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gen 19
IL RINGO STARR DEI FAB FOUR
Andy è diventato Lennon proprio sul finale
I Fab Four del tennis
I perfidi tirano in ballo una sorta di nemesi: colui che fra i Fab Four più volte aveva trasmesso, grazie ad un oculato body language, la sensazione di essere vittima di una qualche forma se non di infortunio almeno di fastidio fisico, è stato vittima di un maxi infortunio vero. Talmente maxi da costringerlo a chiudere la carriera a 31 anni.

Perfidia pura, è chiaro. Ma Andy Murray ha conquistato in un solo momento, quello del suo addio al tennis giocato, tutto lo spazio in palcoscenico che per diversi motivi (e al di là dei confini del Regno Unito) non è mai riuscito a conquistare in carriera. Spazio fisico, certo, ma anche emotivo: chiuso su ogni fronte dal carisma di Federer, dalla spasmodica ultrefisictà di Nadal e dagli occhi sgranati di Djokovic, "Muzza" ha penetrato i cuori degli appassionati solo in qualche frangente. La vittoria olimpica e quella di Championship sull'erba del suo giardino, la conquista della Davis. Noi a Roma ricordiamo il suo succeso nel giorno del compleanno due anni fa ma anche e soprattutto una epica partita contro Djokovic di oltre tre ore nel 2011 mentre l'umidità provocata dalla vicinanza del Tevere faceva sì che il Centrale fosse ricoperto da una nebbiolina anomala capace di trasfigurare i contorni dello stadio nella notte capitolina.

Più attraente forse nelle sconfitte che nei successi Murray ha capovolto, con il suo annuncio e soprattutto con la modalità umanissima con cui si è svolto, quella graduatoria di appeal che lo ha sempre relegato all'ultimo gradino della scala dei Fab Four, al di là dei risultati agonistici. Andy ha combattuto conro il dolore all'anca e ha perso: è toccato a lui scrivere la parola fine all'epopea di quei Fab Four le cui vicende ci hanno appassionato per anni. Per un giorno, se immaginiamo i nostri quattro al posto dei quattro Beatles che attraversano Abbey Road, è toccato a lui che è sempre stato Ringo Starr del gruppo, essere il primo della fila, diventare Lennon proprio nel finale.

In fondo anche questa giornata conferma che l'epopea di Federer, Nadal Djokovic e Murray è stata segnata forse più di altre dalla genialità: perché il meno geniale dei quattro ha trovato un modo genialissimo (per quanto per lui doloroso) di mandare i titoli di coda al termine di una rappresentazione fantastica.



di Piero Valesio (Direttore SuperTennis)

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