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Lunedì, 26 Maggio 2008 alle 17:09

L'AMORE DI BUFFON PER IL TENNIS

di Giancarlo Baccini
A meno di due settimane dall'inizio degli Europei di calcio, vi ripropongo l'intervista, apparsa su "SuperTennis" nell'estate del 2005, con il più grande portiere del mondo, Gianluigi Buffon, che è anche un grandissimo appassionato di tennis.

di UGO TRANI

L’ultimo vezzo del “numero uno” è il ciuccio in testa, che poi sarebbe soltanto un piccolo codino tenuto da un semplicissimo elastico, quasi fosse una cresta. Gianluigi Buffon, 27 anni, cambia spesso look. Ora, a parte la trovata per la capigliatura, ha pure i basettoni. Tutto questo per dire che il portiere della Nazionale e della Juve è la felicità per fotografi e operatori. Si presta all’immagine, anche scherzosa e gaudente, come pochi altri. Non si nasconde nei periodi delicati delle sue due squadre, e non sono due qualsiasi ma le più importanti d’Italia, concedendosi per interviste scomode almeno quanto per certe riprese o per fastidiosi flash. Non si nega nel privato. Mai.
Vederlo in tribuna per una partita di tennis non deve scatenare illazioni o altro. Nemmeno se lo trovi in posa sugli spalti del catino snob di Montecarlo, della scatola magica del Roland Garros o dell’arena al sole del Foro Italico. Non va lì, come certi presenzialisti, per farsi notare, per mettere in vetrina la sua immagine, cosa che pure può far piacere a sponsor e organizzatori. Se lui segue con interesse uno scambio, un gesto o un rituale, è solo perché... «Perché sono un semplice appassionato», assicura Gigi. «La verità è che di tempo ne ho poco, per la concomitanza dei miei impegni ufficiali di calciatore con i grandi tornei di tennis. Di foto ne sarebbero girate molte di più, ve l’assicuro. Appena posso, vado. Preferisco il tennis dal vivo, anche se mi devo accontentare, per cause di forza maggiore, di quello televisivo. Meglio che niente. Comunque non mi perdo un incontro, approfitto dei tanti ritiri, dei lunghi pomeriggi passati nelle stanze d’albergo», sospira il portiere azzurro.
- Andiamo con ordine. Come si è avvicinato a questo sport. Da praticante o da tifoso?
«Io nasco sportivo. Così da bambino ho preso la racchetta in mano. Un autodidatta, come accade a molti ragazzini. Tutti provano da soli, per divertirsi. Io ho iniziato per strada. Non giocando contro il muro, cosa che facevo quando ero piccolo in alcuni circoli. Io e un mio amico, all’età di dieci anni, cominciammo a sfidarci sull’asfalto. A casa mia, a Marina di Carrara. Erano le prime grandi partite, stando ben attenti alle auto ».
- Oggi invece dicono che sia addirittura un esperto, uno che dà giudizi e che commenta. Si sente tanto preparato?
«Non esageriamo. Da sei-sette anni il mio rapporto con il tennis è cambiato, diventando più assiduo. Leggo riviste specializzate, studio i personaggi, sono più curioso. Ho anche un idolo, proprio come succede ai bambini: Rafter».
- Prima di Rafter, quali altri campioni sono riusciti a farla restare per ore davanti al teleschermo?
«Tanti. Se, però, devo scegliere un match, penso ai tanti incontri tra Lendl e Becker. Due giocatori tanto diversi, capaci di appassionarti per i loro colpi. Una finale di un torneo con loro due in campo resta, emotivamente, il massimo. Almeno per me».
- Conoscendo Buffon, campione estroverso e stravagante, avrà fatto sempre il tifo per Becker, tra i due certamente giocatore più spettacolare.
«Non è questione di tifo né di caratteristiche tecniche. A me piaceva Lendl. Il suo approccio alla gara era sbalorditivo. Sapeva dosare le energie, era concreto all’eccesso, un computer, un campione del futuro. Un altro che seguivo, per la varietà dei colpi, era Wilander. Mi sono divertito molto sia con Connors che con Mc Enroe. Un tennis, ad altissimo livello, molto folcloristico, anche nella preparazione di un singolo game, nel vivere una pausa di gioco o un cambio di campo. Ma preferivo Lendl, lineare e tosto».
- Dalle sudate in strada a Marina di Carrara alle prime esperienze sulla terra rossa. Quando ha preso a fare sul serio con la racchetta?
«A vent’anni. Ho visto che mi trovavo bene sul campo. Qualche lezione per migliorare, i primi progressi, la sicurezza in partita».
- Racconti i suoi colpi, il migliore e il peggiore di Buffon tennista.
«Ho un buon diritto. Forte. Lo riesco anche a indirizzare con una discreta precisione. Faccio invece molta fatica a dare potenza con il rovescio. Gioco in back, mi trovo più a mio agio».
- E il servizio?
«C’è. Colpisco bene, ho una prima palla che può far male. Mi aiuta l’altezza».
- Torniamo ai giocatori. Dopo Rafter, altri idoli?
«Ha smesso. Il marocchino El Aynaoui. Lo seguivo perché lo apprezzavo per lo spirito con cui affrontava gli incontri. Mi dava l’impressione di chi, come me ne calcio, giocava sempre divertendosi. E dava priorità al fair play. Aveva un diritto come pochi. Potente, sempre in profondità».
- I campioni di questi giorni. Faccia un nome?
«Semplice. Federer è la perfezione stilistica. Il non plus ultra. Tra quelli che ho visto io, dall’85 a oggi per fissare un periodo, è sicuramente il più completo. Non riesco a trovargli un difetto. Contano anche le superfici: cambiandola, Nadal può essere ritenuto l’astro nascente».
- A chi vorrebbe somigliare?
«Un momento. Io ho voglia di praticare. Mi rilassa. Lo faccio per puro divertimento, visto che quando gioco a calcio, mi vorrei divertire ma alla fine la pressione è grande, perché conta il risultato. Quando gioco a tennis, faccio sport... Insomma, non cerco di imitare qualcuno. Penso a migliorare i miei colpi. Soprattutto non mi metto a sparare, a sfogarmi con la racchetta in mano. Cerco di non buttare mai via nemmeno una pallina».
- Come valuta il movimento tennistico nazionale?
«Si sta riprendendo dopo anni difficili. Prima erano competitive solo le donne, con rendimento medio-alto. Ora anche gli uomini cominciano a farsi rispettare. Volandri e Starace penso che siano brutti clienti per gli avversari».
- Quali errori ha notato in passato?
«Non è questo il discorso. Per troppo tempo non c’è stato un tennista di valore. Così molte volte i nostri giocatori entravano in campo timorosi nei confronti di altri. Partivano sconfitti. E’ mancata la sicurezza e la convinzione, anche se Gaudenzi, e a volte Sanguinetti, sono riusciti ogni tanto a lasciare il segno. Ora c’è più continuità».
- In tribuna quando si ripresenterà per un torneo di primo piano?
«Spero presto. Finora ho visto poco dal vivo. Tre anni fa sono stato a Montecarlo, due anni fa a Roma e ultimamente al Roland Garros. Non mi va di aspettare fine carriera... per essere più libero».
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buffon, federer, nadal, volandri, starace
Mercoledì, 14 Maggio 2008 alle 19:45

