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dic 18
IL TIE-BREAK SPACCA GLI SLAM
Melbourne e Wimbledon: rivoluzione al 5° set
Wimbledon - Court 1...the roof.
Certamente è bello e affascinante che la storia, la superficie, la natura stessa dei quattro tornei dello Slam rimangano diversi, così come le città che ospitano i quattro maggiori appuntamenti dell’immortalità del tennis: Melbourne, Parigi, Londra e New York. Ma da gennaio, nel primo Major stagionale, in Australia, le differenze fra le “quattro zampe” dello Slam potrebbero aumentare ulteriormente con finali e punteggi sempre diversi al quinto set, anche se ancora non c’è l’ufficialità sui tempi del cambiamento del torneo australiano. E’ più probabile che il sì dei giocatori arrivi soltanto per l’edizione 2020.

La chiacchieratissima semifinale Anderson-Isner di quest’anno a Wimbledon (durata 6 ore e 36 minuti e decisa solo 26-24 al quinto set), più clamorosa ancora della partita più lunga della storia del tennis, Isner- Mahut del 2010, finita 70-68 al quinto set dopo 11 ore e 5 minuti diluiti in tre giorni, ha spinto ad ottobre l’All England Club ad adottare il tie-break al quinto set. Che scatterà però sull’eventuale 12-12, e non sul tradizionale 6-6, come agli Us Open. Sottolineando così una volta di più la unicità del solo Major che si disputa ancora sull’erba (dopo l’addio di Australian Open e Us Open) e impone l’abbigliamento “tradizionalmente bianco” ai partecipanti. E, a dicembre, lo Slam dell’Asia-Pacifico, come si auto-definiscono gli Australian Open col chiaro obiettivo di abbracciare quell’intera, immensa, area geografica, ha annunciato che varerà la soluzione del tie-break al quinto set, regolarmente sul 6-6, ma a 10 punti, come il super tie-break che si gioca in doppio al terzo set. Creando ulteriore confusione. Anche se era la soluzione proposta da Isner, proprio per dirimere le estreme parità che si possono creare fra i grandi battitori moderni.

A New York, la situazione è chiara già dal 1970. Sulla scia della maratona Gonzales-Pasarell di Wimbledon ’69, col famoso Pancho che s’impose per 22-24 1-6 16-14 6-3 11-9, dopo 112 giochi cioè, e 5 ore 12 minuti in campo, Jimmy Van Allen ideò la soluzione del tie-break che premiava non già chi raggiungeva due punti di vantaggio sull’avversario dopo aver toccato quota 7 (come avviene dal 1975), ma quand’arrivava a 5 (con punto decisivo sul 4-4, il punto secco dei Rodeo nazionali). Nel 1971 si aggregarono anche Australian Open e Wimbledon e il Roland Garros dal 1973. Anche se la conclusione della partita al tie-break per decidere il quinto set è rimasta fino a quest’anno prerogativa dell’ultimo prova stagionale dello Slam, sul cemento di Flushing Meadows, a New York. Così come il Roland Garros sarebbe ora l’unico Major che non utilizza la soluzione breve nel set decisivo. Proprio il torneo degli Slam che si è appena adeguato agli altri grandi tornei coprendo almeno il campo centrale con un tetto per salvaguardare le partite principali, e quindi sponsor e tv.



di Vincenzo Martucci

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