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Venerdì, 22 Agosto 2008 alle 21:37

US OPEN, TANTE DOMANDE ED UNA CERTEZZA: SARA' UN TORNEO DA FAVOLA

di Angelo Mancuso
Si riparte da New York con una grande novità: il primo nome in alto sul tabellone maschile non è Roger Federer. Era così da quasi cinque anni: tanto è durato il dominio incontrastato dello svizzero. Roger Express era diventato numero uno il 2 febbraio 2004, il giorno dopo la vittoria agli Australian Open, secondo titolo dello Slam in carriera dopo il primo trionfo a Wimbledon nel luglio 2003. Da allora lo svizzero è stato numero uno per 237 settimane consecutive, fino a lunedì scorso, quando ha ceduto lo scettro a Rafael Nadal. Dal 2004 al 2007 Federer ha vinto undici Slam sui sedici disputati: mai nessuno era stato capace di tanto. E’ arrivato in pochi anni a quota dodici, a meno due dal recordman Pete Sampras. Nel 2008, però, è ancora a secco, vittima di una stagione iniziata con la mononucleosi e costellata da una serie di sconfitte con avversari che, Nadal a parte, fino a qualche mese fa batteva puntualmente e senza neppure soffrire più di tanto (vedi Roddick e Blake). Sono già dodici le sconfitte collezionate da gennaio. Tante, troppe. Come le voci su Roger tornato tra i comuni mortali: è appagato, fisicamente non è ancora a posto, ha perso sicurezza, è in una fase di involuzione, ha problemi personali, soffre troppo la rivalità con il più giovane ed esplosivo Nadal (22 anni contro 27). Dove sarà la verità? Rafa appunto: ora lassù il primo nome sul tabellone degli US Open è il suo. E’ lui che domina: otto titoli nel 2008, compresi Roland Garros, Wimbledon e l’oro olimpico a Pechino in singolare. Il mancino spagnolo ha vinto 49 degli ultimi 51 incontri disputati (32 di fila): ha perso solo a inizio maggio a Roma battuto dalle vesciche ai piedi più che dal connazionale Ferrero e a Cincinnati a inizio agosto in semifinale sconfitto da Novak Djokovic. Si riparte da New York e sembra quasi una nuova era: dopo quella targata Federer ecco l’impero Nadal. Riuscirà Rafa da Manacor a fare meglio di Bjorn Borg? Lo svedese è il campione del passato al quale lo spagnolo viene più spesso accostato: Borg non è mai riuscito a vincere gli US Open (quattro finali perse). Lo stesso Nadal a New York sinora non ha mai brillato: in cinque partecipazioni solo un quarto di finale. Padrone incontrastato della terra rossa, Rafa quest’anno ha vinto sull’erba. Riuscirà a imporre la sua legge anche sul cemento di Flushing Meadows? E Federer ha davvero abdicato in via definitiva? E il terzo incomodo Djokovic, finalista lo scorso anno, potrà fare lo sgambetto ai due fenomeni del circuito? Andy Murray è maturo per le vittorie che i britannici si attendono da lui? Che fine ha fatto Jo-Wilfried Tsonga, eroe di Melbourne? Il suo è stato solo un exploit episodico? E l'altro francese Richard Gasquet riuscirà finalmente a cogliere un risultato adeguato al suo talento? A che punto è la crescita del nuovo talento del circuito, il giovane lettone Ernests Gulbis? Andreas Seppi e Simone Bolelli sapranno regalarci qualche bella soddisfazione? Tante domande ed una certezza: saranno US Open da favola, interessanti come mai negli ultimi anni. Fidatevi.
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new york, nadal nuovo n.1, federer ha davvero abdicato?
Lunedì, 7 Luglio 2008 alle 08:46

FORZA E TALENTO

di Giancarlo Baccini
Aldilà degli aspetti più squisitamente tecnici, è un fatto che Federer e Nadal (o dovrei piuttosto dire Nadal e Federer?) danno carne e muscoli alle due anime del tennis: talento e forza. La rivalità che li contrappone trascende loro stessi, che infatti si rispettano al limite dell’adorazione. E’ la rivalità fra due modi d’essere. C’è chi vince perché è nato bravo e chi vince perché bravo ci è diventato lavorando e scarificandosi. Per opposti motivi, sia l’uno sia l’altro suscitano in noi comuni mortali ammirazione e spirito di emulazione. Dunque il tennis ha bisogno di entrambi.
Se stesse a significare che la forza ha preso definitivo sopravvento sul talento, la vittoria di Nadal a Wimbledon sarebbe una jattura. Ma non è così. Questa è solo la ripetizione, alla rovescia, di quanto accaddenel 1981, quando fu il talento di McEnroe a metter fine al regno della forza di Borg.
Passano gli anni, cambiano le racchette, le palle, le tecniche di preparazione e persino l’erba di Wimbledon, eppure il tennis è sempre lo stesso.
Anche se Federer dovesse trarre dalla sconfitta di ieri le stesse conseguenze che all’epoca ne trasse Borg, già sappiamo che, prima o poi, un altro semidio dal tocco fatato tornerà a deliziare i nostri neuroni.
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wimbledon, federer, nadal
Lunedì, 26 Maggio 2008 alle 17:09

