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Venerdì, 27 Giugno 2008 alle 12:21

WIMBLEDON: IL TORNEO DELLE SORPRESE. LE METEORE LEWIS E WASHINGTON

di Angelo Mancuso
Il torneo delle sorprese. Anche questo fa parte del fascino di Wimbledon: oltre alle fragole con la panna, ai prati verdi dell’All England Club, al palco reale sul Centre Court, al bianco della tenuta da gioco che non è una scelta ma un obbligo, ai tabelloni sui campi secondari che non sono elettronici ma manuali. Mercoledì scorso Marat Safin, genio e sregolatezza tutta russa, aveva “asfaltato” un certo Novak Djokovic, futuro numero uno del mondo. Ieri giornata piena: prima la sconosciuta russa Alla Kudryavtseva, numero 154 del ranking, fa accomodare alla porta la più bella del reame, in arte Maria Sharapova la bizzosa, l’altezzosa, la bionda di ghiaccio campionessa sull’erba londinese nel 2004. Poi Rino Gattuso Tipsarevic (i due si somigliano come due gocce d’acqua) mette ko il “bombardiere” del Nebraska, al secolo Andy Roddick, due finali ai Championships: all’americano non sono bastati 27 aces per aver ragione del grintoso serbo di Belgrado. Nei giorni scorsi hanno salutato Wimbledon anche Nikolay Davydenko (numero 4 del seeding) e David Nalbandian (numero 7 e finalista nel 2002). Sorprese è vero, ma anche tradizione confermata. Sull’erba, superficie sulla quale si gioca pochissimo, spesso vengono fuori risultati inimmaginabili su altre superficie. Senza andare troppo lontano nel tempo c’era un certo Alexader Popp (tedesco, oggi ha 32 anni e non gioca più da tre), che all'inizio del Duemila in quattro partecipazioni ai Championships ha collezionato un ottavo e due quarti. In pratica vinceva qualche match solo sull’erba londinese. Oppure la finale del 1996: Richard Kraijcek contro la meteora MaliVai Washington. Vinse l’olandese (ottimo sull’erba), che riuscì a battere Pete Sampras nei quarti. Washington fu bravo ma soprattutto fortunato: nei quarti superò Alex Radulescu, in semifinale Todd Martin. Una meteora, appunto. Come l’avversario di John McEnroe nella finale del 1983, il neozelandese Chris Lewis, mai più visto a quei livelli.
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wimbledon, le sorprese, le meteore
Sabato, 1 Marzo 2008 alle 22:13

TSONGA, NISHIKORI, STAKHOVSKY: UN 2008 RICCO DI SORPRESE

di Angelo Mancuso
Sin qui il 2008 è l’anno delle sorprese nel circuito maschile. Aveva cominciato Jo-Wilfried Tsonga, ventiduenne francese di origini congolesi, raggiungendo tra lo stupore generale la finale agli Australian Open senza essere compreso tra le teste di serie. Ed in fondo una novità è stato, sempre a Melbourne, anche il ko del numero uno Federer in semifinale con Novak Djokovic, poi vincitore del torneo. Roger era sempre stato presente nelle ultime dieci finali dei tornei dello Slam. Siamo appena ad inizio marzo ed ecco due settimane fa la bella favola a lieto fine del giapponese Kei Nishikori, diciottenne allievo di Nick Bollettieri e numero 244 del mondo, che ha vinto il torneo di Delray Beach, in Florida, partendo dalle qualificazioni (era al sesto torneo nel circuito maggiore). Il primo tennista giapponese a conquistare un titolo Atp 16 anni dopo Shuzo Matsuoka che nell’aprile del 1992 vinse a Seul. Passano un paio di settimane e a Zagabria vince un altro gocatore con classifica molto bassa: si chiama Sergiy Stakhovsky, 22 anni di Kiev e numero 209 del ranking Atp. E’ stato ripescato come lucky loser ed ha vinto il suo primo titolo nel circuito maggiore. Il giovane ucraino è il primo “perdente fortunato” a conquistare un torneo Atp dal 1991: l’ultimo era stato l’argentino Christian Miniussi, che si impose a San Paolo. Prima del successo a Zagabria l’unico risultato di rilievo di Stakhovsky erano i quarti di finale a Milano nel 2005. La stagione è iniziata da due mesi e già due giocatori provenienti dalle qualificazioni hanno vinto il torneo, Nishikori e Stakhovsky appunto. Per fare un raffronto l’anno scorso è accaduto solo una volta: il belga Steve Darcis ha vinto a Amersfoort. Idem nel 2006: lo spagnolo Nicolas Almagro ha vinto a Valencia. Per trovare un altro qualificato che vince il torneo bisogna poi andare indietro fino al 2004: lo spagnolo Santiago Ventura si impose a Casablanca, il francese Jerome Haehnel a Metz.
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tsonga, nishikori, stakhovsky, 2008 anno delle sorprese
Domenica, 3 Febbraio 2008 alle 09:48

DAVIS E FED CUP: E' UN ALTRO SPORT

di Angelo Mancuso
Otto match e in quattro casi ha vinto la giocatrice con la classifica peggiore. La prima giornata dei quarti di finale della Fed Cup conferma una regola: giocare in Davis o Fed Cup è un altro sport e la responsabilità di difendere la maglia della propria nazione può giocare brutti scherzi. Come spiegare altrimenti gli inattesi ko della nostra Francesca Schiavone, numero 23 del ranking Wta, contro la spagnola Nuria Llagostera Vives, numero 136. Oppure l’incredibile sconfitta di Lindsay Davenport, numero 44 ma vale le top ten, con la sconosciuta tedesca Sabine Lisicki, 18 anni e numero 130 del mondo. La trentunenne americana, ex numero uno del mondo e vincitrice di tre tornei dello Slam (US Open 1998, Wimbledon 1999 e Australian Open 2000), era al rientro in Fed Cup dopo la maternità ed era imbattuta nella competizione dal 1994. Ma c’è anche la cinese Shuai Peng (n. 51) che ha superato la francese Virginie Razzano (n.27) e l’isrealiana Shahar Peer (n.17) che ha battuto la russa Dinara Safina (n.16). In questi ultimi due casi c’è da tener conto anche del fattore casa, mentre Schiavone e Davenport, le due vere sorprese in negativo, giocavano davanti ai propri sostenitori. Si è invece salvata Maria Sharapova: la russa, vincitrice agli Australian Open, era all'esordio in Fed Cup e ha agevolmente battuto l'israeliana Obziler. Non a caso la chiamano la bionda di ghiaccio...
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fed cup, davis, le sorprese
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