LARGO AI GIOVANI

di Giancarlo Baccini
Sulla copertina del numero di maggio del mensile della Federazione Italiana, “SuperTennis”, c’è una foto di Sara Errani festeggiata dopo aver colto il punto decisivo contro l’Ucraina in Fed Cup. Lo “strillo” dice “Largo ai giovani!”, e si riferisce anche a Bolelli e Seppi, protagonisti in Coppa Davis contro la Croazia.
Sara è l’unica azzurra rimasta in gara agli Internazionali d’Italia, mentre Bolelli è stato il miglior azzurro la settimana scorsa al Foro Italico e Seppi è il migliore questa settimana ad Amburgo. I giovani si fanno faticosamente largo, un passo alla volta, in un momento in cui le prime linee sembrano aver perso un po’ di smalto. Stiamo vivendo un cambio della guardia? Sebbene tutto lo lasci credere, sarebbe sbagliato, oltre che ingeneroso, escludere un rilancio imminente di qualcuno dei soliti noti. Per fare un piccolo esempio, oggi Starace ha messo alla frusta Nadal, sciupando con set point con un doppio fallo: con un po’ più di fortuna poteva farcela davvero. Però è un fatto che in questa primavera sono i poco più che ventenni a tenere alto il vessillo tricolore.
Aspettando i Trevisan, i Fabbiano e i Miccini, insomma, aggrappiamoci a questo nugolo di ragazze e ragazzi che rappresentano con dignità l’Italia nel tennis che conta e che di tanto in tanto ci regalano belle giornate.

