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gen 19
ANISIMOVA: "VINCO E ME LA GODO"
Amanda prima “millennial” negli ottavi Slam
Amanda Anisimova  ed Aryna Sabalenka (foto Getty Images)
A 17 anni, puoi concederti di pensare che i limiti non esistano, che siano solo un'illusione. A 17 anni, puoi inseguire il futuro a passo di corsa, come se l'energia non finisse mai. Puoi arrivare dove nessuna delle "millennials" è ancora stata mai, e soprattutto prenderci gusto. Tre è il numero magico di Amanda Anisimova, la prima nata negli anni Duemila a spingersi al quarto turno di uno Slam. "Adesso voglio vincere il torneo", ha detto col sorriso di chi già la sa lunga. È la più giovane delle top 100, è numero 87 del mondo questa settimana, ma ha passato tre turni senza perdere un set, lasciando sul cammino appena 17 game. Ha fatto più fatica all'esordio contro Monica Niculescu, che certo complica i piani di chi come lei ha un tennis molto fluido, fatto di colpi d'incontro, d'anticipo, visione e notevole reattività di piedi. Perfetto per scardinare poi Lesia Tsurenko e Aryna Sabalenlka, teste di serie numero 24 e numero 11.

Non aveva mai vinto un match in uno Slam prima di questa settimana, eppure ha lasciato Sabalenka, considerata una delle predestinate per le grandi destinazioni in un futuro non troppo lontano, senza soluzioni praticabili. La sua è stata una decostruzione feroce: non ha subito nemmeno un break, ha vinto l'80% dei punti e chiuso con quasi il doppio dei vincenti, 21 a 11. È ora la più giovane statunitense al quarto turno di uno Slam dai tempi di una sedicenne Serena Williams al Roland Garros del 1998. “Ancora non ci credo che tutto questo stia succedendo adesso” ha detto, lasciando finalmente trasparire di avere negli occhi il blu della gioventù.

Blu come l'ultimo strato del plexicushion su cui naviga con la sicurezza di conosce la strada per averla già percorsa o quantomeno immaginata. I 76 vincenti e i 64 errori complessivi nelle prime tre partite testimoniano un percorso di crescita già evidente l'anno scorso, quando a Indian Wells ha interrotto la serie di 14 vittorie di fila della sua prossima avversaria, Petra Kvitova. Una frattura da stress al piede, però, l'ha tenuta ferma quattro mesi. Un periodo in cui ha riscoperto la passione per il tennis e si è scoperta più forte. Figlia di immigrati russi, allenata ancora dal padre Konstantin, ha chiuso il 2018 con la finale di Hiroshima, la prima in carriera nel circuito WTA, quasi di certo non sarà l'ultima. “Quando sono tornata, mi sentivo bene, giocavo, mi divertivo e mi sono goduta ogni singolo secondo: non credo ci sia niente di meglio”, diceva al sito della WTA. La finale la perse contro Su-wei Hsieh, evidentemente deve ancora imparare a dosare colpi ed energie contro avversarie che sanno, come dicono gli americani, pensare “out of the box”, fuori dalla scatola, dalla norma. “Sto usando di più la testa, sto tenendo di più lo scambio”, spiegava alla WTA prima di Natale. Ma un concetto tornava allora come torna ora, dopo una delle più belle vittorie della sua carriera: Anisimova in campo si diverte. E divertirsi, per lei, vuol dire giocare libera, sentirsi libera. Non pensare al risultato, ma godersi il viaggio. Perché poi il risultato arriva.

“Non mi ero mai divertita così tanto in campo”, ha confessato a caldo. E con lei chi ha assistito a un'esibizione di superiorità e di coordinazione naturale che non possono passare inosservate. Anisimova è andata in un posto che Sabalenka ha dimostrato di non poter raggiungere, non in questa sfida almeno. È il posto in cui giochi come sei, in cui ti riesce praticamente tutto e l'errore quasi esce dall'orizzonte degli eventi. Vedere per credere il terzo punto del quarto game del secondo set. Sabalenka prova a portare il confronto su un piano diverso, a prendere decisioni, comanda lo scambio che durerà 12 colpi e viene avanti. Anisimova rincorre, si ritrova chiusa nell'angolo destro ma la memoria muscolare, l'istinto naturale e la coordinazione si combinano e si traducono in un chop talmente poco ortodosso da incantare tutti che aggira la bielorussa, incanta e rimbalza perfettamente sulla riga.

Chiunque fosse sulla Margaret Court Arena, ha capito di aver assistito all'inizio di quella che potrebbe essere una grande storia. A star is born, è nata una stella, verrebbe da dire con espressione un po' abusata tornata però di moda con il musical di Bradley Cooper e Lady Gaga. “Cerco il cambiamento nei bei momenti, e in quelli brutti ho paura di me stessa”, canta lei in Shallow, il duetto premiato ai Golden Globe.

Il momento di Anisimova, adesso, non potrebbe essere migliore. L'ottavo di finale da record la spingerà ancora più in alto, a ridosso delle prime 60 del mondo.
Per lei, così come per Dayana Yastremska, l'altra teenager arrivata negli ottavi e prossima avversaria di Serena Williams, che a differenza di Anisimova un titolo WTA l'ha già vinto l'anno scorso (a Hong Kong, alla prima finale nel circuito maggiore), la precocità e l'efficienza, la potenza e il controllo lasciano pregustare magnifiche sorti e progressive. Anche se non sempre il picco raggiunto a un'età così giovane è poi sinonimo di prospettive così alte.

Di sicuro Anisimova, che prima di Indian Wells l'anno scorso non aveva ancora vinto una partita nel circuito maggiore e lì ne vinse tre in fila contro Parmentier, Pavlyuchenkova e Kvitova, ha la completezza e la sfrontatezza per convincersi che i limiti non esistano. E convincere tutti di avere ragione.



di Alessandro Mastroluca

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