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Mercoledì, 14 Novembre 2007 alle 17:33

COACH CHE VANNO E VENGONO: DIVORZIO MURRAY-GILBERT

di Angelo Mancuso
Coach che vanno e coach che vengono. Secondo il quotidiano inglese “Times” è al capolinea il rapporto di collaborazione tra lo scozzese Andy Murray e l’americano Brad Gilbert, che in passato aveva allenato i connazionali Andre Agassi e Andy Roddick. A Gilbert si era rivolta nell’estate del 2006 la LTA, la federazione britannica, per seguire la crescita del miglior talento espresso dal tennis britannico negli ultimi anni. Compenso: 750mila sterline a stagione, mica noccioline. All’epoca Murray era un top 40, con Gilbert è entrato nei top ten anche se ora è numero undici dopo essere stato a lungo fermo per un infortunio al polso saltando sia il Roland Garros che il torneo di casa, ovvero Wimbledon. In che misura un coach incide sul rendimento di un giocatore? Gli esempi sono discordanti, almeno ad alto livello. Fernando Gonzalez è migliorato sensibilmente grazie al lavoro con un altro guru del tennis mondiale, Larry Stefanki, ex di McEnroe e Rios, tanto da raggiungere la finale degli Australian Open, entrare stabilmente nei top ten e battere un paio di giorni fa Federer al Masters di Shanghai dopo dieci ko di fila. Riccardo Piatti ha tirato fuori il meglio da Ivan Ljubicic, forte sì ma non un fenomeno, entrato nell’elite del tennis mondiale anche grazie alla competenza del tecnico comasco. E’ altrettanto vero che la presenza di un “mostro sacro” come Jimmy Connors al fianco di Roddick non è servita molto ad Andy, che non è più il “bombardiere” di qualche stagione addietro (magari mi smentisce al Masters…). Tanto per fare un altro esempio, Federer dopo il “divorzio” con il coach part-time Tony Roche fa da solo e nel 2007 ha vinto tre Slam su quattro raggiungendo la finale al Roland Garros. Si potrebbe obiettare: ma si tratta di Federer… C’è poi chi si è meritato la fama di “mangiallenatori”, proprio come molti presidenti di calcio. Guillermo Coria, finalista al Roland Garros 2004, ne ha cambiati tre solo nel 2006 (altri già quando era ancora in auge) e tutti molto quotati: Josè Perlas, Josè Higueras e Horacio De La Pena. Risultato: tanta confusione. Ora al suo fianco c’è Hernan Gumy, colui che ha portato un altro argentino, Guillermo Canas, tra i top ten e che da qualche mese collabora con Marat Safin, passato anche dalle mani dello svedese Peter Lundgren, ex di Federer. Un altro che non trova pace è Lleyton Hewitt. La lista dei suoi coach è lunga: Darren Cahill (non andava d’accordo con Cherylin, l’invadente madre dell’ex numero uno), Roger Rasheed, Scott Draper e ora Tony Roche, riciclatosi dopo l’addio a Federer. Ci sono anche i “fedeli” storici: Rafa Nadal è da sempre allenato dallo zio Toni, un secondo papà più che un coach e con questo nessuno discute la sua bravura come tecnico. Nikolay Davydenko si fida solo del fratello Eduard. Una scelta, quella di restare nell’ambito familiare, gettonatissima nel circuito femminile. Eccezion fatta per Justine Henin, seguita da quando era una ragazzina da Carlos Rodriguez, sono tanti gli esempi di giocatrici di alto livello che invece del coach scelgono mamma o papà. Maria Sharapova, ad esempio, si affida a papà Yuri l’antipatico, Elena Dementieva all’onnipresente madre Vera, le sorelle Venus e Serena Williams a papà Richard l’esagerato, Nicole Vaidisova al “patrigno” Ales Kodat. E in passato Martina Hingis era seguita come un’ombra dalla mamma Melanie Molitor. Almeno in questo modo i guadagni restano in famiglia.
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murray, gilbert, l'importanza dei coach
Venerdì, 12 Ottobre 2007 alle 18:28

TOH, MURRAY RITRATTA!

di Giancarlo Baccini
Leggiamo insieme www.gazzetta.it:

