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Venerdì, 22 Agosto 2008 alle 21:37

US OPEN, TANTE DOMANDE ED UNA CERTEZZA: SARA' UN TORNEO DA FAVOLA

di Angelo Mancuso
Si riparte da New York con una grande novità: il primo nome in alto sul tabellone maschile non è Roger Federer. Era così da quasi cinque anni: tanto è durato il dominio incontrastato dello svizzero. Roger Express era diventato numero uno il 2 febbraio 2004, il giorno dopo la vittoria agli Australian Open, secondo titolo dello Slam in carriera dopo il primo trionfo a Wimbledon nel luglio 2003. Da allora lo svizzero è stato numero uno per 237 settimane consecutive, fino a lunedì scorso, quando ha ceduto lo scettro a Rafael Nadal. Dal 2004 al 2007 Federer ha vinto undici Slam sui sedici disputati: mai nessuno era stato capace di tanto. E’ arrivato in pochi anni a quota dodici, a meno due dal recordman Pete Sampras. Nel 2008, però, è ancora a secco, vittima di una stagione iniziata con la mononucleosi e costellata da una serie di sconfitte con avversari che, Nadal a parte, fino a qualche mese fa batteva puntualmente e senza neppure soffrire più di tanto (vedi Roddick e Blake). Sono già dodici le sconfitte collezionate da gennaio. Tante, troppe. Come le voci su Roger tornato tra i comuni mortali: è appagato, fisicamente non è ancora a posto, ha perso sicurezza, è in una fase di involuzione, ha problemi personali, soffre troppo la rivalità con il più giovane ed esplosivo Nadal (22 anni contro 27). Dove sarà la verità? Rafa appunto: ora lassù il primo nome sul tabellone degli US Open è il suo. E’ lui che domina: otto titoli nel 2008, compresi Roland Garros, Wimbledon e l’oro olimpico a Pechino in singolare. Il mancino spagnolo ha vinto 49 degli ultimi 51 incontri disputati (32 di fila): ha perso solo a inizio maggio a Roma battuto dalle vesciche ai piedi più che dal connazionale Ferrero e a Cincinnati a inizio agosto in semifinale sconfitto da Novak Djokovic. Si riparte da New York e sembra quasi una nuova era: dopo quella targata Federer ecco l’impero Nadal. Riuscirà Rafa da Manacor a fare meglio di Bjorn Borg? Lo svedese è il campione del passato al quale lo spagnolo viene più spesso accostato: Borg non è mai riuscito a vincere gli US Open (quattro finali perse). Lo stesso Nadal a New York sinora non ha mai brillato: in cinque partecipazioni solo un quarto di finale. Padrone incontrastato della terra rossa, Rafa quest’anno ha vinto sull’erba. Riuscirà a imporre la sua legge anche sul cemento di Flushing Meadows? E Federer ha davvero abdicato in via definitiva? E il terzo incomodo Djokovic, finalista lo scorso anno, potrà fare lo sgambetto ai due fenomeni del circuito? Andy Murray è maturo per le vittorie che i britannici si attendono da lui? Che fine ha fatto Jo-Wilfried Tsonga, eroe di Melbourne? Il suo è stato solo un exploit episodico? E l'altro francese Richard Gasquet riuscirà finalmente a cogliere un risultato adeguato al suo talento? A che punto è la crescita del nuovo talento del circuito, il giovane lettone Ernests Gulbis? Andreas Seppi e Simone Bolelli sapranno regalarci qualche bella soddisfazione? Tante domande ed una certezza: saranno US Open da favola, interessanti come mai negli ultimi anni. Fidatevi.
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new york, nadal nuovo n.1, federer ha davvero abdicato?
Lunedì, 7 Luglio 2008 alle 08:46

FORZA E TALENTO

di Giancarlo Baccini
Aldilà degli aspetti più squisitamente tecnici, è un fatto che Federer e Nadal (o dovrei piuttosto dire Nadal e Federer?) danno carne e muscoli alle due anime del tennis: talento e forza. La rivalità che li contrappone trascende loro stessi, che infatti si rispettano al limite dell’adorazione. E’ la rivalità fra due modi d’essere. C’è chi vince perché è nato bravo e chi vince perché bravo ci è diventato lavorando e scarificandosi. Per opposti motivi, sia l’uno sia l’altro suscitano in noi comuni mortali ammirazione e spirito di emulazione. Dunque il tennis ha bisogno di entrambi.
Se stesse a significare che la forza ha preso definitivo sopravvento sul talento, la vittoria di Nadal a Wimbledon sarebbe una jattura. Ma non è così. Questa è solo la ripetizione, alla rovescia, di quanto accaddenel 1981, quando fu il talento di McEnroe a metter fine al regno della forza di Borg.
Passano gli anni, cambiano le racchette, le palle, le tecniche di preparazione e persino l’erba di Wimbledon, eppure il tennis è sempre lo stesso.
Anche se Federer dovesse trarre dalla sconfitta di ieri le stesse conseguenze che all’epoca ne trasse Borg, già sappiamo che, prima o poi, un altro semidio dal tocco fatato tornerà a deliziare i nostri neuroni.
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wimbledon, federer, nadal
Lunedì, 26 Maggio 2008 alle 17:09

