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IL NUOVO HEWITT IMITA…LLEYTON!
De Minaur "esplode in casa" come il suo coach
Alex de Minaur (foto Getty Images)
Il nuovo Connors, il nuovo Borg, il nuovo Federer. I giornalisti vengono sempre tacciati di faciloneria quando semplificano all’osso le caratteristiche inedite di un atleta giovane che si affaccia sulla ribalta appiccicandogli un’etichetta che si rifà a un passato magari improponibile. Con le troppe differenze tecno-fisiche che ci sono state nello sport. E’ vero, ma uno slogan rimane nel cervello, soprattutto se è azzeccato. Prendiamo il nuovo australiano Alex De Minaur. Il 18enne numero 167 del mondo si sta facendo notare al torneo di Sydney, dov’è nato da mamma spagnola e papà uruguaiano emigrati lì per lavoro, per poi ritrasferirsi dopo cinque anni ad Alicante, in Spagna, e ritornare in Australia a 13 ed abbracciare la bandiera dei canguri. Alto 1.80 e senza tanti muscoli, ma con una prorompente vitalità che trasmette al pubblico, caricandolo continuamente con le sue corse a tutto campo per compensare alla mancanza di un colpo davvero risolutore, il biondino somiglia tantissimo al suo allenatore e mentore, Lleyton Hewitt. Che, ancora più precoce, ad appena 16 anni e 11 mesi, anche lui australiano e anche lui nel torneo di casa, ad Adelaide, esplodeva sulla massima ribalta conquistando la gente australiana per la sua combattività, esattamente 20 anni fa. Anche Alex è estremamente determinato in campo e semplice, e sorridente fuori. “E’ stato molto divertente, è stato grande giocare davanti a un pubblico tanto energetico, soprattutto davanti alla gente di casa, vincere ha un grande significato”, ha commentato a caldo il successo sul veterano Feliciano Lopez, che ha il doppio dei suoi anni. Un’impresa nell’impresa per un giocatore che si è guadagnato il diritto a giocare gli Australian Open superando il mese scorso le qualificazioni delle wild card, e raggiungendo ora le semifinali di Sydney come secondo di sempre con la più bassa classifica mondiale dopo il numero 223 del mondo, Andrey Cherkasov, nel 1989. “In semifinale, contro Paire, che è un tennista di grande talento che gioca a un livello molto alto, cercherò di superare la tempesta e di fare il mio gioco”. Detto, fatto. E la prima finale nel circuito maggiore (contro il russo Medvedev) è servita.

Le similitudini con “Lleyton il selvaggio” che, nel 1998, impazzò col suo vibrante “Come on”, e che ora guida De Minaur da allenatore, sono molte. Anche se, all’epoca, Hewitt, passò in una settimana sola da anonimo studente dell’high school ed appena numero 550 della classifica dei tennisti professionisti, a vincitore del torneo, con la graduatoria Atp più bassa di sempre nella storia della manifestazione e da secondo più giovane ad aggiudicarsi una tappa del massimo circuito (dopo Michael Chang a San Francisco 1988, a 16 anni e 7 mesi). Superando addirittura il suo idolo, Andre Agassi, con due tie-break, imponendosi a sorpresa - complice il gran caldo - nel derby fra due straordinari risponditori. “Alzando il trofeo, decisi ufficialmente che non sarei tornato a scuola per l’ultimo anno di high school”.

Quello fu il primo dei 30 urrà Atp di Hewitt, fra cui spiccano anche due Slam (Us Open 2001 e Wimbledon 2002), fino a salire al numero 1 del mondo il 19 novembre 2001 (il più giovane finora, a 20 anni 8 mesi e 26 giorni), e a vincere due coppe Davis. La sua amarezza resta la finale 2005 nello Slam di casa, a Melbourne (battuto da Marat Safin), insieme a troppi stop per infortunio, il suo obiettivo è rivincere qualcosa di importante da allenatore e/o capitano di Davis aiutando i talenti di casa, da Kyrgios a Tomic, da Kokkinakis a De Minaur ad Alexei Popyrin. E a Sydney potrebbe mettere una prima pietra miliare importante nella seconda carriera, in panchina, proprio attraverso “il nuovo Hewitt”. Al secolo Alex De Minaur, che la Federtennis spagnola non aiutò lasciandolo tornare fra le braccia dell’Australia.



di Vincenzo Martucci

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