Internazionali BNL d'italia
Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”
Centri Federali Tennis
FIT Ranking Program
Beach Tennis
Padel
Tennis in Carrozzina
Lab 3.11
Comitato Italiano Paralimpico
SeniorTennis
www.superabile.it
LOGIN
HAI DIMENTICATO LA PASSWORD?

NEWS

INDIETRO

08

nov 18
RUBLEV: "BASTA EMOZIONI NEGATIVE"
Munar: "In crescita". De Minaur: "Buon match"
Next Gen 2018 Andrey Rublev. (foto Costantini)
“Partire bene fin da subito è stato sicuramente importante contro Tiafoe. Non mi era mai riuscito negli altri due match qui a Milano”. Jaume Munar, il giovane spagnolo che si allena alla Rafa Nadal Academy, analizza con lucidità la vittoria che lo rimette in centro alla pista nell'ultima giornata dei round robin alle Next Gen Atp Finals. Fin qui, erano state due partite e due sconfitte: “Erano i miei primi match con questo format. Ma oggi mi sono trovato fin da subito a mio agio, cosa che non era ancora accaduta. Ieri mi sono preparato allo stesso modo, ho seguito la mia routine solita anche in mattinata in fase di preparazione della partita”. Eppure qualcosa è nettamente cambiato: “Sento che il mio livello di gioco sta continuando a crescere di giorno in giorno. Spero di avere un'altra chance di giocare domani in questo torneo, anche se non è più tutto nelle mie mani: al limite posso comprare una bandiera greca e fare il tifo per Stefanos (Munar è qualificato con la vittoria di Tsitsipas nell'ultimo match di giornata contro Hurkacz, ndr)”.
Motivi di soddisfazione, a prescindere da tutto, ci sono: “Devo dire che in ogni caso posso già dirmi soddisfatto del match che ho giocato oggi. Tutti gli altri 7 giocano molto bene, il livello è bello alto in questa competizione”. Sapendo che, a Maiorca, a casa Nadal, tutti hanno gli occhi puntati su di lui: “è bello sapere che le persone che incontri ogni giorni in accademia quando ti alleni, dai ragazzini allo staff, stanno seguendo passo passo questa mia avventura, mi emoziona”. Qualche parola direttamente dall'amico e modello Rafa? “Ci siamo messaggiati un po' in questi giorni, questo è un periodo molto duro per lui ma so che è un grande guerriero e sono sicuro che tornerà ai piani altissimi del tennis in fretta”.

“Vivo un momento particolare perché in carriera non mi era mai successo che un mio risultato (la qualificazione o meno in semifinale, ndr) "dipendesse dalla vittoria di un altro giocatore”. Scherzi dei master, Next Gen o Finals di Londra che siano. E Andrey Rublev dovrà anche abituarcisi in fretta. Oggi contro Caruana godeva dei favori del pronostico, ma ha anche dovuto sopportare quel filo di tensione di chi sa che deve vincere per forza per non essere estromesso dai giochi. “Ho sentito abbastanza la pressione anche perché quando non dipende solo da te, come nei tornei normali, risulta tutto un filo diverso”. Come diverso è stato l'approccio al match: “Per fortuna oggi ho tenuto il miglior atteggiamento di questi tre giorni in campo, due o tre volte meglio delle precedenti prestazioni. Al contrario dal punto di vista tecnico ho giocato sicuramente il mio peggior tennis. Sono riuscito a compensare le due cose ed è andata bene: sono stato concentrato, non mi sono mai lamentato con me stesso e pensavo solo a vincere punto dopo punto. Ieri, per esempio, ero in preda alle emozioni negative, non deve e non può essere assolutamente così”.
E come si fa a lavorare per migliorare quest'aspetto? “Non c'è molto da dire, è semplice: se vuoi vincere partite a questo livello devi essere sempre concentrato, altrimenti non ce la puoi fare. Non bisogna mettersi a parlare in campo, a pensare a che cosa stai sbagliando, ad arrabbiarti. Devi pensare a come vincere, non al perché potresti perdere. Gli altri non regalano niente, quindi bisogna stare sempre lì con la testa e non fare errori stupidi”. Contro Caruana sono bastati tre set: “Nel primo ho commesso troppe ingenuità, il tie-break si è allungato ma per fortuna l'ho portato a casa. Poi nel secondo e nel terzo sono riuscito a strappare il servizio al mio avversario subito al primo game e tutto si è messo in discesa”. Rublev quest'anno non ha giocato molto, a causa di un infortunio alla schiena che l'ha tenuto ai box per qualche mese a cavallo tra la primavera e l'estate. “Con questo si spiega un po' il fatto di non riuscire a gestire troppo le emozioni" - ha detto -: "è un aspetto importante nel mio gioco, perché se le sfrutto nel modo giusto mi danno un bel valore aggiunto. Altrimenti diventano una zavorra. Il problema è che in passato mi hanno fatto perdere più partite di quante non me ne abbiano fatte vincere”.