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errani, seppi, bolelli, trevisan, fabbiano, miccini, starace
Domenica, 4 Maggio 2008 alle 19:44

7 UOMINI FORO

di Giancarlo Baccini
7 uomini Foro... A dispetto del fatto che il tabellone principale è molto meno capiente che in passato (56 posti anziché 64), fra i molti record battuti dagli Internazionali BNL d’Italia 2008 prima ancora di cominciare c’è quello del numero di italiani ammessi di diritto al singolare maschile: 5, vale a dire Volandri, Starace, Seppi, Bolelli e, grazie al doppio formidabile exploit compiuto nelle qualificazioni, la new entry Fabbiano, 19 anni da compiere. Gli altri due azzurri, Cipolla e Naso, sono wild card, e anche questo è uno sprovincializzante record, perché dal 1995 le wc concesse agli italiani erano almeno quattro.
L’ultima volta con 5 azzurri di diritto nel main draw era stata 15 anni fa, quando però due di loro provenivano dalle qualificazioni. Un altro record è dunque quello dei 4 promossi per meriti di classifica, mai così numerosi negli ultimi vent’anni.
Oltre a confermare i progressi che il tennis italiano sta facendo a tutti i livelli, questo piccolo ma significativo exploit aggiunge un tocco di italianità al grande torneo che oggi prende il via con i connotati di un vero e proprio “Quinto Slam”. Con 9 dei Top 10 ATP e tutte le Top 10 WTA, gli Internazionali BNL d’Italia si situano al vertice assoluto della qualità tennistica e promettono un fantastico spettacolo sia alle decine di migliaia di spettatori che per due settimane affolleranno il Foro Italico sia ai milioni che lo seguiranno in tv (e anche qui è record, perché Italia 1 trasmetterà in chiaro ben sei giornate di gioco, il che non accadeva dalla notte dei tempi).
Il favorito numero uno è naturalmente Rafa Nadal, che sulla terra battuta sembra non avere rivali e che punta a diventare primatista assoluto di successi romani vincendo il quarto titolo consecutivo. Non appena rimesso piede sulla sua superficie preferita, il mancino spagnolo è tornato a travolgere ogni avversario: Federer a Montecarlo e, ieri, il maratoneta Ferrer a Barcellona. Però siamo tutti qui a chiederci se Federer, re incontrastato del tennis contemporaneo, non riuscirà, prima o poi, a spezzare la supremazia terraiola del suo grande rivale. E sotto sotto ci auguriamo persino che in questo duetto sappia inserirsi anche qui a Roma, come già ha fatto a gennaio nell’Open di Australia, il terzo incomodo Novak Djokovic. Il sorteggio ha comunque reso il compito di Nadal più facile, mettendo entrambi i suoi rivali dall’altra parte del tabellone e assegnando loro anche il compito di far fuori, se vogliono arrivare fino a lui, gli altri due specialisti che possono aspirare al titolo: Ferrer e Nalbandian.
In un contesto così ultracompetitivo, per i nostri “7 uomini Foro” sarà dunque davvero difficile trovare un po’ di spazio. Però non bisogna fasciarsi la testa prima di essersela rotta, come ha dimostrato l’anno scorso Filippo Volandri battendo, nell’ordine, Gasquet, Federer e Berdych, e diventando il primo italiano a qualificarsi per le semifinali dopo la bellezza di 29 anni.
L’azzurro che sta nel quarto teoricamente meno spaventoso è proprio quello apparentemente più in forma, Simone Bolelli, reduce dalla sua prima finale ATP, quella combattutissima ma persa ieri, a Monaco, contro Mano di Pietra Gonzalez, finalista al Foro un anno fa (a Simone è stato fatale l’unico break subito in tre set). Anche se per portare il suo terzo assalto dell’anno a Davydenko dovrà far fuori prima mezza Francia e poi Roddick, Bolelli è in fase di grande maturazione e dunque si può legittimamente sperare in suo exploit. Più difficile, invece, sembra il cammino di Volandri e di Seppi, che, oltretutto, se partissero bene sarebbero attesi da un crudelissimo derby negli ottavi. Starace può aspirare a vedersela con Federer al terzo turno, mentre le wild cards Cipolla e Naso dovranno superarsi per sopravvivere a un primo turno proibitivo. Quanto a baby Fabbiano, numero 412 del mondo, il suo Foro Italico lo ha già vinto.
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federer, nadal, djokovic, volandri, seppi, starace, bolelli, fabbiano, naso, cipolla
Sabato, 23 Febbraio 2008 alle 17:18

