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apr 19
RAFA-NOLE, E SE FOSSE KHACHANOV?
Sulla terra il russo potrebbe inserirsi al vertice
Marco Cecchinato e Novak Djokovic (foto Tonelli)
Si scrive terra rossa, si legge potenza, resistenza, pazienza, tecnica. Sono tante le qualità necessarie per emergere sulla superficie europea che si esalta agli Internazionali d’Italia di Roma del 6 maggio e culmina nel Roland Garros di Parigi del 26 maggio. E più risuona la parola resilienza, tanto di moda ai giorni nostri e tanto correlato alle mille variabili dettate da questi campi, più si restringe il numero dei candidati al ruolo di protagonisti.

Fra questi spiccano due nomi. Quello del più grande campione di sempre sulla superficie, Rafa Nadal, e quello di Novak Djokovic che, dopo essersi aggiudicato gli ultimi tre Slam (Wimbledon e Us Open 2018 ed Australian Open 2019) punta decisamente al Grande Slam stagionale e al record di Majors di Roger Federer (15 contro 20). Ma che, proprio sulla terra, ha sempre dimostrato le sue lacune, soprattutto di tenuta psichica. In special modo davanti al pubblico tradizionalmente ostile di Parigi. Lacune cui, ultimamente, si sono aggiunte le beghe extra agonistiche, legate al ruolo di numero 1 dei giocatori in seno all’Atp Tour e alle difficoltà di vedute rispetto agli altri big, Federer e Nadal. Lacune che, l’anno scorso, quando già era in netta ripresa dopo la crisi del 2017, sono state messe drammaticamente in evidenza da Marco Cecchinato, che lo stoppò nei quarti del Roland Garros. Non a caso l’unico torneo dello Slam che il campione serbo ha firmato solo una volta, contro 7 Australian Open, 4 Wimbledon e 3 Us Open.

Sulla carta, anche Nadal sarebbe inattaccabile, dall’alto degli 11, stratosferici, urrà al Roland Garros, di altrettanti Montecarlo e Barcellona, 8 Roma, 5 Madrid, eccetera eccetera, con tutti i record possibili e immaginabili, e l’incredibile capacità, anno dopo, di continuare a dominare la scena, resta il favorito numero 1 sul rosso. Ma, tanto più il mancino di Maiorca riduce l’attività sulle superfici dure, trascinandosi la gamba sinistra col ginocchio disastrato e lasciando per strada settimane di forzata inattività e manciate di sicurezza e credibilità, tanto più crescono i dubbi sulla sua attuale superiorità. Guardando anche all’anagrafe, cioè ai 32 anni e 10 mesi dello spagnolo in contrapposizione all’età dei possibili antagonisti.

Fra questi spicca il 25enne Dominic Thiem che diventa sempre più solido e continuo fra i “top ten”, ha battuto due volte su questi campi Rafa e morde il freno per prendersi la rivincita contro il dio della terra rossa. Dopo averci perso tre volte su tre al Roland Garros, senza racimolare un set e, a settembre, anche sul cemento degli Us Open, dopo tanti su e giù, arrendendosi di un soffio al tie-break della quinta frazione. L’apporto di Nicolas Massu sembra aver dato il pepe che mancava all’erede di Thomas Muster. Vedremo se avrà imparato anche a dosare le energie psico-fisiche e a gestire meglio le situazioni, senza strafare. Ma, obiettivamente, è l’unico che può legittimamente aspirare alla griglia di partenza insieme ai due mostri.

Un passettino dietro ci dovrebbe essere, sempre per caratteristiche e risultati, il bambino d’oro del tennis mondiale, Sascha Zverev, campione sulla nobile terra di Roma nel 2017 (battendo Djokovic) e finalista l’anno scorso (battuto in tre set da Rafa), ma la famosa resilienza del tedesco di genitori russi non è certamente pari alle sue possibilità tecniche e fisiche. E sulla terra l’incidenza del servizio non è così determinante come sul duro, e gli scambi lunghi e imprevisti appaiono troppo impegnativi per i suoi nervi. A meno che mastro Ivan Lendl non riesca nel miracolo di inculcargli l’umiltà.

Coi tabelloni giusti, e la leggerezza di chi non ha niente da perdere sulla superficie meno vincente, Roger Federer potrebbe inserirsi come outsider. Spinto dall’aiuto del pubblico e dalla propria fantasia. Con Del Potro fuorigioco, Nishikori, e Schwartzman in calando, nel ristretto nugolo di guastafeste al via della stagione sul rosso spicca piuttosto il potente e sfrontato Karen Khachanov. Che, negli ultimi due anni, si è fermato negli ottavi del Roland Garros, contro Murray e Zverev, ma è cresciuto tennisticamente sulla superficie, in Spagna, ultimamente è migliorato nella tenuta psico-fisica e, tecnicamente, nella parte sinistra. Meritano attenzione i due italiani, Fabio Fognini e Marco Cecchinato, specialisti della terra che si sono poi evoluti sul duro, così come Borna Coric, che si è fortificato in tutto alla scuola di Riccardo Piatti.



di Vincenzo Martucci

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