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mar 19
LA SORPRESA DEL DESERTO
Hurkacz: potente, educato e pericoloso!
Hubert Hurkacz (foto Getty Images)
Chi glielo avrebbe mai detto, al taciturno e impacciato Hubert Hurkacz, alle Next Gen Finals di novembre a Milano quando superò il l’allievo di Nadal, Munar, ma perse con Tiafoe e Tsitsipas, che a marzo sarebbe arrivato nei quarti di Indian Wells a sfidare Roger Federer, il suo idolo insieme a Michael Jordan? Chi avrebbe immaginato che, dal numero 86 della classifica mondiale, il solido, potente, volitivo, ma poco duttile polacco avrebbe scalato la classifica, fino al nuovo salto di qualità di questo primo Masters 1000 della stagione, quando, dal 67 del mondo di una settimana fa, lunedì entrerà in quota 40? Chi avrebbe ipotizzato che, nel deserto della California, avrebbe ritrovato la forma e la sicurezza di gennaio quando s’era imposto su un palcoscenico comunque minore come il Challenger di Canberra?

Di sicuro, dopo il preoccupante inizio di stagione coi ko nel primo turno nel “250” di Pune (battuto da Ivashka), agli Australian Open (Karlovic) e a Montepellier (Gulbis)", appena ha compiuto 22 anni (l’11 febbraio), ha cambiato marcia, imponendosi su Krajinovic a Marsiglia e, soprattutto, su Moutet e Nishikori a Dubai, arrendendosi solo a Tsitsipas e con l’eloquente: 76 67 61. Non è pensabile che “Hubi”, come lo chiamano tutti per praticità, abbia fatto il salto di qualità col nuovo coach Craig Boynton, che già ha lavorato con più yankees dal gioco essenziale e fisico come quello del giovane polacco: da Courier a Fish, da Isner a Querrey e Steve Johnson. E quindi l’impresa di Indian Wells, dove ha infilato Puoille, Nishikori e Shapovalov, resta un affascinante mistero per un giocatore che l’anno scorso era targato 212 del mondo.

Quella del ragazzone polacco, alto 1.96, per 81 chili, è stata una crescita costante, con qualche scossa importante. La prima è stata la finale persa a Shenzhen 2017: “Ho preso fiducia e coscienza dei miei mezzi, da allora mi sono allenato e concentrato di più”. Tanto da passare dal numero 426 del mondo al 200. Anche grazie al lavoro mentale fatto con coach Pawel Stadniczenko: “Ho imparato a restare positivo, ho trovato più equilibrio, senza tanti alti e bassi, ho cominciato ad accettare che la sconfitta non è un dramma, bisogna analizzarla ma non subirla fino ad autodistruggersi”. Hurkacz deve ringraziare il Grand Slam Development found, cioè quella parte degli introiti dei Majors che viene dedicata ad aiutare i paesi più bisognosi e con minor tradizione come la Polonia. Che, oggi, oltre a "Hubi", ha il numero 155 del mondo, il 23enne Kamil Majchrzak.

Hurkacz ha l’aria per bene. Come precisa Federer che deve affrontarlo: “Mi ci sono allenato insieme a Shanghai e ogni volta che sbagliava un colpo si scusava. Sembra davvero un ragazzo dolce”. Ma a Milano, a novembre, già dichiarava convinto: “Nelle ultime settimane sono andato in finale a Zhuhai e in semifinale a Shenzhen, ma io questi Challenger dovrei vincerli. Voglio entrare in fretta fra i primi 50”. Felice di fare da sparring a Luca Pouille che poi l’aveva invitato anche a Dubai a fare la preparazione invernale insieme. Che errore: appena "Hubi" se l’è ritrovato di fronte in partita a Indian Wells l’ha battuto e da lì ha preso la rincorsa per altre imprese.



di Vincenzo Martucci

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