICUORE

di Giancarlo Baccini
Oggi ci siamo trasferiti nella nuova sala stampa del Foro Italico, un prefabbricato bello e luminoso che si affaccia sullo Stadio del Nuoto, il glorioso impianto dove l'Italia vinse la medaglia d'oro di pallanuoto alle Olimpiadi del 1960 e dove l'anno prossimo si svolgeranno i Mondiali di Nuoto. Si lavora lì e si lavora qui. Il Foro è tutto un cantiere, e anche i due Villaggi degli Internazionali BNL d'Italia sembrano il set di un film di Spielberg o un formicaio impazzito.
Domani, quando si comincerà a giocare, tutto sarà miracolosamente a posto. Tanti decenni di manifestazioni sportive vissute da entrambi i lati - prima da utente e poi da organizzatore - mi hanno insegnato che in circostanze come quelle odierne non bisogna mai dar troppo credito ai propri occhi e che, soprattutto, ogni pulsione verso lo sconforto è totalmente immotivata. Ricordo ancora con un misto di angoscia e divertimento che nel 1990, quando il nuovo Stadio Olimpico di Roma venne inaugurato dal Papa a pochi giorni dall'inizio dei Mondiali di Calcio, gli operai davano gli ultimi ritocchi cento metri avanti al Santo Padre benedicente. E nessuno si accorse di niente.
Gli anni passano, ma il batticuore della vigilia è sempre lo stesso. Forza, ragazzi! Sarà un torneo meraviglioso.
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foro italico
Giovedì, 25 Ottobre 2007 alle 12:19

TUTTO BENE AL FORO ITALICO

di Giancarlo Baccini
Mi dicono che un sedicente vecchio abbonato degli Internazionali BNL d’Italia, dopo aver scoperto che non poteva veder confermato nel 2008 il posto che occupava nel 2007 sul centrale, se ne sia lamentato non, badate bene, con noi organizzatori - come sarebbe stato naturale facesse nel tentativo di ottenere quel che cercava o, almeno, per esternare il suo dissenso e/o ottenere spiegazioni – ma scrivendo una lettera anonima a un blog di tennis.
La prima cosa che mi fu insegnata quando (nel lontano 1968) cominciai a fare il giornalista fu che le lettere anonime vanno gettate nel cestino della spazzatura senza neppure leggerle. Evidentemente non tutti i giornalisti hanno avuto maestri come i miei... Qualcuno potrebbe obiettare che nell’era di internet è prassi che chi vuol dire la propria lo faccia servendosi di un nickname, e io ovviamente convengo, tant’è vero che in questo mio modestissimo blog accetto anche interventi di chi preferisce non servirsi del proprio nome e cognome. Ma un conto è esprimere un parere su materie di interesse generale e un conto è additare qualcuno al pubblico ludibrio, dando a un blogger furbetto la possibilità di strumentalizzare accuse non verificate titolandole in modo offensivo, come è successo in questo caso (“Al Foro Italico è tutto per aria”).
Ma tant’è: questo è il mondo in cui viviamo. E allora dividiamo i torti del blogger da quelli dell’anonimo signore, che è sicuramente un appassionato di tennis e solo per questo merita tutta la nostra stima, e prendiamo per buone le sue parole. In sostanza egli sostiene cinque cose:
1)non potrò riavere il mio posto nei Distinti Tevere perché i Distinti Tevere saranno riservati ai possessori di biglietto Ground e io dovrò andare nei Distinti Monte Mario. Lì neppure mi potranno dare il posto equipollente perché ci sarà già qualche vecchio abbonato al settore che se lo sarà ripreso.
2)Era meglio lasciare ai possessori di biglietti Ground solo il diritto di riempire i vuoti dopo aver assegnato un posto in Tevere ai vecchi abbonati.
3)Un vecchio abbonato è come uno che compra una casa in multiproprietà a Rimini. Non possono all’improvviso dirgli “no, quest’anno tu vai a Bibione”.
4)“I volenterosi addetti” mi hanno detto che in futuro non è impossibile che io possa recuperare il mio vecchio posto.
5)Mi è stato anche detto che nessuno ha la più pallida idea di ciò che accadrà nel 2009, quando ci sarà il nuovo Centrale.
Bene. Se si fosse rivolto a noi usando nome e cognome, l’anonimo contestatore si sarebbe sentito rispondere così:
1)La decisione di riservare il settore Distinti Tevere ai possessori di biglietti Ground (in generale le fasce più giovani di pubblico, visto che i Ground sono i biglietti meno costosi) è nata dalla volontà di permettere a un maggior numero di loro di assistere agli incontri sul Centrale. I Distinti Tevere possono infatti contenere 1.436 spettatori, mentre il settore precedentemente destinato ai Ground ne conteneva circa 1.000. Una scelta in favore della promozione del tennis, insomma, e degli spettatori meno facoltosi. Presa perdipiù con la certezza di arrecare il minor disturbo possibile ai vecchi abbonati, perché quelli che nel 2007 acquistarono una tessera per i Distinti Tevere erano soltanto 51 e riallocarli in un posto più o meno equivalente nei Distinti Monte Mario sarebbe stato facile, visto che in questo secondo settore gli abbonati 2007 erano soltanto 102. L’unica vera differenza, insomma, consisterà nell’avere – da una certa ora in poi - il sole alle spalle anziché in faccia. Inoltre, il fatto che nel 2007 gli abbonati Monte Mario fossero il doppio di quelli Tevere testimonia ciò che tutti i romani hanno metabolizzato in 50 anni e passa di frequentazione dello Stadio Olimpico: la Monte Mario è più “pregiata” della Tevere perché ti salva dalle insolazioni.
2)Sarebbe impossibile assicurare a un abbonato la “difesa” del suo posto numerato all’interno di un settore al quale potessero accedere anche 1.400 possessori di biglietti non numerati.
3)La tesi della multiproprietà è francamente fantasiosa. Chi compra un abbonamento compra il diritto a vedere un’edizione del torneo da un posto, non compra “il posto”. Né lo usucapisce nel corso degli anni. Ci mancherebbe solo che gli organizzatori non potessero modificare i settori da un anno all’altro a seconda delle loro esigenze e/o strategie.
4)La registrazione serve a creare un database di appassionati da considerare amici un po’ “speciali” e per riservare loro particolari attenzioni, inclusa la possibilità di restituire loro il posto che preferivano nel momento in cui ciò fosse fattibile.
5)Non so quali siano le fonti dell’anonimo accusatore, ma la Biglietteria Centrale del Foro Italico fornisce a chiunque la contatti tutte le informazioni richieste non solo sul Centrale-Pietrangeli 2008 ma anche sul nuovo Centrale, quello che sarà pronto nel 2009. Le caratteristiche del nuovo stadio sono fra l’altro già state ripetutamente comunicate ai media nel corso di alcune conferenza stampa, dunque al Foro Italico niente è “per aria”: basta rivolgersi alle persone giuste per avere le risposte giuste.
Il numero verde è 800.62.26.62, la email ticketoffice@federtennis.it
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