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dic 17
LA CIOCCA VERDE DI BIELORUSSIA
Aryna Sabalenka: non solo Fed Cup
Aryna Sabalenka
Dicono che non riesca a stare senza tennis. Per questo, non c'è da stupirsi della curiosa scelta di Aryna Sabalenka. Reduce dall'emozionante finale di Fed Cup, persa per un soffio, la giovane bielorussa ha preso un altro aereo e si è spinta fino a Mumbai, in India, per giocare l'ultimo torneo del 2017. Viene da pensare che abbia ragione coach Khalil Ibrahimov quando dice che la sua allieva ha troppa voglia di tennis, e che a volte bisogna fermarla per evitare che esageri. Chissà dove ha trovato la voglia di giocare ancora dopo una stagione molto intensa, e dopo un impegno sfibrante come la finale di Fed Cup. Ma ha avuto ragione lei: battendo in finale Dalila Jakupovic, si è aggiudicata il WTA 125 indiano, uno dei pochi tornei di questa categoria, un ibrido tra gli ITF e i eventi WTA veri e propri. È il titolo più importante della sua giovane carriera e le consente di chiudere l'anno al numero 73, ranking sufficiente per l'ammissione diretta nei tornei del Grande Slam. Ma gli obiettivi sono ben altri: nata a Minsk il 5 maggio del 1998, la Sabalenka è tra i volti più interessanti del circuito. Secondo Alexander Vasilevsky, ex capitano della Davis bielorussa, può addirittura centrare le top-10 entro un anno. Vedremo. Nonostante la sovraesposizione in Fed Cup, Aryna non è così conosciuta. E allora vale la pena raccontare che la sua vita, così come la sua carriera, è fatta di casualità. Sebbene il tennis sia uno sport molto popolare in Bielorussia, ha iniziato a giocare per puro caso. “Il merito è di mio padre, che giocava a hockey su ghiaccio. Un giorno eravamo in macchina – racconta Aryna – e a un certo punto ha visto i campi da tennis, si è fermato e mi ha fatto iniziare. Mi è piaciuto subito”. Gli sport nazionali sono hockey su ghiaccio e tennis, ma dopo l'incredibile avventura in Fed Cup, oggi il tennis ha una marcia in più. È anche merito suo: le vittorie contro Kraijcek, Golubic e Stephens hanno avuto enorme risonanza. Eppure, anche questi exploit sono frutto del caso. Ha giocato in Fed Cup soltanto grazie alle disavventure di Victoria Azarenka, vera e propria icona dello sport bielorusso. Con “Vika” in campo, difficilmente sarebbe stata titolare contro Olanda e Svizzera. Quando la Azarenka ha ripreso a giocare, si pensava che le avrebbe scippato il posto nella finale contro gli Stati Uniti (anche in virtù dell'intoccabilità di Aliaksandra Sasnovich, il cui record in Fed Cup è straordinario). Invece si è trovata a condurre una perniciosa battaglia legale con l'ex compagno per l'affidamento del piccolo Leo. Per mesi, non ha potuto spostarsi dagli Stati Uniti. E così non era nemmeno in panchina, a Minsk, dove la Sabalenka ha esaltato 9.000 spettatori dentro il palazzetto e qualche milione in TV. Con coraggio e aggressività, ha raccolto un gran successo con la Stephens. Nella seconda giornata ha perso singolare e doppio decisivo, ma ormai i bielorussi l'hanno adottata. Apprezzano la sua grinta, la capacità di giocare ogni punti a occhi chiusi, picchiando a volontà.



