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16

mag 18
SAKKARI FA SOGNARE
LA GRECIA
“Con Johansson ho imparato ad amare la terra”
Internazionali BNL d' Italia 2018 Maria Sakkari. (foto Costantini)
La storia siamo noi. Spesso la storia transita per il Foro Italico, e sicuramente il tennis greco ricorderà il giorno in cui Maria Sakkari superò Karolina Pliskova nel secondo turno del torneo. Non solo perché la super-battitrice ceca, che è entrata agli Internazionali d’Italia con 193 ace stagionali (8 più della seconda, Goerges) fosse in formissima dopo il successo sulla terra di Stoccarda e la semifinale di Madrid persa nel derby con la Kvitova, e mai come prima puntasse forte sul rosso, sulla strada del Roland Garros. Non perché la cicogna di Louny fosse accreditata del numero 5 del mondo e quindi fosse favorita contro la numero 42 della classifica. Ma perché il gioco espresso dalla meno nota Maria Sakkari, figlia di una nazione come la Grecia, che non ha una super tradizione tennistica, ha brillato in modo molto eclatante, promettendo un bel futuro per l’allieva di Thomas Johansson. Cioè l’ex numero 7 del mondo svedese, campione di uno Slam (gli Australian Open 2002), che l’allena da un anno appena, traghettandola già a un livello molto alto. Come si vede dal risultato di Roma 2017, quando perse all’esordio nelle qualificazioni da Mona Barthel per 62 60, mentre stavolta al primo turno ha eliminato la finalista di Madrid, Kiki Bertens. Anche se Maria racconta sorridendo: “Finché Thomas non mi ha spiegato come fare, non amavo molto la terra rossa, perché non sapevo come giocarci. Ancora adesso, sinceramente, preferisco il cemento, ma comincio ad avere la sensazione che posso davvero giocar bene sul rosso”.

Buon rovescio, dritto importante (“per me è il mio colpo migliore”), servizio da migliorare molto (“lo so, lo so, può cambiarmi la vita, devo lavorarci”), Maria, che è nata ad Atene il 25 luglio 1995, ha cominciato a giocare a tennis a 7 anni (“su un’erba sintetica strana”), non perché lo volesse mamma, Angeliki Kanellopoulou, l’ex pro e numero 43 della classifica mondiale che l’accompagna anche a Roma (“Adesso scherzando mi dice: 'Mi dà fastidio che batti il record di tennista più forte in famiglia'”), ma per imitare il fratello maggiore Yannis. Come sponsor ha avuto, semplicemente “la mia famiglia”, che a 18 anni l’ha spedita ad allenarsi a Barcellona e un anno fa, attraverso il manager, le ha dato un coach coi fiocchi come Johansson (già guida di Goffin).

In realtà, il colpo più forte della greca che non t’aspetti è il suo io, la voglia di emergere che spicca negli allenamenti, nella dedizione, nella vita da atleta, come suggerisce quel gran cacciatore di talenti di Veso Matjas. E poi nella capacità di capire ed eseguire. L’ultima dimostrazione a Roma: “Appena ho rivisto coach Thomas abbiamo ragionato sugli errori che ho fatto a Madrid, ci ho lavorato sopra, e la paura che m’ero presa vedendo che in tabellone affrontavo ancora Bertens, con la quale avevo appena perso, e poi anche Pliskova, m’è passata”. Doppiando l’impresa contro la olandese, collezionando il primo scalpo di una “top 5” contro la ceca: “Non ci avevo mai giocato contro e nemmeno mi ci ero allenata, sapevo che dovevo evitarle il più possibile il dritto, che non dovevo rispondere vicina al campo, sennò con quel servizio mi avrebbe "boo-mata", e che non doveva darle ritmo nel palleggio da fondo, cercando di cambiare angoli e direzione alzando anche le traiettorie. Ma nel primo set non ho giocato, ho capito qualcosa solo alla fine. Ma ho trovato il ritmo giusto e sono venuta fuori nel secondo e nel terzo”.

La Grecia, che non possiede una grande tradizione tennistica, ultimamente aveva messo in vetrina un arbitro, Eva Asderaki, primo giudice di sedia donna ad arbitrare la finale maschile agli Us Open 2015. E i tifosi greci che invadono abitualmente gli Australian Open a Melbourne si esaltavano per i mezzi greci, da Pete Sampras a Mark Philippoussis, a Marcos Baghdatis. Ed invece ora sognano in grande con Stefano Tsitsipas, uno dei migliori prospetti Next Gen insieme all’altro super rovescio a una mano, Shapovalov. Anche se la classifica più alta di un tennista greco doc è stata raggiunta da una donna, Eleni Daniilidou, che nel 2003 è arrivata al numero 14 del mondo, passando alla storia anche come prima di sempre ad eliminare all’esordio la campionessa uscente del Roland Garros, dopo aver battuto Justine Henin nel 2005. Ma Maria Sakkari, che l’anno scorso a Wuhan aveva battuto la numero 6 del mondo Wozniacki e a marzo a Indian Wells aveva sconfitto la 17, Vandeweghe, promette meglio, con una chiosa particolare: “Amo il mio paese e ci torno appena posso. Sono felice che la Grecia abbia due tennisti che possono dare soddisfazioni. Conosco Stefanos sin da bambini, andiamo d’accordissimo, ma attenzione alle parole: fra di noi non c’è niente di più dell’amicizia”. E saluta, felice con l’amica migliore sul circuito Wta, Donna Vekic, la fidanzata di Stan Wawrinka.



di Vincenzo Martucci

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