L'AMORE DI BUFFON PER IL TENNIS

di Giancarlo Baccini
A meno di due settimane dall'inizio degli Europei di calcio, vi ripropongo l'intervista, apparsa su "SuperTennis" nell'estate del 2005, con il più grande portiere del mondo, Gianluigi Buffon, che è anche un grandissimo appassionato di tennis.

di UGO TRANI

L’ultimo vezzo del “numero uno” è il ciuccio in testa, che poi sarebbe soltanto un piccolo codino tenuto da un semplicissimo elastico, quasi fosse una cresta. Gianluigi Buffon, 27 anni, cambia spesso look. Ora, a parte la trovata per la capigliatura, ha pure i basettoni. Tutto questo per dire che il portiere della Nazionale e della Juve è la felicità per fotografi e operatori. Si presta all’immagine, anche scherzosa e gaudente, come pochi altri. Non si nasconde nei periodi delicati delle sue due squadre, e non sono due qualsiasi ma le più importanti d’Italia, concedendosi per interviste scomode almeno quanto per certe riprese o per fastidiosi flash. Non si nega nel privato. Mai.
Vederlo in tribuna per una partita di tennis non deve scatenare illazioni o altro. Nemmeno se lo trovi in posa sugli spalti del catino snob di Montecarlo, della scatola magica del Roland Garros o dell’arena al sole del Foro Italico. Non va lì, come certi presenzialisti, per farsi notare, per mettere in vetrina la sua immagine, cosa che pure può far piacere a sponsor e organizzatori. Se lui segue con interesse uno scambio, un gesto o un rituale, è solo perché... «Perché sono un semplice appassionato», assicura Gigi. «La verità è che di tempo ne ho poco, per la concomitanza dei miei impegni ufficiali di calciatore con i grandi tornei di tennis. Di foto ne sarebbero girate molte di più, ve l’assicuro. Appena posso, vado. Preferisco il tennis dal vivo, anche se mi devo accontentare, per cause di forza maggiore, di quello televisivo. Meglio che niente. Comunque non mi perdo un incontro, approfitto dei tanti ritiri, dei lunghi pomeriggi passati nelle stanze d’albergo», sospira il portiere azzurro.
- Andiamo con ordine. Come si è avvicinato a questo sport. Da praticante o da tifoso?
«Io nasco sportivo. Così da bambino ho preso la racchetta in mano. Un autodidatta, come accade a molti ragazzini. Tutti provano da soli, per divertirsi. Io ho iniziato per strada. Non giocando contro il muro, cosa che facevo quando ero piccolo in alcuni circoli. Io e un mio amico, all’età di dieci anni, cominciammo a sfidarci sull’asfalto. A casa mia, a Marina di Carrara. Erano le prime grandi partite, stando ben attenti alle auto ».
- Oggi invece dicono che sia addirittura un esperto, uno che dà giudizi e che commenta. Si sente tanto preparato?
«Non esageriamo. Da sei-sette anni il mio rapporto con il tennis è cambiato, diventando più assiduo. Leggo riviste specializzate, studio i personaggi, sono più curioso. Ho anche un idolo, proprio come succede ai bambini: Rafter».
- Prima di Rafter, quali altri campioni sono riusciti a farla restare per ore davanti al teleschermo?
«Tanti. Se, però, devo scegliere un match, penso ai tanti incontri tra Lendl e Becker. Due giocatori tanto diversi, capaci di appassionarti per i loro colpi. Una finale di un torneo con loro due in campo resta, emotivamente, il massimo. Almeno per me».
- Conoscendo Buffon, campione estroverso e stravagante, avrà fatto sempre il tifo per Becker, tra i due certamente giocatore più spettacolare.
«Non è questione di tifo né di caratteristiche tecniche. A me piaceva Lendl. Il suo approccio alla gara era sbalorditivo. Sapeva dosare le energie, era concreto all’eccesso, un computer, un campione del futuro. Un altro che seguivo, per la varietà dei colpi, era Wilander. Mi sono divertito molto sia con Connors che con Mc Enroe. Un tennis, ad altissimo livello, molto folcloristico, anche nella preparazione di un singolo game, nel vivere una pausa di gioco o un cambio di campo. Ma preferivo Lendl, lineare e tosto».
- Dalle sudate in strada a Marina di Carrara alle prime esperienze sulla terra rossa. Quando ha preso a fare sul serio con la racchetta?
«A vent’anni. Ho visto che mi trovavo bene sul campo. Qualche lezione per migliorare, i primi progressi, la sicurezza in partita».
- Racconti i suoi colpi, il migliore e il peggiore di Buffon tennista.
«Ho un buon diritto. Forte. Lo riesco anche a indirizzare con una discreta precisione. Faccio invece molta fatica a dare potenza con il rovescio. Gioco in back, mi trovo più a mio agio».
- E il servizio?
«C’è. Colpisco bene, ho una prima palla che può far male. Mi aiuta l’altezza».
- Torniamo ai giocatori. Dopo Rafter, altri idoli?
«Ha smesso. Il marocchino El Aynaoui. Lo seguivo perché lo apprezzavo per lo spirito con cui affrontava gli incontri. Mi dava l’impressione di chi, come me ne calcio, giocava sempre divertendosi. E dava priorità al fair play. Aveva un diritto come pochi. Potente, sempre in profondità».
- I campioni di questi giorni. Faccia un nome?
«Semplice. Federer è la perfezione stilistica. Il non plus ultra. Tra quelli che ho visto io, dall’85 a oggi per fissare un periodo, è sicuramente il più completo. Non riesco a trovargli un difetto. Contano anche le superfici: cambiandola, Nadal può essere ritenuto l’astro nascente».
- A chi vorrebbe somigliare?
«Un momento. Io ho voglia di praticare. Mi rilassa. Lo faccio per puro divertimento, visto che quando gioco a calcio, mi vorrei divertire ma alla fine la pressione è grande, perché conta il risultato. Quando gioco a tennis, faccio sport... Insomma, non cerco di imitare qualcuno. Penso a migliorare i miei colpi. Soprattutto non mi metto a sparare, a sfogarmi con la racchetta in mano. Cerco di non buttare mai via nemmeno una pallina».
- Come valuta il movimento tennistico nazionale?
«Si sta riprendendo dopo anni difficili. Prima erano competitive solo le donne, con rendimento medio-alto. Ora anche gli uomini cominciano a farsi rispettare. Volandri e Starace penso che siano brutti clienti per gli avversari».
- Quali errori ha notato in passato?
«Non è questo il discorso. Per troppo tempo non c’è stato un tennista di valore. Così molte volte i nostri giocatori entravano in campo timorosi nei confronti di altri. Partivano sconfitti. E’ mancata la sicurezza e la convinzione, anche se Gaudenzi, e a volte Sanguinetti, sono riusciti ogni tanto a lasciare il segno. Ora c’è più continuità».
- In tribuna quando si ripresenterà per un torneo di primo piano?
«Spero presto. Finora ho visto poco dal vivo. Tre anni fa sono stato a Montecarlo, due anni fa a Roma e ultimamente al Roland Garros. Non mi va di aspettare fine carriera... per essere più libero».
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buffon, federer, nadal, volandri, starace
Venerdì, 9 Maggio 2008 alle 22:23