L'AMORE DI BUFFON PER IL TENNIS

di Giancarlo Baccini
A meno di due settimane dall'inizio degli Europei di calcio, vi ripropongo l'intervista, apparsa su "SuperTennis" nell'estate del 2005, con il più grande portiere del mondo, Gianluigi Buffon, che è anche un grandissimo appassionato di tennis.

di UGO TRANI

L’ultimo vezzo del “numero uno” è il ciuccio in testa, che poi sarebbe soltanto un piccolo codino tenuto da un semplicissimo elastico, quasi fosse una cresta. Gianluigi Buffon, 27 anni, cambia spesso look. Ora, a parte la trovata per la capigliatura, ha pure i basettoni. Tutto questo per dire che il portiere della Nazionale e della Juve è la felicità per fotografi e operatori. Si presta all’immagine, anche scherzosa e gaudente, come pochi altri. Non si nasconde nei periodi delicati delle sue due squadre, e non sono due qualsiasi ma le più importanti d’Italia, concedendosi per interviste scomode almeno quanto per certe riprese o per fastidiosi flash. Non si nega nel privato. Mai.
Vederlo in tribuna per una partita di tennis non deve scatenare illazioni o altro. Nemmeno se lo trovi in posa sugli spalti del catino snob di Montecarlo, della scatola magica del Roland Garros o dell’arena al sole del Foro Italico. Non va lì, come certi presenzialisti, per farsi notare, per mettere in vetrina la sua immagine, cosa che pure può far piacere a sponsor e organizzatori. Se lui segue con interesse uno scambio, un gesto o un rituale, è solo perché... «Perché sono un semplice appassionato», assicura Gigi. «La verità è che di tempo ne ho poco, per la concomitanza dei miei impegni ufficiali di calciatore con i grandi tornei di tennis. Di foto ne sarebbero girate molte di più, ve l’assicuro. Appena posso, vado. Preferisco il tennis dal vivo, anche se mi devo accontentare, per cause di forza maggiore, di quello televisivo. Meglio che niente. Comunque non mi perdo un incontro, approfitto dei tanti ritiri, dei lunghi pomeriggi passati nelle stanze d’albergo», sospira il portiere azzurro.
- Andiamo con ordine. Come si è avvicinato a questo sport. Da praticante o da tifoso?
«Io nasco sportivo. Così da bambino ho preso la racchetta in mano. Un autodidatta, come accade a molti ragazzini. Tutti provano da soli, per divertirsi. Io ho iniziato per strada. Non giocando contro il muro, cosa che facevo quando ero piccolo in alcuni circoli. Io e un mio amico, all’età di dieci anni, cominciammo a sfidarci sull’asfalto. A casa mia, a Marina di Carrara. Erano le prime grandi partite, stando ben attenti alle auto ».
- Oggi invece dicono che sia addirittura un esperto, uno che dà giudizi e che commenta. Si sente tanto preparato?
«Non esageriamo. Da sei-sette anni il mio rapporto con il tennis è cambiato, diventando più assiduo. Leggo riviste specializzate, studio i personaggi, sono più curioso. Ho anche un idolo, proprio come succede ai bambini: Rafter».
- Prima di Rafter, quali altri campioni sono riusciti a farla restare per ore davanti al teleschermo?
«Tanti. Se, però, devo scegliere un match, penso ai tanti incontri tra Lendl e Becker. Due giocatori tanto diversi, capaci di appassionarti per i loro colpi. Una finale di un torneo con loro due in campo resta, emotivamente, il massimo. Almeno per me».
- Conoscendo Buffon, campione estroverso e stravagante, avrà fatto sempre il tifo per Becker, tra i due certamente giocatore più spettacolare.
«Non è questione di tifo né di caratteristiche tecniche. A me piaceva Lendl. Il suo approccio alla gara era sbalorditivo. Sapeva dosare le energie, era concreto all’eccesso, un computer, un campione del futuro. Un altro che seguivo, per la varietà dei colpi, era Wilander. Mi sono divertito molto sia con Connors che con Mc Enroe. Un tennis, ad altissimo livello, molto folcloristico, anche nella preparazione di un singolo game, nel vivere una pausa di gioco o un cambio di campo. Ma preferivo Lendl, lineare e tosto».
- Dalle sudate in strada a Marina di Carrara alle prime esperienze sulla terra rossa. Quando ha preso a fare sul serio con la racchetta?
«A vent’anni. Ho visto che mi trovavo bene sul campo. Qualche lezione per migliorare, i primi progressi, la sicurezza in partita».
- Racconti i suoi colpi, il migliore e il peggiore di Buffon tennista.
«Ho un buon diritto. Forte. Lo riesco anche a indirizzare con una discreta precisione. Faccio invece molta fatica a dare potenza con il rovescio. Gioco in back, mi trovo più a mio agio».
- E il servizio?
«C’è. Colpisco bene, ho una prima palla che può far male. Mi aiuta l’altezza».
- Torniamo ai giocatori. Dopo Rafter, altri idoli?
«Ha smesso. Il marocchino El Aynaoui. Lo seguivo perché lo apprezzavo per lo spirito con cui affrontava gli incontri. Mi dava l’impressione di chi, come me ne calcio, giocava sempre divertendosi. E dava priorità al fair play. Aveva un diritto come pochi. Potente, sempre in profondità».
- I campioni di questi giorni. Faccia un nome?
«Semplice. Federer è la perfezione stilistica. Il non plus ultra. Tra quelli che ho visto io, dall’85 a oggi per fissare un periodo, è sicuramente il più completo. Non riesco a trovargli un difetto. Contano anche le superfici: cambiandola, Nadal può essere ritenuto l’astro nascente».
- A chi vorrebbe somigliare?
«Un momento. Io ho voglia di praticare. Mi rilassa. Lo faccio per puro divertimento, visto che quando gioco a calcio, mi vorrei divertire ma alla fine la pressione è grande, perché conta il risultato. Quando gioco a tennis, faccio sport... Insomma, non cerco di imitare qualcuno. Penso a migliorare i miei colpi. Soprattutto non mi metto a sparare, a sfogarmi con la racchetta in mano. Cerco di non buttare mai via nemmeno una pallina».
- Come valuta il movimento tennistico nazionale?
«Si sta riprendendo dopo anni difficili. Prima erano competitive solo le donne, con rendimento medio-alto. Ora anche gli uomini cominciano a farsi rispettare. Volandri e Starace penso che siano brutti clienti per gli avversari».
- Quali errori ha notato in passato?
«Non è questo il discorso. Per troppo tempo non c’è stato un tennista di valore. Così molte volte i nostri giocatori entravano in campo timorosi nei confronti di altri. Partivano sconfitti. E’ mancata la sicurezza e la convinzione, anche se Gaudenzi, e a volte Sanguinetti, sono riusciti ogni tanto a lasciare il segno. Ora c’è più continuità».
- In tribuna quando si ripresenterà per un torneo di primo piano?
«Spero presto. Finora ho visto poco dal vivo. Tre anni fa sono stato a Montecarlo, due anni fa a Roma e ultimamente al Roland Garros. Non mi va di aspettare fine carriera... per essere più libero».
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buffon, federer, nadal, volandri, starace
Venerdì, 9 Maggio 2008 alle 22:23

