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Sabato, 22 Dicembre 2007 alle 15:33

L'ONESTA' DEGLI ITALIANI

di Giancarlo Baccini
Sapete che vi dico? Non tutto il male vien per nuocere. Perché, alla fin fine, l’unica cosa chiara che finora si sa sul fenomeno delle scommesse è la seguente: Starace, Bracciali e Di Mauro non hanno mai truccato una partita né sfruttato informazioni “riservate” sul conto dei propri colleghi per far soldi puntando. Sono, insomma, tre persone oneste che si sono macchiate di una (secondo me) imperdonabile leggerezza, e che quando hanno scoperto l’errore hanno prontamente smesso di scommettere.
Da appassionato di tennis mi auguro che l’ATP accerti che nessuno si è mai reso colpevole di corruzione, cioè del crimine peggiore di cui, assieme al doping, uno sportivo possa macchiarsi. Da lettore di giornali temo invece che non sarà così. Ed è anche per questo che, paradossalmente, ritengo positivo il fatto che i nostri tre ragazzi siano già usciti dall’inchiesta con punizioni, sì, ingiustamente pesanti ma anche con la patente di persona per bene. Sono almeno una ventina, stando ai “si dice”, quelli che dovrebbero vedersela più brutta. E ci sarà gente di molte nazionalità diverse…
A chi si chiedesse perché per ora ci siano andati di mezzo soltanto gli italiani mi sembra di poter rispondere con gran semplicità. Bando alle dietrologie, perché ciò è dipeso soltanto dalla diversità del comportamento “processuale” dei tre giocatori azzurri rispetto a quello degli altri attualmente sotto inchiesta. Di Mauro ha infatti subito una procedura, come dire?, abbreviata perché non aveva risposto alle prime contestazioni degli inquirenti, sottovalutandole. Starace e Bracciali, dal canto loro, hanno invece deciso di togliersi il dente e di patteggiare pene che, per quanto eccessive, non danneggiassero troppo la loro attività. Se avessero atteso la fine di gennaio per essere ascoltati dagli inquirenti, come accadrà ad altri “imputati”, avrebbero rischiato uno stop non soltanto più lungo ma soprattutto destinato a bloccarli durante gli importantissimi tornei di primavera.
Un’ultima annotazione. Fra i commentatori c’è stato persino chi si è spinto a rimproverare la FIT di non essere riuscita a evitare che i giocatori italiani commettessero superficialità del genere nonostante il “Club Italia”, che durante la stagione agonistica offre ai nostri migliori rappresentanti servizi di vario tipo, sia nato anche per far gruppo e fornire guida e indirizzo. Il rimprovero è non solo risibile ma soprattutto infondato. Starace e gli altri, infatti, scommettevano prima della creazione del “Club Italia” e, guarda un po’, hanno smesso di farlo quando sono entrati a farne parte…
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scommesse, atp, starace, bracciali, di mauro
Domenica, 11 Novembre 2007 alle 10:25

RIFLESSIONI SUL CASO DI MAURO

di Giancarlo Baccini
Riflessioni spicciole sul caso Di Mauro.
Al momento in cui scrivo, il 75 per cento dei visitatori del sito www.federtennis.it che hanno detto la loro attraverso il sondaggio sull’argomento ritiene che il tennista siciliano sia o un capro espiatorio o vittima di una punizione sproporzionata all’entità dei fatti che ha commesso.
Tre quarti dei colpevolisti dice invece che la punizione è giusta, non tanto perché scommettere è proibito dalle regole ATP quanto perché un tennista professionista gode di informazioni “riservate” che possono dargli un ingiusto vantaggio nel puntare. Il rimanente quarto giudica la sospensione di 9 mesi addirittura “lieve”.
Secondo me c’è un punto-chiave della vicenda che il procedimento disciplinare non ha preso (e non poteva prendere) in considerazione. E cioè che Alessio è un bravo ragazzo. La sua è sempre stata una carriera esemplare. Sembra un giocatore di un’altra epoca: in campo è persino educato, qualità da cui troppi dei suoi colleghi ormai rifuggono. E poi il suo scommettere solo su match di tornei diversi da quello in cui stava giocando lui dimostra che Alessio si era autoimposto una sorta di codice etico. Se la giustizia sportiva, necessariamente più schematica di quella ordinaria, potesse tener conto della personalità degli imputati, Di Mauro se la sarebbe cavata con una pena infinitamente meno severa.
I commenti dei giornali italiani sono stati unanimi: Alessio ha pagato il disperato bisogno, da parte dell’ATP, di far vedere che non se ne sta con le mani in mano di fronte al preoccupante fenomeno dei match truccati per favorire gli scommettitori ben informati. L’unica voce stonata è stata quella di Paolo Bertolucci, ex davisman azzurro, oggi commentatore televisivo per conto di Sky Sport. Bertolucci, che da quando ha perso il posto di capitano di Coppa Davis è diventato uno dei più inaciditi avversari del tennis italiano, ha dichiarato a “Repubblica” che secondo lui Di Mauro andava radiato.
Se il tono dei commenti è generalmente sensato e corretto, però, dai titoli e dall’impaginazione degli articoli spira un’aria sensazionalistica del tutto incongrua rispetto ai contenuti. I titolisti di molti giornali non hanno esitato a definire “scandalo” una vicenda che di tutto ha il sapore tranne che dell’indegnità. E questo è un altro punto-chiave. Perché il fattore scatenante della decisione dell’ATP di colpire il primo che passava è stata proprio la consapevolezza che ai media, così affamati di scandali, bisognava dare qualche osso da rosicchiare in modo da guadagnare il tempo necessario a nascondere più sporcizia “vera” possibile sotto al tappeto.

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di mauro, scommesse, atp
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