SATURNO

di Giancarlo Baccini
Come Saturno, il famelico tennis d’oggi divora i suoi figli uno a uno. Piedi, polsi, ginocchia, spalle. E’ tutto un saltar di tendini e giunture, legamenti e cartilagini, fibre rosse e fibre bianche. A poca distanza dal Foro Italico il laser del dottor Parra fa gli straordinari, ma il dottorone e la sua macchinetta non possono essere sempre ovunque. Si gioca tanto, troppo, a tutte le longitudini, e con una intensità per la quale il corpo umano non è fatto.
Eppure, miracolo!, la strage dei favoriti e dei possibili outsider non affligge più di tanto il Foro Italico, che ormai ha raggiunto una dimensione che prescinde da chi la occupa. L’impianto è a livello di saturazione, i Carabinieri arrestano i bagarini con cadenza accelerata e la televisione si adegua, ampliando di un giorno le finestre in chiaro su Italia 1 e di un canale quelle satellitari su SKY. Roma è grande e - sebbene il cuore mi sanguini mentre lo dico – le lacrime che versa sui Federer, sui Nadal, sui Davydenko e compagnia bella, Bolelli incluso, si asciugano in pochi minuti.
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parra, federer, nadal, davydenko, bolelli
Mercoledì, 7 Maggio 2008 alle 20:40

