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gen 19
O.K. CORRAL
ALL'AUSTRALIANA
Hewitt-Tomic: parole grosse e minacce fisiche
Bernard Tomic e Lleyton Hewitt
MELBOURNE - In epoca di 10 years challenge qualcuno ha scomodato un episodio del 2009, quando Tomic diede a Hewitt dell'inadeguato. Il vincitore di Wimbledon 2002, all'epoca ancora un top 40, si era offerto di palleggiare con Bernie sui campi di Roehampton in vista del torneo junior dei Championships. La proposta era stata rifiutata perché Rusty non era considerato adatto.
Anzi, secondo il clan del ragazzotto di origine croata non era proprio ritenuto all'altezza del teen ager di Gold Coast. Le ruggini tra i due, insomma, sono vecchie di 10 anni, ma la nave è affondata solo nelle ultime 48 ore. Sopravvissuta a mille tempeste, quasi sempre nel mare aperto della Coppa Davis, l'imbarcazione di Tennis Australia è colata a picco martedì sera. Subito dopo essere stato eliminato da Cilic, in conferenza stampa Tomic si era seduto sull'orlo della sedia, come sul punto di andarsene, ma prima di lasciare Melbourne Park s'era voluto togliere alcuni sassi dalle scarpe. "Lleyton non è visto di buon occhio da nessuno dei membri della squadra. Anzi, non piace a nessuno", le parole esatte all'indirizzo del capitano di Davis.

Hewitt era stato accusato - in ordine sparso - di pensare solo a se stesso, di essere in perenne conflitto di interessi e di fare figli e figliastri. Osservazioni, entro certi limiti, persino condivisibili, al netto dell'impegno dell'ex numero uno del mondo al fianco di De Minaur, al netto della pervicacia con la quale a 38 anni e con due addii al tennis alle spalle continua ad iscriversi negli Slam di doppio, e al netto del clinic organizzato di recente a Brisbane con una parte del team australiano di Davis. Nonché della goccia che ha fatto traboccare il vaso, la decisione cioè di assegnare le wild card degli Australian Open a Bolt, Kubler, Polmans e Popyrin invece che a Kokkinakis. Il problema è però triplice: sostanza, forma e pulpito dal quale provengono le accuse. E cioè dal clan Tomic che, al di là dell'episodio di Roehampton datato 2009, non aveva mai mosso un dito per placare le acque e magari impegnarsi a remare nella stessa direzione. Anzi, era stato spesso proprio l'attuale numero 88 del mondo a gettare negli anni benzina sul fuoco delle polemiche, ingaggiando singolar tenzoni con Kyrgios & co. Proprio Nick e Thanasi, i gemelli truzzi del tennis aussie, in questa circostanza hanno fatto la figura dei signori.

Kokkinakis non ha sollevato obiezioni per la mancata wild card. Anzi, ha superato le qualificazioni ed era partito anche bene in tabellone, prima di infortunarsi contro Taro Daniel. Il secondo, col solito fare da bullo-bello e impossibile, si è appellato ai mille problemi del mondo di fronte ai quali è superficiale mettersi a dissertare di un piccola baruffa tennistica. In realtà Kyrgios è il primo ad aver avuto da ridire con entrambi: non più tardi di un paio di anni fa saltò un incontro di Davis e poi disse che non avrebbe accettato lezioni di morale da un maestro del tanking come Bernie. Sull'altro fronte, la sua collaborazione con Hewitt è durata un battito di ali perché chiaramente tra i due manca l'alchimia.

In questo clima da O.K. Corral, le ultime 12 ore sono state quelle delle pallottole a raffica. Passata la mezzanotte, Hewitt ha indetto una conferenza stampa nella quale - affiancato da John Patrick Smith - ha ribadito che Tomic non giocherà più in Davis finché sarà lui il responsabile. Dopodiché ha affondato il colpo: "La storia delle wild card? Tomic mi ha ricattato. E da Bernie e dal suo clan ho ricevuto minacce. Anche fisiche. Minacce estese alla mia famiglia". Boom! Tomic ha affidato la controreplica ai social: "Mai minacciato Lleyton o la sua famiglia. Questa storia sta facendo vedere all'Australia che razza di persona sei". Nonostante gli appelli dalla calma da parte di Pat Rafter e Wally Masur, c'è da scommettere che la saga non sia finita qui.



di Dario Castaldo

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