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dic 18
ATP 2018: ITALIA GRANDE POTENZA
Sei titoli e primi 5 azzurri da record a fine anno
Marco Cecchinato (Umago) Fabio Fognini (Bastad) Matteo Berrettini (Gstaad)
E’ stata una grande stagione per l’Italtennis al maschile. Non è solo un giudizio espresso con il cuore, magari un po’ da tifosi, a dirlo sono i numeri, quelli che contano nello sport e sono spesso e volentieri dati incontrovertibili. Il 2018 che sta per andare in archivio sarà ricordato, infatti, per i sei titoli Atp conquistati dai giocatori azzurri: tre portano la firma di Fabio Fognini (San Paolo e Bastad sulla terra, Los Cabos sul cemento), arrivato a un soffio dal poker (a Chengdu ha perso in finale con Tomic mancando tre match point), due sono stati griffati da Marco Cecchinato, grande rivelazione dell’annata (a fine aprile a Budapest ha centrato il primo trofeo nel circuito maggiore, quindi il secondo squillo Atp a Umago in estate, dopo la storica semifinale al Roland Garros a 40 anni dall'ultima di un tennista italiano: era il 1978 con Barazzutti), e uno dal 22enne Matteo Berrettini, a segno a Gstaad. In aggiunta, a completare il quadro, le dieci semifinali raggiunte dai tennisti italiani (5 Fognini, 3 Seppi e 2 Cecchinato).

DUE AZZURRI TOP 20 A FINE STAGIONE DOPO 45 ANNI - Insomma, dopo anni in cui le donne hanno tenuto in piedi il movimento a suon di trionfi individuali e di squadra, ora l'Italia maschile del tennis c'è e vince. Risultati che si traducono nella presenza di due giocatori fra i primi 20 del ranking mondiale di fine anno – Fognini al numero 13, “best” eguagliato, e Cecchinato 20esimo - exploit che non si verificava da ben 45 anni: nel 1973, nella prima classifica di fine anno nella storia dell’Atp, Adriano Panatta figurò al numero 14 del mondo e Paolo Bertolucci al 20° posto. Nessuna nazione ha più rappresentanti nei top 20 del Belpaese, che al momento condivide la palma di leader con l’Argentina (Del Potro e Schwartzman), la Croazia (Cilic e Coric) e la Russia (Khachanov e Medvedev).

PRIMI CINQUE ITALIANI NEL RANKING: MIGLIOR RISULTATO DI SEMPRE - Nella classifica Atp di fine stagione l’Italia ha quattro suoi portacolori nei top 100: oltre ai già citati Fognini e Cecchinato, ci sono Andreas Seppi al 37esimo posto e il 22enne Matteo Berrettini al numero 54 (dopo aver toccato come “best” la 52esima poltrona), notando poi come Thomas Fabbiano sia appena fuori dai primi 100 (numero 102) e a breve distanza figurano pure Lorenzo Sonego (108) e Paolo Lorenzi (110), tre tennisti che nel corso dell’anno che si sta chiudendo sono comunque entrati nel fatidico gruppo dei top cento. Considerando il posizionamento in classifica Atp dei primi cinque tennisti (totale sommato 226), si tratta del miglior risultato di squadra di sempre per l’Italia della racchetta maschile, migliore anche delle stagioni chiuse con una cinquina tricolore in Top-100: nel 1973 il totale sommato dei primi cinque dava 241, 259 nel 1991, 266 nel 2015, 283 nel 2007 e 288 nel 2011.

UN 2018 DA GRANDE POTENZA, DIETRO SPAGNA E FRANCIA - Dati che hanno però un valore assoluto, non limitato solo alla storia del Belpaese nell’Era Open del circuito. Sommando la graduatoria dei quattro italiani nei top 100, si ottiene infatti come risultato 124, che colloca l’Italtennis sul terzo gradino del podio. Davanti ai nostri portacolori solo la Spagna, con un eccellente 77 (Nadal 2, Carreno Busta 23, Bautista Agut 24 e Verdasco 28) e qualcosa come dieci giocatori nei primi 100, e la Francia (117 totale, ma senza alcun top 20: Gasquet 26, Monfils 29, Simon 30 e Pouille 32) che vanta nove top-100 Atp. Alle nostre spalle, però, restano grandi potenze come gli Stati Uniti (131 la somma dei quattro migliori yankee), Argentina (137 il totale dei primi 4, con comunque sei top-100 nonostante la crisi economica di un Paese a pezzi), Australia (150), Germania (155) e Russia (193). Insomma, i numeri certificano che l’Italia è tra le grandi potenze mondiali.

PROSSIMO TRAGUARDO: UN GIOCATORE IN TOP TEN - Prossimo obiettivo, per un ulteriore salto di qualità, sarà riuscire a fare breccia nella top ten (nell’Era open impresa centrata fin qui da Adriano Panatta, al numero 4, e Corrado Barazzutti, 7°). A livello femminile l’Italia (almeno da quando le classifiche sono stilate da un computer) ha dovuto attendere l’exploit di Flavia Pennetta nell’agosto del 2009, poi imitata pure da Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci. Forse è un po’ troppo ambizioso pensare di ripetere certi fasti, ma sfatare finalmente il tabù maschile avrebbe una portata di tale rilievo da cambiare totalmente mentalità e prospettive dei promettenti Next Gen azzurri che si profilano all’orizzonte. E chissà che fra dodici mesi quando sarà tempo di bilanci…



di Gianluca Strocchi

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