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nov 18
IL 10 NOVEMBRE 2008?
Un giorno (finalmente) normale
Studio SuperTennis a Milano
Sul serio. Non lo dico per far ricorso al più retrivo degli artifici retorici. Il lavoro “vero”, quello di costruzione, era finito già da un mesetto. SuperTennis trasmetteva da qualche tempo in via sperimentale e quel primo programma originale che sarebbe andato in onda alle 14.00 in punto, la rievocazione dell’unica vittoria italiana in Coppa Davis, era stato dettagliatamente scritto prima di venire affidato alla conduzione rassicurante e professionale di Massimo Caputi, il primo “volto” del canale della FIT. Figuriamoci, insomma, se poteva spaventarci l’imminenza del debutto. Le emozioni legate alla realizzazione del folle progetto concepito da Angelo Binaghi alla vigilia del Natale dell’anno prima le avevamo già vissute tutte da febbraio in poi.

Nove mesi di sballonzolamenti strappacuore, passati fra contratti-carte bollate-regolamenti e colloqui per selezionare personale dipendente e collaboratori; advisor interessati e famelici aspiranti fornitori; grafici e registi; software e hardware; archivi altrui e progetti di palinsesto nostri; costumisti e scenografi; trucchi, parrucchi e chi non li voleva pagare perché costavano troppo; montaggi e smontaggi; ostacoli esterni e interni; contabili e burocrati; nani e ballerine; calore degli amici e veleno dei nemici. Emozioni, dicevo. Spaventi, arrabbiature (quante arrabbiature!...), gioie radiose, rospi da ingoiare e da far ingoiare, scoperte illuminanti... Una dieta così ricca, varia e prolungata da mitridatizzare anche il più indifeso dei sistemi immunitari.

Nove mesi, il tempo di una gravidanza. E, come quasi sempre avviene anche nella vita, alla vigilia del parto il padre (Binaghi) era più in ambasce della madre, che quel bambino che stava per vedere la luce lo conosceva ormai perfettamente, avendolo nutrito e sentito crescere dentro di sé.

Ecco perché il 10 novembre 2008 fu un giorno (finalmente) normale. Come risuonò il primo vagito del neonato? Chiaro, forte, commovente per l’udito degli appassionati, sgradevolmente minaccioso per quelli che - e non erano pochi - giustamente vi udirono l’annuncio dell’imminente fine del monopolio che per decenni avevano esercitato pro domo propria. Una rievocazione dello storico 12 dicembre 1976 senza trionfalismi e senza bufale grazie alle immagini a colori delle magliette indossate dai nostri giocatori a Santiago del Cile. Quindi un palinsesto ricco di match indimenticabili ma dimenticati e rubriche originali (personaggi, interviste, tecnica, vita dei Circoli, informazione, talk show). Appena un mese dopo la nascita, la prima diretta esterna autonomamente prodotta, una conferma che SuperTennis aveva già precocissimamente imparato a camminare da solo: finali del Campionato di Serie A1 da Brà, 20.000 di ascolto medio su un canale che solo gli iniziati conoscevano, roba da non crederci.

Un altro mese, ed ecco la prima diretta via satellite, da Auckland, Nuova Zelanda, nel cuore della notte: tutto okay anche stavolta. E a maggio 2009 i primi Internazionali BNL d’Italia, 10 ore quotidiane di diretta ininterrotta fra match e retroscena, coi telespettatori condotti per mano non soltanto sui campi ma anche nei meandri del Foro Italico: l’invenzione di un linguaggio televisivo che tutti i grandi tornei del mondo avrebbero successivamente copiato.

Poi la Davis, la Fed, la grande crescita professionale dei lavoratori del canale, l’approdo sul digitale terrestre, i diritti live esclusivi del Grande Tennis con le iniziali maiuscole, la popolarità sui social media. Se mi giro a guardare indietro mi viene in mente - guarda un po’ gli scherzi della memoria - lo slogan anni ’70 delle sigarette Virginia Slims, primo storico sponsor del nascente movimento tennistico femminil-femminista guidato da Billie Jean. “You’ve come a long way, babe!” (“Ne hai fatta di strada, bambina”). Eh, sì. Eccome se ne hai fatta, SuperTennis mio...



di Giancarlo Baccini (Consigliere Federale con delega alla Comunicazione)

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