SATURNO

di Giancarlo Baccini
Come Saturno, il famelico tennis d’oggi divora i suoi figli uno a uno. Piedi, polsi, ginocchia, spalle. E’ tutto un saltar di tendini e giunture, legamenti e cartilagini, fibre rosse e fibre bianche. A poca distanza dal Foro Italico il laser del dottor Parra fa gli straordinari, ma il dottorone e la sua macchinetta non possono essere sempre ovunque. Si gioca tanto, troppo, a tutte le longitudini, e con una intensità per la quale il corpo umano non è fatto.
Eppure, miracolo!, la strage dei favoriti e dei possibili outsider non affligge più di tanto il Foro Italico, che ormai ha raggiunto una dimensione che prescinde da chi la occupa. L’impianto è a livello di saturazione, i Carabinieri arrestano i bagarini con cadenza accelerata e la televisione si adegua, ampliando di un giorno le finestre in chiaro su Italia 1 e di un canale quelle satellitari su SKY. Roma è grande e - sebbene il cuore mi sanguini mentre lo dico – le lacrime che versa sui Federer, sui Nadal, sui Davydenko e compagnia bella, Bolelli incluso, si asciugano in pochi minuti.
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parra, federer, nadal, davydenko, bolelli
Domenica, 4 Maggio 2008 alle 19:44