De Minaur è già qualificato, dunque Fritz è favorito. Giusto? Sbagliato: “Non funziona così, in fin dei conti si tratta sempre di un match di tennis e quando entro in campo io voglio sempre dare tutto me stesso e provare sempre a vincere”. La filosofia anti-biscotto la spiega in prima persona l'australiano a fine match. “Ho giocato in modo particolarmente aggressivo contro Fritz, in special modo dopo aver vinto il primo set. Sono riuscito a portarlo a casa in qualche modo, ma in campo avevo la sensazione che Taylor mi stesse prendendo a pallate. Era sempre lui a guadagnare campo e avere più soluzioni a disposizione. Così parlando in cuffia col mio allenatore (Fernando Gutierrez, ndr) abbiamo deciso di spingere un po' di più. L'idea era proprio quella di diventare molto più aggressivi e devo dire che ha funzionato alla grande”. Tanto da mettere insieme quello che secondo De Minaur è stato il miglior match di questa prima tre giorni milanese: “Sono molto contento del livello che ho saputo tenere per tutta la settimana, ora voglio proseguire su questa strada”.
Una strada che quest'anno è stata una rapidissima ascesa: “A dire il vero non mi sarei aspettato proprio nulla di quanto mi è successo quest'anno, è stato davvero fantastico”, ha ammesso De Minaur col solito candore e con l'accento tipicamente 'aussie'. “Non so se c'è stato un vero e proprio clic, ma a un certo punto ho capito che potevo stare benissimo a questo livello”. Contando su tante armi, ma specialmente su una velocità - difficile a credersi - totalmente costruita. “Negli ultimi tre anni ho fatto questo grande salto di qualità negli spostamenti. Prima di allora ero addirittura goffo nei movimenti. Da ragazzino non sono mai stato il più forte, non sono mai stato il più alto, non sono mai stato il più grosso. Mi sono dovuto arrangiare, ma sinceramente non mi muovevo per niente bene sul campo fino a poco fa”. Tornando al presente, anzi all'immediato futuro, venerdì c'è una semifinale da giocare contro Munar “Non sarà facile, perché qui i giocatori sono tutti forti e per batterli bisogna sempre dare il 100%”.

Arriva in conferenza stampa, ride, saluta tutti. Poi prende il microfono, finge di cantare. Fa la star, Stefanos Tsitsipas. E a chi gli chiede che cosa si prova a essere il più seguito della settimana lui risponde senza falsa modestia. “È bello, ma credo che sia anche giusto. Per quello che sto facendo, per quello che ho fatto quest'anno e per quello che sto mostrando in questi giorni sul campo. Certo" – aggiunge – "qui a Milano c'è almeno un'altra grande star della settimana, un altro giocatore imbattuto e in grande forma nell'altro girone. Sarà dura avere la meglio”. Ci sono ancora due partite da giocare, il torneo non è ancora finito. “Non ci sono due partite da giocare" - puntualizza - "c'è una partita da vincere e forse un'altra dopo. Bisogna pensare a un ostacolo alla volta”. La prossima è la semifinale contro Andrey Rublev: “Non avrò tutte le occasioni che mi ha concesso oggi Hubert. E allora andranno sfruttate. Sarà una bella lotta, dura da gestire. Devo essere pronto, soprattutto mentalmente, per quella che probabilmente sarà una battaglia”.
Ma Rublev è uno che si lascia andare facilmente alle emozioni: “Quando hai di fronte un giocatore del genere non devi farti distrarre dai suoi 'momenti', anzi, devi far finta che non ci sia nulla al di là della rete e rimanere concentrato”. Con un atteggiamento sempre molto professionale. “In certi momenti vivo il tennis più come un lavoro che come un divertimento; da ragazzino era diverso. Vedevo solo il lato divertente della cosa, ma se vuoi fare il tennista seriamente devi avere un altro approccio. Certo, se non mi divertissi non sarei qui, smetterei entro due anni: e non voglio proprio che succeda una cosa simile. Ma bisogna essere consapevoli che per noi questo non è un hobby, questa è una professione. Serve disciplina ed etica del lavoro”. Valori importanti che il papà-coach Apostolos non smette mai di sottolineare: “Mi ha trasmesso proprio questi valori, che sono più importanti anche del ranking. Sarebbe molto grave avere una buona classifica ma comportarsi male e fare le cose sbagliate in campo e fuori”. Anche perché seguendo questa linea si diventa in automatico anche un buon esempio per gli altri, soprattutto per ragazzi e bambini. “Mi piace molto avere dei fan che mi seguono e sapere che magari grazie a me qualche bambino da qualche parte comincerà a giocare a tennis. I tifosi che mi seguono, che mi mandano messaggi, sono il motivo che mi sprona a lavorare sempre più duro e a migliorare ogni giorno”. A giudicare dall'effetto che gli riversa addosso, la gente di Milano non fa eccezione.

Commenti

di' la tua, scrivi un commento a questo articolo
COMMENTA QUESTO ARTICOLO
ITF Pro Circuit
www.lexicon.it

Federazione Italiana Tennis - P. IVA 01379601006       Cookie Policy