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mar 18
DISINFORMAZIONE
SU "IL TENNIS ITALIANO"
Lettera della FIT per ristabilire la verità
Stefano Mocci
La FIT ha chiesto all'executive director de "Il Tennis Italiano" la pubblicazione integrale della lettera che si può leggere qui di seguito al fine di ristabilire la verità dei fatti circa un articolo già apparso nei mesi scorsi sul mensile cartaceo "Il Tennis Italiano" e reiteratamente pubblicato in questi giorni sul sito www.tennisitaliano.it, basato tendenziosamente su una intervista al tennista sardo Stefano Mocci..


Egregio Director
In questi giorni il sito www.tennisitaliano.it da Lei esecutivamente diretto ha riproposto ancora una volta un articolo di Federico Ferrero, già apparso nei mesi scorsi sul mensile cartaceo Il Tennis Italiano, tendenziosamente basato su una intervista al tennista sardo Stefano Mocci.

L’articolo è tendenzioso in quanto infarcito di inesattezze e palesi falsità il cui lampante scopo è quello di alterare la narrazione di poco note vicende risalenti a oltre venti anni fa per denigrare la figura del Presidente della FIT Angelo Binaghi. Tutto l’articolo gira infatti attorno a una presunta discriminazione che Mocci avrebbe subito tra gli anni 1994 e 1996 durante i quali Binaghi lo seguiva, a titolo completamente gratuito, nelle vesti di coach.

Tanto per cominciare, questa discriminazione, come è facilmente verificabile interpellando i responsabili del Settore Giovanile federale dell’epoca, non è mai esistita. Anzi, Mocci vinse il titolo italiano Under 14 senza essere tra i convocati al Centro Tecnico perché, come racconta lui nell’intervista, ha iniziato tardi a giocare e fu scoperto da Binaghi che aveva già 13 anni senza che prima avesse fatto risultati particolari. Dopo la conquista del titolo italiano fu convocato al Centro Tecnico e ci restò per 5-6 anni.

E’ poi completamente falso che all’epoca Binaghi fosse in lotta con la FIT o avesse un incarico in seno alla stessa, men che meno nello sviluppo e negli impianti (ruolo che assunse nel febbraio del 1998, quando fu eletto Consigliere federale per la prima volta).

La confusione temporale tra la carriera agonistica di Mocci e la carriera dirigenziale di Binaghi non fa capire ruoli e responsabilità e, soprattutto, nasconde i meriti del sistema di gestione del Settore Tecnico in base a criteri oggettivi adottato nel 2001 dalla nuova FIT presieduta proprio da Angelo Binaghi.

Evidentemente capzioso è infine paragonare una presunta discriminazione di tipo “politico” – peraltro mai realmente avvenuta – nei confronti di Stefano Mocci con le vicende di Andreas Seppi, Simone Bolelli e Camila Giorgi, tutte originate dal rifiuto di indossare la maglia azzurra della Nazionale, “reato” disciplinare perseguito dagli ordinamenti di tutte le Federazioni Sportive italiane.

La FIT chiede dunque la pubblicazione integrale di questa lettera al fine di ristabilire la verità dei fatti. Che include altri particolari sin qui non citati, secondari ma non per questo meno significativi nel dimostrare la tendenziosità della ricostruzione da parte di Federico Ferrero: a) il Presidente Binaghi è stato un tennista di categoria A e non B, come sostenuto dall’autore; b) come i veri “esperti” certamente ricorderanno, il tennista sardo di cui si era all’epoca “innamorato” il giornalista Rino Tommasi non era Mocci ma bensì Pilurzu, da lui visto all’opera nel Lemon Bowl Under 12.


10 marzo 2018, Ufficio Stampa FIT

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