7 UOMINI FORO

di Giancarlo Baccini
7 uomini Foro... A dispetto del fatto che il tabellone principale è molto meno capiente che in passato (56 posti anziché 64), fra i molti record battuti dagli Internazionali BNL d’Italia 2008 prima ancora di cominciare c’è quello del numero di italiani ammessi di diritto al singolare maschile: 5, vale a dire Volandri, Starace, Seppi, Bolelli e, grazie al doppio formidabile exploit compiuto nelle qualificazioni, la new entry Fabbiano, 19 anni da compiere. Gli altri due azzurri, Cipolla e Naso, sono wild card, e anche questo è uno sprovincializzante record, perché dal 1995 le wc concesse agli italiani erano almeno quattro.
L’ultima volta con 5 azzurri di diritto nel main draw era stata 15 anni fa, quando però due di loro provenivano dalle qualificazioni. Un altro record è dunque quello dei 4 promossi per meriti di classifica, mai così numerosi negli ultimi vent’anni.
Oltre a confermare i progressi che il tennis italiano sta facendo a tutti i livelli, questo piccolo ma significativo exploit aggiunge un tocco di italianità al grande torneo che oggi prende il via con i connotati di un vero e proprio “Quinto Slam”. Con 9 dei Top 10 ATP e tutte le Top 10 WTA, gli Internazionali BNL d’Italia si situano al vertice assoluto della qualità tennistica e promettono un fantastico spettacolo sia alle decine di migliaia di spettatori che per due settimane affolleranno il Foro Italico sia ai milioni che lo seguiranno in tv (e anche qui è record, perché Italia 1 trasmetterà in chiaro ben sei giornate di gioco, il che non accadeva dalla notte dei tempi).
Il favorito numero uno è naturalmente Rafa Nadal, che sulla terra battuta sembra non avere rivali e che punta a diventare primatista assoluto di successi romani vincendo il quarto titolo consecutivo. Non appena rimesso piede sulla sua superficie preferita, il mancino spagnolo è tornato a travolgere ogni avversario: Federer a Montecarlo e, ieri, il maratoneta Ferrer a Barcellona. Però siamo tutti qui a chiederci se Federer, re incontrastato del tennis contemporaneo, non riuscirà, prima o poi, a spezzare la supremazia terraiola del suo grande rivale. E sotto sotto ci auguriamo persino che in questo duetto sappia inserirsi anche qui a Roma, come già ha fatto a gennaio nell’Open di Australia, il terzo incomodo Novak Djokovic. Il sorteggio ha comunque reso il compito di Nadal più facile, mettendo entrambi i suoi rivali dall’altra parte del tabellone e assegnando loro anche il compito di far fuori, se vogliono arrivare fino a lui, gli altri due specialisti che possono aspirare al titolo: Ferrer e Nalbandian.
In un contesto così ultracompetitivo, per i nostri “7 uomini Foro” sarà dunque davvero difficile trovare un po’ di spazio. Però non bisogna fasciarsi la testa prima di essersela rotta, come ha dimostrato l’anno scorso Filippo Volandri battendo, nell’ordine, Gasquet, Federer e Berdych, e diventando il primo italiano a qualificarsi per le semifinali dopo la bellezza di 29 anni.
L’azzurro che sta nel quarto teoricamente meno spaventoso è proprio quello apparentemente più in forma, Simone Bolelli, reduce dalla sua prima finale ATP, quella combattutissima ma persa ieri, a Monaco, contro Mano di Pietra Gonzalez, finalista al Foro un anno fa (a Simone è stato fatale l’unico break subito in tre set). Anche se per portare il suo terzo assalto dell’anno a Davydenko dovrà far fuori prima mezza Francia e poi Roddick, Bolelli è in fase di grande maturazione e dunque si può legittimamente sperare in suo exploit. Più difficile, invece, sembra il cammino di Volandri e di Seppi, che, oltretutto, se partissero bene sarebbero attesi da un crudelissimo derby negli ottavi. Starace può aspirare a vedersela con Federer al terzo turno, mentre le wild cards Cipolla e Naso dovranno superarsi per sopravvivere a un primo turno proibitivo. Quanto a baby Fabbiano, numero 412 del mondo, il suo Foro Italico lo ha già vinto.
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federer, nadal, djokovic, volandri, seppi, starace, bolelli, fabbiano, naso, cipolla
Domenica, 20 Aprile 2008 alle 21:39

SAMPRAS: A FEDERER RESTANO TRE ANNI PER VINCERE AL ROLAND GARROS

di Angelo Mancuso
“Federer ha ancora al massimo tre anni per vincere il Roland Garros”. Parola di Pete Sampras. Lex numero uno del mondo lo ha detto in un’intervista al quotidiano “The Sunday Telegraph”. Federer è stato finalista sulla terra rossa parigina nelle ultime due edizioni, battuto sempre da Rafael Nadal. Lo stesso Sampras, che ha conquistato 14 titoli dello Slam, due in più rispetto a Federer, non ha mai vinto al Roland Garros dove vanta una semifinale nel 1996. “Roger ha 26 anni ed ha ancora non più di tre stagioni per realizzare il suo sogno – spiega il trentaseienne americano – ha il gioco per riuscirci e sulla terra rossa è molto più solido di quanto lo sia stato io. Però quando avrà 29-30 anni Djokovic e Nadal saranno al loro miglior livello e per lui diventerà più difficile batterli”.
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federer, sampras, il roland garros
Lunedì, 10 Marzo 2008 alle 18:21