ROMA INGIUSTA CON NADAL

di Giancarlo Baccini
Oggi Roma ha commesso una grossa ingiustizia nei confronti di Rafa Nadal, e francamente mi riesce difficile capirne il motivo (e accettarlo, se fosse vero quello che sospettano i maligni). Nonostante anche dagli spalti fosse evidente ciò che la tv stava chiarendo ai telespettatori – che, cioè, i piedi di Rafa erano in condizioni spaventose, e gli rendevano ogni spostamento non solo dolorosissimo ma anche molto difficoltoso – nonostante tutto ciò, dicevo, il pubblico del Foro Italico si è schierato apertamente in favore di Juan Carlos Ferrero. Ferrero ha, sì, vinto gli Internazionali d’Italia nel 2001, ma non è che questo suo successo avesse fatto breccia nel cuore degli appassionati. Anzi: fino a oggi, siamo sinceri, il bravo Juan Carlos non se l’era quasi mai filato nessuno. Per cui è evidente che il tifo “per” lui era un tifo “contro” Nadal.
Ora, tifare contro Nadal sarebbe iniquo dovunque, visto che Rafa costituisce un esempio non solo di sano agonismo ma anche di esemplare correttezza e di amore per lo sport. Ma tifargli contro qui a Roma è addirittura mostruoso, perché Nadal non è soltanto uno che ha vinto al Foro Italico per tre anni di seguito ma è uno che a questo pubblico ha offerto alcuni fra i momenti più alti e indimenticabili di spettacolo mai visti nel tennis contemporaneo. E, oltretutto, è uno che oggi, viste le sue condizioni di salute, avrebbe potuto decidere di non scendere in campo o di ritirarsi quando il dolore s’era fatto intollerabile. Rafa ha invece deciso di bere fino in fondo il calice della sofferenza per rispetto nei confronti del suo avversario e di quello che giudicava essere il “suo” pubblico. Non è stato ripagato come avrebbe meritato.
Perché? Enzo Ferrari, uno che se ne intendeva, era solito dire che “gli italiani perdonano tutto, tranne il successo”. A dargli retta, il motivo del comportamento del pubblico potrebbe dunque essere stato proprio la voglia di vivere un’edizione degli Internazionali che non avessero un vincitore ancor prima di cominciare. Non la condividerei, una spiegazione del genere, ma potrei anche accettarla. Mi auguro invece che non sia vero quanto qualcuno sospetta: che, cioè, il tifo “contro” Nadal fosse il tifo “per” Federer, e che il tifo “per” Federer fosse non il tifo per il mitico numero 1 del tennis mondiale ma quello per l’amico di Francesco Totti.
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nadal, foro italico
Domenica, 4 Maggio 2008 alle 19:44

7 UOMINI FORO

di Giancarlo Baccini
7 uomini Foro... A dispetto del fatto che il tabellone principale è molto meno capiente che in passato (56 posti anziché 64), fra i molti record battuti dagli Internazionali BNL d’Italia 2008 prima ancora di cominciare c’è quello del numero di italiani ammessi di diritto al singolare maschile: 5, vale a dire Volandri, Starace, Seppi, Bolelli e, grazie al doppio formidabile exploit compiuto nelle qualificazioni, la new entry Fabbiano, 19 anni da compiere. Gli altri due azzurri, Cipolla e Naso, sono wild card, e anche questo è uno sprovincializzante record, perché dal 1995 le wc concesse agli italiani erano almeno quattro.
L’ultima volta con 5 azzurri di diritto nel main draw era stata 15 anni fa, quando però due di loro provenivano dalle qualificazioni. Un altro record è dunque quello dei 4 promossi per meriti di classifica, mai così numerosi negli ultimi vent’anni.
Oltre a confermare i progressi che il tennis italiano sta facendo a tutti i livelli, questo piccolo ma significativo exploit aggiunge un tocco di italianità al grande torneo che oggi prende il via con i connotati di un vero e proprio “Quinto Slam”. Con 9 dei Top 10 ATP e tutte le Top 10 WTA, gli Internazionali BNL d’Italia si situano al vertice assoluto della qualità tennistica e promettono un fantastico spettacolo sia alle decine di migliaia di spettatori che per due settimane affolleranno il Foro Italico sia ai milioni che lo seguiranno in tv (e anche qui è record, perché Italia 1 trasmetterà in chiaro ben sei giornate di gioco, il che non accadeva dalla notte dei tempi).
Il favorito numero uno è naturalmente Rafa Nadal, che sulla terra battuta sembra non avere rivali e che punta a diventare primatista assoluto di successi romani vincendo il quarto titolo consecutivo. Non appena rimesso piede sulla sua superficie preferita, il mancino spagnolo è tornato a travolgere ogni avversario: Federer a Montecarlo e, ieri, il maratoneta Ferrer a Barcellona. Però siamo tutti qui a chiederci se Federer, re incontrastato del tennis contemporaneo, non riuscirà, prima o poi, a spezzare la supremazia terraiola del suo grande rivale. E sotto sotto ci auguriamo persino che in questo duetto sappia inserirsi anche qui a Roma, come già ha fatto a gennaio nell’Open di Australia, il terzo incomodo Novak Djokovic. Il sorteggio ha comunque reso il compito di Nadal più facile, mettendo entrambi i suoi rivali dall’altra parte del tabellone e assegnando loro anche il compito di far fuori, se vogliono arrivare fino a lui, gli altri due specialisti che possono aspirare al titolo: Ferrer e Nalbandian.
In un contesto così ultracompetitivo, per i nostri “7 uomini Foro” sarà dunque davvero difficile trovare un po’ di spazio. Però non bisogna fasciarsi la testa prima di essersela rotta, come ha dimostrato l’anno scorso Filippo Volandri battendo, nell’ordine, Gasquet, Federer e Berdych, e diventando il primo italiano a qualificarsi per le semifinali dopo la bellezza di 29 anni.
L’azzurro che sta nel quarto teoricamente meno spaventoso è proprio quello apparentemente più in forma, Simone Bolelli, reduce dalla sua prima finale ATP, quella combattutissima ma persa ieri, a Monaco, contro Mano di Pietra Gonzalez, finalista al Foro un anno fa (a Simone è stato fatale l’unico break subito in tre set). Anche se per portare il suo terzo assalto dell’anno a Davydenko dovrà far fuori prima mezza Francia e poi Roddick, Bolelli è in fase di grande maturazione e dunque si può legittimamente sperare in suo exploit. Più difficile, invece, sembra il cammino di Volandri e di Seppi, che, oltretutto, se partissero bene sarebbero attesi da un crudelissimo derby negli ottavi. Starace può aspirare a vedersela con Federer al terzo turno, mentre le wild cards Cipolla e Naso dovranno superarsi per sopravvivere a un primo turno proibitivo. Quanto a baby Fabbiano, numero 412 del mondo, il suo Foro Italico lo ha già vinto.
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federer, nadal, djokovic, volandri, seppi, starace, bolelli, fabbiano, naso, cipolla
Lunedì, 10 Marzo 2008 alle 18:21

