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ASPETTANDO MELBOURNE
2012: Nole-Rafa, la finale più lunga della storia
Novak Djokovic e Rafael Nadal  (foto Getty Images)
In attesa degli Australian Open, primo Slam del 2019 al via a Melbourne il 14 gennaio, proponiamo ogni giorno sino alla vigilia del Major Down Under il racconto di alcuni dei match che hanno fatto la storia del torneo.

Dall'inizio dell'era Open, non era mai successo che due giocatori si ritrovassero in finale per tre Slam di fila. Non era mai successo fino all'Australian Open del 2012. Quando Novak Djokovic e Rafa Nadal entrano sulla Rod Laver Arena alle 19,30 di una sera d'estate in Australia, stanno già facendo la storia. Ma hanno solo iniziato.

La pesante serie di sconfitte negli scontri diretti del 2011 hanno spinto Nadal a qualche cambiamento. Contro Djokovic, non riesce più a comandare sulla diagonale sinistra col dritto mancino, e il suo rovescio bimane va sbattere contro il dritto del serbo, più solido e carico di topspin. Nadal, ricorda Steve Flink nel suo libro The Greatest Tennis Matches of all Time, fa capire che ha intenzione di adattare il suo piano di gioco. "Ha detto che avrebbe cercato di girare di più intorno alla palla per giocare il dritto inside-out e che avrebbe usato di più il dritto lungolinea. Ha detto anche che doveva servire con più varietà e precisione. Ha scelto di andare di più al corpo e di servire al centro da destra". Per il serbo invece i problemi sono decisamente meno: deve essere Djokovic. Ma non è così facile farcela dopo quattro ore e cinquanta minuti di semifinale stellare contro Andy Murray. Nadal, invece, si è trovato sotto di un set e a un punto dal perdere anche il secondo contro Berdych nei quarti, e arriva dal 18mo successo in 27 sfide contro Roger Federer.

Meglio Nadal nel primo set. Il maiorchino strappa il primo break nel quinto game, il primo finito ai vantaggi nel match. Il serbo recupera lo svantaggio ma non sembra avere la profondità di palla e l'agilità negli spostamenti del 2011. "In una partita così senti dolore, hai i piedi che sanguinano ma provi ad attivarti con le gambe, provi a spingerti più in là, al punto successivo, al game successivo", dirà a fine partita Djokovic. Nadal chiude il primo set 7-5 dopo un'ora e venti di tennis non stellare in cui però ha vinto più punti negli scambi tra i 3 e gli 8 colpi. Ha perso solo una delle 134 precedenti negli Slam in cui ha vinto il primo set. Non solo. Chi ha iniziato con un set di vantaggio ha vinto le ultime otto finali Slam e 17 delle ultime 20.

Djokovic guadagna campo per invertire la tendenza e firma il break del 3-1 con la volée bassa di dritto. Nadal salva un set point, Djokovic col primo doppio fallo del match gli offre il controbreak del 4-5, Nadal restituisce la cortesia col doppio fallo sul set point. E' un set vinto più con lo spirito e la tenacia che con la qualità dei colpi. Per Djokovic, che non ha ancora giocato il suo tennis migliore, non è certo un cattivo presagio. "Ho giocato contro uno dei più grandi giocatori di sempre, che tira sempre fuori il suo tennis migliore nei momenti che contano", spiega in conferenza stampa il serbo. "Entrambi sapevamo che non potevamo permetterci di allungare lo scambio, perciò abbiamo cercato di colpire il più forte possibile".

Cerca il vincente Djokovic, e nel terzo set sposta gli equilibri. Ne infila undici contro i due di Nadal, che nei primi tre set ha vinto solo il 20% dei punti da fondo (nel torneo la media ha sfiorato il 60%). Nonostante il 6-2 in favore di Djokovic il set dura 45'. Solo per i primi tre game ne servono 23. L'arbitro Pascal Maria chiede ai due di accelerare i tempi tra un punto e l'altro.

Sul 4-3, Nadal salva tre palle break che avrebbero portato Djokovic a servire per il match. Le cancella da campione, non si accontenta di non perdere, gioca per vincere e chiude il game con due ace. Poi, per la prima volta nel torneo, piove. Dieci minuti di pausa, si chiude il tetto, si riprende, si va al tie-break. La finale diventa la più lunga nella storia del torneo: battuto il record di Wilander-Cash nel 1988, nella prima edizione a Melbourne Park. "Sembrava che non dovesse finire mai" - commenta Nadal - "ma è bello essere in campo, cercare di spingere il tuo corpo al limite delle sue possibilità. Ho sempre detto che quando hai passione per il gioco e sei pronto a competere, riesci anche a soffrire e a trovare piacere in quella sofferenza". Con quattro punti di fila, il Nadal shakespeariano costringe Djokovic al quinto set per la prima volta in carriera.

Il serbo cala al servizio, nel sesto gioco offre a Nadal la prima palla break dalla fine del primo set. Siamo oltre le cinque ore, ma la fine è lontana. E' sfiancante lo scambio da 31 colpi sul 4-4. Djokovic arriva esausto sull'ultimo rovescio, dopo l'errore si accascia con l'aria di chi non vorrebbe rialzarsi. "Eravamo entrambi sulle gambe" - ammette - "però viviamo per partite così. E ogni altro tennista vi dirà lo stesso".

E' sfida di muscoli e adrenalina. Si vive e si muore per ogni centimetro da conquistare. Djokovic spreca anche una quarta palla break per andare a servire per il match, ma alla fine quell'occasione matura. Sfonda sulla diagonale sinistra, rovescio contro dritto, Nadal mette in rete. Dopo 5 ore e 44 minuti Nole è a quattro punti dalla vittoria. Gliene basterà uno, di match point, per chiudere 57 64 62 67 75 la finale Slam più lunga di sempre. Hanno giocato 368 punti in 5 ore e 53 minuti. Djokovic chiude con 13 vincenti in più (57 a 44) e due errori in meno (69 a 71), e vince il terzo Slam di fila. Ha vinto i tre set giocati con la maglia nera, ha perso i due in cui è passato alla t-shirt bianca. Nadal ha perso il secondo match Slam in cui ha vinto il primo set (l'altra con Ferrer agli Us Open 2007), il quarto al quinto set. "Sono molto fiero" - dirà Djokovic - "di aver scritto la storia di questo torneo".



di Alessandro Mastroluca

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