IL REGNO DI FEDERER E' DESTINATO A DURARE

di Angelo Mancuso
Roger Federer è numero uno mondiale da 315 settimane consecutive (dal 2 febbraio 2004): meglio di lui solo Pete Sampras (286), Ivan Lendl (270) e Jimmy Connors (268). Lo svizzero nell’Atp Ranking, la classifica che tiene conto dei risultati degli ultimi dodici mesi, ha 6.330 contro i 5.980 del numero due Rafael Nadal. Una differenza di appena 350 punti: si tratta del margine più ristretto tra Federer e il suo più diretto inseguitore dal 10 maggio 2004. Anche allora Roger aveva sul numero due un vantaggio di 350 punti, ma alle sue spalle c’era lo statunitense Andy Roddick. Federer a quota 6.330, quindi Nadal a 5.980: lo spagnolo è numero due dal 25 luglio 2005, ovvero da 138 settimane consecutive (mai nessuno lo è stato così a lungo nella storia del tennis open). Il numero tre Novak Djokovic ha un ritardo di 1.200 punti (5.130) dal numero uno. Nonostante il distacco tra Federer e Nadal si sia assottigliato, al momento la leadership dello svizzero non corre pericoli. Nei due Masters Series in calendario nelle prossime settimane Roger deve infatti difendere pochissimi punti: 5 a Indian Wells dove lo scorso anno fu eliminato da Canas al secondo turno (al primo aveva un bye) e 75 a Miami dove lo stesso argentino lo battè al quarto turno. Sia a Nadal che a Djokovic scadono invece tantissimi punti. Lo spagnolo deve difendere la vittoria a Indian Wells (500 punti) e i quarti a Miami (125), mentre il serbo nel 2007 giocò la finale in California (350 punti) e vinse in Florida (500). Dopo i due Masters Series negli States, la stagione si sposta sulla terra rossa europea. Anche in questo caso la situazione è favorevole a Federer. Il suo rivale Nadal da tre stagioni domina sulla terra rossa vincendo praticamente tutto (Montecarlo, Barcellona, Roma, Roland Garros) e non può permettersi passi falsi. Insomma nonostante un inizio di stagione senza vittorie e la mononucleosi il regno di Federer è destinato a durare.
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federer, nadal, la lotta per il numero uno del ranking
Giovedì, 24 Gennaio 2008 alle 15:02

UNA NUOVA ETA' DELL'ORO

di Giancarlo Baccini
Dopo che ho visto in azione Tsonga contro Nadal mi sono rafforzato nella convinzione che stiamo vivendo un periodo felice per il tennis mondiale. Avevamo già tre potenziali numero 1 e adesso dovremmo averne trovato addirittura un quarto, perché Tsonga sa fare tutto, e lo fa benissimo. Ogni sport si nutre in primis di rivalità, e uno dei presupposti fondamentali dello spettacolo è l’equilibrio delle forze in campo, l’incertezza su chi è il più forte. Se non si rivelerà una semplice meteora – ma perché dovrebbe? Se gli infortuni lo lasceranno in pace egli sembra possedere tutto ciò che occorre per primeggiare a lungo - l’atletico francese aggiungerà dunque un’ulteriore variabile a un’equazione già deliziosamente complessa, per la gioia di noi appassionati.
L’avvento di Federer sembra aver rivalutato il cosiddetto “talento”. E il tennis d’oggi, culturalmente influenzato dalle magìe di Roger, è molto più divertente di quello esclusivamente muscolare di pochissimi anni fa. Se tanto mi dà tanto, siamo entrati in una nuova età dell’oro, tipo anni ’60-’70, quando di negromanti della racchetta ce n’erano una decina e il nostro sport conquistava sempre nuovi cuori e nuovi palcoscenici.
C’è di più: questi giovanissimi supercampioni hanno la capacità di comunicare all’esterno valori positivi e stanno conseguentemente piantando nell’orto del tennis semi buoni, che daranno buoni frutti per molti anni a venire.
Sì, siamo proprio fortunati a poter vivere un periodo come questo.
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federer, tsonga
Lunedì, 26 Novembre 2007 alle 16:52

200 VOLTE FEDERER

di Giancarlo Baccini
dal sito www.gazzetta.it

MILANO - Roger Federer festeggia oggi l'ennesimo record: la 200esima settimana consecutiva da numero uno del mondo. Un periodo lungo il quale il campione svizzero ha vinto 41 tornei, su 65 ai quali ha partecipato, con un bilancio di 308 vittorie e appena 24 sconfitte. Tra i suoi avversari solo lo spagnolo Rafa Nadal, e gli argentini David Nalbandian e Guillermo Canas, tutti specialisti della terra, superficie da lui meno amata, lo hanno battuto piu' di una volta. Nadal, che da 123 settimane e' numero due del ranking Atp, e' da tutti considerato il suo rivale piu' temibile, ma in classifica resta lontanissimo dal 26enne elvetico, che ora ha nel mirino le 268 settimane da numero uno di Jimmy Connors, le 270 di Ivan Lendl e le 286 di Pete Sampras.
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federer, atp
Giovedì, 22 Novembre 2007 alle 22:04