IL REGNO DI FEDERER E' DESTINATO A DURARE

di Angelo Mancuso
Roger Federer è numero uno mondiale da 315 settimane consecutive (dal 2 febbraio 2004): meglio di lui solo Pete Sampras (286), Ivan Lendl (270) e Jimmy Connors (268). Lo svizzero nell’Atp Ranking, la classifica che tiene conto dei risultati degli ultimi dodici mesi, ha 6.330 contro i 5.980 del numero due Rafael Nadal. Una differenza di appena 350 punti: si tratta del margine più ristretto tra Federer e il suo più diretto inseguitore dal 10 maggio 2004. Anche allora Roger aveva sul numero due un vantaggio di 350 punti, ma alle sue spalle c’era lo statunitense Andy Roddick. Federer a quota 6.330, quindi Nadal a 5.980: lo spagnolo è numero due dal 25 luglio 2005, ovvero da 138 settimane consecutive (mai nessuno lo è stato così a lungo nella storia del tennis open). Il numero tre Novak Djokovic ha un ritardo di 1.200 punti (5.130) dal numero uno. Nonostante il distacco tra Federer e Nadal si sia assottigliato, al momento la leadership dello svizzero non corre pericoli. Nei due Masters Series in calendario nelle prossime settimane Roger deve infatti difendere pochissimi punti: 5 a Indian Wells dove lo scorso anno fu eliminato da Canas al secondo turno (al primo aveva un bye) e 75 a Miami dove lo stesso argentino lo battè al quarto turno. Sia a Nadal che a Djokovic scadono invece tantissimi punti. Lo spagnolo deve difendere la vittoria a Indian Wells (500 punti) e i quarti a Miami (125), mentre il serbo nel 2007 giocò la finale in California (350 punti) e vinse in Florida (500). Dopo i due Masters Series negli States, la stagione si sposta sulla terra rossa europea. Anche in questo caso la situazione è favorevole a Federer. Il suo rivale Nadal da tre stagioni domina sulla terra rossa vincendo praticamente tutto (Montecarlo, Barcellona, Roma, Roland Garros) e non può permettersi passi falsi. Insomma nonostante un inizio di stagione senza vittorie e la mononucleosi il regno di Federer è destinato a durare.
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federer, nadal, la lotta per il numero uno del ranking
Lunedì, 21 Gennaio 2008 alle 04:29

