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gen 19
FEDERER, IL SORTEGGIO E LA MUCCA
Margaret Court Arena vestita in abito di gala
Cerimonia sorteggio Aus Open 2019  (foto Getty Images)
MELBOURNE - Todd Woodbridge è un uomo stanco ma felice. Alla Hopman Cup ha acchittato la flash interview del secolo, quella che gli garantisce l'eternità tennistica molto più dei 22 Slam vinti, e da quando è diventato il burattinaio del selfie tra Roger e Serena sembra che non abbia altro da chiedere alla vita. Ha pure ammesso di aver sofferto al pensiero di sbagliare l'intervista con quei due. Di sicuro l'ansia da prestazione gli è costata un nuovo set di ciocche bianche. E visto che dopo Perth è stato spedito sulla costa opposta per il lancio della ATP Cup a Sydney, quando stamane è atterrato a Melbourne aveva addosso la verve di un wombato e l'aria di chi conta i giorni che mancano alla pensione. "Sono stanco" mi ha detto col tono di Forrest Gump. Ma visto che 'sto mondo è crudele, stasera al buon Todd è toccato presentare la cerimonia del sorteggio.

Come l'anno scorso, Tennis Australia l'ha allestita in una Margaret Court arena vestita in abito di gala e riempita alla rinfusa con poche migliaia di spettatori. Tutta gente entrata gratis nell'impianto per vedere le qualificazioni e che poi dopo essersi rimpinzata di fish&chips con salsa aioli e aver goduto lo spettacolo tra Xiyu Wang e Tereza Martincova ha preferito sborsare un paio di dollari per ammirare da vicino i trofei e per sentir parlare i campioni uscenti. Sempre meglio che vedere Lottner-Podoroska. Prima del loro arrivo, Darren Cahill ha raccontato che da giocatore appena discreto qual era odiava il sorteggio perché sapeva che oltre il secondo turno non sarebbe andato. Poi ha fatto presente che per chi arriva al secondo turno, quest'anno c'è un assegno da 105mila dollari.

Il pubblico non ha battuto ciglio. Della serie bando alle ciance, sbrigatevi a darci Roger. Lo svizzero si è presentato per primo, con indosso una felpa a collo alto, ha raccontato che al contrario di Cahill ama il sorteggio perché è il momento nel quale comincia a concentrarsi sulla singola partita senza pensare che per conquistare il titolo deve vincerne sette. Prima di scoprire che al debutto se la vedrà con Istomin, l'elvetico ha ammesso che le indicazioni emerse a Perth fanno ben sperare e che la strada è lunga, ma che al successo ci punta eccome. Conquistare la Norman Brookes challenge cup per la settima volta, tra l'altro, significherebbe staccare al primo posto dei plurivincitori degli Australian Open sia Djokovic sia Roy Emerson. A proposito del quale Federer ha raccontato che l'australiano non solo si trovava nella sua residenza estiva di Gstaad (con la figlia Heidi - e non è una barzelletta) quando lo svizzero vinse il titolo ATP e si vide recapitare anche una mucca. Ma che fu proprio Emerson a insegnarli a mungerla. Da quel momento in poi nulla ha avuto più senso. Né le affermazioni semiserie su Djokovic né l'arrivo della Wozniacki versione woman in red.

Finita una cerimonia in tono se possibile minore rispetto all'anno scorso, i responsabili della comunicazione hanno passato in rassegna le tribune e si sono presentati al mio cospetto, chiedendomi di scendere in campo per intervistare Craig Tiley. Gli sguardi da puss in the boot, da gatto con gli stivali di Shrek, significavano una cosa: 'Vieni perché siamo nei guai. Non ci lasciare da soli perché in giro non c'è nessuno della stampa. E se non vieni tu par brutto'. E bravi, ho pensato. Sono qui da nove giorni a digiuno perché nella sala stampa non c'è neanche un distributore automatico di cracker con la vegemite. Sono nove giorni che mi devo portare il computer anche al bagno perché non ho un desk. Sono nove giorni che il wi-fi non funziona e quindi per spedire gli articoli devo andare a casa. E dulcis in fundo oggi mi sono fatto un'ora in piedi all'inseguimento di Cecchinato perché con questo accredito di Serie B che m'avete dato non entro nella zona giocatori ... e adesso vi ricordate del compagno di mille avventure che bazzica Melbourne Park anche a Ferragosto e il primo gennaio? Non ho detto esattamente tutto tutto. Ma ho provato a fare la faccia offesa. Solo che essendo tendenzialmente un allocco poi ho accettato.

E mi sono ritrovato a rivolgere domande a raffica al mega direttore galattico degli Australian Open. Il quale tra un "Chiedilo a lui" (secondo lei Federer e' contento di essere finito nella meta' del tabellone di Nadal invece che in quella di Djokovic?), un altro "Dovresti chiederlo a lui" ("Sì, ma come sta Nadal?") e un altro chiedilo a lui ("l'addio al tennis di Hewitt è stato celebrato almeno due volte... quest'anno ci prepariamo al terzo?"), Tiley ha effettivamente detto tante cose. Non che qualcuna abbia fatto breccia nella mia memoria. A parte forse l'ammissione che quello appena vissuto è stato il passo di addio della Hopman cup ("abbiamo investito tanto per averla proprio così") e che dal punto di vista del botteghino potrebbe essere un bene avere un ottavo di finale tra la numero 1 del mondo e Serena Williams. E che i fuochi di artificio del 26 gennaio, giorno della festa nazionale, quest'anno non dovrebbero infastidire la finale femminile a differenza del drammone del 2013 tra Azarenka-Li Na. E che in qualche modo la federazione omaggerà il 50mo anniversario del Grande Slam di Rod Laver.
Per il resto giusto un malcelato entusiasmo per il fatto che con tutti i giocatori col pedigree ma senza testa di serie (Murray, Wawrinka, Tsonga...) nessuno potrà lamentarsi se finirà su un campo laterale. Compreso Ivica Tomic, che un lustro fa gli fece una piazzata perché la sfida tra Bernie e Cilic era terminata dopo l'una di notte. "Sai che secondo me è pure contento che Tomic abbia pescato Cilic? Così se lo toglie dalle scatole" ha chiosato il microfonista. Mi sa.



di Dario Castaldo

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