IL PIU’ FORTE DI SEMPRE? UNA DOMANDA SENZA RISPOSTA

di Angelo Mancuso
L'hanno chiamata "The Clash of Times", la battaglia delle epoche: Pete Sampras contro Roger Federer. L'idea è venuta alla Entartainment Group Limited che in occasione del cinquantesimo anniversario dell'indipendenza della Malesia ha organizzato tre sfide fra Sampras e Federer. I primi due match, a Seul e Kuala Lumpur, li ha vinti ovviamente il più giovane: sabato a Macao il terzo atto. Sampras ha 36 anni, si è ritirato da cinque ed è stato il numero uno e dominatore del circuito negli anni Novanta: ora fa qualche apparizione nel circuito seniores. Federer di anni ne ha dieci in meno, 26 quindi, ed è l'attuale numero uno del circuito, l'extraterrestre che con il suo tennis stellare domina da quattro stagioni gli avversari dall'alto di una superiorità a tratti imbarazzante. "Pistole Pete" in carriera ha vinto 14 titoli dello Slam (record assoluto), Roger da Basilea è giunto a quota 12 e con tutta probabilità riuscirà a sorpassarlo. In comune hanno la passione per l'erba di Wimbledon (7 titoli per l'americano, 5 per lo svizzero) e l'allergia alla terra rossa del Roland Garros, unico titolo dello Slam che manca al palmares di entrambi (ma Roger ha ancora tempo per rimediare Nadal permettendo). Le loro carriere si sono appena incrociate: Sampras e Federer si sono affrontati solo una volta, guarda caso sul Centrale di Wimbledon, quello che Pete definiva "il giardino di casa" e che ora è diventato proprietà privata di Federer. Era il 2001, ottavi di finale: Roger spezzò la serie positiva di 31 match di Pete, vincitore all’epoca di sette delle ultime otto edizioni dei Championships. Un segno del destino, già allora si parlò di passaggio del testimone: il vecchio campione si arrendeva al classe e al talento del giovane emergente. Da quel giorno i due sono stati paragonati mille e più volte: chi è il più forte? Soprattutto chi è stato il più forte di sempre? Domande alla quali, secondo me, è impossibile dare una risposta. Perché allora non Rod Laver o Donald Budge? In fondo sono stati gli unici ad aver centrato nella storia del tennis il Grande Slam, ovvero la vittoria in tutti e quattro i Majors nella stessa stagione. Perché non Bill Tilden, Fred Perry, Roy Emerson o Ken Rosewall? Tutti grandi interpreti che hanno fatto la storia del tennis, ognuno a modo suo inimitabile. Oppure perché non Bjorn Borg, Jimmy Connors o John McEnroe? Ogni campione appartiene alla sua epoca e preferire l'uno o l'altro è semplicemente una questione di gusto personale. Sarebbe come voler scegliere chi è stato più grande nella storia del calcio tra Di Stefano, Pelè o Maradona. Impossibile. Piuttosto ci sono tennisti che hanno inciso più di altri nella storia di questo sport. Il primo che mi viene in mente è Laver: per primo ha dimostrato che si poteva giocare ogni tipo di colpo su qualsiasi superficie ed infatti è stato l’ultimo a completare il Grande Slam (lo ha fatto due volte, la seconda nell’era open). Federer, che ricorda Laver per la varietà dei colpi, è sulla buona strada ma gli manca il successo sulla terra rossa del Roland Garros. C'è poi Borg: è stato il primo ad usare il top spin in modo esasperato e a dimostrare che si poteva dominare sull'erba di Wimbledon senza necessariamente utilizzare il classico serve and volley. Nessuno avrebbe puntato un penny su un successo dell'Orso svedese nel tempio del tennis: eppure di Championships ne ha vinti cinque consecutivamente come Federer. Penso anche ad Agassi: è stato l'ultimo tennista capace di vincere i quattro tornei dello Slam su tutte le superfici anche se non nella stessa stagione. Soprattutto con il suo tennis d'anticipo ha cambiato il modo di giocare da fondo campo: con il "Flipper" di Las Vegas è nato l'attaccante da fondo. E che dire di McEnroe: nessuno ha mai giocato (e giocherà) come lui, con quel rovescio d'anticipo senza quasi apertura, un dolce schiaffo alla pallina. Inimitabile come il suo rivale storico Connors, che ha portato nel tennis la teatralità ed il pathos. Chi è il più forte di sempre? Questa domanda resterà senza risposta.
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sampras, federer, i paragoni tra campioni delle varie epoche
Domenica, 18 Novembre 2007 alle 11:11