AUSTRALIAN OPEN: IO PUNTO SU YOUZHNY FINALISTA

di Angelo Mancuso
MELBOURNE - Nadal-Nieminen, Tsonga-Youzhny: sono i due quarti di finale della parte bassa del tabellone agli Australian Open. Secondo molti Rafa ha la strada spianata verso la sua prima finale sul cemento in uno Slam. Io, invece, punto su Mikhail Youzhny. Magari verrò smentito già nei quarti e il russo si fa battere da Jo-Wilfried Tsonga, il sosia di Cassius Clay, ma secondo me il venticinquenne di Mosca, numero 14 del seeding, può essere la sorpresa del torneo come lo scorso anno fu Fernando Gonzalez. Ha tutto: un grande talento, un rovescio tra i più belli e incisivi del circuito. E’ più solido che in passato e ha una buona mano anche a rete. Nel 2002 vinse un incredibile match a Parigi contro Mathieu e il pubblico (Paul-Henri ne porta ancora i segni…)regalando la Coppa Davis alla sua Russia. Perdeva due set a zero e i francesi stavano già preparando il palchetto per alzare al cielo l’insalatiera d’argento al canto della Marsigliese. Mikhail gelò tutto vincendo al quinto set. Quel giorno gli venne pronosticato un futuro da campione. Invece lui si è un po’ perso per strada: solo tre titoli Atp in tornei non di primissimo piano. Vanta anche una semifinale agli US Open nel 2006, poco comunque per uno con il suo talento. Colpa della scarsa continuità: il suo tennis è bello ma un po’ ondivago. Diciamo che la luce si accende e si spegne a intermittenza. Qualche giorno fa l’ho visto all’opera contro il nostro Seppi, che ha giocato un gran match strappando al russo il primo set, andando avanti di un break nel secondo e arrendendosi solo al quarto ma lottando punto a punto. Mikhail mi è sembrato un giocatore diverso dal passato: più umile, consapevole che per vincere non basta il talento. Ci vuole testa, cuore, grinta. Quello perso contro Seppi è stato l’unico set ceduto in quattro incontri dal russo: per il resto sinora percorso netto. Anche contro il connazionale Davydenko, uno tosto, che non sarà bello da vedere ma neppure regala un quindici. Il giorno della Befana il buon Mikhail ha anche rifilato una bella lezione proprio a Nadal: nella finale di Chennai ha concesso al mancino spagnolo appena un game. Rafa ribatte che era stanco, ma rimediare un solo gioco per uno come lui… Vero è che uno Slam è tutta un’altra cosa, non fosse altro perché si gioca al meglio delle cinque partite, ma a Rafa qualche brutto pensiero può passare per la testa. Sul cemento Mikhail lo ha battuto spesso e volentieri, compreso un quarto di finale nel 2006 agli US Open. Ripeto: io punto su Youzhny finalista a Melbourne. Ma prima di Nadal c'è da battere Tsonga.
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il talento di youzhny, nel 2002 la coppa davis, sulla sua strada nadal
Venerdì, 4 Gennaio 2008 alle 12:04