STARACE E GLI INSULTI DI MARADONA: DIFFICILE ESSERE CAMPIONI FUORI DAL CAMPO

di Angelo Mancuso
Parlo anche da tifoso del Napoli: sono deluso dal comportamento di Maradona almeno quanto Starace. Potito, anche lui grande tifoso del Napoli, voleva conoscere personalmente il campione argentino che tante gioie (e qualche arrabbiatura solenne) ci ha regalato durante i suoi sette anni in maglia azzurra. Poto lo aveva dichiarato nei giorni scorsi alla stampa argentina. Invece Diego non ha trovato di meglio che insultarlo mentre era in campo a Buenos Aires opposto al numero uno argentino Nalbandian, di cui il Pibe de Oro è grande amico. Vabbene fare il tifo per il connazionale, ma gli insulti no. Bene ha fatto Starace ad andare via prima che Diego scendesse negli spogliatoi. Non per la delusione di aver perso contro Nalbandian: Poto ha manifestato a chiare lettere la sua grande amarezza per l’atteggiamento di un fuoriclasse che quando era ragazzino era stato un suo idolo ed al quale avrebbe voluto stringere la mano. L’ennesima riprova di quanto è più difficile essere campioni fuori dal campo che con un pallone al piede. E Maradona non è l’unico caso…
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starace, gl insulti di maradona, l'amarezza di poto
Venerdì, 28 Dicembre 2007 alle 18:54

IL DOLCE FAR NIENTE DELL'ATP

di Giancarlo Baccini
Alcuni giorni dopo la diffusione della notizia in Italia, l’Atp ha confermato ieri, 27 dicembre, le sanzioni patteggiate con Potito Starace e Daniele Bracciali per la grottesca vicenda delle poche decine di euro da loro puntate circa due anni fa su un sito di scommesse online. La conferma è arrivata con un lungo comunicato che aveva quale principale scopo quello di difendersi dall’accusa di aver perseguito con sospetto ritardo il comportamento non regolamentare dei due giocatori azzurri. Tale ritardo, a parere di noi della FIT e di molti osservatori indipendenti, stava infatti a indicare che le sproporzionate sospensioni altro non erano state che il patetico tentativo di nascondere sotto una foglia di fico l’evidente incapacità dell’Atp di individuare e punire i colpevoli del vero scandalo: le partite truccate.
“The Atp dismisses in the strongest terms claims made by both players and the Italian Federation that the Atp had deliberately held back these cases, recita il comunicato. E per dimostrare l’infondatezza delle accuse italiane, l’Atp spiega di aver ricevuto la “notizia di reato” soltanto nell’agosto del 2007 a seguito di un accordo firmato nel gennaio dello stesso anno con l’ESSA, l’ associazione che riunisce le più grandi società europee di scommesse.
Purtroppo per i suoi maldestri comunicatori, poco oltre l’Atp si dà però la zappa sui piedi, perché il vicepresidente addetto alle Regole e alla Competizione, David Bradshaw, dichiara letteralmente: “Il Programma Anti Corruzione, costantemente comunicato ai giocatori, indica in modo chiaro e non ambiguo che lo scommettere sul tennis da parte dei giocatori o del loro staff non è tollerato. E’ sempre stato così sin da quando è nato l’Atp Tour, nel 1990”. Incredibile ma vero: con queste parole Bradshaw mette nero su bianco che dal 1990, anno in cui le scommesse sono state espressamente proibite, al gennaio del 2007, quando è stato siglato l’accordo con la ESSA, l’Atp non ha fatto nulla per controllare se le sue regole venivano rispettate o no. Tant'è vero che le antidiluviane scommessine di Starace e Bracciali non erano state scoperte. E’ l’ammissione di una colpa molto più grave di quella di aver fatto finta di niente di fronte alla scoperta di piccole ed innocue infrazioni: è l’ammissione che per 17 lunghissimi anni chi doveva far rispettare le regole ha passato il tempo a girare i pollici…
Con controllori così era inevitabile che fra i controllandi qualcuno si convincesse di potersi impunemente spingere fino a truccare le partite. O magari, allargando il discorso ad altre forme di frode sportiva, fino a doparsi senza timore di venire scoperto.
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scommesse, atp, starace, bracciali
Sabato, 22 Dicembre 2007 alle 15:33

