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nov 18
ON LINE LA RIVISTA SETTIMANALE
Il trionfo della Croazia lancia la “nuova” Davis
Copertina SuperTennis Magazine n.44 2018
Nei panni del signor Davis

di Enzo Anderloni

Si è parlato tanto di questa finale di Coppa Davis. E non perché sia stata una gran finale. Anzi, se vogliamo proprio dirla tutta, è stata una delle meno combattute di sempre. I francesi nei singolari non hanno vinto un set. Nemmeno mai strappato la battuta a un avversario.
Il buon doppio ha salvato la faccia ai bleus, non quella di un match senza storia che di per sé avrebbe racimolato poche righe sui giornali, nonostante i meriti dei croati che con Cilic e Coric sono una signora squadra.
Di questo Francia-Croazia si è parlato tantissimo per altri motivi. In primo luogo per l’orgoglio nazionalistico di due Paesi che si erano già incrociati nella recente finale dei Mondiali di calcio. I croati hanno espugnato Lille e sono stati accolti a Zagabria, con la Coppa in braccio, da una folla che aveva ancora le sciarpe, gli striscioni e i bandieroni del 15 luglio, quando dai maxischermi aveva assistito alla sconfitta per 4-2 di Modric, Mandzukic, Perisic & co. Una bella rivincita per un Paese piccolo e giovane: la presidentessa Kolinda Grabar-Kitarovic, che in Russia era persino entrata negli spogliatoi dei ‘suoi’ calciatori, si è fatta trovare in prima fila a Lille per festeggiare.
Si è parlato tanto di questa finale anche perché era l’ultima Coppa Davis come l’avevamo sempre conosciuta. Qualcuno l’ha definita l’ultima vera Davis. Dal prossimo anno solo il primo turno (1-2 febbraio) farà pesare il fattore campo. E si giocheranno partite due set su tre. Le finali saranno a Madrid (18-24 novembre) in sede unica. Come i Mondiali di Calcio. Sarà davvero la fine di un mito o soltanto una Coppa Davis diversa? E tutti quelli, giocatori e non, che si sono indignati per il cambiamento, sono così certi che il signor Dwight Davis se invece di avere vent’anni nel 1899 (quando lanciò l’idea di una sfida a squadre tra Usa e Isole Britanniche) fosse un ventenne oggi, lancerebbe la vecchia Davis anziché quella nuova voluta dall’ITF, supportata dai milioni della società Kosmos di Gerard Piqué?
Il dubbio esiste. E anche chi, come il sottoscritto, ha già forte nostalgia della bolgia da stadio di certe sfide interminabili, forse è meglio che si metta comodo e si goda la prima edizione della nuova Davis Cup sospendendo il giudizio fino al prossimo novembre.
Che la Davis non fosse una priorità ogni anno per tutti i giocatori più forti è un dato di fatto. Come la constatazione che la bellezza (o la bruttezza...) di una partita non dipende dal numero dei set ‘al meglio dei quali’ è prevista. Proprio l’ultimo Francia-Croazia ne è la dimostrazione più evidente. Meglio un ‘tre su cinque’ tra Cilic e Tsonga di Lilla o il ‘due su tre’ tra Djokovic e Federer di Bercy? O il ‘il tre su cinque ai 4 game’ tra Tsitsipas e De Minaur delle Next Gen Atp Finals di Milano?
Quando Dwight Davis, studente di Harward, mise in palio il suo bowl d’argento gli inglesi andarono a Boston attraversando l’Atlantico col piroscafo. Come facevi a proporre un due su tre col punto secco sul 40 pari dopo un viaggio così... Oggi la maggior parte degli spettatori (e dei tifosi) segue le partite in televisione (o in streaming...). E se si stufa, cambia canale. Quelli che ci tengono particolarmente, comprano il biglietto, prendono il loro bandierone e fanno come i tifosi del calcio. Partono per la trasferta. Come hanno fatto alcune migliaia di croati e di francesi la scorsa estate. E i croati sugli spalti lo scorso week-end creando un nuovo ‘fattore campo’.
Dunque, bisogna provare per credere. Se in novembre a Madrid dovessimo vedere uno Spagna-Svizzera con Nadal e Federer in campo, i fratelli Murray in doppio contro il Canada di Raonic e Shapovalov, Fognini e Berrettini che sfidano l’Argentina di Del Potro, i croati detentori alla prova della Russia di Khachanov, Medvedev e Rublev, il Giappone di Nishikori contro gli Usa di Tiafoe e Isner e via discorrendo, tutto concentrato in una sola settimana... Beh, direbbe il vecchio Dwight immortalando l’attimo con lo smartphone, vogliamo mettere con la tre giorni di Lille?

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 44 - 2018

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SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.44 – 28 novembre 2018

In questo numero
Prima pagina – Nei panni del signor Davis Pag.3
Coppa Davis – Il miracolo croato Pag.4
Terza pagina – “Il Transition Tour penalizza gli junior top” Pag.8
Focus Next Gen – Moelleker, il biondo che insegue Zverev Pag.10
I numeri della settimana – Avanti 2-0, 31 anni dopo Pag.12
Il tennis in tv – L’ora dei Supereroi Pag.14
Serie A1 – Volata scudetto: verso la finalissima Pag.16
Centri estivi – Natale della Fit: regalati un’estate Pag.20
L’iniziativa – College Tennis: la scoperta dell’America Pag.22
Circuito Fit-Tpra – Un’agenda tutta rosa Pag. 26
Racchette e dintorni – Borsone o zainetto? Lo spazio di un regalo Pag. 28
L’esperto risponde – A tennis possono giocare anche i non vedenti? Pag.31

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