NADAL, KUZNETSOVA E GLI ETERNI SECONDI…

di Angelo Mancuso
Un giorno Alexander Nikolic, il coach che rese grande Varese nel basket, disse: “Sveglia ragazzi, nessuno ricorda i secondi”. Ma non è vero. Nadal è numero due della classifica mondiale dietro Federer da due anni e mezzo, per la precisione dal 25 luglio 2005. Mai nessuno lo è stato così a lungo nella storia del tennis open. Rafa domina da tre stagioni sulla terra rossa (dal 2005 vince di fila Montecarlo, Roma e Parigi) ma è vulnerabile sul cemento e di sorpassare Federer non se ne parla. Eppure piace più di Roger. Lo svizzero è rispettato e temuto, il mancino spagnolo è amato per la sua spontaneità. Tra le donne attualmente la numero due dietro la predestinata Justine Henin è Svetlana Kuznetsova: sei finali disputate nel 2007 e un solo titolo vinto a New Haven (poca roba) per ritiro dell’avversaria. Nel 2004, quando aveva solo 19 anni, la russa trionfò a sorpresa agli US Open. Da allora Svetlana ha collezionato altre due finali di Slam senza però bissare quel successo. Seconda dietro la talentuosa Henin nel ranking Wta e seconda dietro la connazionale Maria Sharapova per popolarità.
Il tennis offre altri esempi di secondi per vocazione. Gottfried Alexander Walter Kurt von Kramm era alto, bello, biondo e apparteneva all’antica nobiltà tedesca: ebbe la sventura di doversi misurare negli anni Trenta con avversari come Fred Perry e Donald Budge. Per tre anni consecutivi fu finalista a Wimbledon perdendo incontri indimenticabili contro l’inglese Perry nel 1935 e nel 1936. L’anno seguente perse in finale contro lo statunitense Budge sia a Wimbledon che agli US Open. Nel 1935 fu sconfitto in finale al Roland Garros ancora da Perry ma si prese la rivincita l’anno dopo battendo il britannico e vincendo il suo secondo titolo parigino dopo quello del 1934. Giusto per non smentire la sua fama di magnifico perdente von Cramm fu protagonista nel 1937 in Coppa Davis di un’incredibile sfida con Budge: il tedesco conduceva 4-1 nel quinto e decisivo set ma finì col perdere 8-6 al termine di un match considerato come uno dei più belli della storia del tennis. Budge poi raccontò che von Cramm aveva ricevuto una telefonata da Hitler prima del match ed era impallidito. Negli anni Settanta l’estroverso Gerulaitis perse 16 volte su 16 con Bjorn Borg. Con il suo proverbiale senso dell’humour l’indimenticabile Vitas se la cavò dicendo: “Deve ancora nascere l’uomo capace di battermi per 17 volte di fila…”. E’ andata appena meglio a Roddick che in 16 sfide ha battuto solo una volta Federer (Roger si è imposto nelle ultime 11 sfide). Andy ne sta facendo una malattia… Goran Ivanisevic, altro ex numero due storico dietro l’inarrivabile Sampras, prima di coronare il suo sogno di vincere a Wimbledon perse tre finali (due con Pete Sampras, una con Andre Agassi). Quando nel 2001 conquistò il titolo ai Championships battendo Pat Rafter tutto il mondo (australiani a parte) faceva il tifo per Goran, magnifico mix di talento e follia applicato al tennis: era entrato in tabellone grazie ad una wild card. Nell’agosto 2003 la Clijsters, sempre o quasi un passo dietro la connazionale Henin, salì in vetta alla classifica mondiale: la prima ed unica numero uno a non aver mai vinto uno Slam. La belga si prese la sua bella rivincita nel 2005 trionfando agli US Open, ma quello resta il suo unico successo in uno Slam dopo quattro finali perse.
Il secondo per definizione resta però Raymond Poulidor, ciclista francese che trovò sulla sua strada prima Anquetil e poi Merckx. Risultato: in bacheca vanta una Sanremo, ma anche otto podii al Tour de France senza mai un giorno in maglia gialla. Lo sconfitto più amato dalla gente. Non scherza neppure il nostro Tano Belloni: negli anni Venti vinse un Giro, tre Lombardia e due Sanremo. Tutti però lo ricordano come il secondo per definizione visto che davanti aveva un certo Costante Girardengo. Non male anche Jan Ullrich: vinse quasi da esordiente un Tour nel 1997, poi cinque volte secondo (una dietro Pantani) sbattendo in pieno nell’era Armstrong. E che dire di Claudio Chiappucci, eroe sfortunato degli anni Novanta: sul podio tre volte al Giro d’Italia e al Tour, secondo al Lombardia nel 1992 e 1994 e al mondiale sempre nel 1994. Amatissimo il pilota inglese di Formula Uno Stirling Moss: 4 volte secondo senza mai vincere un mondiale. Oppure Jean Alesi, che conquistò il primo successo in una gara dopo aver collezionato 16 secondi posti. Nell’atletica due sprinter, il namibiano Frank Fredericks e la giamaicana Marlene Ottey, hanno in bacheca rispettivamente 7 e 13 medaglie d’argento fra Olimpiadi e Mondiali ma neppure un oro. L’americana Shirley Babashoff ha fatto la storia del nuoto eppure non ha mai conquistato ori olimpici individuali. Detiene però il record di argenti: 7 tra il 1972 e il 1976 con due soli ori ma nelle staffette. Lo stesso destino di un’altra delle regine del nuoto mondiale, l’affascinante tedesca Franziska van Almsick. Protagonista ai mondiali ma zero ori ai Giochi: tra il 1992 e il 2004 ha collezionato dieci medaglie, quattro d’argento e sei di bronzo.
Esempi di splendidi secondi ci sono negli sport di squadra. Su tutti la grande Olanda del calcio totale di Joahn Crujff guidata da Rinus Michels: due finali contro i padroni di casa ai Mondiali (Germania 1974 e Argentina 1978) entrambe perse ma incantando per il gioco. Stesso destino della grande Ungheria: due finali mondiali perse (1938 e 1954) tra gli applausi. Sempre nel calcio si è fatto la fama di eterno secondo un certo Hector Cooper. Da allenatore dell’Inter si è visto sfilare via dalla Juventus un incredibile scudetto franando a Roma contro la Lazio il 5 maggio 2002: una data che gli interisti ricordano come un incubo. Il buon Hector prima aveva perso due finali di coppa sulle panchine di Maiorca e Valencia. Vincere è importante ma non è tutto. Piacciono i primi ma amiamo i secondi, quelli che lottano fino all’ultimo istante. Come Nadal. E poi non è detto che prima o poi Rafa non scavalchi il suo rivale Federer al quale da un paio di anni nega la gioia del Grande Slam battendolo a Parigi. Djokovic permettendo…
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nadal e kuznetsova numeri due, poulidor e gli eterni secondi
Mercoledì, 28 Novembre 2007 alle 18:55

NADAL: CARRIERA A RISCHIO?

di Giancarlo Baccini
dal sito www.gazzetta.it

MADRID - L'infortunio al piede di Rafa Nadal potrebbe costare la carriera al forte tennista maiorchino. Anzi no. La notizia, e la successiva smentita, sono arrivate oggi nell'arco di poche ore dall'entourage dello spagnolo in due distinte interviste rilasciate al 'Diario de Mallorca'. Prima l'allenatore e zio di Nadal, Toni, aveva parlato con una certa apprensione del problema al piede che affligge da due anni il nipote, numero due della classifica mondiale. "E' un problema molto serio che si porta dietro dal 2005", aveva dichiarato Toni Nadal. "Ha imparato a conviverci e finora ci e' riuscito, ma per giocare deve prendere molte precauzioni. Carriera a rischio? Non so, lo diranno i medici". Poi la parziale correzione del portavoce del tennista, Benito Perez Barbadillo: "Non c'e' nulla di nuovo, non si tratta assolutamente di un pericolo per la sua carriera"
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nadal
Giovedì, 15 Novembre 2007 alle 21:51

