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ago 18
BENTORNATI AL WILLIAMS SHOW!
Al 3° turno la sfida n. 30 tra Serena e Venus
Venus e Serena Williams (foto Getty Images)
Il Williams Show non finisce mai. Sembra uno di quei fortunate musical di Broadway che rimane in cartellone per anni, per lo stupore di tutti. “Venus vs Serena” festeggia così la replica numero 30 ed è sempre attuale, sempre moderno, sempre carico di significati. “Sfortunatamente o fortunatamente, dobbiamo giocare l’una contro l’altra, quando succede tiriamo fuori il meglio. E ci siamo migliorate a vicenda. Ormai siamo abituale”, sottolinea Serena che ha superato la sorella maggiore già nel primo trionfo Major - aggiudicandosi proprio New York nel 1999 - e poi nel computo totale dei successi Slam (23-10) come anche negli scontri diretti sulla ribalta più importante (10-5), e naturalmente nei guadagni, nella fama, fino a vincere la rivalità in famiglia diventando mamma prima della sorella. In una rincorsa cominciata da bambine a Compton, nel ghetto nero di Los Angeles, e proseguita in tante sfide dall’esito spesso scontato, ma a volte inatteso. Come sarà quest’ultimo?

Serena cerca di risollevarsi dopo il difficile rientro post-parto della sua Alexis e la batosta della finale di Wimbledon contro la miglior atleta Angelique Kerber, mascherata da vittoria di tutte le neo-mamme, ma durissima per il suo orgoglio. E Venus cerca il canto del cigno in una favola che si sta riavvolgendo fin troppo in fretta, con sconfitte sempre sofferte, sempre di fisico. “Non la definirei una sfida eccitante, ma per me sarà una partita molto dura. Ancora una volta arriva molto presto nel torneo, con tutte le implicazioni delle nostre battaglie”, racconta Serena, targata stranamente testa di serie numero 17 per i pochi risultati dal rientro di marzo a Indian Wells, quand’ha perso l’ultima partita contro Venus, la numero 12, contro 17 successi. Sicuramente è una sfida precoce, nel terzo turno di Flushing Meadows, appena meno precoce della prima sul Wta Tour, agli Australian Open 1988, quando, nel secondo turno, la 17enne Venus superò la 16enne Serena 76 61. Ed è una sfida particolare perché la 36enne Serena s’è aggiudicata l’ultimo Slam, già incinta, a gennaio 2017 ed è in fibrillante attesa di eguagliare il record assoluto Margaret Smith Court a quota 24, mentre la 38enne Venus è a secco addirittura da Wimbledon 2008, che poi è anche l’ultimo Slam nel quale ha superato la sorella. Cerca di nascondersi dietro l’ironia, da numero 16 del tabellone degli Us Open 2018: “Almeno questa volta la sfida sarà alla pari, a Melbourne erano due contro una…”. Ammette: “Tutt’e due cerchiamo di andare avanti per continuare a giocar meglio, ma è stato un sorteggio duro”. Ma non vuole entrare più a fondo nella discussione perché, per l’ennesima volta, sa che il terribile papà Richard voterebbe per una sua sconfitta, per lanciare Serena ancor più nella storia del tennis. Recuperando fiducia dopo le difficoltà sul cemento di Indian Wells e Miami, dopo i problemi ai pettorali del Roland Garros che sono sembrati tanto una fuga davanti alla rivale storica Maria Sharapova, dopo la finale-delusione di Wimbledon e dopo gli scivoloni di San Josè e Cincinnati. Una Serena più che mai in difficoltà atletica, e più che mai aggrappata all’uno-due servizio-risposta, che ammette: “Cerco di realizzare che sono umana, anche se le aspettative sulle mie spalle sono sempre grandi, così da tenermi lontana dalla mediocrità”.

Vale anche contro Venus, che l’ha sempre aiutata e sostenuta, Venus che sembra disperatamente aggrappata a questi Us Open, Venus che ha resistito all’attacco di Kuznetsova e Giorgi e sicuramente ha incrociato avversarie più competitive di Linette e Witthoft, che sono capitate alla sorella. Che dice: “Di sicuro, per nessun motivo, non tifo mai contro di lei. E questo è il mio problema più grosso: quando vuoi che qualcuno vinca sempre e batta tutti, e sai che anche per lei è lo stesso, diventa complicato. Perché, dentro di noi, anche se siamo di fronte, in campo, in realtà tifiamo sempre per l’altra. Anche se ci ha appena battute”. Sono trascorsi 20 anni dalla prima puntata del Williams Show agli Australian Open 1998, ma è sempre attuale, sempre avvincente.



di Vincenzo Martucci

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