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Tribuna Aperta
Domenica, 3 Febbraio 2008 alle 15:39
COME 30 ANNI FA IN UNGHERIA
di Giancarlo Baccini
Corsi e ricorsi storici? Come non crederci? Quanto è accaduto oggi al PalaVesuvio di Napoli era già successo trent’anni fa, paro paro, a Budapest. Stessa, identica storia. L’Italia vinse la Coppa Davis nel 1976 in Cile, poi fece la finale nel 1977 in Australia e l’anno dopo perse al primo turno con l’Ungheria, una squadretta di cui faceva parte l’ormai celeberrimo “cameriere” Peter Szoke. Stavolta è toccato alle donne in Fed Cup, equivalente femminile della Davis: campionesse nel 2006 in Belgio, finaliste nel 2007 in Russia e un anno dopo sconfitte al primo turno dalla Spagna, una squadretta di cui fa parte una giocatrice come la Llagostena Vives, numero 136 del mondo.
Se tanto mi dà tanto, dobbiamo concluderne che il ciclo delle nostra meravigliosa squadra azzurra non si è concluso con questa inattesa bastonata. Dopo Budapest, infatti, il quartetto di Coppa Davis si issò ad altre due finali consecutive, nel ’79 a San Francisco e nell’80 a Praga. Tanto più che l’unica vera differenza fra l’oggi e lo ieri riguarda il parco giocatori: negli anni ’70 Barazzutti, Bertolucci, Panatta e Zugarelli erano tutto quel che di buono il tennis italiano era in grado di schierare mentre ora di squadroni ne abbiamo due: a quello impegnato qui a Napoli potremmo affiancarne un altro composto dalle campionesse del mondo Santangelo e Vinci (attualmente infortunate), dalla Top 50 Karin Knapp e da Maria Elena Camerin.
Restano l’amarezza per una sconfitta davvero inattesa e lo sconcerto per come è maturata, cioè in casa, su una superficie scelta dalle nostre giocatrici e contro avversarie di livello globalmente inferiore. Le nostre stelle Francesca Schiavone e Flavia Pennetta hanno fatto 10 games in due contro la numero 1 spagnola, Anabel Medina Garrigues. La sensazione, insomma, è che questo match le nostre lo avessero perduto prima di giocarlo, schiacciate dall’insostenibile peso della propria grandezza. E forse non fu solo per il gusto della battuta che Francesca, a chiusura delle conferenza stampa di venerdì dopo il sorteggio, chiese ai giornalisti presenti: “Ma che cosa scrivereste se dovessimo perdere?”. Domani avrà la risposta. E magari leggere i giornali le farà pure del bene, perché, come dice Kipling, le servirà a capire una volta per tutte che vittoria e sconfitta sono due imbroglione.
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fed cup, schiavone, pennetta
Sabato, 2 Febbraio 2008 alle 20:55
ALBATROS E RONDINELLE
di Giancarlo Baccini
Le nostre meravigliose ragazze ci hanno abituato a ogni tipo di miracolo, dunque non è davvero impossibile che riesca loro di ribaltare l’esito dell’incontro di Fed Cup contro la Spagna. Anche se ci riuscissero, tuttavia, il mio giudizio su quanto è successo oggi a Napoli non cambierebbe. Perché le sconfitte patite da Francesca Schiavone e Flavia Pennetta sulla veloce superficie stesa per loro espressa richiesta sul parquet del Palavesuvio hanno ancora una volta dimostrato due piccole grandi verità del nostro sport.
La prima è che il tennis a squadre è una disciplina totalmente diversa da quello individuale.
La seconda è che spesso conquistare la cima è meno complicato che restarci.
Voglio dire che non bisogna essere sorpresi dal fatto che dopo due anni di grandi trionfi la squadra azzurra abbia di colpo accusato il peso della propria grandezza. Questo è, insieme, il bello e il brutto dello sport in generale e del tennis – unica disciplina in cui la psiche conti più della tecnica e dei muscoli – in particolare. Come fece notare Baudelaire in una celebre poesia, le stesse ali che rendono regale l’albatros quando è in aria lo fanno diventare goffo quando è in terra. Francesca, Flavia e le altre sono albatros, e prima o poi torneranno in volo, magari domani stesso.
Le spagnole invece mi paiono rondinelle, allegre e guizzanti. Oggi è stata la loro primavera. Brave!
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fed cup, schiavone, pennetta
Domenica, 14 Ottobre 2007 alle 16:22
EH, SI'... L'ITALIA E' IN CRISI
di Giancarlo Baccini
Per la serie "Il tennis italiano è in crisi", la vittoria di Flavia Pennetta a Bangkok ha portato a tre il numero delle giocatrici azzurre capaci di vincere un torneo WTA nella stessa stagione (c'erano già riuscite la Vinci a Bogotà e la Schiavone a Bad Gastein). Si tratta di un record storico eguagliato, perché soltanto nel 1990 si era verificato un evento simile, grazie a Reggi, Cecchini e Bonsignori.
Sempre a causa della crisi del tennis italiano, una quarta azzurra, Mara Santangelo, quest'anno ha vinto il titolo di doppio al Roland Garros e al Foro Italico, mentre tre juniores azzurri hanno conquistato titoli del Grande Slam di categoria, tutti in doppio: Trevisan a Parigi e Fabbiano-Lopez a Wimbledon.
Ah, dimenticavo: la squadra di Fed Cup si è laureata vicecampione del mondo... Eh, sì. Le cose non sono mai andate peggio!
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classifiche, atp, wta, pennetta, vinci, schiavone, santangelo, trevisa, lopez, fabbiano
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