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18

apr 19
SONEGO E LE NUOVE CERTEZZE
Per Lorenzo ingresso nei top-70 e best ranking
Lorenzo Sonego (foto Getty Images)
Lorenzo Sonego non si ferma. Dopo la prima vittoria contro un top-20, Karen Khachanov, ha centrato a Montecarlo il primo quarto di finale in un Masters 1000. La vittoria su Cameron Norrie gli consegna un posto fra i primi 70 del mondo e il nuovo best ranking. Sonego rinforza i progressi già emersi con il secondo quarto ATP perso a Marrakech contro il suo idolo Tsonga. A Montecarlo non ha visto ostacoli ma un'opportunità. Con la leggerezza pensosa del suo gioco, che Italo Calvino associava alla determinazione e alla precisione, ha battuto all'esordio Andreas Seppi. È la sua prima vittoria contro un italiano in carriera nel circuito maggiore: i complimenti dell'altoatesino arrivano come un omaggio meritato, molto più di un atto dovuto. Ha impostato una partita lucida al secondo turno contro Karen Khachanov, con cui ha vinto più punti negli scambi brevi (46 a 37 sotto i cinque colpi) e nei punti lunghi (10 a 4 oltre i nove) e messo in campo più risposte contro la prima e la seconda.

Contro Norrie ha firmato cinque vincenti in più (14 a 9) e commesso quasi la metà degli errori gratuiti (17 a 30). Il mancino britannico ha vinto 15 punti in meno negli scambi brevi, Sonego ne ha persi solo quattro con la prima. Dati che traducono una rinnovata convinzione al servizio, che nasce anche dalla collaborazione con Danilo Pizzorno, torinese e Maestro Nazionale FIT dal 1990, un riferimento nella video-analisi.
Hanno iniziato a lavorare insieme dopo Miami, spiega. Aveva notato qualche problema al servizio, una certa difficoltà a mantenere l'efficacia e la continuità nei momenti delicati delle partite. Guardando i video, dice, “ci siamo accorti che tendeva a girare troppo le spalle e così facendo girava anche la testa”. Pizzorno, che ha collaborato anche con Ivan Ljubicic e Milos Raonic, non ha intaccato la meccanica complessiva del movimento. “L'obiettivo era cercare di renderlo più fluido, abbiamo cambiato i punti di riferimento nella torsione, e questo potrebbe aiutarlo ad anticipare il contatto con la palla”. Insieme, hanno analizzato la preparazione del servizio di Federer, “che guarda bene il campo e la palla senza distrazioni”, di altri giocatori con un movimento non troppo diverso dal suo, di grandi battitori come John Isner. Sonego, racconta ancora Pizzorno, “è un giocatore visivo. Gli piace anche rivedersi. E poi è cinestesico, vuole provare la sensazione corretta in campo”. Infatti la conoscenza maturata davanti al video l'ha subito messa in pratica, anche in allenamento, e ne ha ricavato un beneficio immediato: fa meno fatica, riesce ad allenarsi di più sul servizio, e in campo i risultati si vedono.

I progressi non si fermano ai colpi di inizio gioco. Anche dal lato del rovescio, il meno sicuro dei due fondamentali da fondo, ha perso meno campo contro Khachanov: sette vincenti a uno, otto gratuiti a 13 non sono una coincidenza. Danno la misura di un percorso che ha preso velocità dal primo successo nel circuito maggiore, al primo turno dell'Australian Open del 2018 su Robin Haase. Il secondo turno agli Internazionali BNL d'Italia e il primo quarto di finale ATP a Budapest, dopo aver salvato due match point a Hurkacz e battuto Gasquet, l'hanno proiettato al numero 86 del mondo a fine ottobre.

Quest'anno, dopo due quarti nei Challenger di Playford e Phoenix, con un tabellone degno di un 250 poi vinto da Matteo Berrettini, a Marrakech ha superato le qualificazioni, ha battuto Alexey Vatutin e Carlos Berlocq, l'argentino che ha visto vincere tre volte al Challenger del Circolo della Stampa Sporting a Torino. Allora gli faceva da raccattapalle, ha raccontato, ma non gli è mai stato troppo simpatico. Ha sconfitto poi Laszlo Djere, testa di serie numero 5, e cancellato i desideri di riscatto di Haase.

Un segno di buon auspicio, l'apertura di nuovi orizzonti neanche troppo lontani. La conferma che Gian Piero “Gipo” Arbino ci aveva visto lungo. Un maestro controcorrente, che lo segue da quando Lorenzo ha undici anni. Arbino, che avrebbe potuto diventare cantante d'opera e ha poi rinunciato a un posto fisso per sognare una strada insieme a generazioni di giovani tennisti, sa come insegnare a non arrendersi. Sa come spiegare che devi farla tutta la strada che hai davanti, fino al punto esatto in cui si spegne, se senti di avere dentro qualcosa di speciale. E Sonego ce l'ha. È un lottatore che nel fragore della battaglia si carica, col cuore che rallenta e la testa che cammina. Freddo nelle decisioni, caldo nelle reazioni, gioca il tennis che serve per vincere. Sa adattarsi agli avversari, percorrere strade diverse con le stesse scarpe, senza rinunciare ai punti di forza e alle certezze. “Si vive per giocare partite così, contro grandi giocatori e col pubblico che ti incita” ha detto dopo la vittoria su Khachanov. C'è la forza tranquilla di un razionale appassionato, tifoso del Torino, con la coda lunga del cuore granata e il senso di una storia come sfida continua al beffardo destino.

Ha vissuto per anni il tennis come una parte importante della vita ma non l'unica. Ha mantenuto le storiche amicizie torinesi che poco c'entrano con la carriera sportiva, ne ha costruite altre con i tennisti italiani. È un tennista completo, che sa di avere ancora margini importanti di miglioramento su fisico, rovescio, risposta e posizione a rete. Dettagli da affinare, ricami per far rendere al meglio un talento unito alla disciplina e alla convinzione di essere sulla strada giusta. Anche se non è usuale vedere progressi così rapidi e maturazioni così significative in giocatori che si affacciano sul circuito praticamente senza esperienza da junior. Ma, come ha spiegato anche Ashleigh Barty a proposito dell'anno sabbatico per giocare a cricket, ognuno sceglie il proprio percorso, quello che gli appartiene di più. Per quanto possa essere inusuale. Ora Sonego è nel posto giusto per guardare lontano. Da quella Torino che sogna le ATP Finals, che invita al rigore e dietro la logica spalanca l'emozione, la passione, la forza dell'ispirazione.



di Alessandro Mastroluca

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