LONDRA - Lo scozzese Andy Murray ha rettificato le sue dichiarazioni di mercoledi' sulla corruzione nel tennis che hanno portato il circuito maschile Atp ad aprire un indagine su almeno 150 incontri giudicati sospetti negli ultimi cinque anni. 'Le mie dichiarazioni sulle scommesse nel tennis sono state estrapolate dal contesto", ha detto il tennista, numero 18 del mondo, dal suo sito internet: "Quando ho detto che tutti sanno cio' che accade - ha sottolineato Murray - intendevo affermare che tutti probabilmente hanno saputo delle dichiarazioni di quei due o tre giocatori che hanno fatto sapere di aver rifiutato offerte di denaro in cambio di loro sconfitte". La prossima settimana, probabilmente gia' lunedi' all'inizio del Masters Series di Madrid, il giovane britannico dovra' incontrare dirigenti dell'Atp per chiarire le sue dichiarazioni alla Bbc.

Marcia indietro, dunque, anche se un po' fragilina. Probabilmente Murray ha saputo che l'ATP s'è stufata di chi lancia la pietra e ritira la mano, e studia sanzioni. Sempre più dignitoso lui, comunque, del "coach italiano" che oggi ne ha sparate davvero di inverosimili dietro il paravento dell'anonimato, senza neppure rendersi conto del fatto che, qualora la sua identità venisse svelata, non solo sarebbe passibile di squalifica per omessa denuncia ma, soprattutto, farebbe la figura di uno che ne sa troppe per non essere complice dei corrotti.
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murray, scommesse, atp
Martedì, 9 Ottobre 2007 alle 14:30

CARO MURRAY: E FOGNINI?

di Giancarlo Baccini
Leggiamo insieme da www.gazzetta.it
"LONDRA - Alcuni match di tornei Atp sono truccati e i giocatori ne sono consapevoli: è questa la denuncia di Andy Murray, numero uno britannico, che conferma i sospetti che circolano ormai da mesi. "È piuttosto triste per tutti i giocatori, ma queste cose si sanno - le parole di Murray in un'intervista alla Bbc -. È difficile dimostrare se un giocatore ha provato a vincere oppure no, perché basta sbagliare negli ultimi game del set per perdere un incontro".
"CARRIERA BREVE" - Diverse agenzie di scommesse hanno espresso dubbi sull'esito di alcune partite di tennis. Sospetti confermati dallo stesso Murray. "Ci sono giocatori che escono regolarmente al primo turno e devono comunque pagarsi le trasferte - la giustificazione di Murray -. Una carriera dura al massimo 12 anni e bisogna cercare di ottimizzare i guadagni. Anche se questo modo di fare è assolutamente inaccettabile".
HENMAN - Lo scorso mese un altro giocatore del Regno Unito, Tim Henman, aveva dichiarato di essere a conoscenza di proposte equivoche recapitate ad alcuni colleghi tennisti. "Personalmente non mi è mai capitato, ma ascoltando altri giocatori pare che sia una pratica che succede non di rado", aveva dichiarato l'ex numero uno inglese, ritiratosi dopo l'ultimo incontro di Coppa Davis della Gran Bretagna".

Cose così fanno davvero arrabbiare. Nella tragica vicenda del tennis-scommesse nulla è più sconfortante dell'ascoltare questo stillicidio intessuto di nulla, questa gara fra giocatori e giocatorini a chi arriva primo nel denunciare senza denunciare, questo pseudo-outing fatto di "sì, è vero, ma io non c'entro niente". Neppure quelli che hanno svelato, a mesi e anni di distanza, un tentativo di corruzione nei loro confronti, naturalmente respinto, hanno fatto il nome di chi li avrebbe tentati.
Eh no, ragazzi!... Così son buoni tutti. Così è un gioco al massacro, non una denuncia. Non voglio fare la figura di quello che grida "Fuori i nomi!" (classico intervento di chi difende il marcio), ma così se non è diffamazione pura e semplice poco ci manca.
Insinuazione per insinuazione, perché non chiedere conto al signor Murray, allora, della sconfitta al primo turno rimediata da Fognini a Montreal?
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scommesse, murray
SEMIFINALE DAVIS 2014 - SVIZZERA-ITALIA - GINEVRA - 12-14 SETTEMBRE 2014
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