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apr 19
MASTERS IN VISTA
10 cose che è bello sapere
Novak Djokovic (foto Tonelli)
Denominazione ufficiale: Atp Finals. Per gli amici: il Masters. Eccoci al cospetto del torneo con la massima qualità di spettacolo garantito ad ogni sessione, considerato che è riservato solo ai primi otto giocatori del mondo. Primi della classifica che tiene conto dei risultati ottenuti nella stagione, dal 1 gennaio. Dunque il meglio che il tennis possa offrire come epilogo di un’annata sportiva. Spesso con in palio non solo un montepremi ricchissimo ma anche i punti determinanti per stabilire chi sarà il numero 1 a fine anno. Il n.1 che conta di più. Entusiasti di poter ospitare a Torino un super-evento così per 5 anni, dal 2021 al 2025, andiamo a ripassarne 10 aspetti particolari, che può essere utile avere in bella evidenza.

1) Tutti i nomi, da The Masters a Atp Finals - Il torneo nacque nel 1970 come The Masters (I Maestri) e mantenne questa denominazione fino al 1989. Un ventennio di enorme successo, con grandi campioni protagonisti e (dal 1977) una sede iconica come il Madison Square Garden di New York. Nel 1990 si trasferì in Europa, a Francoforte, e cambiò nome: Atp Tour World Championship. Per la stampa mondiale continuò a essere indentificato come ‘Masters’ e nel 2000 venne deciso di chiamare la manifestazione Atp Masters Cup. Nel 2009, prima edizione londinese del torneo, un altro cambio: ATP World Tour Finals. Per arrivare nel 2017 all’attuale ATP Finals.

2) Punti e dollari - Il montepremi complessivo delle Atp Finals (i primi otto del mondo divisi in due gironi all’italiana da quattro, con i primi due classificati che vanno in semifinale e si sfidano a ranghi incrociati) è di 8.5 milioni di dollari, 1.280.000 dei quali destinati a chi vince la finale. Essendo previsti però: un gettone di partecipazione di 203.000 dollari, altri 203 mila dollari per ogni partita vinta nel girone di qualificazione e 620.000 per il successo in semifinale, chi dovesse conquistare il trofeo da imbattuto potrebbe intascare 2.712.000 dollari. Un discorso analogo è quello dei punti Atp: 200 per ogni partita vinta nel girone, 400 per il successo in semifinale, altri 500 per la vittoria finale. In totale se ne possono conquistare 1.500, una via di mezzo tra i 2.000 di chi si aggiudica uno Slam e i 1.000 di chi si impone in un Masters… 1000.

3) Il primo eroe - Negli anni pionieristici della manifestazione, lanciata nel 1970 a due anni di distanza dalla nascita del tennis Open (dilettanti e professionisti tutti insieme), ci fu un vero dominatore: il rumeno Ilie Nastase. Estroso, imprevedibile, provocatore, talentosissimo si esaltava in questa prova di fine anno. Mai vittorioso a Wimbledon, un solo titolo a Parigi e uno agli Us Open, fu invece sempre in finale al Masters tra il 1971 e il 1975, conquistando quattro vittorie e perdendo al quinto set con l’argentino Guillermo Vilas nella quinta finale.

4) Il primatista - Tra i mille primati di Roger Federer, l’uomo dei 20 Slam considerato il Migliore di Sempre, c’è anche quello relativo alle vittorie nelle Atp Finals: ben 6, cui vanno aggiunte quattro finali. La sua eccezionalità emerge anche dal fatto che vinse la prima Tennis Masters Cup nel 2003 a Houston battendo in finale Andre Agassi e nel 2015 era ancora in finale, seppur battuto da Novak Djokovic.

