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lug 18
SERENA PER LA STORIA, ANGIE SOGNA
Wimbledon: oggi Williams-Kerber vale il titolo
Serena Williams ed Angelique Kerber
C’è chi vuole riscrivere la storia e chi sogna “semplicemente” la prima vittoria nel Tempio. E’ una finale/replay quella che oggi assegnerà il titolo femminile a Wimbledon, terzo Slam della stagione che si avvia alla conclusione sull'erba dell'All England Lawn Tennis. Di fronte, come nel 2016, Serena Williams ed Angelique Kerber: due campionesse Major (23 titoli per la prima, 2 per la seconda) e due ex numero uno del mondo.
La statunitense è la finalista con il ranking più basso - numero 181 Wta (ma gli organizzatori le hanno attribuito la 25esima testa di serie) - da quando esiste la classifica computerizzata, la tedesca è numero 10 Wta ed undicesima testa di serie: la Williams risalirà almeno al numero 28 (al numero 19 in caso di successo), la Kerber sarà settima (quarta in caso di vittoria).
Il bilancio dei precedenti vede l’americana in vantaggio per 6 a 2 sulla tedesca e l’ultima volta che si sono affrontate è stata proprio in occasione della sfida per il titolo di due anni fa, vinta in due set da Serena che, con i suoi 36 anni e 293 giorni (sabato), è la terza finalista Slam più “anziana” dell’Era Open dopo Navratilova (Wimbledon 1994) e Venus (Wimbledon 1997).



“VOGLIO SOLO DIMOSTRARE DI ESSERE TORNATA” - Forse fino alla qualificazione per la finale è stata anche la verità. Ma c’è da scommettere che adesso Serena vuole il suo ottavo trofeo a Wimbledon, che significherebbe salire a quota 24 Slam ed agganciare nella speciale classifica la primatista Margareth Court. Senza poi stare a sottolineare quale valore avrebbe un record del genere oggi rispetto all’epoca in cui ha giocato la campionessa australiana….
Straordinaria Serena, capace di arrivare in finale nel torneo più prestigioso del mondo meno di dieci mesi dopo aver dato alla luce la sua Olympia (per non parlare delle complicanze post-parto). ”E’ una cosa folle. Non mi aspettavo di fare così bene già nel mio quarto torneo”, ha ammesso. Ma la verità è che la Williams è tornata: la condizione non è ancora quella ottimale - ancora un po’ macchinosa negli spostamenti - ma la capacità di alzare il livello quando i punti contano davvero è rimasta intatta. Contro la Goerges in semifinale ha messo a segno la vittoria numero 92 sull’erba londinese (contro 10 sconfitte), la 20esima consecutiva. Per Serena - che ha lasciato per strada complessivamente 47 giochi (un set ceduto, nei quarti contro Camila Giorgi) - è la decima finale sui prati di Church Road, la 30esima in uno Slam: ha Wimbledon ha già trionfato in sette occasioni (2002, 2003, 2009, 2010, 2012, 2015 e 2016) mentre ha perso la finale del 2004 contro una giovanissima Sharapova e quella del 2008 contro Venus. E nelle finali che ha vinto ha concesso appena due set: uno a Venus nel 2003 ed uno ad Aga Radwanska nel 2012.
Serena potrebbe diventare la prima “mamma” a conquistare il titolo dai tempi di Evonne Goolagong, l’australiana di origini aborigene che vinse ai “The Championships” nel 1980 appena sette mesi dopo essere diventata madre. E la quarta in assoluto nell’Era Open: ci sono riuscite anche Margaret Court (Australian Open, Roland Garros e US Open 1973) e Kim Clijsters (US Open 2009 e 2010, Australian Open 2011). Ma la prima a farlo a quasi 37 anni.



“UNA GRANDE EMOZIONE ESSERE TORNATA IN FINALE” - C’è da crederle, visto tutto quello che è accaduto da due anni a questa parte. Nel settembre del 2016 “Angie” era sul tetto del mondo, regina del ranking dopo il suo secondo Slam appena vinto a New York. Ma nel 2017 era scivolata addirittura fuori dalle top 20 dimenticandosi come si faceva a vincere. Le è tornato in mente all’inizio di quest’anno a Sydney, tornando a vincere un titolo ben 16 mesi dopo il successo agli Us Open: poi ha fatto, tra l’altro, semifinale a Melbourne (dove ha fallito due match-point con la Halep), semifinale a Dubai, quarti sia ad Indian Wells che a Miami, quarti al Roland Garros (per la prima volta in carriera), semifinale ad Eastbourne (con un match-point a favore contro Wozniacki). E prepotente ritorno in top ten.
Per la 30enne mancina di Brema - che nel corso del torneo ha perso 52 giochi (un set ceduto, al secondo turno contro la qualificata statunitense Claire Liu, vincitrice lo scorso anno del titolo junior) - quella di sabato è la quarta finale Slam, la seconda - come detto - a Wimbledon dopo quella del 2016, persa contro Serena. “Angie” ha conquistato il trofeo a Melbourne nel 2016 (superando Serena) e agli Us Open, sempre nel 2016 (battendo Pliskova). I precedenti non incoraggiano Angelique ma già una volta la tedesca è riuscita a battere la sua avversaria in una finale Slam. E sognare non costa nulla.



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di Tiziana Tricarico

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