E poi è una gran bella ragazza: nel 21esimo secolo, non guasta. Non a caso, ha già trovato chi le cura gli interessi. Si tratta di “We Sport” compagnia di management fondata nel 2014 dall'ex giocatrice Nina Wennerstrom. C'è da credere che tanti sponsor digiteranno il numero con prefisso svedese che compare, in bella mostra, sul sito ufficiale di Aryna. E pensare che soltanto dodici mesi fa era una delle tante. Per carità, aveva scalato quasi 400 posizioni nel ranking WTA, ma si era limitata al circuito ITF. La Fed Cup ha cambiato tutto, dandole slancio per dare del tu alle più forti. Nessuno si è stupito per la semifinale a Tashkent o quando ha giocato la prima finale WTA a Tianjin, perdendo solo da Maria Sharapova. “A ben vedere ho avuto tanti alti e bassi – dice lei – la Fed Cup è stata molto importante perché mi ha permesso di migliorare il mio tennis. Per questo, dico che è stata una buona stagione”. Il suo tennis è pieno di istinto, sempre proteso alla ricerca del vincente. Da un anno e mezzo, lavora con Khalil Ibrahimov. Per migliorare, fanno un costante utilizzo della videonalisi. “Partendo dai video, troviamo gli aspetti su cui devo migliorare. Inoltre lui analizza le mie avversarie e mi dice cosa fare prima di ogni partita”. I pensieri di Aryna non sono particolarmente complessi, almeno quando le si chiede di descrivere il suo tennis: il suo colpo preferito è il servizio, mentre pensa di dover migliorare negli spostamenti. Dopo la vittoria a Mumbai, ha ringraziato Ibrahimov: “So che non è sempre facile lavorare con me”. Tanta esuberanza ha bisogno di essere contenuta: il coach lo sa e si è calato nella parte. “È difficile, ma non perché lei sia una persona complicata. Il fatto è che è molto precoce e non ha ancora esperienza. Durante i match si emoziona, è molto espressiva. Non sa stare lontana dal tennis”. La debolezza, dunque, è soprattutto di natura mentale. Si è visto anche a Mumbai, dove negli ottavi ha rischiato di perdere contro la sconosciuta Jia-Jing Liu. Sotto 5-3 al terzo, ha ripreso il match per i capelli, poi non ha avuto grossi problemi con Naomi Broady e Amandine Hesse. Dopo la finale si è buttata per terra, manco avesse vinto uno Slam.

“Fuori dal campo è un'altra persona, molto più tranquilla” dice il coach. “Ogni tanto mi capita di innervosirmi sul campo – spiega lei – ma è così perché ho sempre e solo giocato a tennis. Lo faccio da 13 anni e se commetto un errore mi viene soltanto voglia di spaccare la racchetta. Però il tennis aiuta a crescere in fretta. Bisogna fare tante esperienze, sin da giovani. Credo di essermi ben adattata alla routine del tour”. Per adesso, la sua vita è soltanto tennis. E non c'è da stupirsi che le sue note biografiche sul sito WTA siano ancora vuote. Quando le chiedono cosa ama fare nel tempo libero, le risposte non si scrostano ancora dalla banalità. “Amo andare al cinema, passeggiare per Minsk e trascorrere più tempo possibile con famiglia e amici”. Inoltre, non è ancora addestrata a rispondere alle domande standard. “Torneo preferito? Non ce l'ho, non posso ancora scegliere. Ogni luogo dove vinci è speciale. Forse Wimbledon è un torneo che mi piacerebbe vincere, anche perché quest'anno ho giocato per la prima volta sull'erba e mi sono trovata benissimo. E poi mi piacerebbe giocare a Miami, non ci sono mai stata”. Si toglierà lo sfizio tra qualche mese, e le è andata di lusso: quella del 2018 sarà l'ultima edizione a Key Biscayne prima del trasferimento all'Hard Rock Stadium. Difficile capire dove possa arrivare, più facile intuirne le (enormi) potenzialità. La scommessa è comune a quella di molte giocatrici: deve maturare, giocare un tennis più accorto, con meno rischi, senza perdere l'istinto e l'esuberanza giovanile. La pensa così Edouard Dubrou, esperto capitano di Fed Cup. La conosce da sempre e, ancora oggi, si dispera quando prende rischi eccessivi (e inutili). Nel frattempo, è già una piccola icona sportiva del suo paese. In piena estasi Fed Cup, migliaia di ragazze hanno imitato il suo look, colorandosi di verde una ciocca di capelli. E pensare che non era un gesto nazionalista e nemmeno un inchino alla bandiera. Sentitela: “È stata una grande coincidenza: la ciocca era blu, l'ho fatta due mesi prima. Solo che, dopo ogni lavaggio, si è lentamente sbiadita fino a diventare verde!”. Un'altra casualità. Forse sarà l'ultima.



di Riccardo Bisti

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Tre mesi fa questa ragazza ha perso dalla nostra Rosatello agli US OPEN. Lei chiude al nr. 73 wta, la Rosatello 299 wta.
Dove stiamo sbagliando?

di genitore under (Venerdì, 1 Dicembre 2017 23:49)

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