FEDERER E LA TOP TEN

di Giancarlo Baccini
Avevamo appena finito di chiederci cosa mai stava accadendogli in questo finale di stagione costellato da impreviste sconfitte quando Roger Federer, al primo impegno davvero importante ai suoi occhi, il Masters, ha ribadito senza mezzi termini chi è l’indiscutibile, oltre che indiscusso, re del nostro sport.
Poiché va di moda farlo, mi abbandono anch’io al giochino del “più forte tennista d’ogni tempo”, giochino divertente anche se con tutta evidenza con poco capo e ancor meno coda per l’impossibilità di mettere a confronto epoche per una lunghissima serie di motivi troppo diverse fra loro. E vi propongo la mia Top Ten personale, che comprende però soltanto gente che ho visto giocare con i miei occhi. I parametri impiegati sono, non necessariamente nell’ordine: risultati, carisma, stile, popolarità.
1.Rod Laver
2.Roger Federer
3.Bjorn Borg
4.Ken Rosewall
5.Pete Sampras
6.Lew Hoad
7.Jimmy Connors
8.John McEnroe
9.Andre Agassi
10.Ivan Lendl
Se dovessi inserire qualcuno di quelli che non ho visto giocare ma di cui ho letto e mi hanno parlato, metterei Jack Kramer, Bill Tilden e Don Budge.
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federer, masters
Sabato, 17 Novembre 2007 alle 16:42

MASTERS SHANGHAI: FERRER, LA NORMALITA' AL POTERE

di Angelo Mancuso
Sarà David Ferrer a sfidare il numero uno Roger Federer nella finale del Masters di Shanghai. Alla vigilia in pochi avremmo puntato anche un solo euro sul venticinquenne spagnolo (di questi tempi poi…). Bravino sì, top ten sì, ma mica un fenomeno. Invece il buon David ha raggiunto la finale con un percorso netto: primo nel suo girone con tre vittorie in altrettanti incontri, ha schiantato in semifinale Andy Roddick. E per il tennis questa è una gran bella notizia. In finale ci arriva uno “normale”, tra virgolette, che già qualche mese fa aveva raggiunto le semifinali agli US Open. Perché Ferrer, sorretto da una condizione atletica super frutto di tanto allenamento, non ha però un fisico da supereroe: 175 centimetri e neppure muscoli esagerati. Uno normale, insomma, come se ne possono trovare in qualunque circolo. David non è baciato dal talento cristallino come il fenomeno Federer, il più temuto e rispettato del circuito. Non è esplosivo come Nadal, il più amato, di cui dice umilmente: “Io paragonato a Rafa? Non scherziamo, al massimo quando giochiamo in Davis gli porto gli asciugamani”. Eppure lo ha battuto agli US Open concedendo poi il bis a Shanghai. E non è neppure istrionico e scanzonato come il terzo “big” del circuito, ovvero Novak Djokovic, eccezionale sul campo e anche fuori con le sue applauditissime imitazioni di colleghi e colleghe. Non ha il servizio bomba di Roddick, lo stile da manuale di Gasquet o il diritto al fulmicotone di Gonzalez. Però lotta su ogni palla come un assatanato. Ferrer ha un solo motto: lavorare e migliorare giorno dopo giorno. E tra un allenamento e l’altro legge tantissimo, qualità rara tra i tennisti. La normalità al potere: evviva.
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ferrer sfida federer in finale, travolto roddick
Mercoledì, 14 Novembre 2007 alle 08:01

ROGER, ROGER...

di Giancarlo Baccini
Roger Federer ha dichiarato a Ubaldo Scanagatta che delle (inusualmente numerose) sconfitte da lui patite quest'anno non ne prende in considerazione due: la prima con Canas e quella con Volandri al Foro Italico. Confesso che sono rimasto di stucco. Ai miei occhi Federer non è perfetto soltanto per come gioca ma anche per come si comporta in campo e fuori e lo ritengo un esempio di bravura e di correttezza. Dunque mi sembra inconcepibile che si sia lasciato andare a una dichiarazione che sembra voler sottrarre qualsiasi merito a un avversario che ha saputo sconfiggerlo in un confronto ad armi pari.
Per dare un senso alla sua affermazione, Roger ha spiegato che quel giorno aveva deciso di rompere il legame con il suo coach Tony Roche e che, dunque, in pratica non ci stava con la testa. E allora? Starci con la testa è una delle componenti basilari del tennis, come mettere dentro il diritto o servire bene. Dunque quel match Volandri lo ha vinto con pieno merito. Tant'è vero che il giorno dopo diede una memorabile lezione anche a Berdych.
Credo comunque che la gaffe di Federer abbia una spiegazione: le parole lo hanno tradito, facendogli esprimere male un concetto che avrebbe potuto meglio formulare più o meno così: "Volandri è stato bravo ad approfittare di una mia giornata negativa dovuta a fattori estemporanei e non legati alle mie capacità sulla terra rossa".
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federer, volandri, internazionali bnl d'italia
Lunedì, 12 Novembre 2007 alle 17:19