5) Il serial winner - Djokovic ha invece il record di vittorie consecutive, ben 4, tutte a Londra, comprese tra l’edizione 2012 e quella del 2015, che chiuse una stagione eccezionale per il serbo in cui fu capace di vincere 82 delle 88 partite disputate (percentuale 93,7). Un dato curioso: Djokovic ha sempre battuto Federer quando l’ha incontrato in finale al Masters ma, proprio in quel formidabile 2015, era stato sconfitto dallo svizzero nel girone. Perché le Atp Finals sono l’unico torneo individuale nel quale, in virtù della formula, si può trionfare pur avendo perso una partita. In questo caso addirittura contro lo stesso avversario battuto in finale.
6) Eterno protagonista - Nell’epoca in cui il Masters ha consolidato la sua fama mettendo le radici al Madison Square Garden di New York, grande protagonista è stato Ivan Lendl, cecoslovacco di Ostrava poi naturalizzato americano. Le sue rivalità prima con John McEnroe, poi con Boris Becker hanno caratterizzato un’epoca. L’evento di fine anno, al quale Lendl arrivava sempre in grande spolvero, è stato spesso il clou della stagione conconfronti diretti all’ultimo ‘quindici’. Davvero eccezionale il suo ruolino: dal 1980 al 1988 è sempre arrivato alla finalissima, vincendo 5 volte su 9: nell’81 su Vitas Gerulaitis, nell’82 su John McEnroe, nell’85 e ’86 su Boris Becker, nell’87 su Mats Wilander. .

7) Zero vittorie - Tra i grandi del tennis ce n’è uno per il quale il Masters è stato come la Kriptonite per Superman: Rafael Nadal. Vincitore di 17 Slam e recordman dei Masters 1000 con 33 successi lo spagnolo ha uno ‘zero’ nella colonna delle vittorie nella prova di fine stagione. Va detto che molto spesso è stato condizionato negli ultimi mesi dell’anno da problemi fisici. Comunque lo si è visto solo due volte in finale, battuto nel 2010 da Federer e nel 2013 da Djokovic

8) I due azzurri - Sono due gli azzurri che sono riusciti a qualificarsi per il Masters di fine anno: Adriano Panatta nel 1975 e Corrado Barazzutti nel 1978. E’ curioso che Panatta ci sia arrivato l’anno precedente alle sue affermazioni a Roma e al Roland Garros, il 1976. In effetti a fine 1975 era 14° in classifica ma per una serie di defezioni entrò di diritto tra gli otto di Stoccolma. Fu sorteggiato nel girone che comprendeva Arthur Ashe, Ilie Nastase e Manuel Orantes. Fu superato da tutti e tre i rivali, riuscendo a strappare solo un set a Nastase. Corrado Barazzutti nel 1978 suggellò a New York una stagione di impressionate regolarità ad alto livello durante la quale raggiuse le semifinali al Roland Garros, le finali a Las Vegas e Bastad e le semifinali a Richmond, Monte-Carlo, Houston, Dallas, Hilversum, Indianapolis, Boston, Madrid, Vienna e Buenos Aires. Al Madison Square Garden di New York nel girone gli toccarono Eddie Dibbs, Brian Gottfried e Raul Ramirez. Lottò ma perse con tutti, strappando un set al messicano Ramirez

9) Il doppio maestro - Il Masters è sempre stato teatro anche del torneo d’elite riservato alle migliori coppie di doppio del mondo. E guardando all’albo d’oro ce n’è una che spicca come “la migliore delle migliori”, quella formata dagli statunitensi John McEnroe e Peter Fleming che vanta il record assoluto di vittorie, sette, tra l’altro consecutive tra il 1978 e il 1984. Molti sono concordi nell’individuare in John McEnroe il più forte doppista di sempre. A suo particolare merito l’essere stato capace di vincere, unico nella storia, singolare e doppio al Masters per due edizioni di fila: 1983 e ’84.

10) La vittoria italiana - Fabio Fognini e Simone Bolelli si sono qualificati per le Atp Finals di doppio nel 2015, anno in cui hanno conquistato il titolo agli Australian Open. A Londra non hanno superato il girone ma hanno vinto un match, contro la coppia indiano-rumena formata da Rohan Bopanna e Florian Mergea (6-4 1-6 10-5 il punteggio), che rappresenta l’unica vittoria italiana finora al Masters. Torino aspetta la prossima impresa.



di Enzo Anderloni

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