L'ONESTA' DEGLI ITALIANI

di Giancarlo Baccini
Sapete che vi dico? Non tutto il male vien per nuocere. Perché, alla fin fine, l’unica cosa chiara che finora si sa sul fenomeno delle scommesse è la seguente: Starace, Bracciali e Di Mauro non hanno mai truccato una partita né sfruttato informazioni “riservate” sul conto dei propri colleghi per far soldi puntando. Sono, insomma, tre persone oneste che si sono macchiate di una (secondo me) imperdonabile leggerezza, e che quando hanno scoperto l’errore hanno prontamente smesso di scommettere.
Da appassionato di tennis mi auguro che l’ATP accerti che nessuno si è mai reso colpevole di corruzione, cioè del crimine peggiore di cui, assieme al doping, uno sportivo possa macchiarsi. Da lettore di giornali temo invece che non sarà così. Ed è anche per questo che, paradossalmente, ritengo positivo il fatto che i nostri tre ragazzi siano già usciti dall’inchiesta con punizioni, sì, ingiustamente pesanti ma anche con la patente di persona per bene. Sono almeno una ventina, stando ai “si dice”, quelli che dovrebbero vedersela più brutta. E ci sarà gente di molte nazionalità diverse…
A chi si chiedesse perché per ora ci siano andati di mezzo soltanto gli italiani mi sembra di poter rispondere con gran semplicità. Bando alle dietrologie, perché ciò è dipeso soltanto dalla diversità del comportamento “processuale” dei tre giocatori azzurri rispetto a quello degli altri attualmente sotto inchiesta. Di Mauro ha infatti subito una procedura, come dire?, abbreviata perché non aveva risposto alle prime contestazioni degli inquirenti, sottovalutandole. Starace e Bracciali, dal canto loro, hanno invece deciso di togliersi il dente e di patteggiare pene che, per quanto eccessive, non danneggiassero troppo la loro attività. Se avessero atteso la fine di gennaio per essere ascoltati dagli inquirenti, come accadrà ad altri “imputati”, avrebbero rischiato uno stop non soltanto più lungo ma soprattutto destinato a bloccarli durante gli importantissimi tornei di primavera.
Un’ultima annotazione. Fra i commentatori c’è stato persino chi si è spinto a rimproverare la FIT di non essere riuscita a evitare che i giocatori italiani commettessero superficialità del genere nonostante il “Club Italia”, che durante la stagione agonistica offre ai nostri migliori rappresentanti servizi di vario tipo, sia nato anche per far gruppo e fornire guida e indirizzo. Il rimprovero è non solo risibile ma soprattutto infondato. Starace e gli altri, infatti, scommettevano prima della creazione del “Club Italia” e, guarda un po’, hanno smesso di farlo quando sono entrati a farne parte…
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scommesse, atp, starace, bracciali, di mauro
Martedì, 18 Settembre 2007 alle 12:24

IN DIFESA DI VOLANDRI

di Giancarlo Baccini
Dai ieri ricevo telefonate ed email di gente che sostiene più o meno il seguente concetto: "Filippo Volandri non sarebbe di nuovo in fase calante e non avrebbe perso la leadership del tennis maschile italiano se, dopo aver battuto Federer ed essere arrivato in semifinale al Foro Italico, avesse fatto meno interviste e più allenamenti, se non avevsse perso tempo a pensare alle mise di D&G e di Armani..." e bla bla bla, via con argomenti di questo stesso tipo. Qualcuno se la prende persino con me e con l'ufficio stampa della FIT, manco fossimo stati noi a organizzargli le interviste con i settimanali "rosa" (e comunque, per dirla tutta, se Filippo ce lo chiedesse gliele organizzeremmo volentieri anche noi. Perché no? Far parlare di tennis i cosiddettei "rosa" non è forse promozione?).
Io credo che si tratti di critiche in massima parte ingenerose. Pur se non lo sento da qualche mese conosco Filippo da abbastanza tempo per sapere che non è affatto come la gente comincia a immaginare che sia. Credo di capire che, ancora una volta, i suoi problemi abbiano un'origine fisica. Nel tennis d'oggi, così atletico e mentalmente stressante, se non stai bene puoi perdere anche dal numero 200 del mondo. E quando le cose vanno male è facile smarrire pure un pizzico di autostima e peggiorare ulteriormente la stiuazione. Ripeto: non so in che condizioni si trovi adesso Volandri ma sono sicuro che la crisi di risultati non può che essere passeggera, perché uno che batte Federer e mette all'angolo Nadal sulla terra, come ha fatto lui in Coppa Davis a Santander, non diventa scarso all'improvviso senza ragione.
Allo stesso tempo mi auguro che per ridiventare numero 1 d'Italia Filippo sia costretto a fare davvero grandissimi risultati, perché questo significherebbe che buoni risultati li stanno facendo anche gli altri azzurri, a cominciare da Potito Starace, autore di un 2007 senza acuti straordinari ma di eccellente qualità media. Potito ha goduto di un periodo di buona salute e ha saputo approfittarne con grande senso della misura, anche dal punto di vista mediatico. Bravo.
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