SORPRESA A SHANGHAI: FEDERER KO

di Angelo Mancuso
Che succede a re Federer? Il fenomeno ha esordito con una sconfitta al Masters di Shanghai: Roger I da Basilea si è fatto soprendere da “Mano de Piedra” Gonzalez, il cileno dal diritto che fa male. Mentre stringeva la mano all’avversario lo svizzero era quasi stupito: non aveva mai perso un match dei round robin. Il numero uno del mondo, alla sesta partecipazione al Masters, vanta tre titoli (2003, 2004 e 2006), una finale 2005, una semifinale 2002: 22 match vinti e 3 persi, compresa la sconfitta con Gonzalez. Con il cileno prima di oggi non aveva mai perso, dieci vittorie di fila e appena due set ceduti. Insomma l’impero di Federer, 26 anni compiuti lo scorso agosto, comincia a mostrare qualche scricchiolio. Lui da Shanghai fa notare che nel 2007 ha comunque vinto sette titoli, tra cui tre Slam fallendo come al solito solo sulla terra rossa del Roland Garros, la superficie che meno ama. L’anno scorso però di titoli ne aveva conquistati dodici perdendo appena cinque match, di cui quattro solo contro il rivale Nadal. Quest’anno ne ha già persi nove e soprattutto da quando è numero uno del circuito (dal 2 febbraio 2004) non era mai stato sconfitto da così tanti avversari diversi: due volte da Canas, due da Nalbandian, due da Nadal, una da Djokovic, da Gonzalez e dal nostro Volandri. Che gli stiano prendendo le misure? Altro capo d’accusa: da quando ha chiuso la collaborazione con Tony Roche all’indomani della sconfitta al Foro Italico con Volandri, Roger fa da solo, seguito dall’onnipresente fidanzata-manager Mirka Vavrinek e dal preparatore atletico storico Pierre Paganini. Lui, sempre dalla Cina, ribatte: “La sconfitta con Gonzalez non ha nulla a che vedere con la mancanza di un coach. Non si tratta di tattica, semplicemente il mio avversario ha giocato meglio. Non è detto però che non possa chiedere in futuro la collaborazione di un tecnico”. Altro capo d’accusa: la scorsa settimana Federer era in giro per impegni pubblicitari: caffè e una nota azienda di rasoi. Sarebbe stato meglio arrivare a Shanghai qualche giorno prima per prendere confidenza con la superficie di gioco e con il fuso orario. Difficile conciliare doveri di sponsor e allenamenti. Sempre lui si difende: “Sono diversi anni che affronto anche questi impegni. Cerco di limitarli ma non posso evitarli”.
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federer si arrende a gonzalez, l'impero scricchiola?
Sabato, 10 Novembre 2007 alle 09:31

MASTERS SHANGHAI: ROUND ROBIN, UNA FORMULA DISCUSSA

di Angelo Mancuso
Parte il Masters di Shanghai e come ogni anno riecco il solito interrogativo. Giusto giocare con la formula dei round robin? Giusto privare il torneo riservato agli otto migliori giocatori della stagione di una legge che da sempre regola il tennis, ovvero dentro o fuori senza appello? L’Atp ad inizio 2007 ha provato ad introdurre la formula dei round robin anche in alcuni tornei del circuito maschile per fare un brusco dietrofront dopo un paio di mesi di critiche a non finire. I gironi all’italiana con semifinali incrociate sono invece diventati una tradizione al Masters: una formula che consente ad un giocatore di perdere un incontro, e magari anche due, senza pregiudicarsi la possibilità di vincere comunque il torneo. Chi organizza, in questo caso i cinesi, un evento così importante investe molto denaro: ovvio che si punti ad un ritorno economico assicurandosi la presenza delle star del circuito per più di una partita nel caso un Federer o un Nadal “stecchino” all’esordio. Il business nello sport conta eccome e sarebbe sciocco negarlo. Dalla sua nascita nel 1970 (37 le edizioni), ben 20 volte un giocatore, pur sconfitto nel girone eliminatorio, ha poi finito col vincere il titolo di “maestro”. Per otto volte il vincitore del Masters ha battuto in finale l’avversario che lo aveva invece sconfitto nei “round robin”. Una delle “vittime” storiche della formula a gironi è Agassi. Nel 1999 l’americano travolse il suo rivale storico Sampras, ma poi venne battuto da “Pistole Pete” in finale. Il bis nel 2001: Agassi mise ko all’esordio Kuerten, ma si arrese al brasiliano nella sfida che assegnava il titolo. E’ capitato anche nel 2005, quando Nalbandian, peraltro entrato in tabellone come riserva, superò in finale Federer dal quale era stato sconfitto nel girone eliminatorio. Round robin a parte, il favorito a Shanghai (si comincia domenica) è sempre lui, ovvero Federer. Il numero uno del mondo, alla sesta partecipazione, vanta tre titoli (2003, 2004 e 2006), una finale 2005, una semifinale 2002: 22 match vinti e 2 persi. Nadal, Djokovic, Davydenko, Roddick, Ferrer, Gonzalez e Gasquet completano il cast. Solo comparse alla corte del fenomeno svizzero o protagonisti?
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due gironi eliminatori e semifinali incrociate, federer favorito
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