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nov 18
"CON MILANO RAPPORTO SPECIALE"
La gioia di Tsitsipas. 'Demon': "Senza rimpianti"
Next Gen 2018 : Alex De Minaur. (foto Costantini)
Lo scorso anno era a Milano da riserva, quest'anno ha fatto la star dal primo all'ultimo giorno. Dall'arrivo in città fino alle dichiarazioni dopo il trionfo. Le prime parole del vincitore 2018 arrivano direttamente dal campo. “È una sensazione bellissima" - ha detto ancor prima di sollevare la coppa a forma di X -, "ho giocato un grande tennis qui a Milano questa settimana. Ma per prima cosa voglio congratularmi con Alex, perché ha giocato benissimo. Gli faccio i complimenti sia per il gioco che ha espresso sia per la personalità che ha dimostrato. Bisogna dirgli davvero bravo”. Poi ci sono i suoi meriti: “Io ho giocato davvero una bella partita questa sera. Ho avuto almeno due volte la possibilità di vincere il match prima, non ce l'ho fatta subito ma sono stato bravo a rimanere calmo. Avevo bene in mente il mio obiettivo, che ovviamente era quello di vincere. Sono stato molto forte mentalmente e l'ho dimostrato nell'ultimo set e nel tie-break che ha chiuso la partita”. Una partita che vale la bellezza di 407 mila dollari, l'assegno che spetta al campione imbattuto (come lo scorso anno fu anche Chung). “Sono grato di aver avuto questa possibilità, di aver giocato qui a Milano e di essere il secondo vincitore di questa manifestazione. È un risultato che mi darà molta fiducia per il futuro”.

Rapido flashback verso un 2018 pazzesco, adesso coronato così. Numero 15 del ranking Atp, quest'anno ha vinto il primo titolo nel circuito maggiore, a metà ottobre, a Stoccolma (Atp 250, sintetico indoor). In precedenza aveva raggiunto le finali a Barcellona (la prima in un Atp 500) e a Toronto (la prima in un Masters 1000), perdendo entrambe le volte da Nadal. In Canada, in più, era riuscito a diventare il più giovane di sempre nel tennis Atp a battere nella stessa settimana 4 Top 10. Appassionatissimo di fotografia, è uno dei giocatori Next Gen più seguiti sui social, specialmente su Instagram dove vanta addirittura due account ufficiali e 150 mila fan.

Il futuro parte ancora una volta sotto la Madonnina, come nel 2016 quando da Under 18 vinse il primo titolo di Grado A in carriera. “Mi sembra di essere a casa qui a Milano. Un paio d'anni fa ho vinto il Bonfiglio, adesso questa soddisfazione. C'è un rapporto speciale tra me e questa città”. E l'anno prossimo? Tornerà qui (l'anagrafe glielo consentirebbe) o giocherà le Finals con Djokovic, Nadal, Federer e compagnia bella? “Chissà, forse la cosa migliore" - sogghigna - "sarebbe far giocare le Finals qui a Milano”. Superstizioni a parte, Tsitsipas non perde occasione di fare una battuta, come per i ringraziamenti di rito: “Ringrazio tutti: gli sponsor, gli organizzatori, i raccattapalle, gli arbitri, i giudici di linea... sto scherzando! (i giudici di linea ovviamente qui non c'erano, sostituiti dal sistema di chiamata elettronico)”.

DE MINAUR SENZA RIMPIANTI - “Non ho rimpianti per come è andata la finale, questo format porta naturalmente a questo genere di partite con molti punti importanti e da vincere”, ha spiegato De Minaur in una rapida conferenza stampa nella quale non gli è mancato il sorriso. La chiave del match? “Ho sbagliato un paio di diritti qua e là, Tsitsipas invece quando i punti contavano di più ha sempre alzato il suo livello di gioco, specialmente col servizio. E questo ha fatto la differenza”. Alex ha ricambiato i complimenti ricevuti dal vincitore: “Stefanos è così, è difficile da affrontare e da battere proprio perché quando i momenti del match sono cruciali, lui alza l'asticella e gioca meglio. Diventa più aggressivo. Io per contro non sono stato capace di fare la stessa cosa, in alcune circostanze forse avrei dovuto spingere molto di più”. Il 19enne di Sydney può dirsi comunque soddisfatto del suo strepitoso 2018. “Questa stagione è stata lunga ma è stata da sogno. Ho giocato un tennis incredibile per tutto l'anno. Fisicamente e mentalmente però ora sento il bisogno di prendermi una pausa”. L'ultima battuta è sul torneo: “Quando sono arrivato qui a Milano sapevo che sarebbe stata dura confrontarsi con tutti gli altri ragazzi. Tutti loro meritavano un grande palcoscenico perché hanno giocato un grande tennis per tutto l'anno. Per quanto mi riguarda sono contento perché mi sono attenuto al mio stile di gioco, senza stravolgerlo”.

RUBLEV: "MAI COSI' FORTE COME TENUTA MENTALE" - Non è ancora il miglior Rublev, ma piano piano ci si sta avvicinando. Il russo dal braccio fatato chiude le Next Gen Atp Finals al terzo posto, dopo aver battuto Jaume Munar in un'altra maratona di cinque set. E dopo il match non può che essere soddisfatto di una prestazione che gli dà fiducia e lo rimette sulla buona strada in vista del prossimo anno. “Sono contento di questo finale di stagione" – spiega – "mentre non posso dire altrettanto per il lungo periodo durante l'anno che ho passato aspettando di uscire dall'infortunio. Qui ho chiuso, mettendoci il cuore, due buoni match al quinto, per giunta con due tie-break. Sono stato fortunato oggi, a differenza di ieri, ma fa parte del gioco. Mi sono piaciuto perché sono rimasto lucido nei momenti complicati, e spero di ripartire da qui per iniziare nel modo giusto il 2019. La seconda di servizio? Diciamo che è sempre un problema, ma comunque sta migliorando. È chiaro a tutti che sia un colpo nel quale devo fare progressi, che non sia all'altezza degli altri top players, ma se penso a come stavo giocando qualche mese fa e ai tanti doppi falli che facevo, queste mie prestazioni a Milano mi sembrano irreali, compreso il servizio”.
Il torneo con gli short set, stavolta, gli ha dato una mano: “Con questo format giocare cinque set non è così difficile fisicamente. Forse è addirittura più semplice restare in campo per cinque set ai quattro game piuttosto che per tre set tradizionali. Ieri sono andato a letto alle 3 di notte, mi sono svegliato stamattina presto e stavo alla grande. Mi sento bene, in campo contro Munar ero sempre ben presente sulla palla e non ho mai sofferto sotto questo aspetto”. Il russo rimane uno dei giocatori più spettacolari del Tour, nonostante quest'anno sia sceso nel ranking. “Sono consapevole che non ci sono nel circuito tanti tennisti che possono arrivare a toccare la mia velocità di palla, soprattutto col diritto. Ma è importante anche costruirsi un piano B per quando le cose non funzionano come vorresti. Per questo, col mio coach Fernando Vicente stiamo cercando di lavorare di più sulla parte atletica, sulle gambe, per avere una chance anche quando i vincenti non arrivano come al solito. Per qualità di tennis, il miglior torneo della mia vita, per ora, rimane lo Us Open dello scorso anno. Mentre se parliamo di tenuta mentale, non mi sono mai sentito così forte come questa settimana a Milano”.

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