AL MASTERS DI SHANGHAI SI PARLA SPAGNOLO

di Angelo Mancuso
“Terraioli” per definizione, gli spagnoli ora sanno giocare, e pure bene, anche sul sintetico indoor. Due settimane fa a Parigi-Bercy, ultimo Masters series della stagione, sembrava di essere al Roland Garros: tre spagnoli nei quarti, Nadal, Ferrer e Robredo. Al Masters di Shanghai, ancora sintetico indoor ed ecco gli stessi Nadal e Ferrer in semifinale insieme a Roddick, in attesa di Federer. E’ la terza volta in nove anni che gli spagnoli piazzano due semifinalisti al torneo dei “maestri”: era già successo con Moya e Corretja nel 1998 e con Ferrero e ancora Moya nel 2002. Fortissimi sulla terra rossa, addirittura imbattibili se si tratta di Nadal (da tre anni domina a Montecarlo, a Roma e al Roland Garros), competitivi ai massimi livelli sul cemento (sempre Ferrer è stato semifinalista agli ultimi US Open. Nadal ha vinto a Indian Wells), gli spagnoli si sono scoperti anche "erbivori". Dopo Manuel Santana, capace di imporsi sull’erba agli US Open 1965 e a Wimbledon 1966, nessuno spagnolo ha mai vinto su questa superficie. I tempi però cambiano: Nadal è giunto in finale nelle ultime due edizioni dei Championships e quest’anno gli spagnoli avevano quattro rappresentanti al terzo turno (oltre a Rafa, Ferrero, Verdasco e Lopez) e due nei quarti (Nadal e Ferrero). La spiegazione la dà Emilio Sanchez, capitano spagnolo di Coppa Davis: “Nadal per primo, ma anche gli altri, hanno cambiato atteggiamento nei confronti delle superfici diverse dalla terra rossa. Senza rinnegare la nostra scuola e le nostre caratteristiche abbiamo capito che il tennis non è solo quello che ci hanno insegnato sulla terra rossa da ragazzini”.
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nadal e ferrer in semifinale, spagnoli non solo terraioli
Domenica, 4 Novembre 2007 alle 21:32

MA NALBANDIAN NON CI SARA'...

di Angelo Mancuso
Dopo Madrid ecco Parigi-Bercy! David Nalbandian conquista anche il nono ed ultimo Masters Series della stagione al Palais Omnisports della capitale francese. In Spagna un paio di settimane fa aveva battuto Federer, Nadal e Djokovic, ovvero i primi tre del ranking Atp. A Parigi il bis: non ha trovato sulla sua strada Djokovic ma ha concesso il bis prima contro Re Federer al terzo turno (64 76), quindi con Nadal in finale (64 60) rifilandogli anche un sonoro cappotto nel secondo set. Praticamente in giocabile l’argentino: c’è stata partita solo fino al 4-3 per Rafa nel primo set. Poi David ha concesso al rivale solo 11 punti infilando nove games consecutivi, senza concedere una sola palla break nel corso dell’intera sfida (Nadal solo una volta è arrivato 40-40 alla risposta). Più che sul sintetico indoor di Bercy sembrava di essere sulla terra rossa del Roland Garros: finale tra un argentino ed uno spagnolo. In passato solo un connazionale di Nadal era arrivato così in alto: nel 1986, prima edizione del torneo, Casal si arrese a “Bum Bum” Becker. Nalbandian vincendo è diventato il primo argentino a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo. Peraltro ha spezzato l’imbattibilità di Rafa a Parigi: 25 incontri, 21 al Roland Garros dove il mancino spagnolo ha vinto negli ultimi tre anni e 4 qui a Bercy, dove era per la prima volta in carriera nel tabellone principale. In passato Nadal aveva perso solo una volta nella Ville Lumiere: era il 2003, praticamente un ragazzino, e si arrese al rumeno Hanescu nelle qualificazioni a Parigi-Bercy. Nalbandian è in forma strepitosa dopo una stagione anonima che lo aveva visto uscire dai top ten e scendere fino alla venticinquesima posizione mondiale, troppo poco per uno che ha giocato una finale a Wimbledon e vinto il Masters nel 2005. Sta giocando così bene il venticinquenne di Cordoba che Federer e Nadal si sono chiesti: “Ma dov’era finito durante l’anno?”. Buon per loro che, a meno di rinunce dell’ultima ora, Nalbandian a Shanghai non ci sarà: vincendo a Bercy ha guadagnato un biglietto per la Cina, ma solo come prima riserva dietro nell’ordine a Federer, Nadal, Djokovic, Davydenko, Roddick, Ferrer, Gonzalez e Gasquet. Buon per loro perché David nei confronti diretti è otto pari con Roger (Nadal a parte è la bestia nera dello svizzero) e conduce due a zero con Rafa. Però se nei giorni che ci separano da Shanghai (si comincia l’11 novembre) si ritira qualcuno degli otto “maestri” (Djokovic, Davydenko e Roddick sono acciaccati), allora Nalbandian rientra in lizza. E visto come sta giocando sarebbero dolori per tutti…
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nalbandian, nadal, masters series
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