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mag 18
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Fognini insegue il quarto sgambetto a Nadal
Fabio Fognini e Rafael Nadal
“Eh, l’abbiamo fatto andare via scontento diverse volte”: la frase è di Fognini, il sorriso è sornione, il soggetto è Rafael Nadal e la data è giovedì 17 maggio, una vigilia importante. Venerdì, Fabio sarà chiamato a uno di quei pomeriggi che hanno tutti gli elementi per cambiare una carriera. Nel catino denominato Centrale del Foro Italico, il suo primo quarto di finale in carriera agli Internazionali BNL d’Italia sarà contro un tizio che è già il più forte di tutti i tempi su terra battuta, senza che ci sia l’ombra di un singolo, minimo dubbio.
Non più di una settimana fa, Rafa ancora cavalcava una striscia vincente di 50 set consecutivi sul rosso (record su ogni superficie nell’Era Open) iniziata all’indomani della scorsa edizione di Roma. Il suo inciampo con Thiem, nei quarti di Madrid, può essere definito come fisiologico, in particolare alla luce delle due ottime prestazioni romane contro Damir Dzumhur e Denis Shapovalov. Il giocatore che Fabio dovrà cercare di battere è uno che ha vinto oltre il 91% degli incontri che ha mai disputato su terra battuta, una percentuale disumana. Il secondo in un’eventuale classifica di questo tipo sarebbe Bjorn Borg che, per intenderci, si ferma all’86%, pur avendo giocato in tutta la sua carriera oltre 140 incontri in meno di Rafa, ancora in attività. Snocciolare dati statistici per rendere l’idea dell’impresa cui è chiamato Fognini pare, ad ogni modo, superfluo. Persino chi non ha mai visto una partita di tennis sa chi è Nadal e per cosa è celebre.

Piuttosto, si può provare a ragionare su ciò che Fognini potrebbe sfruttare a suo vantaggio. Battere Nadal su terra battuta è in assoluto la cosa più difficile che esista sul circuito ATP. Nemmeno Federer su erba ha mai espresso il dominio che Rafa ha imposto sul rosso europeo. Eppure, uno dei pochissimi a batterlo due volte su questa superficie è stato proprio lui: gli riuscì nel 2015, prima a Rio e pochi mesi dopo a Barcellona, e le sconfitte lasciarono il segno su Rafa. Qualche settimana più tardi, lo spagnolo vinse lottando la finale di Amburgo, in cui divenne celebre il “No me rompas los huevos” di Fabio, mentre affrontava Nadal per la sua vecchia abitudine di parlottare con zio Toni e quella, ancora attuale, di attendere molto prima del servizio. Alla fine di quella estate, Rafa incassò una delle sue sconfitte peggiori negli Slam: dopo aver vinto tutte e 151 le partite in carriera in cui si era portato avanti per due set a zero, agli US Open Fabio riuscì a rimontargli tale vantaggio e a batterlo sull’Arthur Ashe Stadium, in quella che rimane la sua vittoria più indimenticabile. Oltre a questi tre precedenti, il tennista ligure potrebbe provare a sfruttare lo sbiadirsi delle memorie positive di Rafa in questo torneo. “C’è sempre un motivo” ha riconosciuto Rafa a chi gli chiedeva se, nonostante i 7 titoli (record), ci fosse un perché al fatto che non vince qui dal 2013. Le sue spiegazioni però (“nel 2015 non giocavo bene” e “questo è l’ultimo Masters 1000 prima del Roland Garros”) non convincono appieno. Più probabile che lo spagnolo soffra qualche disagio legato al campo Centrale, dagli out decisamente troppo stretti rispetto ai suoi gusti, o al tipo di terra battuta utilizzato al Foro Italico, che probabilmente restituisce meno al top spin di Rafa rispetto a Monte Carlo e Parigi.

Oltre a ciò, Fabio dovrà cercare di sfruttare nuovamente le proprio armi, ritrovate proprio qui a Roma.Fabio ha servito rispettivamente il 68, il 71 e il 66 per cento di prime palle in campo nei primi tre match del suo torneo. “Ho ritrovato il servizio. Per uno come me, avere uno o due quindici a game dalla battuta cambia tanto. E ho ritrovato la mia risposta di rovescio alta e profonda, giocata molto dietro per poi avanzare” ha confermato Fabio in conferenza stampa. Sono due dei colpi che gli serviranno maggiormente. Il suo fenomenale rovescio bimane, in particolare, sarà chiave di volta della sua partita: se saprà giocarlo con la profondità e la rapidità letale che abbiamo ammirato nei primi tre turni di Fabio al Foro, il match potrebbe diventare davvero interessante.

Il tutto tenendo ben presente che Rafael Nadal è più di un avversario. E’ una seduta poco piacevole dallo psicologo, quella che mette a nudo tutte le tue magagne. Eppure, o forse proprio per questo, genio e follia che fanno di Fognini un unicum del circuito lo rendono uno dei candidati più credibili a fargli lo sgambetto.

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di Andrea Nizzero

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